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Bollati Boringhieri, 12/03/2015
Abstract: Il variegato arcipelago della psicoterapia è forse una delle arene più litigiose nel consesso delle scienze umane. In poche discipline come in quella psicoterapeutica si è assistito nel tempo a una progressiva parcellizzazione delle scuole in sottoscuole e varianti di sottoscuole: una polverizzazione di idee e teorie che ha avuto come risultato una specie di anarchia terapeutica, nella quale ogni analista si richiama al proprio micromodello di riferimento e alza steccati nei confronti dei modelli alternativi. Alle due scuole analitiche storiche – la psicoanalisi discendente da Freud e l'analisi psicologica derivante da Jung – si sono aggiunte ormai biblioteche intere di discussioni e scomuniche reciproche, lotte cruente ricche di gelosie e rivalità. In questo contesto sono nate molte visioni alternative, che sono oggi saldamente presenti nell'offerta terapeutica sul territorio. Perché una cosa è senz'altro vera: molti sentono il bisogno di un aiuto psicologico e moltissimi ne hanno assoluta necessità, essendo prigionieri di malesseri e vere e proprie patologie che impediscono loro di vivere una vita normale e di rapportarsi col mondo in modo soddisfacente. C'è gente che soffre; si tratta di capire come fare ad aiutarla. Dall'epoca di Freud e Jung il tempo non è passato invano. Al periodo eroico dell'indagine sulla mente, dominato da queste due figure nei primi decenni del Novecento, è succeduto un periodo altrettanto eroico di indagine evoluzionistica, derivato dalla rivalutazione del pensiero di Darwin, e successivamente il recente, fibrillante periodo di scoperte sul cervello e sull'architettura della nostra mente, favorito anche da tecnologie che un tempo erano inimmaginabili. Neuroscienze, scienze cognitive ed evoluzionismo hanno dunque iniziato a capire il sistema mente-cervello da un punto di vista nuovo e si sono impegnate in un confronto serrato e critico con le scuole tradizionali e con le loro teorie, spesso scarsamente ancorate al dato empirico. Con Biologia dell'anima Maurilio Orbecchi ci propone i temi fondamentali di questo acceso dibattito, rimarcando, contro ogni tentazione corporativa, che "non ha senso isolarsi in una scuola psicologica particolare, perché la scienza è un'impresa collettiva e intrecciata, che condivide un'architettura evoluzionistica che attraversa ormai tutte le discipline". Quel che conta è trovare spiegazioni plausibili ai comportamenti umani per tentare un intervento efficace, e neuroscienze, evoluzionismo e psicologia animale comparata ci aiutano moltissimo, in questo senso, a scrollarci di dosso quanto di più arcaico e ingiustificato ancora resiste nelle poltrone e nei lettini di così tanti psicoterapeuti.
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Guanda, 12/03/2015
Abstract: In queste pagine, puntuale registrazione dei giorni compresi fra il 3 aprile 1939 e il 24 luglio 1940, la testimonianza di un osservatore d'eccezione come Ernst Jünger si dipana in un suggestivo intreccio di esperienze privatissime e accadimenti storici di importanza epocale: gli ultimi mesi di pace tra i suoi cari nella quiete di Kirchhorst, in cui si intensifica e conclude il lavoro alle Scogliere di marmo; le avvisaglie del conflitto imminente; la chiamata alle armi, le marce incessanti verso ovest per raggiungere il fronte, il sentimento di fraterna solidarietà e a tratti di schietta ammirazione nei confronti di ufficiali e sottoposti; lo sconfinamento in Lussemburgo, Belgio e poi in Francia, su strade disseminate di bottiglie di spumante vuote abbandonate dagli invasori; lo strazio sui volti di prigionieri e profughi; e finalmente, quando "ormai era diventato del tutto chiaro il valore inestimabile della pace", la notizia dell'armistizio. Ma non meno affascinante del vivido racconto della Storia è in questo libro il contrappunto e – nelle parole dello stesso Jünger – il paradosso, anche nel "pieno della catastrofe", delle proprie passioni mai accantonate, che assumono anzi nei giorni più duri il valore simbolico di "azione civilizzatrice", di "riserva di stabilità". Si dà quindi scrupolosamente conto delle letture, che si tratti della Bibbia, di Esiodo o di un volume di Maupassant trovato per caso in un alloggio di fortuna; del piacere raffinato provato alla vista delle cose belle, per la buona cucina o per i vini pregiati; dell'incanto e dello stupore inesauribile per il grande rebus della natura: i paesaggi, le piante, gli animali, il mondo misterioso degli insetti e dei fossili, nella convinzione che le cose "traboccano contenuti – e parlano, non appena si rivolge loro lo sguardo".
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Guanda, 12/03/2015
Abstract: Lasciare "tracce di luce sul gioco delle onde dei giorni vissuti", più come un "piacere che come un dovere". Sono le parole con cui, all'inizio di un nuovo anno, Ernst Jünger rinnova il proposito di tenere il diario, distillando in un'immagine il senso di questo libro. Bassa Sassonia, 11 aprile 1945 – 2 dicembre 1948: è il tempo della desolazione, in cui si piangono i propri cari o ci si consuma nell'incertezza della loro sorte. In balia degli umori degli occupanti, con la fame, il peso degli orrori che filtrano dai racconti dei prigionieri liberati dai campi di concentramento e dei nuovi profughi dell'Est che affollano le strade, si soffre l'umiliazione dell'isolamento e dell'unanime condanna internazionale, e si sperimenta una dolorosa fragilità. La resa incondizionata, la catena di esecuzioni e suicidi dei potenti della stagione appena conclusa (prima Mussolini, poi Hitler, Goebbels, Himmler), la capitolazione giapponese e le bombe su Hiroshima e Nagasaki; come pure il ripristino della corrente elettrica, la prima lettera ricevuta, la fioritura del giardino, il miracolo di un fossile che ci ricorda la vitalità e l'unità dell'universo al di là del tempo e dello spazio: ogni cosa viene puntualmente annotata. La resurrezione cui pian piano si assiste passa per le piccole cose, per una quotidianità di lavoro, letture, abitudini e affetti ritrovati o onorati nel ricordo (come il figlio Ernstel, caduto sul fronte italiano nel 1944); ma anche per un primo tentativo di valutazione di quanto è accaduto. In un documento straordinario, riaffiorano allora volti, fatti, incontri, presagi, lo straniamento e il tragico scetticismo con cui si è assistito all'ascesa del nazismo, senza tacerne l'oscura fascinazione iniziale.
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Guanda, 12/03/2015
Abstract: È il 31 maggio del 1953 quando una emozionata Sylvia Plath, appena ventenne, sbarca nella Grande Mela. Bionda, abbronzata, tiene fra le mani una valigia, frutto dello studio accurato di mesi: due tubini neri, una camicia da notte, due pigiami blu, e poi camicie, calze di nylon, una borsetta rossa con scarpe coordinate, un rossetto rosso... e il biglietto che l'ha portata da Wellesley, Massachusetts, a New York. Ha vinto una borsa di studio di un mese come praticante nella redazione di Mademoiselle, una prestigiosa rivista che ogni anno, a giugno, seleziona venti studentesse meritevoli che lavoreranno al ventiduesimo numero, quello dedicato al college. Per Sylvia è la realizzazione di un sogno: non solo entra a far parte dello staff di una testata importante, famosa per aver pubblicato inediti di grandi scrittori, ma soggiorna con le altre ragazze al Barbizon Hotel, va alle feste, a teatro e alle sfilate di moda; assiste a una partita allo Yankee Stadium e balla al West Side Tennis Club, fa indigestione di ostriche e caviale e scopre il suo drink preferito (vodka liscia, con ghiaccio). Arriva addirittura a pedinare Dylan Thomas... Basandosi sulle testimonianze di chi l'ha conosciuta e ha vissuto con lei quegli intensissimi ventisei giorni, Elizabeth Winder racconta da una prospettiva inedita l'educazione sentimentale di Sylvia Plath sullo sfondo di una New York anni Cinquanta dinamica e sfolgorante, prima che la sua vita e il suo talento la trasformassero nell'icona che tutti conosciamo.
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Adelphi, 12/03/2015
Abstract: È il gennaio del 1940, il mondo attende una "primavera sanguinosa", e Mr Graham, ingegnere inglese specializzato in artiglieria navale, si appresta a lasciare Istanbul dopo aver assicurato alla propria azienda l'appalto per il riequipaggiamento della flotta militare turca. Graham è un tipo tranquillo, simpatico, con una mente matematica e la cordialità senza smancerie di "un dentista di lusso che cerchi di distrarti", e ora non desidererebbe altro che trovarsi a casa in compagnia dell'affettuosa moglie e delle sue noiose amiche. Ma quella ferita di striscio alla mano destra, che si contempla nascosto sul piroscafo Sestri Levante in partenza per Genova, gli ricorda l'inaccettabile verità che gli si è svelata nelle ultime ventiquattr'ore: qualcuno lo vuole morto. O meglio: i nazisti lo vogliono morto – e faranno di tutto per impedire che rientri a Londra. Graham dovrà imparare sul campo il mestiere dell'agente segreto e difendersi dalle insidie che si celano dietro l'apparenza innocua degli altri passeggeri: Josette, la bella ballerina bionda bisognosa di protezione; il turco Kuvetli, commerciante di tabacco; Fritz Haller, archeologo tedesco di ritorno dalla Persia; il greco che odora di essenza di rose e si fa chiamare Mavrodopoulos; l'affabile Mathis, francese con dichiarate simpatie comuniste. Da par suo, Ambler non si limita a offrirci una trascinante spy story, dominata da un'atmosfera di cupa attesa: le affida la denuncia delle occulte ragioni della guerra – ragioni che occulte devono rimanere, altrimenti "i soldati inglesi e francesi ... non combatterebbero".
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Sette cavalieri d'oro. I delitti del barbiere
TEA, 12/03/2015
Abstract: Un ricco collezionista senza scrupoli muove pedine nell'ombra per rimettere insieme un tesoro dimenticato: sette cavalieri d'oro scolpiti dal grande Bernardo Corradini per ordine di Lorenzo de' Medici nel 1478, ai quali è legata una maledizione foriera di morte e di sventura. Uno spietato serial killer, che ama firmarsi lasciando sulle sue vittime un'enigmatica filastrocca in spagnolo, minaccia di sterminare una nota famiglia della Napoli bene. Il potere occulto di una potentissima setta, l'Ordine dei Cavalieri Neri, sta tramando piani di morte e distruzione, mettendo in pericolo persino l'ordine costituito... Tre fronti aperti per il commissario Renzi, milanese di nascita e napoletano di cuore, e la sua improbabile squadra: il barbiere Ettore, il gobbo Tatillo, detto Gùgol, e tutta internos, la straordinaria rete dei vicoli di Napoli. Tre casi da risolvere, uno più complicato e misterioso dell'altro. Tre indagini solo all'apparenza lontane tra loro, ma che nascondono più di un elemento in comune. E la soluzione i nostri amici la troveranno, come sempre un po' per caso, proprio nell'immenso labirinto di gallerie che si apre nel ventre di Napoli, dove misteri millenari si nascondono...
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Il napoletano che domò gli afghani
Neri Pozza, 11/03/2015
Abstract: Nel primo Ottocento, Peshawar era circondata da magnifiche, verdi campagne e abitata dai più riottosi, im-prevedibili, anarchici, pericolosi individui, pronti a tagliare la gola per mezza rupia. Polverosa e caotica all'interno, la città era, esattamente come oggi, assolutamente ingovernabile. Un giorno, il geniale Ranjit Singh, il fondatore dell'impero sikh, pensò bene di nominare governatore della turbolenta città Abu Tabela, e per gli abitanti di Peshawar fu come essere governati di colpo da un Tamerla-no, un Barbablù e un impalatore turco messi insieme. I ladri sparirono, i rapinatori furono squartati, gettati dai minareti o impiccati agli alberi fuori le mura e i cittadini benestanti torturati perché mollassero il gruzzolo grande o piccolo che fosse. Centocinquant'anni dopo, per frenare i loro figli troppo vivaci, le madri di Peshawar e di altre città pakistane minacciano ancora di chiamare Abu Tabela. L'aspetto più incredibile di questa vicenda, che pure presenta più di un lato stupefacente, è che Abu Tabela non è il nome di un crudele capo uzbeko o di un capobanda patano, ma la traslitterazione, più o meno fedele, di Paolo Avitabile, napoletano, ex cannoniere borbonico, passato a Murat, ripassato ai Borbone, assoldato dallo shah di Persia per far pagare le tasse ai kurdi e, infine, finito a Lahore, alla corte di Ranjit Singh. Un napoletano che divenne una figura leggendaria anche per gli inglesi, i quali sostenevano che gli afghani guardavano Avitabile con la paura e la reverenza con cui gli sciacalli guardano la tigre. Per raccontare una simile storia, ci voleva un narratore straordinario come Stefano Malatesta, sulle tracce di Avitabile da anni. Ricostruendo la stupefacente vita dell'avventuriero napoletano, Malatesta ci offre un ri-tratto incomparabile del nord dell'India quando era ancora in mano agli indiani: una terra immensa, affasci-nante, percorsa da eserciti che si danno battaglia, guidati da ufficiali europei che avevano combattuto a Wa-terloo, dove si parlano tutte le lingue, dove i maharaja sono ricoperti dei gioielli più costosi del mondo, dove gli esploratori sono anche spie e il più grande viaggiatore del secolo, Alexander Gardiner, è anche il più grande bugiardo. Dove gli inglesi sono ovunque, fingendo, ancora per poco, di essere capitati lì per caso."Un libro che si fa leggere d'un fiato e che finisce con la punizione del cattivo".Raffaele La Capria"Una storia esemplare d'orrori e rapacità ricostruita con l'accuratezza degli storici e la leggerezza del buon cronista".Il Sole 24 Ore
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Feltrinelli Editore, 10/03/2017
Abstract: Costretto all'esilio dal duca di Lu, Confucio disse: "Se la mia strada finisce salirò su una zattera e mi lascerò portare verso il mare". E così Kongzi, settantaseiesimo discendente diretto del grande filosofo, fugge con la moglie incinta e la figlia quando la Squadra della pianificazione familiare entra nel villaggio per sterilizzare con la forza tutte le donne fertili e interrompere le gravidanze di quelle che hanno già un figlio. Mentre la Cina si avvia a diventare la prima potenza mondiale, Kongzi e Meili vanno alla deriva lungo lo Yangtze, portando il lettore in un disperato e poetico viaggio attraverso il paesaggio che si trasforma e la tragedia provocata dall'esperimento di ingegneria sociale concepito per contenere, a costo di qualsiasi violenza sul corpo delle donne, la crescita demografica del paese.Dal coraggioso autore di "Pechino in coma", le cui opere sono tuttora bandite in Cina, un nuovo romanzo che racconta il volto oscuro del miracolo economico cinese: la storia di Meili e della sua famiglia, in fuga dal governo cinese e dalla sua politica del figlio unico sul fiume Yangtze.
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Professione auditor. Ieri, oggi e domani
Egea, 12/03/2015
Abstract: L'Internal Auditing (IA) è ormai una componente essenziale per una sana gestione aziendale e quindi una efficace leva di management. La funzione dell'IA richiede una conoscenza profonda dei meccanismi decisionali e dei processi operativi dell'impresa e si esplica attraverso una nutrita serie di analisi, valutazioni e verifiche volte a garantire l'affidabilità complessiva del sistema di governance di una organizzazione. Ma come si può gestire l'attività corrente e prevedere l'imprevedibile? E come vanno affrontati i conflitti tra esigenze contrapposte come sicurezza e ritmi crescenti di produttività? In questo volume si apprendono le informazioni più utili sulla professione dell'Auditor, sugli errori da evitare e le battaglie che vale la pena combattere fino in fondo. Ma soprattutto, lo si apprende dal racconto veritiero e approfondito di autentiche esperienze di vita e di lavoro che l'Autore ci descrive con assoluta sincerità. Silvio de Girolamo, che fa questo mestiere da oltre 20 anni, considera l'azienda come un organismo vivente, in continua evoluzione per anticipare o reagire alle sfide competitive. E l'Auditor (dal latino audire) è sempre in ascolto: un testimone privilegiato del suo divenire.
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Il manuale della birra. Storia, produzione, servizio, degustazione e abbinamento
Hoepli, 18/03/2015
Abstract: Nel costante sforzo di rinnovare le competenze del sommelier, in questo suo nuovo volume Giuseppe Vaccarini spalanca le porte alla birra, valutandola sotto l'aspetto della degustazione e dell'abbinamento con il cibo . Il manuale della birra è un indispensabile testo di riferimento per i professionisti del settore ristorativo e uno straordinario strumento di promozione e valorizzazione della birra quale bevanda che può contribuire ai piaceri della tavola. Tutti gli argomenti, grazie all'ampio uso di immagini, schemi e tabelle, sono trattati con scorrevolezza e consentono un approccio immediato a chi vuole avvicinarsi all'avvincente mondo della birra.
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Adelphi, 19/03/2015
Abstract: "Gli Dei sono diventati malattie" scrisse una volta C.G. Jung. Elaborando questa frase, Hillman si pone la questione più immediata per ogni psicologia: che cos'è la normalità psichica? A partire da quale soglia entriamo nel regno incontrollabile dell'anormalità? Nei due saggi qui per la prima volta raccolti in volume troveremo al centro, da una parte, la figura di Atena, giudice supremo della norma ateniese, modello di ogni concezione della normalità; dall'altra, la figura del paranoico, esemplificata soprattutto nella storia di Perceval e in quella del presidente Schreber, quale teologo del delirio. E, in tutti e due i casi, con un'analisi stringente e acutissima, Hillman ci mostrerà come la partita si giochi fra potenze che un tempo furono chiamate divine, prima di perdere ogni nome, e una struttura mentale, la nostra, che con esse è costretta ad avere a che fare, in ogni atto della vita, anche quando persegue, come l'intera civiltà occidentale, una "vana fuga dagli Dei".
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Adelphi, 19/03/2015
Abstract: James Hillman ha sottratto la psicologia a coloro che l'avevano ridotta a una scienza del comportamento – con il corredo di programmi di ricerca, studi quantitativi e rigidi sistemi concettuali –, e ne ha fatto un discorso, o un'arte dell'anima, che, rinunciando a ogni "fantasia di cura, di guarigione", intende esplorare le basi più profonde e misteriose della vita. Più che a un medico, Hillman somiglia quindi a un artista, che con un uso acuto e sensibile dello stile e dell'immaginazione sfida di continuo il lettore a capovolgere le idee più consuete, a trovare nuove prospettive, nuove angolazioni da cui ripercorrere l'esperienza. Non è un caso che siano proprio gli psicologi di professione a incontrare difficoltà nella lettura dei suoi testi: il progetto di "re-visione" della psicologia, infatti, può essere colto pienamente solo da chi abbia un orecchio metaforico e una lucida percezione della forma. E Hillman, più che il fondatore di una scuola di pensiero, si considera "membro di una comunità di persone impegnate, ciascuna nel proprio campo, in una re-visione delle cose". Seguendo indicazioni e suggerimenti dell'autore stesso, Thomas Moore ha allestito una sequenza di testi che attraversano tutta l'opera di Hillman, mostrandone la stupefacente ricchezza tematica e la potenza "re-visionaria".
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L'anima del mondo e il pensiero del cuore
Adelphi, 19/03/2015
Abstract: Quella malattia della psiche che è oggi la normalità ha trovato in James Hillman un interprete che non concede facili terapie. La sua via è piuttosto quella di chi indica, con pacatezza, l'inevitabilità di un mutamento radicale: si tratta – osserva Hillman in "Anima mundi", uno dei tre saggi che compongono questo volume – di "dare valore all'anima prima che alla mente, all'immagine prima che al sentimento". Il che, a sua volta, impone di "rinunciare ai giochi di soggetto- oggetto, destra-sinistra, interno-esterno, maschile-femminile, immanenza-trascendenza, mente- corpo", in modo che "l'emozione trattenuta da quelle sacre reliquie possa infrangere quei vasi e tornare a fluire nel mondo".Ma anche gli altri due testi risulteranno sferzate salutari: "Il pensiero del cuore" ribadisce una certezza classica oggi maldestramente trascurata, ossia che "le risposte estetiche sono risposte morali"; "Plotino, Ficino e Vico precursori della psicologia archetipica" cela nelle sue pieghe una domanda imbarazzante in particolare per noi italiani, che dovremmo avere il Rinascimento "nel sangue della psiche": "Perché mai venite a cercare la psicologia da noi, nel Nord, nel marxismo e nell'esistenzialismo, in Adorno e in Marcuse, in Freud e, sì, anche in Jung – per non parlare di Mao o dei guru indiani –, tutti sostituti secondari, quando la vostra terra custodisce una psicologia straordinaria?".
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Adelphi, 19/03/2015
Abstract: "La violenza, la vera violenza, non si può fuggire, o almeno non possiamo farlo noi, nati in America latina negli anni Cinquanta, noi che avevamo una ventina d'anni quando morì Salvador Allende": fin dalla soglia del primo di questi tredici racconti, Bolaño mette le carte sul tavolo. In tutti si manifesta infatti una qualche forma di violenza, alla quale nessuno (che sia vittima o carnefice) potrà sottrarsi: né il nerboruto giovanotto che pagherà caro l'aver seguito una donna per concupiscenza o vanità; né il fotografo che cerca di salvare due bambini indiani rinchiusi in un bordello per omosessuali; né il padre di B. (trasparente controfigura dell'autore) che durante una vacanza ad Acapulco si siede a giocare a carte con la gente sbagliata; né quel Lalo Cura (lo ritroveremo in "2666") che da bambino viene portato dalla madre sui set dei film a luci rosse da lei interpretati; né il fantasma dell'uomo che assiste alla vendita del proprio cadavere a un necrofilo – né il narratore stesso, costretto alla crudele erranza dell'esilio. Giocando, come sempre, sui registri più vari – dal malinconico al grottesco, dal pornografico al fantastico, dall'ossessivo al comico –, Bolaño ci offre qui una sorta di sintesi della sua opera, trasformando ognuno di noi lettori (come ha scritto "The Observer") in "un voyeur, avido di vite travagliate e di fantasmi".
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Hoepli, 18/03/2015
Abstract: Organizzare un evento per l'azienda in cui si lavora è spesso fonte di preoccupazioni e stress. Questo libro disinnesca la bomba e rende avvincente il compito.Con un linguaggio semplice e a talvolta ironico, esempi reali e strategie efficaci, il testo espone le metodologie e le caratteristiche di eventi organizzati con successo, suggerendo comportamenti e strumenti utili.Dedicato a chi vuole fare dell'organizzazione il proprio mestiere ma soprattutto a chi si trova a gestire il tema all'interno di compiti più generali, il libro si pone come una risorsa operativa di riferimento su questo argomento.
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Il Castoro Editrice, 18/03/2015
Abstract: Emir Kusturica (1954) è nato e cresciuto in quel magico e martoriato crocevia di culture che è Sarajevo. Nutritosi di ironia felliniana e praghese, vince premi ai festival più importanti, ma perde la sua città-patria. Reinventandosi come musicista della No Smoking Orchestra, diviene l'icona più creativa, spettinata e maledetta del cinema balcanico. Tra i suoi film: Papà è in viaggio d'affari (1985), Il tempo dei gitani (1989), Underground (1995), Gatto nero, gatto bianco (1998), La vita è un miracolo (2004), Maradona by Kusturica (2008).Con 120 fotogrammi b/n.Il Castoro n. 179 della collana non è solo una riedizione ma un'integrazione e una rilettura attenta della precedente edizione di quindici anni fa, che tiene conto dei cambiamenti intercorsi nella storia di un paese devastato dalla guerra e nella poetica cinematografica e artistica stessa di un regista che ne è stato attento testimone. La più facile reperibilità dei primi lavori, oltre a una pubblicistica e una critica più attenta ed esaustiva delle opere, ha consentito a Giorgio Bertellini un'articolata rilettura dell'intero percorso artistico di Emir Kusturica a partire dalla realtà attuale, dall'oggi, apportando alla sua trattazione sensibili integrazioni e riscritture delle sezioni sui film usciti prima del 1996 e integrando il testo di un capitolo inedito, dedicato agli esordi. Oltre a un aggiornamento bibliografico e filmografico, il nuovo Castoro presenta un ritratto completo del regista fino ai suoi più recenti lavori, cinematografici e televisivi.
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Anarchia. Idee per l'umanità liberata
Ponte alle Grazie, 19/03/2015
Abstract: Finalmente in un agile volume i principali interventi del grande linguista e pensatore statunitense sull'anarchia, la forma di convivenza politica di cui si è sempre dichiarato convinto sostenitore. I testi coprono un arco temporale di oltre quarant'anni e sviluppano tutte le principali linee di ragionamento relative alla dottrina e alla pratica anarchica: libertà, lotta politica, denuncia dei mass media, insurrezione, pacifismo... Una guida completa alla pars construens del pensiero politico di Noam Chomsky.
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Marsilio, 19/03/2015
Abstract: La seconda indagine della polizia delle renne.Nello splendore della primavera artica, quando l'intensità della luce comincia a diventare quasi insopportabile, mentre i branchi di renne tornano all'isola della Balena dopo avere trascorso il rigido inverno nella tundra, una serie di morti sospette scuote la comunità di Hammerfest. All'estremo nord della Lapponia norvegese, la città che ha sempre vissuto di pesca e allevamento è ormai una base strategica per l'estrazione di petrolio e gas nel Mare di Barents, un ex villaggio di pescatori destinato a diventare la Dubai dell'Artico, dove il mestiere di sommozzatore è per molti un'allettante alternativa alla cura delle renne, e dove i pascoli così carichi di simboli sacri ai sami fanno gola a chi specula sulle ricchezze che il mare racchiude. Mentre la tundra si risveglia, le indagini della pattuglia P9 di Klemet Nango e Nina Nansen seguono le rischiose vie della transumanza, mettendo in luce il profondo conflitto tra diritto e natura, in una terra affascinante e misteriosa percorsa dall'eco delle storie dei sami, in cui voltare le spalle alla tradizione può costare la vita.
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Bollati Boringhieri, 19/03/2015
Abstract: Estate 1982: l'albergo del borgo ligure dove soggiorna il vicequestore Norberto Melis viene invaso da rappresentanti del mondo dell'editoria lì riuniti per un evento culturale. Che, però, ha inizio con un colpo di pistola. Chi ha ucciso il celebre autore in quella che ha tutta l'aria di una esecuzione? E perché? Melis si trova alle prese con un mondo fatto anche di piccole invidie, bassezze, viltà. Ma è tra i colleghi del morto che va cercato il colpevole? Davvero le ragioni dell'omicidio stanno in quel groviglio di competizione e antipatie che segna quel piccolo universo? Non sarà nell'ombra del passato la spiegazione di quella morte brutale? In una Liguria dove i silenzi dell'entroterra contrastano con la vivace immagine turistica della costa, Melis procede verso un'insospettabile verità.
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Guanda, 19/03/2015
Abstract: "Uno straordinario maestro di stile."London Review of Books"La sua prosa regala un piacere continuo e quasi fisico."Martin AmisJohn Banville, nato in Irlanda nel 1945, è uno dei più grandi romanzieri contemporanei. Amatissimo dalla critica (solo per fare un esempio, nel 2014 Pietro Citati sul Corriere della Sera ha definito il suo L'intoccabile "un romanzo straordinario: certo il più bello degli ultimi quarant'anni" per "la vastità, la ricchezza, il terribile riso"), Banville nel corso della sua carriera ha vinto i premi più prestigiosi, fra cui il Booker Prize per Il Mare, il Premio Franz Kafka, il Premio Nonino, l'Irish Book Awards, l'European Literary Award, l'Irish PEN Award e il Premio Principe delle Asturie per la sua opera. Diversi critici e giornalisti lo considerano, con Philip Roth e Haruki Murakami, come uno dei possibili vincitori del prossimo Premio Nobel per la Letteratura. Banville è conosciuto per la sua prosa precisa e fredda, caratterizzata da un'inventiva Nabokoviana, e per il suo umorismo nero. Fra le sue opere, anche una serie di "romanzi gialli" di altissima qualità, ambientati nella Dublino anni '50, che hanno come protagonista l'anatomopatologo Quirke. Dai romanzi di Quirke la BBC e RTÉ hanno tratto una serie TV nel 2014. C'è un ombra nel passato di Morrow – un'ombra che si chiama omicidio – e, sebbene il debito con la giustizia sia stato saldato e lui abbia persino cambiato nome, sono ancora in troppi a ricordare quel delitto. Ed ecco perché Morrow (assassino e poeta, critico d'arte e voyeur, truffatore e inguaribile nostalgico della verità) si ritrova prigioniero volontario in una casa deserta, con molte stanze e troppe serrature, sorvegliato a vista da Morden, un ambiguo personaggio che gli chiede di autenticare una serie di quadri di dubbia provenienza; da Francie, il suo grottesco tirapiedi; da un boss della malavita con una passione quantomeno singolare per i travestimenti assurdi, e addirittura da un cane, che sembra vigilare su di lui con sguardo quasi umano. In realtà è la più improbabile (e la più logica) delle catene a vincolarlo alla casa di Rue Street: un corpo fragile, bianchissimo, ansioso di esplorare il confine tra piacere e dolore. Morrow chiamerà questa donna A., come Atena, figlia di Zeus e nata dalla testa del padre, simbolo dell'immaginazione che diventa carne... Scandito da una prosa ossessiva e ipnotica, questo romanzo è la definitiva conferma di John Banville come un grande narratore."Banville è capace di una scrittura limpida e scorrevolmente pericolosa, come una lama, e possiede un talento quasi feroce nel leggere l'anima degli uomini."Don DeLillo"Uno straordinario maestro di stile."London Review of Books