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Adelphi, 12/05/2022
Abstract: Kundera scrisse questa commedia – unico suo testo teatrale, mai tradotto finora in Italia – dopo l'invasione russa della Cecoslovacchia, quando il suo nome e la sua opera erano stati ufficialmente cancellati dall'esistenza. Si tratta, dunque, di un "divertimento in tempi di peste". Ed è un caso di straordinaria simbiosi con un autore amato, Diderot, come se con un salto mortale nella letteratura Kundera riuscisse a evadere dall'oppressione incombente. Al pari del romanzo di Diderot, "Jacques il fatalista", sulle cui figure e scene è ricalcato, questo testo di sfrenata leggerezza nasconde le sue punte acuminate (che non sono poche) in un "festino dell'intelligenza, dello humour e della fantasia"."Jacques e il suo padrone", scritto in ceco, è stato pubblicato per la prima volta nel 1971.
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L'insostenibile leggerezza dell'essere
Adelphi, 12/05/2022
Abstract: Il suo romanzo ci dimostra come nella vita tutto quello che scegliamo e apprezziamo come leggero non tarda a rivelare il proprio peso insostenibile. Forse solo la vivacità e la mobilità dell'intelligenza sfuggono a questa condanna: le qualità con cui è scritto il romanzo, che appartengono a un altro universo da quello del vivere.ITALO CALVINOChi è pesante non può fare a meno di innamorarsi perdutamente di chi vola lievemente nell'aria, tra il fantastico e il possibile: mentre i leggeri sono respinti dai loro simili e trascinati dalla "com-passione" verso i corpi e le anime possedute dalla pesantezza. Così accade nel romanzo: Tomáš ama Tereza, Tereza ama Tomáš: Franz ama Sabina, Sabina (almeno per qualche mese) ama Franz; quasi come nelle "Affinità elettive" si forma il perfetto quadrato delle affinità amorose.PIETRO CITATI
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Adelphi, 12/05/2022
Abstract: "Per me "La vita è altrove" è il romanzo della rivoluzione europea in quanto tale, condensata".MILAN KUNDERA
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Adelphi, 12/05/2022
Abstract: "Nessuno, oggi, possiede la grazia di Kundera: il suo tocco: quella combinazione inimitabile di ironia e amarezza, di malinconia e leggerezza. Basta aprire il libro, leggere due righe, corteggiare un'immagine, inseguire disperatamente un motivo; e ci diciamo sorridendo: "È Kundera""(Pietro Citati su "L'immortalità").
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Adelphi, 12/05/2022
Abstract: Un uomo e una donna si incontrano per caso mentre tornano al loro paese natale, che hanno abbandonato vent'anni prima scegliendo la via dell'esilio. Riusciranno a riannodare i fili di una strana storia d'amore, appena iniziata e subito inghiottita dalla storia? Il fatto è che dopo una così lunga assenza "i loro ricordi non si somigliano". La nostra memoria è flebile: viviamo sprofondati in un immenso oblio, e ci rifiutiamo di saperlo. Solo coloro che, come Ulisse, tornano dopo vent'anni a Itaca possono contemplare, attoniti e abbagliati, la dea dell'ignoranza.
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Adelphi, 12/05/2022
Abstract: Vi sono situazioni in cui per un istante non riconosciamo chi ci sta accanto, istanti in cui l'identità dell'altro si cancella, mentre, di riflesso, dubitiamo della nostra. Solo Kundera poteva trasformare una percezione così segreta e sconcertante in materia romanzesca – e farne uno dei suoi libri più dolorosi e illuminanti."Di questo ultimo libro, intiepidito dalla luce rosea della vecchiaia, posso dire soltanto una parola: è perfetto. Non c'è personaggio, episodio, immagine, parola, spazio bianco, virgola: non c'è luogo dell'incantevole intreccio che sia segnato da una minima ombra. Nessuno scrittore, oggi, ha l'eleganza di Kundera: la sua naturalezza; il suo tocco delicato e sovrano" PIETRO CITATI
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Adelphi, 12/05/2022
Abstract: In sette testi relativamente indipendenti ma collegati come altrettante tappe di un singolo saggio, Kundera ci parla di quella creatura singolare, imprevedibile, grandiosa e delicata che è il romanzo europeo ("arte nata come eco della risata di Dio"). Il suo discorso scavalca con sicurezza ogni pretesa di rigido inquadramento teorico e si dedica invece a un'analisi amorosa di ciò che il romanzo, creatura polimorfa, diventa nelle mani di scrittori così diversi come Kafka e Cervantes, Broch e Tolstoj, Gombrowicz e Flaubert, Diderot e Musil, Rabelais e Sterne – e infine Kundera: perché qui si troveranno i due testi dove Kundera ha detto l'essenziale per chi vuole accedere al segreto dei suoi romanzi. Anche come saggista, Kundera ha il dono stupefacente della trasparenza: le questioni più intricate appaiono nelle sue parole con una nettezza e un'evidenza tali da farci pensare che le stiamo vedendo per la prima volta. E l'aspetto di confessione, da parte di Kundera, sull'arte che oggi egli conosce più di ogni altro, dà a questo libro una pulsazione ulteriore, per noi preziosa: "Devo sottolineare che non ho la minima ambizione di fare della teoria e che tutto il libro non è altro che la "confessione di uno che fa della pratica"? L'opera di ogni romanziere contiene implicitamente una visione della storia del romanzo, un'idea di cos'è il romanzo; ed è proprio quest'idea, insita nei miei romanzi, che ho cercato di far parlare".
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Adelphi, 12/05/2022
Abstract: "C.S.: Lei non ha parlato quasi per nulla del "Valzer degli addii"."M.K.: Eppure è il romanzo che in un certo senso mi è più caro. Come "Amori ridicoli", l'ho scritto con più divertimento, con più piacere degli altri. In un altro stato d'animo. Anche molto più in fretta."C.S.: Ha solo cinque parti."M.K.: Si fonda su un archetipo formale del tutto diverso da quello degli altri miei romanzi. È assolutamente omogeneo, senza digressioni, composto di una sola materia, raccontato con lo stesso tempo, è molto teatrale, stilizzato, basato sulla forma del vaudeville. In "Amori ridicoli", si può leggere il racconto "Il simposio", il cui titolo è un'allusione parodistica al "Simposio" di Platone. Lunghe discussioni sull'amore. Ebbene, questo "Simposio" è composto in tutto e per tutto come "Il valzer degli addii": vaudeville in cinque atti"Milan Kundera, "L'arte del romanzo"
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Il libro del riso e dell'oblio
Adelphi, 12/05/2022
Abstract: Un "romanzo in forma di variazioni" calamitato da un tema: "la lotta dell'uomo contro il potere e la lotta della memoria contro l'oblio".
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Adelphi, 12/05/2022
Abstract: Un saggio che può essere letto come un romanzo che ha per protagonista il romanzo stesso. La migliore introduzione a quella forma di conoscenza che soltanto il romanzo può dare e che sembra irritare sommamente tutti quelli che la ignorano."I testamenti traditi" è stato pubblicato per la prima volta in francese nel 1993.
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Adelphi, 12/05/2022
Abstract: Di questo libro Kundera ha detto una volta di averlo scritto "con maggior divertimento, con maggior piacere" di ogni altro, salvo "Il valzer degli addii".
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Adelphi, 12/05/2022
Abstract: "Che libro! E che linguaggio ambivalente! Ti stringe alla gola e al tempo stesso ti fa scoppiare in una risata".Marc Fumaroli"In Kundera la voce di chi narra e la voce di chi riflette sono la stessa voce ... La voce allusiva, spiritosa, irriverente del libertino settecentesco. I pensieri di Kundera sono sexy e sconcertanti come le eroine dei suoi romanzi".Alessandro Piperno
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Adelphi, 12/05/2022
Abstract: Quando Paul Valéry fu accolto, nel 1925, fra gli "immortali" dell'Académie française, si vide costretto – lui che non aveva grande stima per l'arte del romanzo – a pronunciare l'elogio di Anatole France, suo predecessore. In un 'panegirico' divenuto leggendario, non solo riuscì a parlare di France senza mai menzionarne il nome, ma con squisita perfidia contrappose le sue opere a quelle di Tolstoj, Ibsen, Zola, tacciandole di "leggerezza". Non c'è da stupirsi, ci avverte Kundera: difficilmente il romanziere rientra nella schiera di coloro che incarnano lo spirito di una nazione. Proprio in virtù della sua arte, il romanziere è per lo più "segreto, ambiguo, ironico", e – celato com'è dietro ai suoi personaggi – difficilmente si lascia ridurre a una convinzione, a un atteggiamento: quel che gli preme non è la Storia (e tanto meno la politica), bensì il "mistero dei suoi attori". Come Beckett, è libero, persino dal virtuoso senso del dovere che lo vorrebbe prigioniero di un Paese o di una lingua; come Danilo Kiš, respinge ogni etichetta, anche quella, proba e accattivante, di emigrato o dissidente; come Škvorecký, è pronto a rivolgere il suo "inopportuno humour" contro il potere e insieme contro il "vanitoso gesticolare" di chi protesta (ad esempio sulla scena della Primavera di Praga). E spesso finisce sulle liste di proscrizione che governano i gusti letterari: soprattutto quando, come Malaparte (cui Kundera dedica qui un folgorante saggio), ci rivela la cupa bellezza di una realtà diventata folle, la nuova Europa nata da un'immensa disfatta, e un nuovo modo, vinto e colpevole, di essere europei. Nel corso degli anni Kundera ci ha insegnato a guardare al romanzo come a una creatura fragile e preziosa, che vive di un'unica storia: ma mai ci aveva rivelato in maniera tanto nitida e affascinante la fisionomia del romanziere, e la sua occulta, vitale, dolorosa "fisiologia".
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Pericolosi sovversivi. Storia del Centro Socialista Interno (1934-1944)
Bibliotheka, 30/05/2022
Abstract: Il libro di Florindi ricostruisce una pagina poco nota dell'antifascismo italiano, una pagina di opposizione irriducibile al regime, che vede protagoniste personalità di spicco del socialismo italiano.La storia del "centro socialista interno" è divisa dall'autore in due parti, perché i centri sono stati due e sono nati e hanno operato in contesti e con uomini diversi. Il primo centro socialista interno, che opera dal 1934 al 1939, rappresenta una delle pagine più originali e gloriose dell'antifascismo. Totalmente diverso il discorso sul secondo centro interno (1941-1944) contaminato dall'Ovra.In questo quadro- scrive Paolo Mattera nella Prefazione - l'esperienza del Centro Socialista Interno spicca in tutta la sua importanza, perché i suoi protagonisti riuscirono a preservare una presenza socialista in Italia sfidando tutte le difficoltà e ponendo così le basi per gli sviluppi futuri del partito. È un'esperienza che per lungo tempo ha patito anche un minore interesse da parte degli studiosi, che si sono concentrati sulla più consistente organizzazione clandestina comunista, oppure sull'azione - fondata su diverse basi - dei cattolici oppure sui dibattiti politici degli esuli. Per tutte queste ragioni, sono particolarmente benvenute le nuove ricerche che, fondate su un approfondito scavo delle fonti, potranno porre le premesse per ulteriori approfondimenti e aprire una nuova stagione di studi.
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PaperFIRST, 12/05/2022
Abstract: Francesco Battiato, in arte Franco su suggerimento di Giorgio Gaber, è stato un vero e proprio rivoluzionario in servizio permanente. Ha attraversato periodi molto diversi, cercando sempre nuove strade per comunicare con la sua musica: di protesta, pop, krautrock, sperimentale, rock, d'autore, classica, sinfonica. È impossibile rinchiuderlo in una sola etichetta, così come è impossibile non farsi ammaliare da un'arte multiforme che questo libro ci fa rivivere appieno: dalla complessità di L'Egitto prima delle sabbie alla solennità di Come un cammello in una grondaia, dall'avanguardia di Pollution fino alla straordinaria fase di spiritualità che va da Fisiognomica a Caffè de la Paix, senza dimenticare le canzoni di enorme successo come Centro di gravità permanente e Bandiera bianca, la dolente Povera patria, la struggente La cura, la prodigiosa Prospettiva Nevski o la stessa E ti vengo a cercare. Andrea Scanzi, con accuratezza e passione, ripercorre la carriera di Battiato seguendo ogni snodo, picco e azzardo di uno dei più grandi maestri della musica italiana, facendo incursioni anche nei suoi studi da linguista e nell'ambito dell'opera, del cinema, della pittura, della religione e della meditazione. Un genio ironico e poliedrico, inquieto e sfaccettato, capace come pochi altri di unire l'alto e il basso. Franco Battiato è un mondo meraviglioso. E questo libro lo dimostra.
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L'arte di vivere annusando. Storie sorprendenti dal mondo dei profumi e degli odori
Aboca, 12/05/2022
Abstract: Tutti gli organismi, dagli insetti all'uomo, usano i sensi per orientarsi nell'ambiente e comunicare. I grilli e i pipistrelli, per esempio, si affidano alle onde sonore; le libellule e gli esseri umani alla vista; le falene, i maiali e i cani sono invece famosi per il loro fine olfatto. La falena maschio è in grado di seguire la scia di profumo della femmina, presente in una concentrazione quasi omeopatica, e di fatto è il miglior annusatore del mondo. Il salmone, quando deve tornare nello stesso ramo del fiume in cui è nato per deporre le uova, usa l'olfatto per ritrovare la via di casa. I cani maschio sono bravi quanto le falene e altrettanto sensibili: per loro è molto più importante l'olfatto della vista, di fatto "vedono" sotto forma di odori, non di impressioni visive. Per tanto tempo si è creduto, poi, che gli uccelli non avessero il senso dell'olfatto, mentre oggi sappiamo che è l'esatto contrario: gli avvoltoi riescono a captare da lontanissimo l'odore delle particolari molecole emesse da un animale morto, mentre gli uccelli marini, come gli albatros, sono in grado di fiutare una presenza massiccia di plancton, che per loro significa abbondanza di pesce. Ciò che è ancora più sorprendente, forse, è il fatto che anche le piante possano annusare e inviarsi messaggi olfattivi tra loro o usare odori specifici per manipolare amici e nemici o cambiare la loro emissione di sostanze volatili quando vengono attaccate.Bill Hansson ci apre le porte del suo laboratorio per raccontarci alcune delle storie più sorprendenti dal mondo della ricerca olfattiva ricordandoci che, nonostante abbiamo la tendenza a considerarci molto visivi, dimenticandoci gli altri sensi, e crediamo di dipendere meno dalle informazioni olfattive rispetto ad altre specie, anche noi esseri umani siamo intimamente connessi al mondo degli odori. Del resto, come mai il naso e le narici sarebbero così evidenti sui nostri volti se l'olfatto non fosse cruciale per la nostra sopravvivenza?
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Feltrinelli Editore, 11/05/2024
Abstract: Le voci degli uomini e delle donne di un secolo fa raccontano la Grande guerra ai ragazzi di oggi.Questo libro ci trasporta al 24 maggio 1915, quando l'Italia entrò in guerra contro l'Austria; racconta le battaglie e la vita nelle trincee, sulle montagne, nei campi di prigionia. Soprattutto, ci fa ascoltare le voci dei protagonisti, politici e generali, soldati e ufficiali, scrittori e persone comuni, immergendoci nella realtà della guerra. Non così lontana e da non dimenticare.
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Feltrinelli Editore, 11/05/2024
Abstract: "Siamo greci quando parliamo e pensiamo; siamo greci quando proviamo a pensare in modo diverso e non ci adagiamo su formule già pronte. Siamo greci ogni volta che costruiamo il futuro."Siamo tutti greci racconta l'attualità dell'antico in una prospettiva completamente diversa, che pone il mondo classico, con le sue idee, storie e immagini, come cuore pulsante della nostra contemporaneità. Un cammino a ritroso nei secoli che ci farà tornare al presente con maggior consapevolezza.
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Feltrinelli Editore, 11/05/2024
Abstract: "Corrado Augias racconta cento storie esemplari su come l'arte da sempre riesca a cambiare il mondo e lo fa partendo da un sito che risale alla notte dei tempi: le grotte di Lascaux."Robinson – La RepubblicaCorrado Augias ci invita a compiere un viaggio tra gli artisti di ogni epoca e a percorrere il cammino dell'uomo dagli albori fino alla contemporaneità. Una storia dell'arte raccontata in forma insolita: 100 storie di artisti, 100 sguardi diversi sul mondo. Una galleria di "storie" dell'arte, dall'Homo sapiens a Banksy, dove scoprire i segreti di sculture e dipinti, e incontrare lo sguardo affascinante, geniale e acuto dei grandi maestri.
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Feltrinelli Editore, 11/05/2024
Abstract: Undici superbi racconti apparsi su rivista tra il dicembre del 1892 e il dicembre del 1893, che vedono apparire per la prima volta sulla pagina due personaggi chiave dell'universo creato da Arthur Conan Doyle: la perfida controparte criminale di Holmes, Moriarty, e l'indolente, geniale fratello del nostro detective, Mycroft Holmes. Alla capace penna di Watson questa volta Holmes decide di affidare anche il suo primo caso, "Il mistero della Gloria Scott", affinché lo trasmetta ai posteri, assieme a un altro caso giovanile, "Il cerimoniale dei Musgrave", in cui un compagno di università di Holmes cerca il suo aiuto per risolvere una sparizione e un indovinello vecchio due secoli. Passando per un contabile che deve inspiegabilmente spendere le proprie giornate a trascrivere la guida telefonica di Parigi, la misteriosa sparizione di un cavallo da corsa purosangue, e giovani fanciulle greche sparite nel nulla, si giunge all'apice de "Il problema finale", il racconto che vede il celebre detective di Baker Street in una lotta all'ultimo sangue con la sua nemesi, il "Napoleone del crimine", Moriarty. Un grande sollievo per Doyle, felice di liberarsi della sua ingombrante creatura, che scatenò però nei lettori anglofoni di tutto il mondo una profonda isteria, impensabile fino a quel momento per un personaggio letterario, come ben ricostruisce Giancarlo Carlotti nella sua postfazione, "Ucciderò Sherlock Holmes".