Trovati 3107 documenti.
Trovati 3107 documenti.
Tiguri : ex officina Heideggeriana, 1735-1743
Bibliographia franciscana : principaliora complectens opera ...
Roma : Istituto storico dei cappuccini, [1942?]-
L'assunzione di Maria Vergine e la mente di s. Alfonso / Alfonso M. Santonicola
Paoline, 1950
Favole / Fedro ; introduzione, traduzione e note di Fernando Solinas
A. Mondadori, 1992
Abstract: Raccolta di 93 favole.
Bucoliche / Virgilio ; a cura di Marina Cavalli
Milano : A. Mondadori, 1990
Oscar classici greci e latini ; 50
Milano : A. Mondadori, 1989
Oscar classici greci e latini ; 33
Il fato / Marco Tullio Cicerone ; introduzione, traduzione e note di Francesca Antonini
4. ed
[Milano : Rizzoli], 2006
La natura divina / Marco Tullio Cicerone ; introduzione, traduzione e note di Cesare Marco Calcante
6. ed
[Milano : Rizzoli], 2007
Carmina : il libro delle poesie / Catullo ; a cura di Nicola Gardini ; nuova traduzione in versi
Feltrinelli, 2014
Abstract: Tra i classici della latinità Catullo è quello che suscita più simpatia tra gli studenti. Batte lo stesso Virgilio, perché, per quel poco che se ne legge, non è troppo difficile, e parla, almeno pare, di sé, raccontando situazioni non astruse, sentimenti e rabbie condivisibili, che tutti, anche a sedici anni, abbiamo sperimentato in qualche misura. Quando invita se stesso a farsi forza, a non ricadere nella sciocca illusione, suona familiare come Leopardi. Ed è tanto breve ed espressivo, come nel distico di odi et amo, da lasciare tracce anche nella memoria del più svogliato dei liceali. Finalmente, pare, un poeta 'normale', che se la sua donna va a letto con un altro gli sale il sangue alla testa e, se gli muore il fratello, piange; e a Giulio Cesare dà del finocchio... Appunto. A frugare tra i versi di Catullo, spunta pure il latino che nessuna grammatica ti insegna, la lingua del sesso, le parolacce; i doppi sensi. Quel passero, per esempio..." (Dall'Introduzione di Nicola Gardini)
Medea / Blossio Emilio Draconzio ; a cura di Fabio Gasti
La Vita felice, 2016
Abstract: Medea è una delle figure mitologiche femminili più note. Il mito di Medea e Giasone contiene diversi elementi interessanti per i lettori che verranno esaltati dalla maestria poetica di Draconzio e dalla sua capacità di avvincere il lettore con uno stile espressivo e prezioso. Al contrario di altri autori, Draconzio non ricava Medea da un'opera precedente, ma crea una versione originale. La sua Medea bene rappresenta il gusto di un'epoca e il modo di lavorare con i classici da parte dei letterati. Il pubblico di Draconzio doveva provare piacere nel leggere un prodotto di tradizione ma insieme innovativo, capace di riproporre una storia nota in modo gradevole e a tratti sorprendente, sia per contenuto che per stile. Il poeta-retore raggiunge così egregiamente il suo scopo
Epigrammi erotici / Marco Valerio Marziale ; a cura di Angelo Pellegrino
Milano : La Vita Felice, 2014
Saturnalia ; 32
Abstract: Gli epigrammi di Marziale sono sempre stati circondati da pregiudizi per il loro linguaggio schietto quasi fino alla brutalità. Ma come sono i suoi famigerati versi erotici e lascivi? Che genere di eros trasmettono al lettore d’oggi, abituato a tante forme di letteratura erotica? In questi brevi e fulminanti componimenti Eros non è più un dio, è già porno senza però essere ancora satanico e maledetto. Satana ancora non c’è, e neanche De Sade, l’oscenità stessa non è mai turpe ma diretta e decisa, senza mezzi termini o chiaroscuri. È vitalità piena, rotonda, sfrontata e geniale. Non suscita mai il disgusto, ma semmai la risata. È comica e scurrile, mordace e surreale. Marziale ha portato il genere dell’epigramma al suo vertice, ne ha fatto un genere romano e gli epigrammi erotici sono il segno più caratteristico e intramontabile della sua arte. Viene presentata per la prima volta un’unica raccolta che comprende l’intero corpus erotico del più moderno degli autori latini, nella versione di Angelo Pellegrino (traduttore della Lettera sulla felicità di Epicuro).
2. ed.
La Vita felice, 2016
Abstract: "Habes, Serene carissime, quaepossint tranquillitatem tueri, quae restituere, quae subrepentibus uitiis resistant" così Seneca chiude il dialogo scritto all'amico Anneo Sereno che, confessandogli di essere assalito dal vizio dell'incostanza, chiedeva una cura ai suoi mali. Ma Seneca, medico dell'anima, rivolge questa sua opera, una delle più armonizzate e compiute del corpus, a tutti gli uomini affetti dalla stessa malattia di Sereno: quale consigliere di Nerone, all'apice del successo e della carriera politica, da anni al vertice della società romana, il prosatore-filosofo latino ben conosceva (e altrettanto bene sapeva descrivere) l'inquietudine dei suoi contemporanei divisi tra ambizione pubblica e desiderio del ritiro, amore dell'opulenza e aspirazione alla temperanza, noia della vita e timore della morte, orgoglio di appartenere alla classe dirigente della civiltà padrona del mondo e coscienza della caducità propria di ogni essere umano (soprattutto se sottoposto all'arbitrio di un signore assoluto). A costoro Seneca rivolge un invito alla moderazione, allo sforzo verso un difficile equilibrio psicologico che possa resistere alle trepidazioni offerte dalla vita di ogni giorno e garantire una tranquillitas il più durevole possibile; un obiettivo ambizioso, eroico nella sua apparente modestia, che ricorda al lettore come Seneca continui a essere direttore di anime anche quando sembra smorzare un po' i toni e moderare il rigore di maestro stoico.
Ciris / pseudo Virgilio ; a cura di Pierluigi Leone Gatti
La Vita felice, 2010
Abstract: La "Ciris" è uno dei poemetti contenuti nella cosiddetta "Appendix Vergiliana", una silloge di componimenti che ha destato un secolare interesse negli studiosi in ragione della presunta paternità virgiliana. La "Ciris" è uno dei due epilli (piccolo poema epico) latini pervenuti, tuttavia presenta delle peculiarità che ne fanno un unicum nella storia della letteratura europea.
La suocera / Terenzio ; a cura di Massimo Rossi
La Vita felice, 2019
Abstract: Publio Terenzio Afro, un liberto di origine africana, nacque a Cartagine intorno al 185 a.C. e fu portato a Roma come schiavo dal senatore Terenzio Lucano, che successivamente lo affrancò. Partecipò al clima di rinnovamento culturale promosso dal cosiddetto circolo degli Scipioni che diffondeva a Roma la cultura greca e favoriva un vivace dibattito che molto contribuì al processo di crescita della cultura e della società romana. Terenzio, pertanto, imprime ai personaggi delle sue fabulae (La donna di Andros, II punitore di se stesso, L'eunuco, La suocera, Formione, I fratelli) un carattere decisamente nuovo, in linea con gli ideali di humanitas auspicati per la società del futuro, e scava nelle loro emotività, mettendo in luce le risorse interiori e le debolezze, nel rispetto della persona e della dignità dell'individuo.
La brevità della vita / Lucio Anneo Seneca ; a cura di Stefano Costa
La Vita felice, 2016
Abstract: "Vivete come se foste destinati a vivere sempre, mai vi sovviene la vostra fragilità, non badate a quanto tempo ormai è trascorso; disperdete come da una misura piena e abbondante, mentre intanto quello stesso giorno che è donato a qualche persona o faccenda forse è l'ultimo. Temete tutto come mortali, desiderate tutto come immortali."
Lettera sul suicidio / Lucio Anneo Seneca ; a cura di Silvia Stucchi
Bologna : EDB, 2018
Lampi d'autore
Abstract: Nelle "Epistulae ad Lucilium" di Seneca si alternano lettere più brevi e altre che si configurano come brevi trattati sotto forma epistolare. Tra queste ultime spicca la lettera 70, piuttosto corposa con i suoi ventuno paragrafi, che sviscera l'idea, tipicamente stoica, secondo la quale la vita non è sempre, di per se stessa, degna di essere vissuta. Anzi, secondo la concezione etica tipica dell'élite romana, fortemente intrisa di stoicismo, ognuno è libero e deve sapere porre fine alla propria esistenza in una serie ben precisa di circostanze: quando, per esempio, si è afflitti da una malattia incurabile, nel caso del "taedium vitae" (espressione che potremmo quasi far corrispondere al moderno concetto di «depressione») o in tutti i casi in cui la dignità dell'individuo, o la sua libertà, sono definitivamente e senza speranza minacciate o stroncate. Questo aspetto dell'autodeterminazione del saggio - uno dei punti di divergenza più interessanti tra la filosofia stoica e il cristianesimo, per tanti altri versi invece assimilabili -, si rivela di grande attualità anche nell'odierno dibattito etico-politico.
Venezia : Marsilio, 2019
Letteratura universale Marsilio ; 376
Abstract: Nel 66 a.C. Cicerone è pretore e pronuncia il primo discorso pubblico della sua carriera, dopo aver già riportato negli anni precedenti importanti successi in tribunale. L'occasione è offerta dalla proposta di legge del tribuno della plebe Gaio Manilio di attribuire a Pompeo un comando straordinario nella guerra contro Mitridate, l'inafferrabile re del Ponto che da più di vent'anni teneva Roma in scacco minacciando i suoi domini in Oriente. Cicerone prende la parola a sostegno della legge, inserendosi in un acceso dibattito politico tra i più convinti difensori delle prerogative del senato e quei gruppi sociali - popolo e ceto equestre - che reclamavano un uomo solo al comando per porre fine alla grave crisi economica provocata dal protrarsi del conflitto mitridatico. Nel celebrare Pompeo, Cicerone ritrae l'uomo "divino", il comandante ideale più volte artefice della salvezza di Roma, la figura nella quale l'indiscusso primato militare si sposa con le più alte doti di humanitas. Con un discorso dalla prosa fluida e brillante, in cui lo scorrere dell'argomentazione lascia ampio spazio alla riflessione teorica sull'economia e sul buon governo dell'impero, Cicerone contribuì in maniera determinante all'approvazione della legge, assicurandosi l'appoggio di Pompeo per la sua corsa al consolato: appena tre anni dopo, proprio a Cicerone sarebbe toccato di mettere in salvo la res publica dalla mortale minaccia di Catilina. Introduzione di Gianluigi Baldo.