Trovati 1367 documenti.
Trovati 1367 documenti.
Corso di greco biblico : fonetica, morfologia e note di sintassi / Elisa Chiorrini
Milano : TS Edizoni, 2022
Analecta ; 93
Abstract: Nel corso della prof.ssa E. Chiorrini confluisce e trova adeguata sintesi il desiderio, più che l'ambizione, di introdurre gli studenti a un metodo di studio capace di orientare la lettura di un testo greco non fondato sull'apprendimento mnemonico (anch'esso essenziale), ma imperniato principalmente su una tecnica di analisi, che dalle parole si allarga gradualmente alla proposizione e a periodi semplici e complessi. Il volume si compone di un capitolo di note introduttive e di venti unità, dedicate alla presentazione delle principali nozioni di fonetica, all'esposizione graduale e completa della morfologia e a un'introduzione ai principali argomenti di sintassi. Ogni unità termina con la presentazione del lessico da memorizzare e con alcuni esercizi. Chiudono il volume degli schemi di riepilogo, utili sia per la consultazione, come gli elenchi di congiunzioni o particelle, sia per la riorganizzazione delle nozioni apprese, come le tabelle delle desinenze nominali e verbali o quelle della coniugazione, i paradigmi dei verbi studiati, con l'indicazione dell'attestazione dei vari tempi e diatesi nel greco biblico, e un lessico italiano-greco.
2. ed
Firenze : Le Monnier, 1930
Greco : grammatica / [Bijoy M. Trentin]
Milano : Alpha Test, copyr. 2002
2. ed
Roma : Società biblica britannica e forestiera, 1994
Antigone ; Edipo re / Sofocle ; traduzione e note di Franco Ferrari ; prefazione di Eva Cantarella
[Milano] : Corriere della sera, [2012]
I classici del pensiero libero ; 3Greci e latini
Milano : Rizzoli, 1982
Abstract: Agave porta, infissa in cima a un tirso, la testa del figlio Penteo che le sue compagne hanno fatto a pezzi: la vuole consegnare a Bacco in segno di vittoria. «A lui porta un trionfo fatto di pianto», fa dire Euripide al servo che racconta ciò che ha visto accadere sul Citerone. Invasata, Agave non sa che ciò che brandisce come un trofeo è il capo sconciato del figlio, e il momento nel quale lo capisce costituirà una delle più tremende scene di riconoscimento della tragedia antica. Le "Baccanti" erano iniziate con Dioniso che annunciava di volersi rivelare come dio in Tebe, di desiderare il riconoscimento e la venerazione. Li ottiene a prezzo di un sacrificio immane, che immola la ragione sull'altare della follia, e precipita l'intera stirpe di Cadmo nella disgrazia. In questa tragedia, l'ultima prodotta dal grande teatro del V secolo a.C., e l'ultima, probabilmente, composta dall'autore prima della morte (fu messa in scena ad Atene dal figlio), Euripide «ripropone in modo emozionante e terribile quello che era stato uno tra i temi fondamentali del suo teatro, cioè il conflitto tra ragione e irrazionale». Al suo centro si trova infatti la follia scatenata delle menadi, che infuria sulla montagna, con le donne che, cinte di pelli maculate, inghirlandato il capo di edera, brandendo il tirso nelle mani, si abbandonano a danze furibonde al suono di flauti e tamburelli. «Cos'è mai la saggezza?» si domandano le baccanti del Coro: «quale il dono più bello degli dèi ai mortali?» La loro risposta è spesso sibillina, paradossale: «Non è sapienza il sapere». Le "Baccanti" discutono il tema della sophia in modo insistente, con tutta l'urgenza che il fenomeno culturale e religioso del dionisiaco - superbamente illustrato dal curatore - richiede. «Molti sono gli aspetti delle cose divine, molte cose gli dèi realizzano contro ogni speranza» conclude il Coro, qui come in altre tragedie di Euripide, «ciò che si attende non si compie, dell'inatteso il dio trova la strada.».
[Milano] : Bompiani, 2009
Abstract: Giuseppe Tornasi di Lampedusa, nel suo Gattopardo, scrive che il principe Salina, in una delle sue riflessioni, pensò ad una medicina scoperta da poco negli Stati Uniti d'America, che permetteva di non soffrire durante le operazioni più gravi, e di rimanere sereni fra le sventure. E soggiunge: Morfina lo avevano chiamato questo rozzo sostituto dello stoicismo antico.... È uno splendido paragone, che meglio di qualsiasi altro illustra analogicamente l'essenza del messaggio stoico: esso vuole essere appunto il farmaco spirituale che lenisce i dolori e che permette la serenità anche nelle sventure. Epitteto (ca. 50-1 38 d.C), lo schiavo-filosofo, più e meglio di qualsiasi altro stoico del mondo antico, ce lo ha dimostrato in queste splendide pagine che hanno avuto, nella storia dell'Occidente, una delle più grandi fortune che siano toccate a scritti di filosofia. Il filosofo frigio riesce, in effetti, a toccare il fondo del problema e a scoprire ciò che può rendere libero e felice, oppure schiavo ed infelice l'uomo. Le cose - egli insegna - si bipartiscono in due grandi classi: quelle che dipendono da noi e quelle che non dipendono da noi. Abbiamo il potere solo sulle prime e non sulle seconde, e di conseguenza dobbiamo comportarci. Purtroppo le cose che alla moltitudine interessano e per cui vanamente i più si battono sono proprio le seconde: donde i mali - tutti i mali senza distinzione - di cui soffre l'umanità.