Trovati 63289 documenti.
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Einaudi, 18/10/2013
Abstract: Quindici narrazioni di una quindicina di pagine ciascuna, una meraviglia al quadrato, per la prima raccolta di racconti di Alice Munro, uscita nel 1968. Nel racconto Il cowboy della Walker Brothers è il rapporto tra padre e figlia a dominare i pensieri della bambina, fiera del privilegio di attraversare il territorio con un uomo disposto a portarla con sé, ma deciso a lasciarla sulla soglia del proprio mistero. Lo studio incomincia con queste parole: "La soluzione alla mia vita mi venne in mente una sera mentre stiravo una camicia". È la soluzione woolfiana della "stanza tutta per sé", nel cui quieto silenzio si dovrebbe poter rimediare la libertà necessaria alla scrittura. Ma un intruso cortese si intromette in quella solitudine come un pensiero molesto, come il tarlo di un'inadeguatezza e il presagio della futura domanda: Chi ti credi di essere? Quasi in risposta, Munro afferma che La pace di Utrecht fu "la prima storia che dovevo assolutamente scrivere", lo spartiacque artistico dopo il quale "mi resi conto che alcune cose dovevano essere scritte da me". Ad esempio la fuga, o meglio le molteplici fughe, da un mondo, da una lingua materna, che il morbo di Parkinson ha reso fonte di imbarazzo, dal dovere di esserci in conflitto con il desiderio di andare. Nel racconto, il conflitto si inscrive nelle vite parallele di due sorelle: Maddy, che è rimasta, e Helen, che ha fatto dell'andare via l'inizio di un affrancamento e la condanna a un ritorno inconsumabile. In Danza delle ombre felici l'anziana maestra di pianoforte Miss Marsalles si ostina a invitare le madri dei suoi allievi a un noioso saggio di fine corso. Il prestigio dell'insegnante si è andato ridimensionando come le case in cui abita, e quel rinfresco estivo ha ormai assunto i contorni di un rito doveroso e snervante. All'improvviso tuttavia accade che l'impensabile si manifesti con un inatteso scampolo di perfezione musicale. Lungi dall'essere salvifico, il modesto miracolo avrà come unico effetto quello di strappare il tessuto grigio di una comunità infeconda, ora turbata da un dono che è incapace di ricevere. Susanna Basso
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Einaudi, 18/09/2012
Abstract: Il Ciotta-Silvestri blog si trova qui. *** La prima guida all'uso personale del cinema. Di tutto il cinema. Da quello mai visto o dimenticato al grande successo planetario. Da Hollywood a Dakar, da Hong Kong a Cinecittà, di serie A e di serie Z, in nitrato d'argento o digitale. Una mappa geografica ed emozionale del cinema, suddivisa per generi. ° Cartoon ° Cinema autonomo ° Commedia ° Cult ° De-generato ° Documentario ° Drammatico-Biografico ° Epico-Storico ° Fantascienza-Fantasy ° Giallo-Noir ° Guerra ° Horror ° Melodramma ° Musica(l) ° Muto ° Teenager ° Western
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Einaudi, 15/10/2013
Abstract: È un'esistenza inimmaginabile fuori dai confini della letteratura quella che Hemon ci consegna in questo libro: troppo densa e straordinaria per essere declinata al singolare. Nelle sue vite la realtà esplode a ogni passo; lo sorprende, sconvolge, supera. Eppure lui la sa ricomporre in una serie di testi autobiografici riuniti secondo un'intima cronologia che li rende ancora piú eloquenti e interrelati. Dalla nascita della sorella, che lo costringe a rivedere i confini del proprio io, alla scoperta del mondo oltre i confini della "terra promessa del socialismo" durante uno sfortunato quanto esilarante viaggio in Italia; dai progetti magniloquenti e ingenuamente sovversivi partoriti con un gruppo di artistoidi nella Sarajevo socialista, allo shock di vedere il proprio mentore trasformarsi in mostruoso braccio destro di Karadzic; da un soggiorno di studio negli Stati Uniti divenuto esilio involontario, al ritorno nella Sarajevo post-assedio dove "era tutto straordinariamente diverso da quello che avevo conosciuto e tutto straordinariamente uguale a prima" - in ciascuna di queste stazioni Hemon tallona il proprio vissuto, orchestrando una cosmogonia di personaggi (fumettisti serbi in preda al panico da palcoscenico, taxisti rovinati dal vizio degli scacchi, calciatori animati da una vocazione apostolica) che con la loro forza terrena controbilanciano un orizzonte impietoso, e dai quali distilla una dimensione narrativa che gli consente di "estendere se stesso" e forse di "capire quello che mi è difficile capire". Lo strumento primo di conoscenza per Hemon resta però la lingua. E qui la lingua è intransigente, informa il caos, disegna simmetrie sottili; non per una preoccupazione estetica, bensí con l'intento di stabilire connessioni, fare emergere analogie tra mondi e persone differenti. A essa, giunto all'ultima stazione, l'autore si affida nel tentativo di comunicare un'esperienza per cui ottusamente diciamo che "mancano le parole"; e quando quelle esatte e gelide della medicina sembrano non bastare piú, quando il dolore lo spinge ad ammettere che "ciò che è difficile da immaginare è difficile da ricordare", il racconto si allenta e scioglie nel linguaggio della pura empatia. Maurizia Balmelli *** "Il libro delle mie vite è scritto con la forza irreprimibile dell'umano. Vi farà riflettere, ridere, piangere, e ricordarvi di voi. Se non avete mai letto Hemon, preparatevi a lasciare che la vostra visione del mondo si spalanchi". Jonathan Safran Foer *** "Diciamocelo, Aleksandar Hemon è il piú grande scrittore della nostra generazione". Colum McCann
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Einaudi, 16/07/2013
Abstract: "Dire che il nuovo appassionante libro di Donald Antrim dà conto del dolore di avere una madre ferocemente alcolizzata, violenta e carismatica potrebbe farlo apparire come un memoir convenzionale. Ma La vita dopo non assomiglia a nient'altro. [...] Una lettura obbligata per chi sia ossessionato dagli inquieti fantasmi di coloro che si amano di più". "People" *** "Il miglior libro che Antrim abbia mai scritto". Joan Acocella, "The New York Review of Books" *** A cinque anni di distanza dalla morte della madre Louanne per una malattia polmonare causata da una vita di eccessi alcolici e tabagici, Donald Antrim guarda dentro; dentro la sua storia, la sua famiglia, il suo rapporto con la madre, polo eccentrico ed egocentrico del suo universo. Ne nasce un memoir bizzarro e struggente, ora dolorosamente poetico ora amaramente comico, che non procede secondo un ordine lineare ma per balzi temporali e logici, alla maniera dei ricordi. E, come nei ricordi, il fuoco non sempre cade là dove sarebbe prevedibile. L'obiettivo della memoria si stringe su un dettaglio inatteso, gli guadagna il campo intero, sfuma il quadro circostante. Così: "partendo da questo presupposto - la storia di mia madre e di me, di mia madre in me - cercherò di raccontare un'altra storia, la storia del mio tentativo, nelle settimane e nei mesi che seguirono la sua morte, di acquistare un letto". La galleria di queste storie "altre" è varia e magistralmente tratteggiata. Include, appunto, la scelta e l'acquisto di un letto Dux modello extra-lusso, e poi la sovrabbondanza babelica del bagagliaio di un'auto, la ricerca di un quadro-graal di assai dubbio valore, il giallo irrisolto di un doppio testamento, un kimono di seta zavorrato di bisogni; tutte storie in sé conchiuse, apparentemente autonome. Eppure tutte, per potenza evocativa, o trascinante arguzia, per dilatazione del particolare, o pregnanza del simbolo, puntano dritte al cuore di quel che non dicono: lo strazio di un figlio più volte orfano, con la fortuna e la sfortuna di saper spostare la perdita e metterla in formidabili parole. Il quadro torna a fuoco tutto intero e s'imprime nella mente e nel cuore. Difficile staccarsene, dopo.
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La Prima guerra mondiale. Dodici punti di svolta
Einaudi, 28/05/2013
Abstract: A un secolo dall'assassinio dell'arciduca d'Austria Francesco Ferdinando, le ripercussioni del devastante conflitto mondiale che ne seguí durano ancora oggi. In questo suggestivo saggio, lo storico Ian Beckett isola dodici eventi cruciali della prima guerra mondiale. Soffermandosi su episodi sia celebri sia pressoché dimenticati, l'autore racconta la storia della Grande Guerra da una prospettiva inedita, sottolineando di volta in volta il ruolo del caso come quello della strategia, episodi giganteschi come solo apparentemente poco rilevanti, la dimensione sociale come quella militare e l'evento di lungo periodo come quello che esaurisce rapidamente la sua portata storica. La prima guerra mondiale adotta una prospettiva globale, accompagnando il lettore dai campi belgi intenzionalmente inondati per arrestare l'avanzata tedesca alle immagini della tragica battaglia della Somme proiettate nei cinematografi inglesi, dall'idealismo della Washington di Thomas Woodrow Wilson alla catastrofica offensiva tedesca del Lys, nel 1918. La guerra è di per sé un enorme agente di trasformazione, ma Beckett ci mostra che gli sviluppi storici piú significativi non si verificarono solo sui campi di battaglia o nei palazzi del potere, bensí anche nei cuori e nelle mentalità dei popoli. Ed è inoltre possibile che, per diverse epoche e diversi paesi, i momenti decisivi della Grande Guerra non siano sempre e necessariamente gli stessi. In virtú della sua vasta prospettiva e delle sue sorprendenti conclusioni, questo libro ci induce a rivedere e ampliare la nostra conoscenza della portata e dell'eredità della prima guerra mondiale.
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Einaudi, 06/11/2012
Abstract: New York, 1845. Timothy Wilde gestisce un bar e sogna di sposare la ragazza che ha sempre amato in silenzio, ma un incendio lo lascia sfigurato, senza lavoro e senza casa. Il fratello gli procura un impiego nella neonata polizia e Timothy lo accetta senza entusiasmo, anche perché la sua zona di competenza è a due passi da Five Points, il peggior quartiere della città. Una notte, durante la ronda, Timothy si imbatte in una bambina in vestaglia e coperta di sangue, che gli racconta una storia improbabile secondo la quale decine di suoi coetanei sarebbero stati uccisi e sepolti nella foresta a nord della 23ma Strada. Perplesso, Timothy decide comunque di verificare, e scopre una catena di omicidi dietro la quale sembra nascondersi un disegno crudele e onnipotente. *** "Un libro sensazionale nel raccontarci le difficoltà del lavoro di polizia per un gruppo di "stelle di rame" senza alcun addestramento, impegnate in turni di sedici ore per impedire agli abitanti dei bassifondi di derubarsi, picchiarsi, stuprarsi e uccidersi uno con l'altro". Marilyn Stasio, "The New York Times Book Review"
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Einaudi, 28/05/2013
Abstract: Il libro raccoglie tutti i racconti scritti da Yehoshua: dodici storie pervase da atmosfere surreali, nelle quali i personaggi si muovono in bilico tra sogno e realtà, preda di un disagio che si trasforma in stanchezza, in un bisogno incontrollato di dormire. Sono dei perdenti, gli "eroi" di Yehoshua; uomini stanchi, incapaci di raggiungere i propri scopi, privi di certezze, e quando le certezze sembrano esistere sono destinate a soccombere. Nemmeno i sentimenti sono un'ancora di salvezza, gli equilibri familiari sono fragili, gli amori disillusi. Eppure, il tormento e la disperazione appaiono lontani: ironia e divertimento sono la cifra di una prosa intensa, coinvolgente e tuttavia leggera. Una prosa che, ancora una volta, dimostra il talento narrativo che ha fatto di Yehoshua uno dei maggiori esponenti della letteratura israeliana.
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Einaudi, 11/10/2013
Abstract: Scegliere il dramma di Shakespeare fra quelli in programma per la stagione, individuare l'abito giusto - verde pistacchio, quest'anno, lucido, svasato e stretto in vita -, montare su un treno che porta lontano dalle zavorre domestiche, calare in un altro mondo, il mondo delle magiche permutazioni sul palcoscenico e della libertà intorno ad esso. E accogliere l'imprevisto che s'insinua in questo collaudato rituale, coltivarlo, affidargli un'anticipazione di nuova vita, addirittura, con la generosità e la risolutezza delle donne di Alice Munro, che sono poi le donne tutte. E restare a guardare, quasi con equanime curiosità, come il destino interviene a scherzare col fuoco che ci tiene vivi.
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La gioia dei numeri. Viaggio nella matematica da uno a infinito
Einaudi, 27/08/2013
Abstract: Questo libro è un'introduzione alle principali e piú affascinanti idee della matematica scritto da un matematico che a scuola avremmo voluto tutti come insegnante. La matematica è ovunque, se si sa dove guardare. Steven Strogatz ci guida con studiata gradualità nella materia, mostrandoci come essa sia intimamente connessa con la realtà che ci circonda in modi che mai avremmo immaginato. Ogni capitolo è per il lettore un'occasione di stupore e interesse, a partire dal perché i numeri siano cosí utili e procedendo attraverso le meravigliose verità implicite nel pi greco, nel teorema di Pitagora, nei numeri irrazionali o in quelli primi. Scopriremo cosí che le schiacciate di Michael Jordan possono servire a spiegare i fondamenti del calcolo infinitesimale, capiremo perché alcuni infiniti siano piú grandi di altri; vedremo come la nostra vita sia sfiorata da nuovi tipi di matematica quando cerchiamo un ristorante in rete o proviamo a capire le paurose oscillazioni del mercato azionario. Oppure approfondiremo alcuni dei grandi o piccoli misteri della vita: come e quante volte si deve girare il materasso per farlo durare piú a lungo possibile? O. J. Simpson era colpevole? Quante persone bisogna incontrare prima di trovare quella che fa per noi? Che ci crediate o no, la matematica ha un ruolo cruciale nel dare una risposta a tutte queste domande. Questo perché sta alla base di tutto l'universo, noi compresi, anche se sono ancora troppo pochi quelli in grado di capirne il linguaggio tanto da gustarne appieno conoscenze, bellezza - e gioia. Un libro istruttivo e godibile, che sa rendere la matematica al tempo stesso comprensibile ed emozionante. Strogatz presuppone dal lettore solo curiosità e buon senso, e lo premia con spiegazioni chiare, geniali e spesso divertenti. *** "Ho un amico che va pazzo per la scienza, pur essendo un artista. Ogni volta che ci vediamo ha voglia solo di chiacchierare sulle ultime novità nel campo della psicologia o della meccanica quantistica. Ma quando si parla di matematica è in alto mare e si rattrista di colpo. I simboli strani lo tengono lontano; dice che non sa neppure come si leggono. La sua sensazione di distanza è veramente profonda. Non sa bene come passino le loro giornate i matematici o che cosa intendano quando affermano che una dimostrazione è elegante. Qualche volta diciamo per scherzo che dovrei farlo sedere e insegnargli tutto, partendo da 1 + 1 = 2 e arrivando fin dove riusciamo. Per quanto suoni folle, è quello che cerco di fare con questo libro. È una visita guidata attraverso gli elementi della matematica, dalla scuola materna al dottorato, per chiunque decida di darle una seconda opportunità, ma questa volta con un approccio da adulti. Non è un corso di recupero; l'obiettivo è di darvi un'idea piú chiara del senso della matematica e del perché sia cosí affascinante per chi la capisce".
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Einaudi, 16/07/2013
Abstract: Il talento avvelenato di Giorgio sta tutto nello sguardo, in quell'occhio radiografico capace di vedere pure quello che non vorrebbe: alterazioni infinitesimali della materia, incrinature più sottili del capello di un angelo. Le crepe che non vogliono dire niente e quelle che annunciano catastrofi. I difetti delle cose, e forse delle persone. Che sia l'ala di un aereo o la paratia di una nave, che sia un buco dell'anima o la minuscola perdita di un condotto petrolifero nei ghiacci dell'Alaska, l'esercizio è sempre lo stesso: scoprire, dentro quello che c'è, quello che manca. Ma tutto traballa quando a essere testate con minuzia da entomologo, senza davvero vederle mai, sono le donne e la vita. Che a un certo punto può riacciuffarti con la sua fragilità irreparabile, con il delicato mistero di un amore, di un dolore, di una sorpresa assoluta. Giorgio Aguirre ha studiato medicina, come la madre e il padre prima di lui. Ma di fare il medico non se ne parla. Meglio diventare radiologo industriale in un'officina che produce fiancate per elicotteri: "macchine e non uomini, rotture e non fratture". Sì, perché Giorgio ha una specie di occhio assoluto. È in grado di vedere nelle lastre, in quelle zone d'ombra lattiginose, crepe minime che nessun altro percepisce. Il Rospo, "un tecnico magro e lunare", gli trasmette il mestiere e molto altro. A legarli è un'amicizia trattenuta, virile, burbera e proprio per questo affettuosissima. La forza di quel vecchio brontolone un po' filosofo lo accompagnerà sempre, anche nella sua vita da fuggiasco. Giorgio infatti parte per il Belgio, dove va a occuparsi del controllo qualità in uno dei centri più all'avanguardia nel campo delle prove non distruttive. Qui incontra Anne-Marie, che profuma "di burro e pandispagna" e gli dà lezioni di guida e di cucina. Poi si spinge fino in Alaska, dove nuota l'halibut dal ventre bianco e ricurvo come una falce di luna, e dove d'inverno la terra non finisce e il mare non comincia. Ma il Rospo va a cercarlo per riportarlo a casa, perché dal dolore non si può fuggire sempre, perché occorre anche abbandonarsi all'"infinito ondoso oscillare delle cose". Per scoprirsi alla fine mutati nel profondo. Alessandro Defilippi ci regala una storia dall'atmosfera sospesa e ipnotica, quasi fantastica, e dei personaggi così veri che pare di conoscerli. Un romanzo che mette sotto la lente d'ingrandimento le paure più umane, le emozioni più intense, facendole semplicemente pulsare in scene vive dentro il battito del racconto.
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Einaudi, 04/06/2013
Abstract: Uno dei ristoranti piú in di Oslo, una casa da rivista di arredamento, una moglie giovane e bellissima, una fama internazionale: Brede Ziegler aveva tutto. Cosí tanto da meritarsi di morire due volte. Torna l'amata Hanne Wilhelmsen, alle prese con un caso pieno di intrighi e un suo dilemma esistenziale: fuggire dalla vita che ha sempre fatto o accettare di essere una poliziotta fino al midollo? Quando Brede Ziegler, cuoco celeberrimo, viene assassinato, l'ispettore Billy T. e la squadra Omicidi si trovano a svolgere un'indagine che si rivela ogni giorno piú complessa. Ricco, ambizioso e spietato, Ziegler aveva troppi nemici per individuare con sicurezza un sospetto. Anzi, forse due sospetti, visto che l'uomo è stato per cosí dire ucciso due volte: con un pregiato coltello da cucina la prima, con un farmaco in dose letale la seconda. Ci vorrebbe Hanne Wilhelmsen per orientarsi fra testimoni reticenti, contrabbando di vini, eredità milionarie, malavita organizzata e un passato oscuro... Ma Hanne è ancora in lutto per la morte della sua compagna e non è sicura di volere - o potere - riprendere l'esistenza di prima. Cosí fra interrogatori, perquisizioni e colpi di scena, prende corpo l'indagine piú difficile: quella per distinguere apparenza e realtà, per comprendere chi siamo dietro la facciata che offriamo al mondo.
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Einaudi, 13/11/2012
Abstract: È difficile immaginare di leggere questo libro senza una matita e un taccuino a portata di mano. Perché il gioco linguistico, come la risata, è contagioso. E ciascuno potrà aggiungervi il proprio. Se Il fagiano Jonathan Livingstone (nel gioco sui titoli dei libri "meno ambiziosi") vi pare offensivo, che dire di Un'email di Jacopo Ortis, o del Bulgakov degradato a Il supplente e Margherita? Se invece amate il cinema si può cominciare col Fellini dimezzato di Quattro piú. Su Twitter è anche nata una variante mescolando il titolo di diversi film, come nel capolavoro mai girato Tre metri sopra il cielo sopra Berlino o nell'ambiguo Un borghese piccolo piccolo grande uomo. Se si aggiunge una definizione si può rischiare con "Ti boccia già all'appello: Fotte prima degli esami". E per i piú esperti, si continua con i tautogrammi, i falsi prefissi, i palindromi, gli acrostici, i falsi derivati, le parodie. Il mondo si deforma, perde per un attimo la sua identità, e di fronte a noi se ne spalanca uno parallelo, un po' sghembo, assurdo, sorprendente, che prende forma nel nostro taccuino. *** E ora, in ordine sparso, ecco alcuni fotogrammi: ANCHE PRINCIPI E PRINCIPESSE INCANUTISCONO ...E vissero felici e con tinte. *** IL CUOCO HA AVUTO LA PEGGIO NELLA ZUFFA L'inguine al pesto. *** LA CUGINA SPAGNOLA DI SHREK Garcia l'Orca. *** RITIRATA STRATEGICA La strategia del bagno. *** IL MOSCHETTIERE ILLUMINATO Siddhartagnan. *** NON CAPISCI DOVE ESATTAMENTE TI PRUDE? Gratta, evinci.
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Einaudi, 16/07/2013
Abstract: Si governa male la sintassi, si fanno errori marchiani di ortografia. Il mare della nostra ricca, duttile, stratificata, bellissima lingua, si dissecca spesso nelle strettoie di rigagnoli magri. Nello stesso tempo molti settori stanno imboccando le vie opposte dell'enfasi, dove un italiano ipereccitato strafà e stradice. Anche la stessa "fonografia realistica" che riscontriamo nella narrativa, nei nostri romanzi che simulano tutti allo stesso modo il parlato, comincia a mostrarsi eccessiva. Meglio potare il troppo e lo spreco, riuscire a "far passare il mare in un imbuto", diceva Calvino, fissare un onesto numero di mezzi espressivi e con quelli cercare di dire qualcosa di meno generico, piú ricco e complesso. Nel libro largo spazio è dedicato alla grammatica, ai dubbi quotidiani di lingua, ai momenti di "rigidezza" della norma e ai momenti di "libertà" dell'uso. E intanto si mettono in rilievo gli inganni e i sortilegi della parola, eufemismi e falsità, equivoci, etimi e storie curiose, locuzioni idiomatiche vive o malvive, parole perdute, percorsi e prospettive dell'italiano contemporaneo, contatti con altre lingue, l'anglomania in corso, le polemiche e i dibattiti attuali su lingua e dialetto, i linguaggi settoriali, dal politico allo sportivo alle parole dei giovani; infine i libri, la poesia e la prosa, il leggere e lo scrivere.
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Come diventare ricchi sfondati nell'Asia emergente
Einaudi, 03/09/2013
Abstract: Dopo Il fondamentalista riluttante, in cui si racconta l'andata-e-ritorno nel mondo occidentale di un giovane pakistano di buona famiglia, Changez, laureato a Princeton, analista finanziario rampante e "giannizzero" dei tempi moderni, in Come diventare ricchi sfondati nell'Asia emergente Mohsin Hamid presenta la storia di un'altra ascesa. Questa volta, però, Hamid cambia classe sociale, ambientazione e voce, proiettando il lettore quasi direttamente nei panni del "tu" protagonista, cui è rivolto il suo peculiare libro di autoaiuto. Dal poverissimo villaggio di una non meglio precisata nazione dell'"Asia emergente", il "tu" protagonista muove il primo passo: l'urbanizzazione. Da qui, sempre guidato all'apparenza dalle istruzioni a volte singolari del manuale, il protagonista si appresta a conquistare la ricchezza a tappe forzate, facendosi un'istruzione, evitando (senza troppo successo) d'innamorarsi, scansando gli idealisti e i gruppi religiosi, ricorrendo a mezzi poco ortodossi. E dell'Asia, nel corso di questa ascesa, emergono anche i lati oscuri o sommersi: la violenza, la corruzione che rende indispensabile "farsi amico un burocrate", la presenza pervasiva anche nella vita economica dei militari, "artisti della guerra". Finché anche il "tu" protagonista di Come diventare ricchi sfondati nell'Asia emergente finirà, in maniera ironicamente speculare al Changez del romanzo precedente, per doversi "concentrare sui fondamentali": stavolta, però, non per poter decidere freddamente della vita o morte finanziaria di un'impresa, ma per salvare la sua di fronte allo spettro del fallimento. Narrata con uno stile essenziale e pervasa da un'ironia che solo in apparenza sfiora il cinismo, la parabola paradigmatica e al contempo umanissima dell'ambizione personale si rivela alla fine, come per i poeti del sufismo, una storia d'amore delicatamente struggente. *** "Con Come diventare ricchi sfondati nell'Asia emergente, Mohsin Hamid si riconferma uno degli scrittori piú inventivi e dotati di talento della sua generazione". Michiko Kakutani, "The New York Times" *** "Una versione globalizzata del Grande Gatsby". Alan Cheuse, "NPR"
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Einaudi, 23/07/2013
Abstract: Una piccola comunità dell'Altipiano di Asiago è uscita stremata dalla Grande Guerra: ovunque macerie, povertà, disoccupazione. Chi non emigra all'estero ha davanti a sé come unico lavoro possibile quello del "recuperante": battere la montagna alla ricerca dei residui bellici da rivendere per pochi centesimi. Giacomo, il protagonista del romanzo, apprende il mestiere fin da bambino: quando una giornata di recupero significava un concreto aiuto al magro bilancio familiare, o un piccolo svago domenicale. Al seguito del padre e nel silenzio dei monti, impara a dialogare con i soldati scomparsi, ma anche a conoscere la natura, ad amarla, a decifrarne il linguaggio segreto. Quello che Rigoni Stern racconta è un mondo ancora integro, dominato da un forte senso della comunità, sapiente nella sua conoscenza e nel rispetto della natura e dei suoi ritmi: una civiltà armoniosa che oggi appare travolta da un degrado irreversibile. L'autore ce la restituisce con poetica semplicità in un libro che è testimonianza appassionata, narrazione di memoria e "foto di gruppo" di profonda verità umana.Cronologia della vita e delle opere a cura di Giuseppe Mendicino.
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Come l'acqua sul fiore di loto
Einaudi, 11/06/2013
Abstract: Il libro racconta la vita avventurosa di una giovane donna, Shim Chong. Shim Chong ha solo quindici anni quando viene venduta dal padre vedovo (la madre è morta dandola alla luce) a un mercante cinese che la conduce in Cina per diventare la concubina di un ricco ottuagenario. Durante il viaggio in mare dalla Corea alla Cina, si consuma una cerimonia dopo la quale lei riceve un altro nome (e un'altra vita): diventa Lianhua, Fiore di Loto. Qui viene iniziata ed educata ai codici richiesti dal suo nuovo ruolo, a vestirsi, truccarsi, profumarsi per ricevere (quando la notte è illuminata dalle lanterne rosse) il suo signore: Padron Chen. L'uomo ha ottant'anni e, nonostante l'ardore che lo anima, alla sua morte, che sopraggiunge nel letto della giovane dopo una notte di amore, Fiore di Loto è ancora vergine. Ma per poco. Sarà infatti posseduta contro la sua volontà dal figlio scapestrato del padrone e in cambio verrà da lui condotta a Jinjiang per continuare il suo apprendistato nell'universo delle case da tè, dove le geishe danzano, suonano e cantano e servono gli ospiti che dopo aver giocato a mah jong, a dadi, a carte richiedono i piaceri della carne. Le avventure di Lianhua si svolgono tra terra e mare, in residenze signorili, bordelli, regge e case da tè. Fiore di Loto viaggia da Nanchino a Taiwan a Singapore. Nella sua lunga vita è concubina, prostituta, geisha, moglie (il marito verrà condannato a morte tramite la pratica del seppuku), madre, tenutaria di case di piacere, fino a essere, per un breve periodo, anche una principessa. Chong muore anziana, dopo essersi ritirata in una sorta di eremo insieme alla fedele dama di compagnia e a un monaco, confortata dall'affetto di una ragazza che, in un perfetto movimento circolare, sembra lei da giovane. Sullo sfondo, Sok-yong descrive con precisione e lucidità i problemi legati all'enorme cambiamento che la Cina ha attraversato con il colonialismo e la modernizzazione. Ed è ben tratteggiata la fine di un mondo, un mondo inesorabilmente segnato dall'apertura all'occidente. *** "Un grande autore. Un grande romanzo erotico, mitologico, sentimentale. Da gustare senza moderazione". "Le Monde"
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La bellezza delle cose fragili
Einaudi, 03/09/2013
Abstract: Kweku Sai è morto all'alba, davanti al mare della sua casa in Ghana. Quella casa l'aveva disegnata lui stesso su un tovagliolino di carta, tanti anni prima: un rapido schizzo, poco piú che un appunto, come quando si annota un sogno prima che svanisca. Il suo sogno era avere accanto a sé, ognuno in una stanza, i quattro figli e la moglie Fola. Una casa che fosse contenuta in una casa piú grande - il Ghana, da cui era fuggito giovanissimo - e che, a sua volta, contenesse una casa piú piccola, la sua famiglia. Ma quella mattina Kweku è lontano dai suoi figli e da Fola. Tra loro, adesso, ci sono "chilometri, oceani, fusi orari (e altri tipi di distanze piú difficili da coprire, come il cuore spezzato, la rabbia, il dolore calcificato e domande che per troppo tempo nessuno ha fatto)". Perché il chirurgo piú geniale di Boston, il ragazzo prodigio che da un villaggio africano era riuscito a scalare le piú importanti università statunitensi, il padre premuroso e venerato, il marito fedele e innamorato, oggi muore lontano dalla sua famiglia? Lontano da Olu, il figlio maggiore, che ha seguito le orme del padre per vivere la vita che il genitore avrebbe dovuto vivere. Lontano dai gemelli, Taiwo e Kehinde, la cui miracolosa bellezza non riesce a nascondere le loro ferite. Lontano da Sadie, dalla sua inquietudine, dal suo sentimento di costante inadeguatezza. E lontano da Fola, la sua Fola. Ma le cose che sembrano piú fragili, come i sogni, come certe famiglie, a volte sono quelle che si rivelano piú resistenti, quelle che si scoprono piú forti della Storia (delle sue guerre, delle sue ingiustizie) e del Tempo. L'esordio di Taiye Selasi è un romanzo su una famiglia contemporanea, un affresco potente e vertiginoso del mondo globalizzato (non a caso è stata proprio lei a coniare il termine, subito entrato nel linguaggio comune, di "afropolitan" per descrivere quei figli dell'immigrazione degli anni Sessanta e Settanta, brillanti, privi di complessi d'inferiorità, lontani da ogni stereotipo "etnico"), ma anche un'elegia, delicata, intima, sulla perdita e sulla bellezza. *** "Fatevi scappare La bellezza delle cose fragili e vi perderete uno dei migliori nuovi romanzi della stagione". "The Economist" *** "Questo libro sembra contenere il mondo intero, non lo dimenticherò mai". Elizabeth Gilbert, autrice di Mangia, prega, ama
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Einaudi, 28/05/2013
Abstract: Incapace di sopportare l'infelicità del figlio, il professor Rivlin tenta di riallacciare i legami con la famiglia dell'ex nuora. Iniziano cosí le sue indagini, e le sue visite, per venire a capo di un enigma che lo fa macerare nell'ansia. Il professore ebreo, tuttavia, non riuscirà a risolvere il mistero da solo, e gli arabi, temuti e amati, arriveranno ad aiutarlo. Ambientato tra il 1998 e il 1999, quando ancora erano vive le speranze di pace e l'Autonomia palestinese compiva i primi passi in Cisgiordania, La sposa liberata conferma ancora una volta la maestria narrativa e poetica di Abraham Yehoshua, ponendolo tra i maggiori scrittori della letteratura mondiale.
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Einaudi, 28/05/2013
Abstract: Murakami Haruki in uniform edition Super ET, con le copertine di Noma Bar. *** Un ragazzo di quindici anni, maturo e determinato come un adulto, e un vecchio con l'ingenuità e il candore di un bambino, si allontanano dallo stesso quartiere di Tokyo diretti a Takamatsu, nel Sud del Giappone. Il primo, che ha scelto come pseudonimo Kafka, è in fuga dal padre, uno scultore geniale e satanico. Mentre il secondo, Nakata, fugge dalla scena di un delitto nel quale è stato coinvolto contro la sua volontà. Seguendo percorsi paralleli, che non tarderanno a sovrapporsi, il vecchio e il ragazzo avanzano nella nebbia dell'incomprensibile, schivando numerosi ostacoli, ognuno proteso verso un obiettivo che ignora ma che rappresenterà il compimento del proprio destino. Inquietante, avvincente e visionario, Kafka sulla spiaggia è il romanzo che consacra Murakami come uno dei piú grandi narratori contemporanei.
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Einaudi, 03/09/2013
Abstract: Questa raccolta - composta di due parti scritte a trent'anni di distanza l'una dall'altra - mostra la necessità e la coerenza di tutto l'arco poetico di Ivano Ferrari. La prima parte (Le bestie imperfette) contiene poesie ritrovate su un vecchio quaderno scritto all'epoca di Macello. In un "tempo animale" si muovono figure colte al limite della morte e anche oltre, i carnefici mortali e le bestie morenti, i loro "gesti supremi", il puledro ucciso mentre è ancora "sporco di madre", gli animali che "muso contro muso | si scambiano le lingue" prima di morire, la mano che fruga nelle viscere ("cosí piccola e calda | in mano mia | la morte"), la farfalla che si posa sulla mano di chi sgozza e poi vola via "verso altri modi di morire". La seconda parte contiene poesie scritte in morte della moglie. Dopo il dolore animale, siamo qui di fronte al dolore umano. Il titolo (La morte moglie), cosí calzante e assoluto, potrebbe essere il titolo generale di tutta l'opera di questo poeta, che qui si trova vicino alla moglie morente. Sono uno di fronte all'altra ("io sono quello che non ha il biglietto | tu la polena col tumore"), da pari a pari ("allora guardami bene in faccia | vivere da morti non è difficile"). Siamo nel regno dell'agonia e della morte, dove anche la poesia partecipa di questa terribile compressione ("muore sta morendo la materia | enorme ombra d'alfabeto"). Laconica per troppo accumulo, sarcastica per troppo dolore, sgraziata per troppa grazia, la voce di questo poeta è una di quelle che, una volta sentite, non si dimenticano piú. Se non vivessimo in un paese di morti, questa voce dissonante e unica non sarebbe solo una voce marginale intesa da pochi ma voce centrale della poesia italiana di questi anni. Antonio Moresco