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Antropologia dell'acqua
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Carson, Anne - Anedda, Antonella - Biagini, Elisa - Tandello, Emmanuela

Antropologia dell'acqua

Donzelli Editore, 04/10/2021

Abstract: "La voce più originale della letteratura in lingua inglese oggi", così Michael Ondaatje – l'autore del Paziente inglese – ha definito Anne Carson. A scorrere le pagine di questo piccolo capolavoro della celebratissima autrice canadese, finalmente disponibile in italiano – nella traduzione di tre firme d'eccellenza come Antonella Anedda, Elisa Biagini e Emmanuela Tandello –, non si fa certo fatica a comprendere le ragioni di una simile ammirazione: Anne Carson rompe qualsiasi schema e ha il dono raro di risvegliare nei suoi lettori energie emozionali e intellettuali assolutamente nuove. La lettura di questi testi non potrà che affascinare chi non crede nei "generi". Antropologia dell'acqua è infatti felicemente inclassificabile: possiede il ritmo della poesia e la concretezza della prosa, la logica della matematica e il respiro del pensiero. Saggi, diari, appunti di viaggio, racconti: i diversi materiali che compongono il volume sono in primo luogo una riflessione sulla natura liquida del linguaggio, sul suo stagnare, scorrere, dissolversi. Le pagine sono mappe su cui seguire la relazione tra le creature e l'acqua, tra l'amore e l'acqua, tra la morte e l'acqua. È un libro di viaggio che spalanca la descrizione per riflettere davvero sull'enigma del visibile, è una coraggiosa meditazione sul dissolvimento dei nostri legami e sulla nostra impotenza a trattenere chi amiamo, proprio come è impossibile trattenere l'acqua tra le dita. Un libro filosofico e poetico, tessuto, ma non appesantito, di citazioni, fitto di microracconti, a volte conclusi altre volte no, come accade del resto nella vita, perché Anne Carson ha la capacità di trasformare la parola stessa in orizzonte.

Amore e colpa
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Pirovano, Donato

Amore e colpa

Donzelli Editore, 29/07/2021

Abstract: Amore e colpa: un conflitto che scuote le coscienze in ogni epoca e viene riproposto in questo volume ripercorrendo la produzione dantesca dalla Vita nuova alla Commedia, alla ricerca di un difficile equilibrio che esplora il conflitto tra la profondità del sentimento di amore e la fragile purezza delle intenzioni del cuore e dello spirito. Nella Vita nuova Beatrice è poeticamente amata di un amore esclusivo e intensissimo, più forte della morte, una passione che, grazie al fedele consiglio della ragione, Dante ha saputo alimentare come una fiamma che non viene mai meno, progressivamente scoprendo in essa le connotazioni dell'amore disinteressato, il cristiano agápe o caritas. Tuttavia nelle rime scritte dopo la Vita nuova – si pensi al ciclo delle petrose o alla cosiddetta montanina – la linea maestra dell'amore virtuoso è spesso contraddetta da momenti di prorompente passione che soggioga completamente Dante: il poeta si descrive in balia di un pensiero ossessivo al quale è difficile sottrarsi e contro il quale la ragione può poco. Non sorprende allora che questo Dante, disarmato davanti al violento attacco di un amore folle e deviato, possa trovarsi, improvvisamente, in una notte di primavera, immerso nella selva oscura. La tragica storia di Paolo e Francesca è la rappresentazione più icastica di questo "mal perverso", cioè di questo amore folle e peccaminoso: Amore non ha ucciso i due amanti riminesi, ma li ha comunque condotti a morte per mano di un tradito, il marito di lei e fratello di lui. Davanti a Dante la donna nel pianto "tutta si confessa" come, forse, avrebbe voluto fare da viva e co¬me sicuramente fu costretta a fare davanti a Il destino di Paolo poteva essere anche quello di Dante se non ci fosse stato l'intervento di Beatrice, e ciò gli sarà ricordato nel paradiso terrestre: forse per la consapevolezza di questo intimo e irrisolto dissidio, il poeta, dopo aver ascoltato il racconto di Francesca, viene investito da un'emozione tanto intensa da svenire.

Il lumicino della ragione
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Pecora, Gaetano

Il lumicino della ragione

Donzelli Editore, 29/07/2021

Abstract: L'immagine, ripresa da Locke, ben si addice a illustrare un laicismo che trova il proprio centro in una concezione dello Stato che nelconflitto tra la religione e l'irreligione non prende posizione né per la credenza né per la miscredenza, lasciando che ognuno se ne vada per le strade che gli comanda la sua spiritualità. Sarà buona quella strada, o cattiva? Non sappiamo. Sappiamo soltanto che è la sua strada. E tanto basta per chi "ritiene che la verità abbia molte facce, e non vi sia alcun criterio oggettivo e assoluto per distinguere la verità dall'errore" (sono parole di Bobbio). In questo caso, spiegava, "l'unico rimedio è l'incontro o lo scontro delle opinioni, dei giudizi, delle idee, vale a dire una situazione che non può attuarsi senza libertà", a cominciare evidentemente dalla libertà di coscienza che proprioperciò è la pietra angolare del laicismo bobbiano. E dunque, contro l'oggettivismo morale, il relativismo etico. Contro i richiami di una fede obbediente, le esigenze di una volontà autonoma. E contro i privilegi del confessionalismo, le parificazioni dello Stato laico: pur con i toni conversevoli chetestimoniavano la squisitezza dell'uomo, quello di Bobbio è un pensiero "contro" che perciò non sopporta contaminazioni spurie né troppo elastiche interpretazioni. E il saggio di Gaetano Pecora ne scruta ogni più riposta piega, non rinunciando nemmeno asegnalarne talune incertezze e oscillazioni, ma giunge un momento in cui gli sviluppi stessi dei presupposti bobbiani fanno scattare la molla di una ultima risoluzione che dice: "questo sì, questo no"; la tale idea è compatibile e può entrare nei territori della laicità; la talaltra è incongrua e deve restarne fuori. Per cui anche quando la ragione è tremula e vacillante, anche allora essa accende un cerchio di luce nel quale si vede ancora sufficientemente bene; almeno per quel tanto da distinguere, da separare e, se del caso, da contrapporre. Distinguere, separare, contrapporre: sono precisamente le virtù per le quali la lezione di Bobbio ha scavato un solco profondo nella memoria di tutti e ha tanto da insegnare ancora oggi.

Medicina e biopolitica
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Foucault, Michel - Napoli, Paolo

Medicina e biopolitica

Donzelli Editore, 23/06/2021

Abstract: Fra i filosofi del Novecento, Michel Foucault è quello che più di altri ha posto in discussione il rapporto tra medicina, economia e potere. Nel 1974 – l'"anno ippocratico di Michel Foucault", come lo definisce Paolo Napoli nella sua introduzione – il pensatore francese, nell'ambito di un ciclo di conferenze tenute a Rio de Janeiro, delineò le tappe della nascita della medicina sociale, partendo da un interrogativo: perché, e da quale momento, la medicina si è trasformata in una strategia biopolitica? La salute degli individui diventa oggetto del potere dalla seconda metà del XVIII secolo, allorché le esigenze del nascente capitalismo pongono il corpo – inteso come forza lavoro produttiva – al centro di un paradigma politico basato sulla medicalizzazione della società. Partendo dall'assunto che il controllo della società sugli individui avviene anche attraverso il corpo, Foucault in quelle conferenze inizia a tratteggiare la nozione di "biopolitica", oggi molto abusata, ponendo degli interrogativi quanto mai attuali: qual è il rapporto tra medicina e potere? In che modo i dispositivi di potere/sapere devono modellare il corpo per ottenere un'efficace razionalizzazione della forza produttiva della popolazione? È al nostro tempo che Foucault sembra rivolgersi nel mostrare come ogni fenomeno epidemiologico del passato abbia avuto un complementare tecnico-politico: l'esclusione per la peste, la quarantena durante le epidemie di lebbra, fino all'inoculazione nel caso del vaiolo. Completano il quadro della riflessione foucaultiana sulla storia della medicina una lezione tenuta al Collège de France nel 1978 e un'intervista del 1983 sulle strategie di governo della popolazione attraverso il potere medico. La medicina, avverte Foucault, "non deve essere rifiutata o adottata di per se stessa": essa fa parte "di un sistema storico, di un sistema economico e di un sistema di potere", le cui origini è quanto mai necessario indagare in un momento in cui la crisi prodotta dalla pandemia sembra aver incrinato l'alleanza tra salute pubblica e crescita economica.

La famiglia di Arlecchino
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Oldoni, Massimo

La famiglia di Arlecchino

Donzelli Editore, 23/09/2021

Abstract: Normandia, 1° gennaio 1091: in una notte di luna il prete Gualchelino sta tornando a casa dopo essersi recato presso un malato in una contrada lontana. All'improvviso sente un chiasso che s'avvicina: Gualchelino ha paura, cerca di nascondersi, ma qualcuno gli sbarra la strada…Comincia la più bella e incredibile storia vera del Medioevo. Giganti, Nani, Etiopi, demoni, morti redivivi, carovane di viandanti misteriosi, uomini, donne, animali, e poi paesaggi, caverne, grotte e incantesimi… Tutto in obbedienza ad Arlecchino, signore dell'impossibile e del fuoco, nell'immenso palcoscenico colorato della terra e del cielo dove si muove la sua interminabile Famiglia. Il libro racconta il drammatico circuito di emozioni che dall'antichità e dal Medioevo patiscono intrecci d'esistenze privi di certezze e intrisi di paure e rimorsi. Nella giostra delle apparizioni i protagonisti s'interrogano in un disperato colloquio sulla vita e la morte, in un incessante paesaggio di cortei, treni apocalittici all'intersezione di due mondi. E Gualchelino porta in faccia il segno fisico di quell'esperienza, dove diventano reali perfino le dimensioni di un immaginario che affollerà i sentieri, le strade e le piazze fino a recite grottesche. Un indimenticabile universo, abitato da chi riflette sulla vera destinazione dell'individuo oltre il tempo suo. Come se Gualchelino abbia visto le sorprendenti e complesse profondità di un Medioevo che svela il proprio abisso.

Le mappe della disuguaglianza
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Lelo, Keti - Monni, Salvatore - Tomassi, Federico

Le mappe della disuguaglianza

Donzelli Editore, 15/06/2021

Abstract: Quando si parla di Roma – come esempio per antonomasia di una realtà urbana complessa e stratificata, sintesi del difficile cammino delle metropoli in Europa e nel mondo – spesso si cade nella trappola dei luoghi comuni, della visione stantia di una città che non c'è più, dell'inconsapevolezza di come cambiano i cittadini e dove si spostano. Oggi, nell'era della connettività universale, una volta che ci si è allontanati dai percorsi più battuti, a Roma si può avere la sensazione di fare un salto nel buio e, un po' come accadeva ai navigatori del XV secolo (loro sì, per colpa di mappe inesatte), di imbattersi in nuove terre, piene di problemi ma anche di potenzialità. Il volume – costruito come un percorso che si snoda attraverso una dettagliata serie di mappe a colori – traccia una geografia delle disuguaglianze tra i quartieri della capitale in un confronto inedito e prezioso con le altre tre principali città metropolitane italiane: Milano, Napoli e Torino. Gli autori, mossi da un grande rigore scientifico e da una forte passione civile, ci restituiscono la complessità sociale e spaziale della capitale, mostrandone le tante sfaccettature e le disuguaglianze che la attraversano. Una complessità con cui occorre fare i conti e da cui ripartire. Come osserva Walter Tocci nel denso saggio a chiusura del volume, Roma offre di sé facce mutevoli, come un caleidoscopio, "dando la percezione dell'inesorabile disorganicità. Eppure, alle cangianti visioni di Roma sono legate anche le speranze per la sua rinascita". Accanto a Roma, dunque, e a confronto con Roma, altre grandi realtà: Milano, Napoli e Torino. Di queste quattro città metropolitane si passano al setaccio i quartieri e i comuni dell'hinterland su temi che interessano da vicino i cittadini: dai trasporti alla scuola, dal turismo all'ambiente, dalla sanità alla presenza di stranieri, e sui quali quotidianamente grava il peso delle disuguaglianze socio-economiche. Questi estesi territori urbanizzati, altamente diversificati, poco conosciuti e in continua evoluzione, necessitano di essere indagati a fondo con strumenti capaci di mettere a fuoco problemi, criticità e differenze. Per questo motivo, il lavoro non si limita all'analisi delle loro caratteristiche in termini aggregati, ma indaga le città attraverso indicatori con un livello di dettaglio territoriale molto più fine: le 155 zone urbanistiche di Roma, gli 88 nuclei di identità locale di Milano, le 94 zone statistiche di Torino e i 30 quartieri di Napoli. L'auspicio è che queste mappe siano consultate da tanti, ma soprattutto da quelli che le politiche le devono pensare e disegnare.

Città Sostenibilità Resilienza
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Martinelli, Nicola - Mininni, Mariavaleria

Città Sostenibilità Resilienza

Donzelli Editore, 08/06/2021

Abstract: Sono trascorsi sei anni dall'approvazione dall'accordo internazionale per l'adozione della Risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del settembre 2015 Trasformare il nostro mondo: l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, finalizzata all'adozione a livello globale dell'Agenda dello sviluppo per il prossimo quindicennio. Si è proposto allora un programma d'azione per le persone, il pianeta e la prosperità quale grande sfida globale, nonché indispensabile, per l'affermazione dello sviluppo sostenibile. Nei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs), nei quali l'Agenda Onu 2030 si articola attraverso 169 targets, si sancisce in modo inequivocabile il nesso tra condizioni di povertà e crisi ambientale del pianeta, tematizzando il rapporto attuale, sempre più stretto, tra i cambiamenti ambientali e le dissimmetrie sociali, innovando profondamente il concetto stesso di sviluppo sostenibile così come lo avevamo ereditato dalla sua prima definizione del 1987. Il volume raccoglie, con talune modalità inedite rispetto ai format editoriali consolidati della Siu, le riflessioni della XXII Conferenza nazionale della Società degli urbanisti, tenutasi a Bari e Matera, sulla questione delle responsabilità, delle competenze e degli strumenti dell'urbanistica italiana di fronte alle sfide lanciate dagli SDGs, partendo dal Goal 11, Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili e dalla sua articolazione in 7 targets, e mettendo alla prova la disciplina anche su altri Global Goals dell'Agenda 2030. La dimensione pratica e agente della disciplina, disposta a utilizzare nuovi processi cognitivi, e da sempre disponibile a contaminarsi con nuovi saperi, non può relegarsi solo nello spazio ristretto degli obiettivi in cui è chiamata a operare, ma, interfacciandoli e implementandoli, ne vuole individuare altri in cui ha competenza e può tornare ad essere utile e "a operare sul campo".

Storia di lotta e di anarchia in Calabria
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Bevilacqua, Piero

Storia di lotta e di anarchia in Calabria

Donzelli Editore, 22/06/2021

Abstract: I saggi che compongono questo volume offrono uno spaccato vivo ed eloquente della Calabria novecentesca, scossa da plurisecolari conflitti sociali e solcata da movimenti e lotte dotati di una dirompente potenzialità trasformatrice.Frutto di un lavoro di ricerca di un gruppo di studiosi guidati da Piero Bevilacqua, il libro ricostruisce in dieci storie, in gran parte ignote al grande pubblico, alcuni importanti episodi tragici del nostro passato per rendere giustizia ai protagonisti e consegnare alle generazioni che verranno una memoria anche emotiva delle vicende che hanno come protagonisti gli umili della nostra terra.Sono storie di ribelli, di donne coraggiose, di emarginati e sconfitti, da cui emerge la durezza delle condizioni di vita e di lavoro dei subalterni, ma soprattutto l'enormità dello sforzo di emancipazione e di riscatto che uomini e donne calabresi hanno dovuto sostenere nel corso del tempo per pervenire a una condizione mai definitiva di benessere e di dignità umana. Si va dalla vicenda drammatica dei salinari di Lungro, costretti a lavorare in condizioni miserevoli, alle lotte bracciantili di Casignana, che videro un durissimo scontro tra le forze fasciste emergenti e il movimento contadino locale, passando per la singolarissima figura di Giuseppe Zangara, l'uomo che tentò di assassinare il presidente americano Roosevelt, fino all'"incidente" in cui persero la vita cinque giovani anarchici, un vero e proprio attentato maturato nell'ambito della destra eversiva e che si va ad aggiungere all'infinita serie di vicende consimili che hanno segnato la storia italiana del Novecento. Le canzoni e le musiche di Francesca Prestìa – nel cd abbinato al volume – fanno da suggestivo commento sonoro a ogni saggio del libro, arricchendolo di speciali e appassionate vibrazioni emotive.

Agro pontino globale
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Stocchiero, Andrea

Agro pontino globale

Donzelli Editore, 14/06/2021

Abstract: Il nostro pianeta si trova a una svolta epocale e lentamente, forse troppo lentamente, ce ne stiamo accorgendo. Il cambiamento climatico, la pandemia e le crescenti disuguaglianze ci espongono a nuove grandi sfide. Le migrazioni sono uno degli aspetti di questo cambiamento. Sono un fenomeno strutturale, anche se si continuano a considerare come una emergenza. Di fronte a queste sfide la scuola è un ambiente educativo e sociale centrale per approfondire la consapevolezza del cambiamento e per immaginare il prossimo futuro. D'altra parte, le nuove generazioni digitali sono oggetto e soggetto dell'informazione echiedono di essere protagoniste con movimenti come quello di Fridays for Future.È in questo contesto che si è svolta la ricerca-azione del CeSPI sull'Agro pontino, con una indagine unica nel suo genere, interrogando i giovani studenti sul loro futuro, sullo sviluppo sostenibile, guardando in particolare al fenomeno dell'immigrazione e al ruolo della scuola. La ricerca-azione è stata parte attiva del progetto Get AP! Strategie per una cittadinanza globale dell'Agro pontino finanziato dall'Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo.

I fatti di Genova
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Proglio, Gabriele

I fatti di Genova

Donzelli Editore, 02/07/2021

Abstract: Vent'anni sono passati dal G8 di Genova, da quei giorni caldissimi del luglio del 2001 che hanno segnato la coscienza di diverse generazioni. Eppure, Genova rappresenta un tabù dal punto di vista storiografico: è stata oggetto di un complesso processo memoriale, che forse deriva dalla difficoltà di dare un senso a ciò che avvenne, tra lotta, resistenza e repressione. È tempo ormai di interrogare le memorie di chi partecipò, tentando di ricostruire l'eterogeneità delle piazze ed evitando di riprodurre narrazioni vittimali. A questo scopo, non vi è strumento più efficace della storia orale perché, come scrive Alessandro Portelli nella prefazione al volume, consente di vedere nell'evento non una massa indistinta ma un incontro di persone, con una storia e un nome, e, al contempo, ne espande i confini, trasformando l'evento accaduto in evento ricordato, senza fine né inizio. Gabriele Proglio pone le fonti orali in dialogo con il racconto mediatico di Genova, dando vita a una ricerca unica che ricostruisce i processi di memoria legati al G8, sulla base di decine di testimonianze di chi, in modi diversi, ha partecipato a quelle giornate. Un intreccio di memorie pubbliche e private da cui scaturisce un racconto potente: da un lato, la cronaca mediatica, che ha imposto nell'immaginario l'idea delle devastazioni operate dai black bloc e delle violenze delle forze dell'ordine; dall'altro, i racconti di chi ha preso parte, talvolta involontariamente, a ciò che nel ricordo diventa una vera e propria guerra. Anche le amnesie e i silenzi rientrano nella narrazione: la paura di raccontarsi, l'ansia di riportare al presente violenze efferate, l'angoscia di non essere compresi. Lo studio di queste memorie restituisce un quadro storico nel quale il G8 emerge come un evento periodizzante per la storia contemporanea, facendo di Genova "un luogo della mente e del cuore", come scrive ancora Portelli: "che ci fossimo o no allora, anche grazie a libri come questo, a Genova ci stiamo, adesso".

Le città sono la soluzione
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D'Antonio, Simone - Testa, Paolo

Le città sono la soluzione

Donzelli Editore, 23/06/2021

Abstract: Questo volume presenta al pubblico un viaggio nell'Italia delle grandi, medie e piccole città che, attraverso interventi capaci di migliorare la qualità della vita degli abitanti, hanno scelto di confrontarsi con altre realtà urbane europee. Un diario di bordo del percorso compiuto da amministrazioni e comunità che hanno saputo mettersi in gioco, per affrontare alcuni tra i temi di maggiore impatto dell'agenda politica europea. Le città sono i luoghi in cui avvengono le sfide principali del nostro tempo, ma anche quelli in cui emergono le soluzioni più interessanti, sviluppate in molti casi attraverso la collaborazione tra pubbliche amministrazioni e comunità locali. I processi di partecipazione civica contribuiscono in maniera decisiva a rendere le città italiane ed europee più sostenibili, più eque e produttive. È in tal senso che l'Europa ha supportato con numerosi programmi, come Urbact e Urban Innovative Actions, la realizzazione di una serie di azioni innovative, favorendo soprattutto la sperimentazione di politiche integrate capaci di promuovere lo sviluppo urbano sostenibile a partire dalle esigenze concrete delle persone. Negli anni del post-pandemia, l'avvio della nuova programmazione europea e il rilancio economico e sociale non possono prescindere da un'analisi dei risultati raggiunti dalle città, che si confermano parte della soluzione grazie a politiche e interventi che guardano all'Europa e favoriscono l'emergere di nuove capacità amministrative e civiche per affrontare le sfide del nostro tempo in maniera partecipata ed efficace. Le esperienze delle città italiane coinvolte nei programmi europei di innovazione urbana rappresentano dunque un patrimonio di conoscenze e di visioni utili per amministrazioni e comunità locali ma anche per urbanisti, attivisti ed esperti di politiche urbane che intendono replicare approcci di valore europeo per ripensare il futuro dei nostri contesti urbani.

Dante
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Took, John

Dante

Donzelli Editore, 09/06/2021

Abstract: Conoscere Dante significa conoscere la sua opera, ma anche conoscere la sua vita. Non solo gli eventi esterni – gli amori, l'attività politica, gli amici, i nemici, l'esilio – ma anche e soprattutto il suo percorso interiore, quell'universo ricchissimo che Dante sottoponeva a un continuo scandaglio, per verificare scelte, mettere in crisi vecchi convincimenti, saggiare nuove strade da percorrere. Perché Dante – come scrive Piero Boitani nell'Introduzione – "è il primo grande scrittore dell'Occidente a legare la sua poesia a ciò che ha vissuto, a fare poesia della vita, dei suoi sogni, delle sue idee, dei suoi sentimenti, dei suoi fallimenti". È da questo presupposto che muove John Took, dantista tra i più importanti a livello internazionale, che in questo lavoro racchiude i frutti di un'intera vita dedicata al poeta, offrendoci la ricostruzione di una grande biografia intellettuale ed esistenziale. Ed è questo sguardo particolare all'opera di Dante che consente a Took di non trascurare nulla, di tenere assieme tutto, anche le opere "minori", perché ogni singolo verso, ogni singola riflessione trova senso e acquista un nuovo significato all'interno di un percorso più ampio, quello del cammino di Dante alla ricerca di ciò che può dirsi veramente e profondamente umano. Così anche opere apparentemente distanti dalla dimensione biografica – come il De vulgari eloquentia – assumono una nuova luce, in quanto la questione linguistica e letteraria è sempre agganciata alla dimensione esistenziale, perché è questa la dimensione che conta. La ricerca personale di Dante diventa la nostra ricerca: costantemente rivolto a chi lo leggerà, soprattutto a quelli che "questo tempo chiameranno antico", Dante ci sollecita a dialogare con lui, a prendere posizione. A indagare nella maniera più seria possibile le pieghe più buie della nostra condizione, fiduciosi però di trovare la strada per quella "corruscazione", per quel sorriso dello spirito che rappresenta il vero destino dell'uomo.

L'Infinito e la Ginestra
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Cacciapuoti, Fabiana

L'Infinito e la Ginestra

Donzelli Editore, 20/04/2021

Abstract: Anche nella più nera disperazione, anche nei tempi in cui viviamo, in cui la nostra natura più vera e profonda è soffocata da un eccesso di razionalizzazione e di artificiosità, sopravvive nell'animo dell'uomo una forza insopprimibile, la forza dell'illusione, pronta a risorgere, e sulla quale è possibile fondare una società più giusta e nobile. È questo l'approdo cui arriva Leopardi attraverso un percorso ricco e complesso, in cui è possibile individuare due momenti emblematici: la prima stesura dell'Infinito, nel 1819 (anno terribile per Leopardi, in cui tocca gli abissi del vuoto esistenziale), e la scrittura della Ginestra, nel 1836 (quando la riflessione leopardiana si conclude trovando forse la sua forma poetica più compiuta). Tra le due tappe, un cammino affascinante – fatto di incontri e contrasti, di slanci impetuosi e ripiegamenti improvvisi, di invenzioni letterarie e prove filosofiche –, lungo il quale ci accompagna Fabiana Cacciapuoti, capace di mettere in risalto la straordinaria "modernità" di Leopardi, entrando nella scrittura e nel pensiero di un autore la cui interiorità tormentata, qui esplorata con grande finezza interpretativa, è essa stessa paradigma dell'inquietudine dell'uomo moderno. Ma quali sono queste illusioni tanto care al poeta di Recanati, così preziose da affidare ad esse la salvezza dell'uomo? Sono quelle che nel mondo antico erano sentite e vissute intensamente come valori: l'amore, l'amicizia, l'eroismo, la gloria, la magnanimità, la compassione intesa come capacità di sentire insieme. Sono le virtù che consentono all'uomo di convivere in maniera civile con il prossimo, di contribuire alla costruzione di una società il più possibile giusta ed equa, nobile e vitale. È un Leopardi "politico" quello che prende forma in queste pagine: il poeta sensibile, attento ai più sottili moti dell'animo, è in realtà costantemente proteso verso gli altri e sollecitato da una irriducibile passione civile. Inquieto, mosso da una forte spinta vitale, fermo in una strenua opposizione al destino, nel l'immagine della ginestra Leopardi trova finalmente un orizzonte: guardare senza infingimenti al deserto dell'esistenza, ma da questa consapevolezza aprirsi all'altro, di cui si condivide la sorte, e insieme su quel deserto ricreare un senso, fare risorgere quelle illusioni che costituiscono l'unico possibile nutrimento per la vita.

Diritti in città
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Laboratorio Standard

Diritti in città

Donzelli Editore, 20/05/2021

Abstract: Il decreto sugli standard è una delle norme fondamentali dell'urbanistica italiana. La sua emanazione, il 2 aprile del 1968, risponde all'intento di regolare la quantità minima di spazio urbano da destinare a servizi e attrezzature collettive: scuole, dotazioni sportive e per il gioco, parchi e giardini, centri civici e istituzionali, religiosi e culturali, presidî sanitari, aree a parcheggio. Si tratta di una norma che, nella sua semplicità, ha avuto implicazioni importanti nelle trasformazioni delle città italiane negli ultimi cinquant'anni, contribuendo a definire le relazioni tra territorio e diritti di cittadinanza, attraverso la costruzione di una riserva di suoli pubblici e la regolazione degli spazi preposti a garantire un'offerta adeguata di attrezzature per l'istruzione, la cultura, la salute, la socialità e la sicurezza. Il volume nasce dalla riflessione e dalla discussione promosse su questi temi tra il 2017 e il 2019 da un gruppo composto da ricercatori di differenti atenei (Laboratorio Standard), con un numero consistente di altri studiosi, professionisti e amministratori pubblici, nell'intento di mettere a valore e fare evolvere entro un quadro condiviso sentieri di ricerca teorica e operativa. Abbiamo scelto una postura orientata a osservare gli standard a partire dal loro lascito spaziale, un consistente deposito di città pubblica, di cui garantire cura, accessibilità, fruizione. Questo patrimonio, materiale e simbolico, è a nostro modo di vedere una delle leve da cui partire per aspirare a una rinnovata stagione di politiche per la rigenerazione dei contesti urbani contemporanei e per il welfare locale. Il volume si chiude con un testo propositivo (un Manifesto articolato in sette punti), il cui obiettivo è individuare alcune delle traiettorie possibili verso l'aggiornamento della norma e la sua applicabilità, oggi.

Insonnia
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Summers-Bremner, Eluned

Insonnia

Donzelli Editore, 18/03/2021

Abstract: Nelle nostre società iperattive e stressate, sempre più numerosi sono coloro che giunti al momento di andare a letto fanno fatica ad addormentarsi. È una condizione strettamente connessa alla svalutazione del sonno che la modernità, con la sua smania di produrre, ha inaugurato assieme alla progressiva erosione del buio, sempre più illuminato. La veglia notturna in passato non aveva una prevalente connotazione di frustrante incapacità, di attesa ansiosa; il più antico degli eroi, Gilgamesh, soffriva di insonnia per un eccesso di energia e di voglia di agire, e quanti sono i paladini delle antiche battaglie che la notte pregustavano il piacere dello scontro mattutino? Personaggio dopo personaggio, esempio dopo esempio, Eluned Summers-Bremner cuce in un unico variegatissimo patchwork le tante forme di insonnia che la letteratura di ogni epoca e civiltà ci racconta. Dall'antica Mesopotamia all'Iliade e l'Odissea, dalla Cina all'India, dall'Europa al Giappone. Attraverso una lettura godibilissima, andiamo alle radici dell'insonnia e scopriamo che l'arte, non meno della scienza, è stata lo strumento con cui l'uomo ha cercato nei secoli di comprenderla, descriverla e superarla. I medici e i filosofi del medioevo e del Rinascimento, per esempio, la consideravano un sintomo dell'innamoramento, della melanconia, e persino della possessione demoniaca. La medicina moderna invece tende spesso ad associarla a stati di sofferenza psicologica, da cui il sempre più diffuso ricorso ai farmaci. Ma come se la cavavano i nostri antenati? E cosa ne pensano della veglia e del buio le civiltà diverse da quella occidentale, figlia dell'Illuminismo? Pagine intriganti, piene di risposte.

Il cappello dell'imperatore
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Arisi Rota, Arianna

Il cappello dell'imperatore

Donzelli Editore, 06/05/2021

Abstract: Il collezionismo napoleonico cominciò all'alba del 19 giugno 1815 sul campo di battaglia di Waterloo e da allora non si è più fermato, contagiando per due secoli le personalità più disparate, da Lord Byron fino a Stanley Kubrick, che per il suo film mancato, quello appunto su Napoleone, realizzò una monumentale ricerca. Del resto, basta scorrere i cataloghi delle case d'aste e delle mostre per cogliere la persistenza del flusso emotivo, oltre che del valore economico, veicolato dai reperti del political drama più avvincente del XIX secolo. Ma gli oggetti ossessionarono lo stesso Napoleone, il quale nel testamento elencò gli effetti personali che desiderava fossero consegnati soprattutto al figlio: oltre a oggetti prevedibili come armi, uniformi e libri, orologi e argenteria varia, anche una collezione di tabacchiere, e poi il lavabo della camera da letto, un bidè d'argento dorato, i letti e i materassi usati a Sant'Elena, sino alla biancheria intima. Nel 1821 fu il suo corpo a diventare oggetto di culto: maschere funebri e presunti calchi di dita circolarono in una capillare operazione di commercializzazione e giunsero fino nelle Americhe, proiettando oltre oceano il mito innescato dalla nostalgia borghese e dal rimpianto dei veterani. Tra memoria, feticismo e necrofilia, il volume racconta il fenomeno di merchandising destinato al pubblico globale assetato di tracce materiali legate alla persona e al privato di Napoleone. Fiume carsico carico di simbologia, la cultura materiale napoleonica incentrata sui resti, sulle reliquie e sui cimeli fornisce consistenza tattile e visiva al mito, capace così di rinnovarsi in una "geografia del desiderio" globale e senza tempo. Nel bicentenario della morte dell'imperatore dei francesi, questo libro, arricchito da un curioso apparato iconografico – in cui il lettore potrà scoprire alcuni "feticci" dell'epopea –, porta l'onda lunga dell'epica napoleonica sino ai nostri giorni, dimostrando quanto essa ancora ci appartenga.

Interminati spazi
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Folin, Alberto

Interminati spazi

Donzelli Editore, 31/05/2021

Abstract: I quindici versi più celebri della poesia italiana, e tra i più grandi della lirica di tutti i tempi, che continuano a incantare e soprattutto a stimolare domande, interpretazioni, a porre questioni: sono i versi dell'Infinito, che Giacomo Leopardi scrisse nel 1819, ma su cui tornerà con qualche aggiustamento negli anni successivi, fino alla versione definitiva data alle stampe con l'edizione Starita dei Canti del 1835. La tensione poetica e filosofica che si sprigiona da questa lirica giovanile attraversa tutta la meditazione leopardiana sia in versi che in prosa e giunge fino a noi, con un'evidenza che ancora ci interroga, costituendo la soglia che apre alla poesia contemporanea. Prima definito un idillio, poi invece un canto, L'infinito concentra in pochi versi – uno solo in più rispetto a quelli di un sonetto – le grandi domande che assillano l'uomo contemporaneo, oltrepassando ogni artificiosa distinzione dei saperi: ancora oggi, come scrive Alberto Folin nel saggio introduttivo al volume, questa lirica "offre al lettore moderno una straordinaria gamma di possibilità interpretative, non solo sul piano critico e filosofico, ma anche su quello delle scienze umane e di quelle cosiddette "esatte"". Dalla letteratura alla filosofia, dall'antropologia all'astrofisica, dall'orientalistica alla teologia, dalla matematica alla musicologia, per la prima volta grandi specialisti delle diverse discipline mettono alla prova il proprio sapere per sviscerare da questi versi la straordinaria fecondità di significati e stimoli che racchiudono. La riflessione – che trae occasione da un convegno organizzato a Recanati dal Comitato nazionale per le celebrazioni del bicentenario dell'Infinito – si apre così letteralmente verso "interminati spazi", chiamando in causa il senso stesso dell'essere umano e del suo destino.

Magnifici salvadanai fruttiferi
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Sanna, Francesco

Magnifici salvadanai fruttiferi

Donzelli Editore, 25/05/2021

Abstract: La storia di una banca è inevitabilmente anche quella del territorio su cui agisce e degli attori economici e politici che la animano. La sua azione è al tempo stesso specchio e motore delle dinamiche, non solo economiche, che la attraversano. La storia delle due Casse di risparmio di Padova e di Rovigo, entrambe fondate nel 1822 e unitesi nel 1928, rappresenta un interessante punto di vista sugli ultimi due secoli della vita socioeconomica e politica delle due province coinvolte, ma offre anche spunti di riflessione a ben più ampio raggio. Per l'ammontare dei suoi depositi la Cariparo arrivò a essere la quarta o quinta cassa di risparmio italiana, e spesso fece da capofila a livello nazionale nell'instaurare rapporti con i consorzi agrari, con gli enti assistenziali e con gli istituti di credito omologhi. Dopo una lenta fase di preparazione, durata circa un secolo, essa visse il suo periodo più fulgido nei cinquant'anni a cavallo fra il 1918 e il 1968, rendendosi protagonista della modernizzazione delle due province, monopolizzando il credito agrario e costituendo un punto di riferimento imprescindibile per le principali imprese del territorio. La ricerca di Francesco Sanna non manca di illuminare anche gli aspetti più squisitamente politici, il cui punto dirimente risiede nella questione delle nomine nel consiglio di amministrazione: l'evoluzione di queste norme ben riflette i più rilevanti momenti di svolta della storia politica italiana e dimostra la centralità di questo tipo di istituto di credito nei rapporti fra potere locale e nazionale. Utilizzando un vasto materiale d'archivio per la maggior parte inedito, questa ricerca, che vede la luce proprio in concomitanza col bicentenario della nascita delle casse di risparmio in Italia, intende valorizzare la storia degli istituti di credito locale in un paese dove sono tradizionalmente molto diffusi e potenti, ma non altrettanto studiati.

Antropologia culturale. Un'introduzione
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Castellani, Alessandra

Antropologia culturale. Un'introduzione

Donzelli Editore, 23/04/2021

Abstract: Tramite uno stile chiaro, scorrevole e allo stesso tempo documentato, il libro di Alessandra Castellani si presenta come un'introduzione all'antropologia culturale che aiuta a riflettere sul carattere simbolico e culturale alla base dell'agire umano. L'opera, ripercorrendo le tappe più importanti del pensiero etnografico e antropologico, analizza il cammino della disciplina con un'attenzione costante alla contemporaneità. Al centro dell'antropologia è il tema della conoscenza dell'altro, ma anche della sua "costruzione", cruciale nella società occidentale (basti pensare al movimento #metoo o alle proteste di Black Lives Matter). Il libro racconta le teorie riguardanti i concetti come etnia ed etnocentrismo, ragionando sulle eventuali correlazioni con il razzismo e l'antisemitismo. Inoltre, vengono esaminate le diverse correnti di pensiero che si sono sviluppate nel corso del tempo all'interno di differenti contesti politici, culturali, sociali ed economici, a partire dai primi antropologi evoluzionisti, come Edward Tylor e James Frazer. L'antropologia del Novecento si costituisce attraverso gli studi sul campo di antropologi "mitici" come Bronisław Malinowski tra i nativi del Pacifico occidentale, Margaret Mead tra le adolescenti a Samoa o Claude Lévi-Strauss in Amazzonia. La contemporaneità viene affrontata sulla base delle teorie postcoloniali e delle riflessioni, tra gli altri, di Arjun Appadurai, Homi Bhabha, Gayatri Chakravorty Spivak sul ruolo dell'Occidente e sull'emergere di nuovi assetti geopolitici. Infine, si pone particolare attenzione alle teorie legate al genere, a partire dagli studi pioneristici di Gayle Rubin e dalle proteste femministe e della comunità gay nei tardi anni sessanta e settanta fino ad oggi.

Nelle mani del popolo
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Romanelli, Raffaele

Nelle mani del popolo

Donzelli Editore, 29/03/2021

Abstract: La Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789, con il motto "Liberté égalité fraternité" svetta come un pinnacolo a indicare l'orizzonte della modernità. Per decifrarne i segni, Raffaele Romanelli inizia con lo scomporre i termini della trinità, rivelandone le interne tensioni: la libertà dialoga con il bisogno di ordine ed entra in conflitto con l'uguaglianza, la quale genera tirannia giacobina, ma alimenta anche le forme della democrazia. A sua volta, la fraternità, variamente declinata come solidarietà o cooperazione, plasma i socialismi. Prima ancora, già nella Rivoluzione la fraternità appare anche come coesione nazionale, germe di guerre infinite. Una volta divenuto universale, il suffragio genera cesarismi e populismi che scuotono le fragili fondamenta delle democrazie. Dopo le catastrofi totalitarie della prima metà del Novecento, le Dichiarazioni universali dei diritti recuperano i principî dell'Ottantanove e la democrazia sembra affermarsi come paradigma universale della politica. Ma, ancora una volta, il fiume della storia segue percorsi tortuosi, imprevisti. Quando le Dichiarazioni dei diritti si estendono al mondo, molti ne rifiutano le basi individualistiche a favore di valori comunitari; alcune culture, con l'eguaglianza dei soggetti, negano quella dei generi, proprio quando in Occidente l'eguaglianza faticosamente conquistata dalle donne le porta ad affermare il valore della differenza. Negli spazi di un mondo ormai globale, mentre esplodono scontri di religioni, di generi, di etnie, mentre si evolvono gli originali diritti umani, di prima, di seconda, di terza generazione, mentre multiculturalismo e politiche identitarie sembrano dissolvere il soggetto dell'Ottantanove, la stessa convenzione democratica rivela le sue antinomie originarie generando le odierne "democrazie illiberali".