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Risparmia 700 euro in 7 giorni. Consigli per ridurre le spese e autoprodurre in casa
Gruppo Editoriale Macro, 19/04/2016
Abstract: I consigli su come risparmiare soldi attirano sempre l'attenzione, sia quella degli spendaccioni che dei parsimoniosi. E quindi il nuovo libro di Lucia Cuffaro Risparmia 700 Euro in 7 Giorni racchiude già in sé i presupposti per diventare un libro molto amato dei lettori.Ma c'è dell'altro. Il libro non si concentra solo sul risparmio economico attraverso dei calcoli, ma si pone di illustrare la possibilità esistente e concreta della relazione tra l'arte del risparmiare ecologico e un ritorno economico.Dal risparmio energetico allo sharing economy, il libro è una vera e propria guida per diventare meno dipendenti dalla moneta e migliorare la propria qualità della vita in linea con la filosofia della decrescita felice.Risparmio GreenIn risposta al consumismo fatto di sprechi e apparenti necessità, l'autrice si fa portavoce del ritorno a un risparmio green in grado di ottimizzare le risorse attraverso gesti eco-compatibili.Da sempre appassionata di temi quali la riduzione dei rifiuti e dell'autoproduzione, l'autrice di Fatto in casa racconta in questo libro la sua esperienza e le sue tecniche per vivere con consapevolezza e genuinità. Risparmio e obiettiviGli obiettivi che si possono raggiungere sono alla portata di tutti, illustrati solo attraverso procedimenti veloci e fattibili che riguardano diverse tematiche e argomenti:riduzione degli sprechi e ottimizzazione risorseautoproduzione domesticasharing economyriparazione oggetti e manutenzione della casaregali fatti in casarisparmio sulla cura di bimbi e adolescenticura naturale degli animaliusato, sfuso, riciclo e riduzione dei rifiutiorto, compostaggio e risparmio sul verde di casaeco-ufficiotestimonianze realiOgni capitolo ci regala un elenco di pratiche concrete e facili da realizzare che incidono sul risparmio totale. Il risultato? Di certo più soldi in tasca, ma anche tanta felicità.L'autriceLucia Cuffaro collabora con la trasmissione Unomattina in Famiglia in diretta su Rai Uno, conducendo da 3 anni la rubrica "Chi fa da sé".L'appuntamento consiste in una serie di laboratori pratici di autoproduzione e consigli ecologici.Partecipa inoltre come ospite a varie trasmissioni televisive (Mezzogiorno Italiano - Rai 1, Animali & Animali di Licia Colò, Siamo Noi, etc.) e in programmi radiofonici.Scrive articoli ecologici su varie riviste e testate (Star bene, Vivi consapevole, Nuova Ecologia, …).A novembre 2014 ha pubblicato il libro con il gruppo editoriale Macro: "FATTO IN CASA. Smetto di comprare tutto ciò che so fare", che ha ottenuto un ottimo riscontro di pubblico, andando in esaurimento della prima stampa di 4.000 copie già al primo giorno di uscita.Vicepresidente nazionale del Movimento per la Decrescita Felice e presidente del Circolo di Roma, è impegnata come attivista nella divulgazione di riflessioni su tematiche di riduzione degli sprechi.Lavora come collaboratore parlamentare presso la Camera dei Deputati occupandosi di comunicazione, rifiuti, ecoreati e materie ambientali.Attrice nella compagnia di improvvisazione teatrale gli AstrAtti.Ha fondato l'associazione "Massimina.it", che opera per la bonifica della discarica di Malagrotta a Roma e la valorizzazione culturale del quartiere adiacente.Cura il blog di autoproduzione www.autoproduciamo.it e la pagina Facebook "Autoproduciamo di Lucia Cuffaro".
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Ritratto di madre, in cornice americana
Voland, 11/06/2015
Abstract: Nella notte di Capodanno del 1956, una madre e un figlio sono costretti a separarsi da un destino imposto dal regime comunista ungherese. Le persecuzioni della dittatura – sfociate in due detenzioni – e i conflitti mondiali alle spalle spingono l'ormai ex aristocratica Judit Csernovics a inseguire la libertà fino in America. Ma il rovescio della medaglia è l'inevitabile distacco da Budapest e da suo figlio Miklós, intellettuale deciso a non abbandonare la patria in un momento tanto difficile. Una scrittura capace di comporre con eleganza le tristi vicissitudini familiari e uno spaccato fedele della recente storia ungherese, che evoca con delicatezza, rimpianto e immenso affetto la figura di una donna di alto rango ma dotata di uno spiccato senso pratico."… in verità non è possibile ricevere altrove quello che non abbiamo avuto dalle nostre madri, e nemmeno ciò che abbiamo avuto."
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Robespierre. Una vita rivoluzionaria
Il Saggiatore, 06/10/2015
Abstract: Maximilien Robespierre: tiranno, fanatico, salvatore, ideologo. Considerato da alcuni il primo, sanguinario dittatore moderno, e da altri il grande martire della Rivoluzione, da tutti stimato come uomo di incredibile fermezza – l'Incorruttibile –, il teorico del Terrore è una delle figure storiche più controverse della modernità, capace di polarizzare le reazioni degli studiosi e di alimentare intorno alla propria persona un mito che spesso scolora nella leggenda. Quella di un ragazzo gracile, concepito al di fuori del matrimonio e ai margini della buona società di provincia; di un giovane che legge clandestinamente Rousseau durante gli anni del collegio, e che agli ideali di fratellanza ed eguaglianza decide di consacrare tutta la propria vita; del "difensore del popolo" che nel 1789 arriva a Versailles come rappresentate del Terzo Stato; del politico che piega il proprio sentire alle contingenze caotiche della Rivoluzione. È da questi snodi cruciali che parte Peter McPhee – fra i più autorevoli storici della Francia e dell'ancien régime – per raccontare la vicenda, personale prima ancora che politica, di Robespierre, la cui ombra si staglia imponente sulle alterne vicende della Rivoluzione: passioni, limiti, desideri confluiscono in un profilo psicologico in cui, alla volontà d'acciaio e alla distaccata carica morale, si associa una purezza idealistica a cui l'inflessibilità conferisce un minaccioso ascendente, e alla quale l'inasprirsi del conflitto diede i tratti di una ferocia estrema: quando la controrivoluzione tentò di ripristinare i vecchi privilegi e mise a rischio le conquiste avviate dalla presa della Bastiglia, le posizioni di Robespierre cedettero il passo al Terrore e la fame insaziabile della ghigliottina divenne la legge per tutti i nemici del popolo. Lettere private, poesie, Discorsi al Club dei giacobini: McPhee utilizza fonti spesso inedite in Italia per intrecciare una narrazione storica dal respiro ampio, capace di coniugare l'analisi "dall'alto" della società rivoluzionaria francese e la prospettiva intima, personale, su un uomo travagliato, le cui aspirazioni ridisegnarono l'Europa e il mondo.
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Morellini Editore, 30/09/2015
Abstract: Paolo di Paolo e Simone Nebbia, Gabriella Kuruvilla, Massimo Laganà, Marco Montemarano, Pierpaolo Palladino, Lorenzo Pavolini, Christian Raimo, Igiaba Scego, Nadia Terranova e Caterina Venturini: undici autori per nove racconti e una poesia. Dieci storie ambientate a Roma, a qualsiasi ora del giorno e della notte, in esterni e in interni, più spesso tra le strade e gli edifici delle periferie piuttosto che tra i viali e i monumenti del centro, compongono l'affresco collettivo di una metropoli in continuo mutamento, imbevuta di sentimenti e visioni, sospesa fra passato e futuro, ricordi e speranze, vita e morte, delusioni e desideri. Roma d'autore, l'antologia curata da Gabriella Kuruvilla, intreccia viaggi urbani, passeggiate letterarie e itinerari possibili, reali o immaginari, per raccontare – attraverso personaggi, storie, voci e stili differenti – la città capitolina. Come era e com'è. Come la si sente, la si vede, la si sogna e la si vive. E, anche, come la si ama e – a volte – come la si odia. Dopo il successo di Milano d'autore, ancora una grande città raccontata dagli scrittori.
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Voland, 29/07/2015
Abstract: Il fascino esercitato dai tatuaggi spinge il protagonista a disegnare per un tatuatore, il suo amico Dimitri. A lungo incerto se cedere alla tentazione di offrire la propria pelle ad aghi e inchiostro, è una frase latina sul trascorrere delle ore – Vulnerant omnes, ultima necat – a fargli cambiare idea. Il tatuaggio che Dimitri realizza sul suo plesso solare è destinato a stravolgergli la vita e il rapporto con le donne. In breve però le prime parole iniziano inspiegabilmente a sbiadire e l'uomo avverte i sintomi di uno strano malessere… Uno stile denso e potente per un romanzo ai confini del fantastico, una meditazione sensuale sul sangue e la scrittura, l'oblio e la memoria.
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Codice Edizioni, 13/01/2016
Abstract: Che fine fanno i personaggi e i luoghi della letteratura per ragazzi sotto la lente dello scienziato? Quelle che siamo abituati a liquidare come semplici storielle per bambini nascondono in realtà idee, racconti, suggestioni di scienza e tecnologia. Dopo la Grammatica della fantasia di Gianni Rodari, qui è la storia della scienza a svolgersi come un gomitolo nelle fiabe di Perrault, dei fratelli Grimm e di Andersen: fra i trucchi e i sortilegi dell'apprendista stregone e gli alambicchi di uno scienziato pazzo, la fantasia lascia il passo alla fantascienza e infine alla scienza cruda. Principesse, draghi, castelli incantati, elfi, orchi, spade, bacchette magiche, amuleti, nani, avventurieri, esploratori, armature, scienziati, streghe, creature spaventose e meraviglie della natura popolano le pagine di questo almanacco illustrato della fantasia scientifica. E raccontano al lettore una storia nuova e sorprendente.[BIO]Davide Coero Borga è progettista e comunicatore scientifico e lavora con l'Istituto Nazionale di Astrofisica. Per Codice Edizioni ha già pubblicato nel 2012 La scienza dal giocattolaio, diventato poi una rubrica di Geo, trasmissione in onda su Rai 3. Per Rai Scuola, dopo il Nautilus di Federico Taddia, conduce una serie di documentari per la nuova trasmissione di scienza "Memex".Ester Chilese è graphic designer e illustratrice. Diplomata all'ISIA di Urbino, collabora con studi, case editrici, enti pubblici e aziende progettando immagini coordinate, prodotti editoriali e percorsi multimediali. Illustra artigianalmente per adulti e ragazzi, esplorando varie tecniche e linguaggi.
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Il Saggiatore, 14/01/2016
Abstract: Ritorno alla percezione – dunque alla soggettività – e significato della realtà. Entro questi due sconfinati perimetri si modulano le domande cruciali di Senso e non senso.C'è una rivolta sempre in atto nell'uomo che si trova a fare i conti con la ragione, un'apostasia che lotta dall'interno contro ogni tentativo di sistematizzazione razionale, e ripone il suo nuovo credo nel fervore dell'istante, nell'esplodere di una vita individuale, nella "premeditazione dell'ignoto". Merleau-Ponty, in questa raccolta di scritti che il Saggiatore ripropone con la storica introduzione di Enzo Paci, interroga le direzioni di alcuni geniali ribelli che hanno localizzato questa rivolta nella letteratura e nella poesia, nella pittura e nel cinema, nella psicologia e nella militanza politica. Proprio in queste "scienze dell'uomo", per il filosofo, si dà una verifica esemplare e concreta delle minacce creative che attentano alla solidità della ragione: l'infinita germinazione della pittura di Cézanne, il metafisico nel primo romanzo di Simone de Beauvoir, l'esempio scandaloso di Sartre, l'applicazione della Gestaltpsychologie al cinema, fino ai rapporti tra Hegel e l'esistenzialismo, tra la fenomenologia e il marxismo, tra l'uomo e l'eroe.Ma ogni "volontà singola", avverte l'autore, non si esaurisce in se stessa. Un messaggio ininterrotto viene veicolato attraverso romanzi, poesie, film, ideali, e innesca una serie di contatti tra uomo e uomo, riproponendo il grande tema della comunicabilità e dell'espressione e, dunque, della ricerca del senso della realtà.In questa inconciliabile dialettica tra senso e non senso, tra ragione e non ragione, il pericoloincombente è quello dell'oblio, della tragica dimenticanza: perdere il senso significherebbe,inevitabilmente, perdere la possibilità del mondo umano. Ma, rassicura Merleau-Ponty, "anche gli uomini possono vincere, purché valutino il rischio e il compito".
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Silenzio di Dio. È ancora possibile credere?
Il Saggiatore, 27/09/2015
Abstract: Credere o non credere in Dio? La fede dell'uomo si scontra con numerose e angoscianti "ragioni per non credere": lo scandalo del male, la schiacciante trascendenza di Dio, la natura illusoria di ogni verità, gli sviluppi della scienza, la storia della Chiesa. In Silenzio di Dio, pubblicato per la prima volta nel 1982, Sergio Quinzio cerca risposte al terribile enigma. E gli stessi dubbi che intaccano la fede diventano altrettante ragioni per credere. Paradossale profeta - troppo laico per i cattolici e troppo cattolico per i laici -, Quinzio rifugge le analisi lunghe e tortuose procedendo per intuizioni, sintesi, frammenti. Coinvolge il lettore in una singolare e attualissima apologia del cristianesimo travestita da antiapologia, che è stata oggetto delle feroci critiche dei teologi più istituzionali, e insiste in un dialogo sempre diretto e serrato con Dio; mai nega la sua esistenza, e rileva piuttosto la miseria dell'uomo nei suoi confronti. In queste pagine il lettore non scoprirà un autore, ma un uomo: un novecentesco Pascal, in cui le riflessioni teologiche si intrecciano inevitabilmente ai motivi di un disagio autobiografico. Dal dubbio trarrà una consapevolezza: il nostro travaglio contemporaneo deriva dal fallimento di quella speranza di perfetta redenzione dal male e dal dolore promessa da Gesù Cristo. Per questo "la disperazione del mondo è pensabile solo all'interno della fede". E se per il cristiano c'è ancora una speranza, questa non può che risiedere in Dio.
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Solo il mimo canta al limitare del bosco
minimum fax, 24/09/2015
Abstract: Siamo nel 2467 e da diverse generazioni sono i robot a prendere ogni decisione, mentre un individualismo esasperato regola la vita dell'uomo: la famiglia è abolita, la coabitazione vietata e ognuno assume quotidianamente un mix di psicofarmaci e antidepressivi, mentre le norme della Cortesia Obbligatoria dicono di non guardare l'interlocutore negli occhi. I suicidi sono in aumento, non nascono più bambini e la popolazione mondiale si sta estinguendo. Simbolo e guardiano dello status quo è Spofforth, androide di ultima generazione che insegue un suicidio impedito gli dalla sua programmazione. A lui si contrapporranno Paul Bentley, un professore universitario che, riscoperta casualmente la lettura dimenticata da tempo, grazie ai libri apprende l'esistenza di un passato e la possibilità di un'esistenza diversa, e Mary Lou, che sin da piccola ha rifiutato di assumere droghe pur di tenere gli occhi aperti sulla realtà. Tevis si muove dall'incrocio di queste tre diverse esistenze, dando vita a una distopia postmoderna sulle inquietudini dell'uomo, dove la tecnologia senza controllo si trasforma da risorsa a pericolo.
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Sotto controllo. La salute ai tempi dell'e-health
Il Pensiero Scientifico, 30/09/2015
Abstract: Cos'è l'e-health? Cosa si intende per telemedicina? Se uso una app come dispositivo medico, posso fare a meno di rivolgermi al dottore? Esiste un sito affidabile sul quale trovare informazioni sul disturbo che mi affligge? Se la sanità diventa elettronica che rischi corro? Essere pazienti oggi è diverso rispetto a trent'anni fa: siamo pazienti diversi perché siamo cittadini diversi, immersi in un mondo sempre più digitalizzato e connesso, e siamo tutti imbrigliati nella rete di infrastrutture che gestiscono la nostra salute. Nella convinzione che sia essenziale conoscere e imparare il linguaggio della rete a cui affidiamo i nostri dati, Cristina Da Rold ha cercato di rispondere ai dubbi e alle perplessità che sorgono di fronte all'uso sempre più massiccio del web anche nell'ambito della sanità. Con questo lavoro, frutto di mesi di ricerca, di indagini sul campo e di interviste ai massimi esperti italiani, l'autrice fa chiarezza sulle terminologie, distingue il punto di vista del paziente da quello del sistema sanitario e analizza meccanismi, potenzialità e rischi dell'e-health, fornendoci un prezioso strumento per essere protagonisti informati e consapevoli della sanità nell'era di internet.Presentazione di Federico Guerrini.
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Storia dei simboli matematici. Il potere dei numeri da Babilonia e Leibniz
Il Saggiatore, 16/10/2015
Abstract: La storia dei numeri e dei simboli matematici accompagna e incrementa l'arco della vicenda umana. È una saga epica, costruita dalla specie attraverso crolli di intere civiltà e progressi che sarebbero leggendari, se non fossero documentati. Con gli operatori matematici il genere umano solca i cieli e si avventura nello spazio cosmico, e allo stesso modo affronta il quotidiano sul pianeta. Affabulante e limpido nell'esposizione, Joseph Mazur, tra i più importanti studiosi e divulgatori della matematica, attraversa una storia di storie che lascia affascinati: dalla fondazione dei numeri su tavolette a scrittura cuneiforme a Babilonia quattro millenni or sono, all'invenzione dello "zero" nell'India arcaica, per arrivare alla rivoluzione europea, passando attraverso culture perdute come quelle inca e maya. Matematici, fi losofi , mercanti, maghi – una folla sterminata contribuisce a un ciclo mitico che ha per protagonisti la somma, la sottrazione, la moltiplicazione, la divisione, l'identità, le radici quadrate, il pi greco, le potenze. La forza dei simboli, liberati nella storia universale, muta la comprensione del mondo e la percezione dello spazio e del tempo – e proprio su questi aspetti, in cui si intrecciano mente e realtà, l'analisi di Mazur risulta illuminante, carica di intuizioni, stupefazione e rigore, e capace di svelare associazioni e labirinti inconsci con cui viviamo la realtà d'ogni giorno.
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Il Saggiatore, 26/11/2015
Abstract: L'orchestra è un organismo complesso. Dai piccoli gruppi strumentali del Cinquecento alle molteplici ibridazioni che le vedono protagoniste nel nostro tempo, le orchestre si sono sviluppate, mutando, adattandosi ai corsi e ai ricorsi di un fluire storico, politico e spettacolare, tracciando una traiettoria artistica che ha più di un punto in comune con l'evoluzionismo darwiniano.Enzo Beacco ricostruisce, in queste pagine che coniugano felicità di sintesi e profonditàanalitica, le tappe essenziali di questo percorso. Così, accanto alle star di oggi – i Berliner e i WienerPhilarmoniker, il Concertgebouw e la Chicago Symphony Orchestra, la Cleveland Orchestra e la London Symphony – convivono quelle realtà che, nella loro poliedricità, hanno contribuito a rendere popolare il repertorio sinfonico: dai primi complessi strumentali che intrattengono la nobiltà e il clero rinascimentali ai concerti che, nel Settecento di Bach e Händel, di Mozart e Haydn, estendono il piacere dell'ascolto alle borghesie cittadine, fino alla grande orchestra romantica che contagia tutti, grazie a Beethoven e Berlioz, a Wagner e Bruckner, a Mahler e Strauss. Grandi orchestre che pretendono grandi sale da concerto, quei templi che a Dresda, Berlino, Londra, Parigi, Milano, Roma, ma anche a New York, Chicago, Boston nel Novecento assisteranno al trionfo dei grandi direttori: Nikisch, Toscanini, Furtwängler, Karajan, Abbado, Muti.Se l'orchestra è la chiave d'accesso alla musica assoluta – l'arte per eccellenza di Schopenhauer,la sola capace di evocare senza ricorrere alla parola, all'immagine, al movimento –, Storia delle orchestre è un libro fondamentale, che attraversa secoli, generi, registri, strumenti, tecniche di riproduzione, senza mai smarrire il filo di un racconto che è sinonimo di Occidente.Questo libro nasce da un'idea sviluppata con l'Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi inoccasione della stagione sinfonica 2014-15.
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Strani mondi. La ricerca di nuovi pianeti e della vita oltre il Sistema solare
Codice Edizioni, 17/07/2015
Abstract: Da quando si riteneva che la Terra fosse al centro dell'universo a quando si è scoperto che non c'è un solo sistema solare nell'universo sono passati secoli. In compenso, negli ultimi vent'anni sono stati contati più di duemila pianeti in orbita intorno ad altre stelle; e dopo che i primi "avvistamenti" hanno rivelato solo enormi pianeti inabitabili, caldissimi e composti in gran parte da gas tossici, oggi cominciano ad arrivare le prime notizie di mondi potenzialmente ospitali. Sebbene ogni ricerca di civiltà aliena abbia registrato al momento solo fallimenti, non siamo mai stati così vicini alla possibilità di trovare la vita al di fuori della Terra. Jayawardhana ripercorre tutte le tappe di questa straordinaria caccia: le storie dei protagonisti, i progressi tecnologici, i traguardi raggiunti e le ultime scoperte – incluse le sue – che stanno rivoluzionando il nostro modo di guardare al cosmo e stanno gettando nuova luce sull'origine e l'evoluzione dei pianeti.BIORay Jayawardhana è astronomo, professore universitario, scrittore e giornalista scientifico. Lavora su alcuni dei più grandi telescopi del mondo per studiare le origini dei pianeti e delle galassie che formano l'universo. È autore di Cacciatori di neutrini (Codice edizioni, 2014).
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Sul pragmatismo. L'eredità di Peirce, James e Dewey nel pensiero contemporaneo
Il Saggiatore, 15/10/2015
Abstract: Per alcuni il pragmatismo è soprattutto una scuola di pensiero peculiarmente statunitense. Eppure, moltissimi dei più fruttuosi contributi della filosofia occidentale contemporanea – su entrambe le sponde dell'Atlantico – non sono che sviluppi o variazioni sui temi cari a questa tradizione, che vede in Charles S. Peirce, William James e John Dewey i propri fondatori. Per dimostrarlo, Richard J. Bernstein non si limita a prendere in esame i classici del pragmatismo di fine Ottocento, ma dipana i variegati fili che da allora intrecciano il lungo cammino delle idee, fino agli anni più recenti. Emerge così tutta l'attualità di un modo di praticare la filosofia che fa del primato dell'esperienza, della comprensione del mondo sociale e delle politiche di costruzione attiva di un ordine realmente democratico la posta in gioco del pensiero. Il pragmatismo prende le mosse da una critica radicale del cartesianismo, e dunque dal rifiuto di ogni netta separazione tra mente e corpo, soggetto e oggetto, e di ogni illusoria "ricerca della certezza". Nega l'esistenza di una conoscenza "autentica" con fondamenta indubitabili, e che sia possibile mettere da parte tutti i pregiudizi grazie al dubbio metodico. Quella pragmatista è al contrario una concezione non-fondazionale e autocorrettiva della ricerca filosofica, che rinuncia a ogni astrattezza e si basa sulla comprensione del modo in cui gli esseri umani sono formati dalle pratiche sociali normative e contribuiscono a definirle. Perfino in pensatori che non conoscevano i testi pragmatisti, come Wittgenstein e Heidegger, si rintraccia l'eredità di questa impostazione, che ha assorbito e poi trasformato la "svolta linguistica" influenzando alcune delle posizioni filosofi che più originali e feconde degli ultimi cinquant'anni: dal "pragmatismo kantiano" di Jürgen Habermas all'umanesimo profondo di Richard Rorty, alle riflessioni su fatto e valore di Hilary Putnam. Sul pragmatismo è un'indagine lucida e completa sulla diffusione globale e la continuità degli argomenti pragmatisti, ma rappresenta anche un'esortazione a riscoprire il ruolo critico della filosofia nel guidare le nostre scelte, nell'arricchire la nostra esperienza quotidiana e nel promuovere quella che Dewey chiamava "democrazia creativa".
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Il Saggiatore, 22/10/2015
Abstract: Autore di culto della letteratura americana contemporanea, restio alle attenzioni dei media ma autenticamente seminale – suoi gli incubi che hanno ispirato la prima stagione di True Detective –, Thomas Ligotti è unanimamente considerato l'unico, grande successore di Edgar Allan Poe e H.P. Lovecraft. Lontano dalle atmosfere urbane e quotidiane che caratterizzano l'opera di Stephen King, Ligotti fa sua la lezione dei maestri del passato e mette il lettore di fronte a un orrore che non ha forma né volto né contorno, un orrore che non si può dire, a stento pensare, e che ha nell'assoluta indeterminatezza la radice della presa angosciante che esercita sulla nostra immaginazione.In Teatro grottesco l'orrore nasce da seminterrati in cui il buio e l'umido hanno prodotto una vita brulicante che aspetta di insinuarsi nel nostro mondo; da isolate, solitarie fabbriche nelle cui viscere si producono artefatti meccanici dagli scopi imperscrutabili; da catene di montaggio in cui la presenza umbratile di misteriosi supervisori è così schiacciante da trasformare l'uomo in ingranaggio; da cittadine in cui la vita è una messinscena e solo quanto accade sui palcoscenici di una fiera itinerante è reale. Gli abitanti di questo mondo dalla mente impazzita e il cuore selvaggio si muovono in retrobottega fiocamente illuminati, lungo le pareti di bar fumosi, in gallerie d'arte dall'aspetto sinistro, al centro di paludi dove sopravvivono culti antichi e innominabili, tutti alla ricerca disperata di un senso che sembra perennemente alla loro portata e che, pure, è loro perennemente precluso.In questa geografia che ha perso perfino la precisione toponomastica del New England di Lovecraft, e che si può riconoscere soltanto per il nero del cielo e il grigio della terra, la morte è un canto e la vita un carnevale; di autentico non rimane che l'arte, sembra suggerirci Ligotti, nella cui prosa scabra quanto barocca si celebra, nell'impossibilitàormai di esorcizzarlo, il declino di ogni facile antropocentrismo e, in ultima istanza, dell'Occidente.
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Tramonto libico. Storia di un ebreo arabo
Giuntina, 15/10/2015
Abstract: In questo mémoire, Raphael Luzon racconta la fine della storia millenaria della Comunità ebraica di Libia. Ancora bambino, fu costretto ad abbandonare Bengasi in seguito al pogrom che nel 1967 le folle arabe scatenarono contro gli ebrei. Inizia così per lui un esilio pieno di nostalgia e sofferenze, di cambiamenti e di nuove sfide davanti alle quali non perde mai la speranza di far tornare a battere, almeno nella memoria, il cuore della sua comunità cancellata dall'impeto distruttivo del fanatismo. Eppure Luzon scrive senza risentimento, per lui la ricerca della giustizia non è mai caccia al colpevole; all'ostilità antepone il desiderio di riconciliazione, sapendo che niente muove le coscienze più di una testimonianza sincera, vera, equilibrata. In questo senso, Roberto Saviano scrive nella prefazione: "Consiglio al lettore di soffermarsi, tenerlo un po' più a lungo tra le mani, di risfogliarlo e rileggere alcuni passi, perché nelle parole di Luzon possiamo talvolta trovare l'ispirazione per intraprendere un cammino di pace e di memoria".
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Il Saggiatore, 25/09/2015
Abstract: Per lungo tempo, la storia dell'omosessualità si è risolta nel racconto spettacolare delle vicende biografiche di individui eccezionali – Oscar Wilde, Leonardo, Caravaggio –, certamente famosi per i propri amori, ma tutt'oggi ricordati per gli scandali di cui si resero protagonisti, le controversie non ancora sopite che li riguardano o i loro contributi all'arte, alla scienza, al pensiero. Al contrario, la quotidianità del vivere omosessuale nel corso dei secoli è stata di frequente relegata sullo sfondo della storia del costume, quando non scopertamente ignorata dagli studiosi, più interessati all'eccezione che alla regola. A colmare questa vistosa lacuna interviene Tutta un'altra storia, in cui lo storico e militante Giovanni Dall'Orto raccoglie il frutto di anni di ricerca, disegnando una traiettoria che dalla classicità grecoromana arriva – attraversando gli snodi imprescindibili della nascita della cristianità, del colonialismo e dell'età vittoriana – all'Europa dei totalitarismi: frammenti lirici, lettere private, appunti diaristici, atti processuali, molti dei quali mai pubblicati prima in Italia, vanno a comporre un mosaico immane, tanto eterogeneo nei luoghi e nei tempi quanto coerente nei temi che lo percorrono, restituendo infine voce a chi, per secoli, non l'ha avuta. Con uno stile capace di unire al rigore storiografico il gusto caustico per l'invettiva, Giovanni Dall'Orto affronta scandali e repressioni, riti e consuetudini che hanno accompagnato l'omosessualità occidentale nel suo divenire storico, e in questi corsi e ricorsi trova le ragioni profonde delle divisioni di oggi, delle battaglie, delle conquiste. Nella certezza che soltanto dalla comprensione di ciò che è stato si producono consapevolezza critica e senso di responsabilità – i frutti più maturi della conoscenza storica che, soli, possono nutrire il domani. Il passato, come scrisse William Faulkner, non è morto, "anzi non è nemmeno passato".
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Un tè con Mo Yan e altri scrittori cinesi
O barra O, 30/10/2015
Abstract: Una galleria di incontri con i maggiori scrittori della Repubblica Popolare cinese che racconta, attraverso le loro voci e con un taglio giornalistico, un Paese in trasformazione: un mosaico inedito nel panorama editoriale italiano.Il premio Nobel Mo Yan, seduto in una casa da tè, confida che la censura in Cina esiste, ma si può aggirare, professa il suo ottimismo per il futuro del suo Paese e infine rivela la sua passione per i film d'azione hollywoodiani.Un autore come Acheng, che dopo anni di silenzio apre la sua dimora e racconta del romanzo che non può pubblicare.E ancora: Su Tong che parla della condizione femminile; Hu Yua che vede la Cina come una suora che si è fatta prostituta; la "Rowling cinese" Yang Hongying, star della letteratura per l'infanzia; Liao Yiwu, fuggito dal regime e ora memoria poetica di chi vede i propri diritti violati. E molti altri protagonisti della scena letteraria cinese, sia dalle città che dal mondo rurale.
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Il Saggiatore, 25/09/2015
Abstract: Ci sono occasioni nelle quali l'incontro intellettuale fra un artista e un critico – per separare artificialmente due ruoli spesso inscindibili – si realizza nel segno di una concordanza che è vera corrispondenza di intenti e sensi, capace di generare un circolo virtuoso creativo destinato a lasciare duratura impronta di sé. Il Novecento ci ha consegnato luminosi esempi di legami simili, da quello che unì Gianfranco Contini a Eugenio Montale allo stretto sodalizio fra Maurice Blanchot e Georges Bataille, passando per la familiarità talora turbinosa di Emilio Cecchi e Mario Praz e l'affinità davvero elettiva fra Jean-Paul Manganaro e Carmelo Bene. La "complicità" fra Stefano Agosti e Andrea Zanzotto è, fra queste intese, una delle più feconde e durature, se è vero che il primo saggio dedicato da Agosti al poeta suo conterraneo – Zanzotto nasce a Pieve di Soligo, in provincia di Treviso; Stefano Agosti a Caprino Veronese, accanto al lago di Garda – risale al 1969, solo un anno dopo la pubblicazione di quella Beltà che della poesia italiana contemporanea rappresenta un autentico spartiacque: al suo apparire la raccolta di Zanzotto sovvertì l'ordine tradizionale della letteratura facendo propria non solo la nozione di arbitrarietà del segno linguistico – introdotta da Ferdinand de Saussure nel Corso di linguistica generale, che proprio in quegli anni sconvolgeva le nozioni acquisite del linguaggio –, ma anche quella proposta da Lacan, genuinamente rivoluzionaria, di priorità del significante sul significato. È allora proprio il significante, nella Beltà, a presiedere al reale o, per dirla in altri termini, è il mondo a ruotare intorno alla lingua, persino a esserne creato. Con la profondità critica che da sempre contraddistingue i suoi studi – unita qui a una compartecipazione affettiva che non depotenzia, e anzi mette a fuoco la precisione analitica –, Stefano Agosti scandaglia e illumina di senso una fra le esperienze poetiche più rigorose e ardue della nostra contemporaneità, facendone affiorare costellazioni simboliche e sotterranee analogie, tramature foniche ricorrenti e fondamenta teoriche, tracciando una mappa che si dimostrerà irrinunciabile per chiunque voglia avvicinarsi alla poesia di Andrea Zanzotto.
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Il Saggiatore, 15/09/2015
Abstract: Agli inizi del XX secolo, in una famiglia di Knoxville, Tennessee, tutto si sgretola quando Jay, padre, marito, fratello, muore prematuramente in un incidente d'auto. L'orizzonte di una piccola città della provincia americana si capovolge in un istante. Riaffiorano le frizioni, si ampliano le distanze, si perde man mano il senso dell'unità. Rufus, figlio di Jay, è un bambino di sei anni, genuino come solo a quell'età si può essere, unito al padre da una forte complicità. È lui che assiste attonito al dolore della madre e della sorella minore e all'istantanea disgregazione del nucleo familiare; è lui che si fa narratore dei pochi giorni che separano l'evento tragico dal funerale, alla fine del libro. Quali equilibri infrange una morte in famiglia? A cosa ci si può aggrappare quando si è in caduta libera? E Dio dov'è, perché non interviene? Da un punto di vista all'altro, dalla giovane vedova al suocero ateo, al fratello alcolista, ognuno cerca di dare la sua risposta. James Agee riscrive il momento più tragico della sua infanzia, e attraverso gli occhi attenti di un sé bambino rielabora le reazioni segrete e manifeste dei protagonisti che, a distanza di anni, popolano ancora vivissimi la sua memoria. La prosa cruda e fulminante, e insieme così lirica, di Agee riempie di tensione l'atmosfera gelida e immobile del lutto, mentre le sue parole si insinuano nelle ferite più profonde. Proseguendo nell'opera di riscoperta e valorizzazione dello scrittore americano, il Saggiatore pubblica il suo capolavoro autobiografico, vincitore del Premio Pulitzer postumo nel 1958. Una morte in famiglia è un romanzo di rara potenza emotiva, che Agee continuò a rielaborare negli anni. Un classico della letteratura del Novecento.