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Einaudi, 04/03/2011
Abstract: "Quest'anno ho piantato un viale di tigli, li ho piantati per rendere più bella la terra che lascerò, li ho piantati perché altri si sentano inebriati dal loro profumo, come lo sono stato io da quello degli alberi piantati da chi mi ha preceduto. La vita continua e sono gli uomini e le donne che si susseguono nelle generazioni, pur con tutti i loro errori, a dar senso alla terra, a dar senso alle nostre vite, a renderle degne di essere vissute fino in fondo". "Ora che avverto quotidianamente l'incedere della vecchiaia, la memoria mi riporta sovente ai luoghi in cui ho vissuto... " dice Enzo Bianchi che parte con cuore, testa e memoria, alla ricerca di tutti i luoghi che hanno suscitato in lui affetti e sentimenti, dove ha trascorso l'infanzia o che ha raggiunto viaggiando. E noi partiamo con lui. Quelli che visitiamo sono angoli di mondo ma anche luoghi della vita e dell'anima. Sono il Monferrato con le sue colline, i bric, il paese con la sua comunità, le usanze, i proverbi, l'esistenza grama, la fatica e i momenti di forte e gratuita solidarietà. Sono via Po a Torino, l'università, i portici con i caffè all'aperto. Sono anche la più lontana Santorini con la sua luce impareggiabile e l'occhio puntato sul Mediterraneo. Sono la cella del monaco, un luogo da dove osservare il mondo, dove diventare consapevoli delle gioie e delle sofferenze e dove prendono forma le parole con cui narrare qualcosa della vita. Un luogo in cui si ripropone sovente la domanda: che ne è di noi? Perché questo viaggio, naturalmente, è anche un viaggio nel tempo, un viaggio nella vita che scorre, nei giorni di un uomo e in quelli delle stagioni. I giorni degli aromi, ad esempio, che imprimono nella memoria di tutti la Teresina del Muchèt con il suo logoro abito nero, la saggezza popolare, le formaggette e le erbe profumate. O le luci lontane dei falò che brillavano un tempo sulle colline per segnare l'inizio e la fine dell'estate. Sono i giorni del focolare, passati a tavola conversando insieme ai famigliari e all'ospite, gustando il cibo preparato con cura e bevendo il vino che celebra e festeggia (ma che, a volte, è usato per non guardare negli occhi il proprio dolore). Ma sono anche le vacanze di Natale, quando i bambini aspettavano la festa preparando il presepe e la sera della vigilia il grande ceppo, el süc 'd Nadàl, ardeva nel camino. Sono i giorni della memoria, quella dedicata ai morti e quella delle persone care. E le ore dell'amicizia che scalda il cuore e della fraternità, nonostante. Sono tutti giorni che attraversano il tempo e fanno parte del nostro vivere: alcuni ci fanno soffrire, altri ci rallegrano e ancora ci stupiscono. Dentro ognuno di questi ricordi, così come per Il pane di ieri, ci sono tante cose: c'è un senso esatto dell'esistenza, dello scorrere del tempo e delle stagioni dell'uomo. C'è un guardare avanti. E c'è una parola per la vita di ognuno di noi.
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Einaudi, 07/10/2010
Abstract: Con la forza intellettuale e l'acume che lo hanno reso celebre, Enzensberger disegna il profilo del perdente radicale di ogni tempo. Ieri il combattente nazista, oggi il terrorista islamico. Colui che ha resuscitato la tradizione del nichilismo autolesionista, amalgamando istanze religiose, politiche e sociali in una strategia di distruzione a vasto raggio. Contro l'America, contro il capitale internazionale, contro il sionismo, contro gli infedeli. Perché il perdente radicale non conosce la soluzione del conflitto, il compromesso. E quanto piú è assurdo il suo progetto, tanto piú fanaticamente lo persegue. Come era accaduto con Hitler, il suo vero obiettivo non è la vittoria ma lo sterminio, non è il controllo ma il dissolvimento, non è la vita ma il suicidio collettivo e la fine con orrore. Convinto della propria superiorità e animato da cieco vittimismo, l'islamista chiede a gran voce rispetto per sé senza riconoscerlo agli altri. Riservando solo alla propria minoranza di eletti la salvezza da un mondo che condanna alla morte.
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Una giornata al Monte dei Pegni
Einaudi, 07/10/2010
Abstract: Una professoressa con i capelli a spazzola e un balordo che ce l'ha con il mondo intero. Una simpatica vecchietta in ciabatte, un povero Cristo e tre buffi giostrai. Che ci fanno tutti nello stesso posto? Al Monte dei Pegni ciascuno porta con sé la propria storia, ma a parlare è soprattutto "la roba" che passa di mano in mano: gioielli, argenti, tappeti e pellicce. Ma anche piatti decorati, spille e piastrine. Oggetti piccoli e grandi, "pezzetti di vita" che per necessità o per timore vengono lasciati lì, in attesa - si spera - di poterli un giorno riscattare. Per scrivere questo libro Elena Loewenthal ha osservato con sguardo discreto la fila ordinata che ogni giorno, in attesa del miracolo, si snoda davanti agli sportelli del Monte dei Pegni: gli oggetti depositati si trasformano in banconote, le preoccupazioni lasciano spazio alle speranze. L'autrice accompagna il lettore lungo un percorso fatto di memorie e di piccoli addii, raccontando il doloroso sollievo che ogni separazione porta con sé. Fino a scoprire che - malgrado i ricordi sembrino avvolgere tutto ciò che possediamo - in realtà "le cose tacciono, siamo noi che c'illudiamo di ascoltarle".
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Einaudi, 02/12/2010
Abstract: "Mi ribello all'affermazione corrente che sia un dono di natura. La comicità è un lavoro di cervello". "Francamente trovare idee per la mia vita mi sembrerebbe troppo, avendola anche vissuta". Più che un'autobiografia, Bugiarda no, reticente è un vitale, indisciplinato, liberissimo confidarsi di Franca Valeri come fa la notte con se stessa, o con i suoi cani. I ricordi di un'esistenza febbrile si fanno strada a modo loro sgomitando nel buio. E Franca Valeri è lì, pronta a infilzarli uno ad uno con l'ironia puntuta e l'intelligenza sintetica e spiazzante, per trasformarli in racconto. Quando si ha da restituire una vita e non una scansione ordinata di fatti, le priorità di un'intera esistenza si possono anche riassumere in poche splendide righe, se si possiede l'etica disciplinare della sintesi: "A vent'anni era affondare il fascismo, a trenta avere in pugno il teatro, a quaranta tutto, a cinquanta occhiali e quasi tutto, e... eccomi". Fra una virgola e l'altra, e disseminati in queste pagine, ci sono naturalmente i fatti, gli affetti, gli eventi: i genitori, gli amici, la scuola, le leggi razziali, la guerra, il trasferimento da Milano a Roma; gli episodi più importanti della lunga carriera, dagli inizi in Francia, con il Teatro dei Gobbi, all'ultima commedia appena scritta. La nascita dei personaggi più celebri, dalla Signorina Snob alla signora Cecioni. E gli amori, anche: due uomini da raccontare senza imbarazzi come grandi traditori. E, nettissimo, il ritratto di una generazione di donne libere e anticonformiste, uscite dalla guerra ventenni con una storia tutta da inventare. Ma quello che conta, e che resta, è il sorriso storto con cui Franca Valeri commenta e valuta ogni episodio, è la qualità dello sguardo, la grana della voce che trasfigura tutto, l'incontro con Charlie Chaplin dietro le quinte di un teatro come la descrizione di un vestito di georgette. Capita, leggendo questo libro, di tornare indietro. Si sorvola su una frase e mentre si legge quella successiva si è colpiti da una freccia sulla nuca. È una sensazione bellissima seguire un'intelligenza che va dove vuole, capace di sorridere sui grandi e sui piccoli eventi senza compiacimenti e senza retorica, offrendo ai nostri tempi ridondanti una irripetibile lezione di stile.
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Einaudi, 02/12/2010
Abstract: "La Cecenia è come il 1937, il 1938, - mi dichiara nel suo piccolo ufficio moscovita un dirigente di Memorial -. Si sta portando a termine un grande piano edilizio, si assegnano alloggi, ci sono parchi dove giocano i bambini, spettacoli, concerti, tutto sembra normale e... di notte la gente scompare". Una mattina di settembre, poco dopo aver concluso la prima stesura di questo libro, Jonathan Littell riceve una mail: Natal'ja Estemirova, una delle principali attiviste per i diritti umani a Groznyi, è stata sequestrata. La Estemirova è nota in tutto il mondo per le sue inchieste sui casi di sparizioni, torture ed esecuzioni extragiudiziarie che ogni giorno contribuiscono a mantenere la Cecenia in un clima di costante terrore. La sua visibilità, così si credeva, l'avrebbe tenuta al sicuro: la stessa cosa si diceva anche della sua amica Anna Politkovskaja. La sera di quello stesso giorno il cadavere di Natal'ja viene rinvenuto in un bosco alla frontiera con l'Inguscezia, crivellato di colpi. La notizia getta una nuova luce sulle due settimane trascorse nel Caucaso da Littell, costringendolo di fatto a riscrivere il reportage del suo soggiorno alla corte del presidente Ramzan Kadyrov nell'anno terzo del suo governo. Littell è già stato in Cecenia, durante le due guerre, in missione per alcune organizzazioni umanitarie e ha sempre mantenuto stretti contatti con il paese: ricorda bene, pertanto, i giorni in cui la vita di un ceceno non valeva un copeco. Così, se all'inizio pensava di porre l'accento sul ritorno, difficile ma percepibile, alla normalità, l'assassinio della Estemirova lo mette di fronte all'illusorietà di tale pacificazione. La "cecenizzazione", cioè la decisione presa da Vladimir Putin nel 2002 di insediare nel paese un forte potere filorusso, composto principalmente da ex separatisti, nell'indagine di Littell si svela essere il nome presentabile di un sistema che ha fatto della corruzione più sfrenata, dell'islamizzazione a oltranza, della cooptazione forzata dei ribelli, della tortura e dell'omicidio, gli strumenti quotidiani per il controllo del territorio.
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Einaudi, 07/10/2010
Abstract: I soggetti dei ventidue racconti contenuti in questa prima raccolta di Raymond Carver sono già gli stessi di sempre: uomini e donne sull'orlo, o già al di là, della perdizione, disoccupati, alcolisti, gente incapace di creare e mantenere rapporti sentimentali veri e solidi. Ma, mescolato al disincanto con cui Carver sa raffigurare alienazioni e mancanze, spunta qui e là un tratto più emotivo, passionale, in qualche caso un dettaglio erotico o comico. In una parola, una qualità affettuosamente "umana". Nel racconto Collettori, ad esempio, l'inattività un po' angosciosa di un disoccupato che in una giornata piovosa guarda con una certa apprensione fuori della finestra di casa temendo la comparsa di collettori delle tasse, è interrotta dall'arrivo inaspettato di un venditore ambulante di aspirapolvere, un altro genere di "collettore" - un po' avanti negli anni, grasso, raffreddato, stanco, a sua volta una figura di perdente sociale - che, con il pretesto di una pulizia gratuita di moquette e materassi, si introduce in casa e, sordo alle timide proteste del disoccupato, si mette al lavoro. Giunto in camera da letto, bastano poche righe, un solo sguardo, - "Non c'era altro che un letto e una finestra. Le coperte erano ammucchiate sul pavimento. Sul materasso c'erano solo un lenzuolo e un cuscino. Si è messo a fissare il materasso, poi mi ha lanciato uno sguardo con la coda dell'occhio. Sono andato in cucina e ho preso la sedia. Mi sono seduto sulla soglia e mi sono messo a guardare" - ed è come se i due si vedessero davvero per quello che sono, un disoccupato solo, forse lasciato dalla moglie, e un anziano venditore porta a porta senza prospettive, e sembra crearsi una solidarietà o almeno una comunanza fugace ma limpida. È una comunanza per nulla glorificata, per nulla lirica o solutrice. Dura poco, è imperfetta, un po' opportunista, non consola, anzi, è quasi sempre tragica, ma è perfettamente umana. Come tragicamente umane sono la lontananza e la bieca prevaricazione raffigurate in Loro non sono tuo marito, dove Earl, un rappresentante senza occupazione, costringe la moglie Doreen a una dieta estenuante dopo aver ascoltato, nel ristorante dove lei lavora come cameriera, i commenti impietosi di due avventori sulle sue forme. C'è meschinità nella vergogna provata da Earl, c'è crudeltà nel trattamento che infligge alla moglie nell'assurda speranza di sanare il proprio orgoglio ferito. E nella risposta data da Doreen a chi le chiede chi sia quel buffone seduto fra i tavoli - "È un rappresentante. È mio marito", la laconicità dei due sostantivi, il loro ordine - c'è tutto Carver.
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Einaudi, 02/12/2010
Abstract: Il 150° anniversario della nazione non dovrebbe essere solo l'occasione per sventolare bandiere tricolori o indulgere nella retorica: richiede invece un ripensamento profondo sulla storia d'Italia e sul contributo del Paese al futuro del mondo moderno. A tal fine si rivisitano le grandi figure del Risorgimento (da Cattaneo a Cavour, da Manin a Pisacane, da Mazzini a Garibaldi) cosí che le loro riflessioni si mescolano in presa diretta alle nostre. Per "salvare" l'Italia, Paul Ginsborg fa affidamento su alcuni elementi fragili ma costanti presenti nel nostro passato: l'esperienza dell'autogoverno urbano, l'europeismo, le aspirazioni egualitarie e l'ideale della mitezza. Fondamenti dotati della carica utopica necessaria per creare una patria diversa.
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L'amore e gli stracci del tempo
Einaudi, 07/10/2010
Abstract: Una storia vibrante e sincera, di amicizie che durano una vita, di perdite e di speranza, di figli della guerra e dei loro tanti genitori. Un romanzo che tocca corde profonde, temi viscerali, con coraggio e delicatezza. Che non teme di fare i conti con un passato che "quando ti trova, ti guarda con i tuoi stessi occhi". La prima volta che Zlatan vede Ajkuna è rapito dal dondolio delle sue trecce che "si allungano quasi a toccare terra". Non sa ancora che quella bambina diventerà così centrale nella sua vita. Crescono insieme a Pristina, nella stessa casa, anche se lui è serbo e lei kosovara di etnia albanese. I loro padri, Milos e Besor, condividono la passione per la medicina e per le poesie di Charles Simic. Le loro madri, Slavica e Donika, litigano su come fare le conserve di peperoni e sui particolari di certe ballate, patrimonio comune dei popoli dei Balcani. Ma il Kosovo, in cui per secoli questi popoli hanno convissuto, alla fine degli anni Novanta sanguina. Ed è l'ennesima ferita al cuore dell'Europa balcanica. Tra i botti di Capodanno e gli spari della guerriglia, Ajkuna e Zlatan si promettono amore eterno "come solo due ragazzi possono promettersi". La Storia però li separa: militare di leva lui, profuga lei. Ajkuna si ritrova in Svizzera, dove partorisce Sarah. Zlatan finisce in Italia, dove incontra Ines. Una ragazza minuta, con i capelli lisci che le cadono sulle spalle. Proprio come Ajkuna. In un montaggio alternato, il romanzo segue le vite dei due protagonisti, il loro rincorrersi e sfiorarsi, e forse perdersi. Lungo il cammino, in una babele arruffata di lingue, Zlatan e Ajkuna incroceranno una piccola folla di personaggi intensi, veri, col loro bagaglio di storie al seguito. Anilda Ibrahimi ci racconta, con la sua leggerezza, con la sua scrittura cruda e poetica, una vicenda struggente, di sentimenti forti, senza essere sentimentale. Ci porta di nuovo a un passo da qui, stavolta nel Kosovo, per farci scoprire un mondo e la sua repentina distruzione. Rintracciando però quel filo che continua a legare vecchio e nuovo, passato e futuro, in un flusso ininterrotto di vita.
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Einaudi, 07/10/2010
Abstract: "Aggiunsi che da molto tempo avevo sete e desiderio di quella sua bocca come un uomo smarrito nel deserto ha bisogno di acqua fresca e che ora nulla me lo avrebbe impedito, avrei soddisfatto il mio desiderio e avrei placato la mia sete ardente". André Pieyre de Mandiargues Storie di seduzioni, di specchi che riflettono e amplificano l'atto amoroso, di accoppiamenti multipli, di schiavitù psicologica e sessuale, di scambi di partner, di amori giovanili e senili; storie di travestimenti e di feticismo, di equivoci e di tradimenti; storie di amplessi consumati in palazzi nobiliari o in treno; storie di vendette e di rimpianti, di sguardi o sottintesi, di dolcezze e brutalità; storie che descrivono i piaceri del corpo e arrivano al piacere del testo. Dai libertini Vivant Denon e De Sade, ai decadenti Barbey d'Aurevilly e D'Annunzio, al surrealista Mandiargues, alla narrativa del secondo Novecento di Brodkey e Cortázar: un repertorio della narrativa erotica breve che regalerà al lettore ogni tipo di piacere.
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Einaudi, 27/09/2011
Abstract: Rey è stato sulla Luna. Strano posto per un botanico innamorato della magia della giungla, un uomo mite, un intellettuale. Eppure c'è stato, così come l'hanno visitata centinaia di suoi concittadini: anche se nessuno di loro è un astronauta. La "Luna" è come chiamano il campo di detenzione e tortura in cui il governo manda i dissidenti. Poi un giorno, poco prima della fine della guerra, Rey scompare nel nulla, lasciando Norma nella disperazione di chi non può nemmeno conoscere il destino del proprio marito. Sono passati dieci anni da allora, e oggi Norma è una delle voci più amate del paese perchè conduce un programma nell'unica radio rimasta nella capitale, un programma così semplice eppure di tale forza da essere rivoluzionario: durante la trasmissione legge i nomi delle persone scomparse, presumibilmente rapite o uccise dal governo. La vita prosegue con la muta disperazione dei sopravvissuti, fin quando alla porta della radio non bussa Victor, un bambino proveniente dal villaggio 1797, la stessa zona della giungla in cui si recava così spesso Rey per motivi scientifici. Anche Victor ha una lista di persone scomparse, una lista da far leggere a Radio città perduta. Il paese in cui è ambientato il primo romanzo di Daniel Alarcón non ha nome: così come non hanno più nome i villaggi e le città, sostituiti dal governo con dei numeri, così come non hanno più nome i dissidenti fatti scomparire nelle prigioni e nei campi. La guerra e un ancora più straziante dopoguerra hanno cancellato i nomi e, a volte, i confini tra vittime e carnefici. Una dittatura dell'oblio in cui si può leggere in filigrana la storia più o meno recente del Sudamerica, ma anche quella di ogni luogo del mondo in cui ancora c'è qualcuno che, ostinatamente, tenta di dare voce a chi voce non ha più. *** "Radio città perduta è un romanzo di una potenza straordinaria, scritto da un autore che, per ricchezza creativa e senso del colore, già oggi non è secondo a nessuno". The Guardian
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Einaudi, 02/12/2010
Abstract: È un luogo quasi incantato il Victoria & Albert Museum di Londra, con collezioni straordinariamente ricche. Non a caso Olive Wellwood, affascinante e affermata autrice di libri per l'infanzia, è venuta qui per trarre ispirazione in vista di un nuova storia. E mentre conversa con Prosper Cain, uno dei responsabili del museo, l'attenzione dei loro figli adolescenti Tom e Julian, che stanno perlustrando le infinite gallerie, è attratta dalla misteriosa figura di un ragazzo intento a disegnare alcuni dei preziosi artefatti. Prende le mosse da questo episodio e da questo luogo carico di memoria, di idee, di creatività, una narrazione che, seguendo le vicende di quattro famiglie e di molti altri personaggi, conduce il lettore dal 1895 alla prima guerra mondiale. Todefright, la accogliente casa nel Kent in cui Olive vive con il marito Humphry e i loro sette figli, è in un certo senso il luogo-simbolo in cui trovano espressione tutte le contraddittorie istanze politiche, sociali e artistiche che attraversano e scuotono l'Inghilterra e l'Europa in quei decenni: anarchici russi discutono con educati esponenti della Società fabiana, burattinai tedeschi indagano l'inquietante mondo romantico, suffragiste rivendicano, affrontando il carcere e talvolta la morte, il diritto di voto per le donne, i bambini possono crescere liberi e al di fuori dei rigidi schemi educativi vittoriani. Anzi, l'infanzia diventa oggetto di intenso fascino che trova riscontro in una straordinaria fioritura di libri per e sui bambini: da Rudyard Kipling a James Matthew Barrie, da Beatrix Potter a Kenneth Grahame ed Edith Nesbit (alla quale Olive Wellwood per molti versi assomiglia). Il tutto in un ambiente intriso di arte, di teatro, di letteratura. Con il passare degli anni tuttavia, l'intonaco inizia a sfaldarsi: i segreti si moltiplicano, vengono alla luce e producono dolorose ferite le reciproche infedeltà, la disinvolta esistenza d'artista rivela tutta la sua crudeltà. Sino a quando la guerra, insieme a tanti fragili idealismi, non spazza via anche la vita di gran parte dei giovani protagonisti. "Un libro meraviglioso, un'eloquente testimonianza sull'insidioso potere dell'arte e del mito". The Times Literary Supplement
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Einaudi, 28/02/2012
Abstract: Per fabbricare una molotov può risultare fondamentale una manciata di sapone, proprio quello che le mamme usano per il bucato. Darioush l'ha imparato durante i giorni concitati della Rivoluzione, e ora vuole confezionarne una con le sue mani per punire in maniera spettacolare il figlio del pollivendolo che ha ucciso uno dei suoi adorati colombi. Per Darioush il "gioco dei colombi", il piú popolare sui tetti di Teheran, è una gioia complessa, che ha a che fare con la guerra e con la fantasia: gli permette di volare in cielo secondo le regole della terra, di combattere, fremere, tubare, catturare prede nemiche. Ma la verità è che Darioush non fa che combinare guai, nel tentativo maldestro d'imitare i suoi film preferiti, quelli che ormai circolano quasi clandestinamente. Compagno inseparabile, Zal, che sarebbe disposto a seguire Darioush in qualsiasi impresa, persino sulla prima linea del fronte. È cosí che si ritrovano in mezzo alle bombe vere, quelle irachene, dopo aver tanto giocato alla guerra. Ed è cosí che nella loro testa i martiri bambini di cui parla l'Ayatollah possono prendere il posto degli eroi del cinema. Ma il nemico, alla fine, ha tutta l'aria di uno come loro due, che parla una lingua diversa eppure ha negli occhi la stessa irriducibile vitalità. Con la sua scrittura rapida, vivida, tutta scene, capace di seguire un'esistenza nei suoi ritmi, Hamid Ziarati torna a raccontare l'energia dei ragazzini, restituendone la spensieratezza, l'incoscienza, ma anche lo smarrimento di fronte alla cieca perentorietà dell'integralismo religioso. Aiutandoci a capire con la pura forza della narrazione quanto possa essere superficiale il nostro sguardo sui mondi che non conosciamo.
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Einaudi, 07/10/2010
Abstract: Un gregge di capre è chiuso in un centro di comando delle forze speciali americane, le truppe le fissano cercando di stordirle con gli occhi. Soldati americani cantano al nemico canzoncine per bambini. Il direttore dei servizi segreti militari statunitensi si lancia contro un muro convinto di poterlo attraversare, e si spacca il naso. Jon Ronson ricostruisce la storia vera delle incredibili attività tuttora praticate dalla Sicurezza Interna americana, svelando gli aspetti piú sconcertanti del conflitto made in Usa in un libro tanto esilarante quanto agghiacciante. Dopo la traumatica esperienza in Vietnam, il colonello Jim Channon propose al Pentagono di rivoluzionare l'esercito americano attraverso il suo Manuale del Primo Battaglione Terra: un testo new age che sostituiva i classici strumenti bellici di distruzione e morte con espedienti piú etici. Musiche ambient per placare gli animi del nemico, agnellini per sciogliergli il cuore, schiuma appiccicosa immobilizzante, strumenti divinatori, manipolazione psichica. Gli uomini di Channon erano certi di poter attraversare i muri o di uccidere con la sola forza dello sguardo. E facevano sul serio. Tanto che le loro tecniche sono state impiegate dopo l'11 settembre nella guerra al Terrore.
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Einaudi, 07/10/2010
Abstract: "Ecco, intanto che scrivevo I malcontenti mi è venuto da pensare che io stavo cercando di raccontare la storia della relazione tra due quasi trentenni che provano a entrare, come si dice, nel mondo, e che questo tentativo, che ha a che fare con un festival strampalato, viene raccontato da uno che abita sotto di loro, uno che di questo tentativo vede in un certo senso solo i riflessi, i raggi che partono da quell'appartamento e arrivano fino a lui in forma di suoni, confessioni, reticenze e richieste d'aiuto. E m'è tornata in mente la scena centrale di un film di Lubitsch, che è una scena in cui il protagonista maschile, innamorato di una donna misteriosamente scomparsa, invitato a pranzo da un amico, scopre che la moglie del suo amico è la donna di cui lui è innamorato. Questo pranzo viene raccontato da Lubitsch senza riprendere i protagonisti né la sala da pranzo: viene raccontato dalla cucina, in modo perfettamente esaustivo, attraverso i commenti di cuoco, cameriere e maggiordomo sullo stato in cui tornano indietro le varie pietanze, e lo spettatore ha l'impressione di essere davanti a un triplo salto mortale molto ben eseguito. Ecco, intanto che scrivevo I malcontenti mi è venuto da pensare che la relazione tra Nina e Giovanni, a esser capaci, bisognava raccontarla come quel pranzo di Lubitsch. Il mondo in cui si muovono Nina, Giovanni e gli altri personaggi che ci son nel romanzo è un mondo stranissimo, un mondo nel quale il compito di chi ha meno di quarantacinque anni non è di contribuire a un perfezionamento del mondo stesso, né (ci mancherebbe) a un ribaltamento o a un qualsivoglia cambiamento di rotta. In questo mondo, quello che da venticinque anni si chiede a chi a questo mondo si affaccia, è di mettersi lì e di non rompere troppo i maroni. E loro, bravissimi, si mettono lì e non rompono troppo i maroni". La storia di un amore che frana raccontata da un vicino di casa. La storia di una generazione viva e irrisolta. La storia di un festival meraviglioso e impossibile: il festival dei Malcontenti. "Si ricordava che era occupato a pensare a una cosa alla quale non aveva mai pensato, che camminare con una finestra sottobraccio ti toglie tutto l'imbarazzo che uno ha di solito nel camminare. È come se tu avessi una guida, - diceva Giovanni, - avendo una finestra sottobraccio, è come se il tuo andare avesse un senso".
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Einaudi, 11/10/2011
Abstract: Un incidente riunisce quattro amici di infanzia nella loro città natale. E dà loro le risposte che cercavano da sempre. Quando Rubens, redattore sportivo alla soglia dei trent'anni, scopre che Carlo è grave in seguito a un tuffo, lascia Milano e la carriera in ascesa per tornare a Firenze. Si porta dietro solo l'ossessione per Anita: la sua ex l'ha mollato da mesi ma lui continua a sognarla ogni notte con una faccia diversa. Insieme a Gazza e Pico, tornati anche loro, passa una strana, lunga, irripetibile estate accanto a Carlo. E tutto sembra di nuovo come prima, o quasi. Al centro traumatologico si forma un'inattesa e sghemba comunità, affollata di buffi personaggi: un cinese che non sa una sillaba di italiano ma si lamenta tutta la notte, un coatto che suona in un gruppo ska dal nome improbabile, una loquace e devota signora peruviana, un'infermiera maggiorata... Tra corse in sella all'intramontabile vespa Monica Vitti, fughe dall'ospedale con Carlo come ostaggio, litri di Guinness, notti insonni e la vittoria italiana ai mondiali di calcio, Rubens e i suoi amici fanno per la prima volta i conti con quel che hanno perso e quel che non avrebbero mai immaginato di ritrovare. E decidono finalmente di crescere. - Secondo te come saremo a quarant'anni? - Saremo sempre noi quattro, come oggi, ed è la cosa che mi fa sentire meglio di tutte. - E poi? - E poi magari andrai ancora in giro con quel catorcio arancione. A proposito, ti ho fatto il pieno. - Sciacquati la bocca quando parli della mia vespa...
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Einaudi, 02/12/2010
Abstract: Alessandro ha sempre la testa fra le nuvole: è impiegato alle Ferrovie dello Stato ma scrive racconti per il "Corriere dei Piccoli", è marito e padre di famiglia ma sembra dare il meglio di sé negli scherzi e nelle chiacchiere con gli amici. Nella sua vita però, quando è stato necessario, non sono mancati piccoli atti di eroismo, come quando, durante la prima guerra mondiale, è riuscito coraggiosamente a evitare una tragedia in caserma, o come quando diffondeva l'"Avanti!" nella Roma occupata dai tedeschi. Assunta ha sempre i piedi per terra: concreta, precisa, volitiva, per non dire testarda. Ama la campagna, le persone umili, gli animali. Ama il lavoro silenzioso e le cose essenziali, il figlio prima di tutto. La storia di Assunta e Alessandro è la vicenda umana di due italiani lungo gran parte del Novecento. È la storia delle loro origini, delle loro formazioni, del loro incontro, del loro matrimonio, della loro felicità e delle loro delusioni. Raccontata dal figlio, che un po' fa lo storico familiare, un po' divaga e commenta con ironia: due strategie complementari per distanziare la commozione. Così come il ricordo doloroso della vecchiaia dei genitori, e delle loro morti, mantiene tutto il calore affettivo ma riesce a trasformarsi in alta meditazione di stampo classico, cercando di inseguire il senso che si cela dietro alla vicenda di ogni esistenza. Ma nel libro c'è, fortissima, la presenza di un ulteriore protagonista dopo Alessandro, Assunta e l'ombra del narratore. È la città di Roma, che pulsa nelle descrizioni e nei ricordi dando ritmo a tutta la narrazione. Una Roma non da cartolina, collettore affettivo, legame fra generazioni diverse e simbolo difficilmente superabile degli infiniti avvicendamenti umani.
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Einaudi, 07/10/2010
Abstract: "Dice che solo lui conosce i ghiribizzi delle sue rose, solo lui capisce, dal colore dei petali, di quale attenzione hanno bisogno. Le annaffia ogni giorno, e tiene più puliti quei cespugli che le sue unghie, sempre sporche di grasso. Usa un oliatore a becco lungo per concimarle alla base e una pistola per la verniciatura contro i parassiti. Quel giardino è il suo paese dei balocchi, dove tornare a essere un bambino che gioca a fare il meccanico delle rose". Il protagonista di questo libro si nasconde letteralmente tra le righe. Abita non più di una frase del primo capitolo, e negli altri fa la sua comparsa a tempo debito. Eppure al centro del romanzo c'è lui: il protagonista assente, che proprio restando ai margini delle vite degli altri acquista una paradossale centralità. La sua storia è raccontata attraverso le storie delle persone che sono state importanti per lui, nell'Iran dagli anni Venti ai giorni nostri: il padre, il cugino, la moglie, la figlia, una donna amata. Chinandosi su ognuno di questi personaggi, e narrando le loro vicende come se fosse sulla loro spalla, l'autore riesce a farci entrare in profondità nelle tante vite che formano una vita, e un mondo. Akbar - che vive in un paese ai bordi del deserto dove si estrae la migliore essenza delle rose di Persia - è un capofamiglia religioso e rispettato e trova un modo tutto suo per rimediare ai torti del destino che gli ha rubato un figlio. Khodadad è appena un ragazzino quando fugge di casa in cerca di se stesso, nei giorni dell'anniversario del martirio dell'Imam Hossein e dei suoi settantadue seguaci. Donya ha conosciuto la felicità e la disperazione, prima di andare in sposa a un uomo che ha il doppio dei suoi anni. Mahtab stava per laurearsi in medicina e iniziare una nuova vita, quando è incappata nei Guardiani della Rivoluzione. Laleh ha il nome d'un fiore - quello del martirio - e forse è una "pazza d'amore": è lei, dal letto di un ospedale, in un lucido delirio, a tirare inconsapevolmente i fili di tutte le storie, e a restituire il volto contraddittorio del suo amato, il meccanico delle rose. Il quadro dunque è compiuto. Ma chi è al centro di quel quadro? L'uomo che dà il titolo al libro ha creduto - come tutti - di essere protagonista della sua vita, ed è stato una comparsa in quella degli altri. Quel che è certo è che sullo sfondo, dietro le tante figure, resta un Paese riconoscibilissimo ma mai nominato, per rispetto di chi - vivendo nei suoi confini - non può nominarlo.
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Einaudi, 07/10/2010
Abstract: "Col suo parlare di omosessualità, satanismo, tossicodipendenza, promiscuità, nichilismo e decadenza in generale, il superbo romanzo di Zachary Lazar, Sway, interpreta quanto i vostri genitori temono vi accadrebbe se vi lasciaste stregare dal rock'n'roll". The New York Times La famiglia Manson, Mick Jagger, Keith Richards, Marianne Faithfull e tutti gli altri. L'indimenticabile ritratto collettivo di una generazione di rock star, registi e visionari che in un crescendo di violenza e follia collettiva trasformò nel'69 l'Estate dell'Amore nell'Estate dell'Orrore. Come una sequenza montata col genio e la sregolatezza di Kenneth Anger, le immagini di Sway si susseguono in un crescendo inquietante e magnetico, raccontando il sogno hippy e la sua deriva demoniaca. Dall'innocenza e il glamour dei Rolling Stones degli esordi, alla morte di Brian Jones annegato nella piscina di casa, dagli omicidi Manson al tragico concerto di Altamont. "Joseph Conrad diceva che la narrativa è prima di tutto un'arte visiva; per questo gli sarebbe piaciuto molto Sway: per i mille indelebili dettagli visivi di grandissima originalità e per la capacità di Lazar di far luce nel cuore nero della contemporaneità". Edmund White "Una penetrante, fantasiosa ricostruzione del lato oscuro del sogno hippy e della violenza degli ultimi anni Sessanta. Sway racconta poco che non fosse già noto ma il libro è comunque disgustosamente intigrante e rivela il considerevole talento di Lazar". Michel Faber
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Einaudi, 30/04/2012
Abstract: Olimpia fa la bibliotecaria, è un'amante del cappuccino al bar, e la vera passione - la passione che tutto travolge - l'ha provata solo per tre giorni, nel 1977. Paola è avvocato, si è lasciata un matrimonio alle spalle e indossa vistosi giubbotti da aviatore. Nicola, invece, è un tipo che non si fa notare: brunetto, sui trenta, è anche carino, ma bisogna guardarlo sette o otto volte per accorgersi di lui. Manuela, poi, ha quarant'anni ed è disoccupata, ma investe i cento euro di un Gratta e Vinci per partecipare al corso in cui tutti questi personaggi s'incrociano: Come scrivere un romanzo rosa in una settimana, che Leonora Forneris, insegnante spinosa e scrittrice di fama, tiene al Circolo dei Lettori. Con la ricetta giusta e i trucchi del mestiere per confezionare, lezione dopo lezione, pagina dopo pagina, giorno per giorno, un Melody di sicuro successo. Tra passioni di carta e flirt reali, marmellate alle arance amare e misteriose limousine, uomini che amano i cani e donne che amano i gatti, Stefania Bertola ci trasporta con ironia e intelligenza in un universo dalle tinte pastello, creando un romanzo che sa di rosa. In ogni senso. - Per scrivere un romanzo rosa in una settimana ci vogliono otto giorni, - ha detto la signora Leonora Forneris, posando la borsetta lilla sul tavolo. Poi ci ha guardati come per dire: non voglio sentire risatine, e in effetti nessuno ha ridacchiato, siamo rimasti lí come quindici pesci muti, noi iscritti al laboratorio Come scrivere un romanzo rosa in una settimana... Mentre parla, passa fra noi distribuendo a ciascuno dei fogli. Poi torna al suo posto e sta zitta, mentre noi leggiamo. Non ho mai visto nessuno stare zitto in modo tanto denso. Non si limita a non parlare, è come se emanasse silenzio, voglio dire, normalmente il silenzio è una cosa passiva, l'assenza di parole o suoni, il silenzio di Leonora Forneris invece è attivo, è sostanzioso, come una schiuma, ecco, sí, è come se da lei uscisse una schiuma di silenzio. E avvolta in quella schiuma, leggo.
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Einaudi, 17/01/2012
Abstract: Una donna di novantatre anni muore lasciando una soffitta piena di ricordi e memorie. E se quella donna è Helene Frank, sorella di Otto Frank padre di Anne, il valore di quelle memorie diventa inestimabile, perché, se la drammatica storia della giovane autrice del Diario è nota a tutti, quella della sua famiglia colta e cosmopolita lo è meno. Oltre seimila documenti tra fotografie, cartoline, disegni, poesie e lettere, tra cui quelle che Otto spedí dall'orrore di Auschwitz, sono sopravvissuti miracolosamente al turbolento XX secolo e hanno permesso a Mirjam Pressler di ricostruire trecento anni di vita della famiglia di Anne Frank, restituendoci un ritratto inedito e ancora piú indelebile dei Frank: gli amori, le gioie, le angosce e le speranze durante gli anni di guerra e di attese. E partendo dalla vita di Alice Frank, la madre di Otto, Mirjam Pressler ci regala anche un'immagine di Anne precedente al Diario, una bambina piena di aspettative e opportunità. "E ora che facciamo?" chiede Buddy masticando. "Io so cosa", dice Anne, trascinando il cugino verso l'interno della casa, attraverso il salone e l'ingresso, su per lo scalone, fino alla stanza di nonna Alice. "L'hai promesso ", dice lei indicando l'armadio, e quando Buddy scuote decisamente la testa, ripete: "Hai detto che te la senti". Buddy si stringe nelle spalle. Sa che opporsi non avrebbe senso. Quando Anne si mette in testa una cosa, dissuaderla non è cosí facile. E in fondo ha perso la scommessa, lei ha avuto davvero il coraggio di arrampicarsi sull'albero e di prendere dal nido un uovo di uccello, stando attenta anche a non romperlo nella tasca della gonna. Poi, malgrado i suoi ammonimenti, è salita di nuovo per rimettere l'uovo al suo posto.