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Trovati 63 documenti.

La grande cecità. Il cambiamento climatico e l'impensabile
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Ghosh, Amitav - Nadotti, Anna - Gobetti, Norman

La grande cecità. Il cambiamento climatico e l'impensabile

EINAUDI, 19/02/2026

Abstract: Con una nuova introduzione dell'autore Un classico contemporaneo sul pensiero del clima che interroga direttamente il ruolo degli intellettuali nell'era del cambiamento climatico, invitandoli a immaginare una letteratura capace di accogliere l'imprevisto e il cataclisma. Perché la letteratura, le arti e le nostre narrazioni collettive non riescono a rappresentare il cambiamento climatico? Perché l'evento piú drammatico della storia recente è rimasto ai margini della cultura? Amitav Ghosh affronta una delle domande decisive del nostro tempo, intrecciando analisi storica, critica letteraria e riflessione personale. Nel cuore della modernità - racconta - si è formata un'idea di "realismo" che, con la sua fiducia nella razionalità e nel progresso, ha bandito l'eccezione e il disastro. Di conseguenza, la narrativa ha lasciato fuori dalle sue pagine il mondo naturale, la scala planetaria. Da questa esclusione è nata una cecità culturale che ancora oggi ci impedisce di immaginare davvero la crisi ecologica. Un saggio potente che ribalta la prospettiva: il cambiamento climatico non è solo un tema per scienziati o attivisti, ma una sfida per scrittori, lettori e cittadini. Perché se non riusciamo a immaginare la catastrofe, non sapremo nemmeno affrontarla.

Circostanze incendiarie. Cronaca del mondo che viene
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Ghosh, Amitav - Nadotti, Anna

Circostanze incendiarie. Cronaca del mondo che viene

EINAUDI, 19/02/2026

Abstract: Le parole sono fiammiferi: possono illuminare o incendiare. Fra guerre, catastrofi e imperi che si disfano, vent'anni di reportage e riflessioni di uno degli scrittori piú lucidi del nostro presente. Dalle isole Andaman e Nicobar devastate dallo tsunami del 2004 al Kashmir lacerato dal conflitto, dall'Afghanistan e dal Medio Oriente della "guerra infinita" alle "tentazioni imperiali" dell'Occidente dopo l'11 settembre, Ghosh compone un mosaico dei tumulti che hanno segnato la fine del Novecento e l'inizio del nuovo secolo. Nei suoi viaggi è salito su una vetta ghiacciata al confine conteso tra India e Pakistan, ha intervistato la cognata di Pol Pot in Cambogia, ha condiviso l'euforia degli egiziani quando Nagib Mahfouz vinse il Premio Nobel e ha sostenuto i suoi vicini sikh minacciati durante i disordini seguiti all'assassinio di Indira Gandhi. In ciascuno di questi scenari, lo sguardo del narratore e quello del testimone si fondono, mentre la scrittura si interroga sul proprio potere e sulla propria responsabilità: cosa significa, oggi, scrivere in un mondo che brucia? Con la grazia del romanziere e la precisione dell'antropologo, Ghosh ci consegna una lezione urgente e radicale: anche nei tempi piú bui la cura del linguaggio resta la prima forma di resistenza.

La maledizione della noce moscata. Parabole per un pianeta in crisi
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Ghosh, Amitav - Nadotti, Anna - Gobetti, Norman

La maledizione della noce moscata. Parabole per un pianeta in crisi

Beat, 16/01/2026

Abstract: Nell'aprile del 1621 a Selamon, un villaggio nell'arcipelago delle Banda, una spruzzata di minuscole isole perse tra l'Oceano Indiano e il Pacifico, un banale incidente – la caduta di una lampada nella bale-bale, la sala riunioni requisita per sé e per i suoi da Martijn Sonck, funzionario olandese della Compagnia delle Indie orientali – innesca uno dei crimini più efferati che la storia del colonialismo ricordi. Sonck, incaricato dalla Compagnia di distruggere il villaggio, ha i nervi a fior di pelle. In passato i bandanesi, abitanti dell'unico luogo del pianeta dove cresce l'albero della noce moscata, una delle spezie di cui le grandi potenze coloniali si contendono il monopolio commerciale, hanno perpetrato stragi dei commercianti invasori; così, quando la lampada cade a terra, Sonck è colto dal panico, lui e i suoi consiglieri afferrano le armi e cominciano a sparare nel buio. Ai colpi dei moschetti i soldati intervengono e gli abitanti del villaggio vengono massacrati senza pietà. È il primo sterminio coloniale motivato dal profitto. Nelle pagine di Amitav Ghosh, questa feroce storia di conquista e sfruttamento – dell'uomo sull'uomo e dell'uomo sulla natura – assurge a parabola della furia devastatrice del colonialismo occidentale e delle sue irreversibili conseguenze fino ai giorni nostri: migrazioni, siccità, pandemia, guerre, emergenza energetica. "La distruzione di un villaggio nell'arcipelago delle isole Banda, in Indonesia nel 1621, da parte degli occupanti olandesi, per avere il monopolio sulla noce moscata, è la parabola della devastazione del colonialismo occidentale e delle sue conseguenze che arrivano fino a oggi".L'Espresso"Un libro magnifico".Il Venerdì di Repubblica"Pochi altri autori hanno la forza di esprimere le contraddizioni del mondo contemporaneo".La Lettura – Corriere della Sera

Una donna che fischia
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Byatt, Antonia Susan - Galuzzi, Fausto - Nadotti, Anna

Una donna che fischia

Einaudi, 01/04/2014

Abstract: Alla fine degli anni Sessanta, Londra e l'Inghilterra vivono un periodo di grandissimo fermento. Frederica Potter è diventata conduttrice di un programma televisivo che si chiama Attraverso lo specchio. Nell'università dello Yorkshire nasce un gruppo che si proclama Antiuniversità. E nella vicina brughiera, la guida di una comunità viene assunta da un leader spirituale carismatico e visionario. Visioni di sangue e di fiamme, di specchi e di doppi, trovano un parallelo nel montaggio a mosaico delle trasmissioni di Frederica. Il linguaggio della religione, del mito e della fiaba si mescolano a quelli della scienza e del computer. Una donna che fischia è l'ultima parte del ciclo iniziato con La vergine nel giardino, e proseguito con Natura morta e La Torre di Babele.

Risposte nella polvere
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Lehmann, Rosamond - Coe, Jonathan - Nadotti, Anna - Agosti Castellani, Maria Luisa

Risposte nella polvere

Einaudi, 30/09/2014

Abstract: Judith Earle conduce una vita ritirata nella sua casa di campagna, in una condizione di agiatezza che le permette di non pensare ad altro che a sé. Nessun dovere e nessuna preoccupazione interrompono i suoi vagabondaggi nel giardino, i suoi sogni a occhi aperti. A risvegliarla saltuariamente non c'è che l'arrivo, nella villa accanto, dei cugini Fyfe: quattro maschi e una femmina con cui, sin dall'infanzia, Judith intesse un rapporto discontinuo, a tratti ambiguo, sempre intenso. Di ciascuno Judith sogna, per ciascuno Judith soffre. Gli studi a Cambridge e l'amicizia appassionata di Jennifer, la ragazza piú popolare del college, la distoglieranno per un po' dai Fyfe; ma nulla le renderà piú semplice e lineare - anzi - il duro lavoro di diventare adulta. All'epoca in cui uscí Risposte nella polvere fece scandalo perché parlava "morbosamente" di sesso, e da allora è rimasto un punto di riferimento per generazioni di lettori. *** "Un libro che finisce per consumarti, per trasformare la tua vita interiore, dalla prima all'ultima pagina". Dall'introduzione di Jonathan Coe *** "Nessuno dei figli di quella casa era stato per lei. Eppure era stata lei che, da fuori, vi aveva fatto irruzione, appropriandosi dei cugini a uno a uno. In fondo, era stata piú forte lei di quanto non fossero stati loro tutti insieme. Si era finalmente liberata della propria debolezza, della vana ossessione di dipendere dagli altri. Non aveva piú nessuno all'infuori di sé stessa: meglio cosí".

Possessione
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Byatt, Antonia Susan - Nadotti, Anna - Galuzzi, Fausto

Possessione

Einaudi, 21/10/2014

Abstract: Roland Michell, giovane studioso londinese mite e riservato, trova accidentalmente in un libro appartenuto a un poeta vittoriano due minute di una lettera indirizzata a una donna. Roland s'improvvisa detective, scopre l'identità della destinataria di quella missiva e coinvolge nelle ricerche la collega Maud Bailey. Ripercorrendo i passi della donna e dell'uomo vissuti un secolo prima, visitando i luoghi dei loro incontri e studiando le opere, i due giovani ricostruiscono e ben presto rivivono, una perduta storia d'amore. I successi di pubblico e di critica mettono in luce quella passione che s'impadronisce del lettore impedendogli di separarsi dal libro finché non sarà arrivato a scoprire la traccia di verità, svelata nel rocambolesco finale.

Gita al Faro (Einaudi)
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Woolf, Virginia - Matar, Hisham - Nadotti, Anna

Gita al Faro (Einaudi)

Einaudi, 11/11/2014

Abstract: 1914. La signora Ramsay, serena e materna. Il signor Ramsay, brusco e severo. Insieme a loro, in vacanza sull'isola di Skye, ci sono gli otto figli e una nutrita schiera di amici. Una sera programmano una gita al Faro. Per James, il figlio piú piccolo, quel faro lontano rappresenta una meta magica e sconosciuta, un luogo a lungo sognato. Ma trascorreranno dieci lunghi anni prima che i superstiti della famiglia Ramsay realizzino quel desiderio in una giornata che farà riaffiorare ricordi mai dimenticati e si trasformerà in un ultimo tentativo di riconciliazione. A partire da un episodio all'apparenza insignificante, Virginia Woolf costruisce un romanzo profondo e straordinario, un viaggio nel cuore di una famiglia, tra conflitti sotterranei, alleanze e tensioni che sopravvivono nel tempo. Un esperimento letterario, un'elegia ai fantasmi dell'infanzia, un caleidoscopio di punti di vista e pensieri che la nuova traduzione di Anna Nadotti restituisce in tutta la sua struggente poesia.

Tre storie fantastiche. Il genio nell'occhio d'usignolo-La storia della principessa primogenita-Il fiato dei draghi
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Byatt, Antonia Susan - Nadotti, Anna - Galuzzi, Fausto

Tre storie fantastiche. Il genio nell'occhio d'usignolo-La storia della principessa primogenita-Il fiato dei draghi

Einaudi, 16/12/2014

Abstract: Il "piacere di narrare storie, e storie su altre storie" spinge A. S. Byatt a scrivere fiabe, a inserire fiabe nei suoi romanzi, a costruire lunghi racconti fiabeschi come II genio nell'occhio d'usignolo. Soddisfacendo così il bisogno primario di tradurre i sogni in esperienza quotidiana tangibile seppure evanescente. Come sopravvivere altrimenti al senso di perdita che ognuno sperimenta col trascorrere del tempo? Al passato che si accumula alle nostre spalle, al futuro oscurato dal fiato incendiario dei draghi, Byatt reagisce non spezzando artificiosamente il tempo reale, bensì inventando una fantasiosa opportunità, quella di muoversi in compagnia dei propri fantasmi, di dar loro un corpo, per quanto stravagante, indiscreto e inusuale esso possa sembrare. Tre "storie fantastiche" narrate nel più classico dei modi, ma i cui protagonisti "fuori del tempo" ci risultano assolutamente contemporanei.

Angeli e insetti
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Byatt, Antonia Susan - Galuzzi, Fausto - Nadotti, Anna

Angeli e insetti

Einaudi, 17/12/2014

Abstract: Il fascino discreto del mondo vittoriano, già protagonista di Possessione, fa da sfondo alle due storie che compongono questo libro costruito con equilibrio ma anche attraversato da passioni violente. Nel primo racconto, Morpho Eugenia, William Adamson, sopravvissuto a un naufragio sulla via del ritorno dall'Amazzonia, vive la contrastata esperienza del sogno di un amore ideale e si illude di aver trovato in Eugenia la donna della sua vita. Lei, in apparenza perfetta ma in realtà priva di scrupoli, lo farà scivolare in un'abiezione morale senza scampo. Nel secondo racconto, L'angelo coniugale, A. S. Byatt ci trasporta invece nel bel mezzo di una seduta spiritica. Emily Tennyson, la sorella del poeta, che ha perduto da giovane il fidanzato, va alla scoperta di un altro amore inaspettato attraverso una sofferta rievocazione, in un caleidoscopio di realismo, scienza, magia e indimenticabili colpi di scena.

Vita in famiglia
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Sharma, Akhil - Nadotti, Anna

Vita in famiglia

Einaudi, 17/02/2015

Abstract: Come sopravvivere, se tutto intorno a te va in pezzi e sei solo un bambino?, si chiede Ajay, voce narrante di questo nuovo libro di Akhil Sharma. E si dà una risposta precisa: imparando a scriverne. Se la fatica dei giorni diventa materia narrativa, se le persone diventano personaggi, se una biografia famigliare diventa un romanzo, forse chi lo scrive riuscirà a sopravvivere e, chissà, a vivere. Inizia cosí ad assemblare ricordi, a captare umori, sorveglia le persone e le cose ricostruendo una vita che si è sdoppiata due volte: in esterni, quando la famiglia, padre, madre e due figli, è emigrata negli Stati Uniti; e in interni, quando un tragico incidente l'ha spezzata fin nelle piú intime fibre. Dall'India frugale degli anni Settanta, volando in direzione delle voci che fino a quel momento sentivano roche alla radio, hanno raggiunto l'Eldorado statunitense: acqua corrente, ascensori, semafori, tv a tutte le ore, pubblicità in buca, ma anche spaesamento linguistico e razziale, incomprensibili e talora comiche segregazioni, cui fanno da contrappeso l'esplorazione della città e la scoperta di biblioteche cui Ajay e Birju accedono come Aladino alla grotta. La lettura, una lanterna magica. I due ragazzi crescono, vanno a scuola con ottimi risultati; l'ansiosa cupezza del padre si smussa e la madre si adatta al nuovo paese. Ma questo universo in costruzione crolla quando Birju ha un grave incidente. Cosí l'Eldorado diventa un Calvario e il letto di Birju la croce intorno a cui ruotano e si frantumano le loro esistenze. La madre accudisce il figlio sostenuta dalla comunità degli immigrati indiani, con il suo corredo di guaritori e santoni. Fra rituali estenuanti e terapie fallimentari, non ha tempo per il figlio sano. Il padre, deluso dalla scienza, sua unica dea, si arrende all'alcol. L'adolescente Ajay si aggrappa ai primi baci di una compagna di scuola e al suo salvagente di carta. Rannicchiato nella sua stanza, legge. Divora ogni saggio su Hemingway che trova in biblioteca, poi i suoi romanzi e racconti. Li analizza, li annota, li usa come scialuppa per traghettare fuori da sé, senza abbellimenti e giri di parole, il farsi di una perdita. Akhil Sharma ha dedicato anni a scrivere questo romanzo autobiografico, il secondo dopo il durissimo Un padre obbediente. Ce lo consegna come un talismano. Questo può fare la scrittura, sembra dirci, salvarti la vita, svelare ciò che nascondevi, restituirti a te stesso. Anna Nadotti *** "Un assoluto controllo della lingua di fronte al disastro, la dimostrazione che la mancanza si può dire in parole". "The Guardian" "Una maestria rara". Kiran Desai "Un romanzo meraviglioso". Mohsin Hamid

In custodia
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Desai, Anita - Nadotti, Anna - Pieruccini, Cinzia

In custodia

Einaudi, 24/11/2015

Abstract: Un aspirante poeta e un vate della letteratura si incontrano: in un esilarante e al tempo stesso amaro romanzo, Anita Desai offre l'affresco inedito di una realtà in bilico tra affascinanti tradizioni e un problematico presente. Deven, un modesto maestro di hindi che ha abbandonato Delhi per guadagnarsi una magra esistenza in una desolata cittadina di provincia, ha un'unica consolazione: la poesia. Luce segreta delle sue mediocri giornate è infatti l'amore per la grande tradizione poetica urdu. Un giorno, finalmente, proprio la poesia urdu sembra offrire a Deven un'inattesa possibilità di riscatto, quando deve intervistare addirittura il massimo vate di Delhi, l'anziano Nur. Ma il povero insegnante scoprirà, suo malgrado, che la missione pullula di insidie. La poesia urdu infatti, fra donne ferine e comprimari infidi, si nutre ancora degli intrighi di corte, e non mancano, per di piú, i rischi tutti moderni dell'incontro con la tecnologia. Pirotecnico, comico e al contempo malinconico, questo geniale romanzo mette a confronto contemporaneità e passato, dandocene un ritratto spettacolare.

Polvere di Diamante
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Desai, Anita - Nadotti, Anna - Piazzese, Bianca

Polvere di Diamante

Einaudi, 04/01/2016

Abstract: Briciole di vita costituiscono lo spunto di ognuno di questi nove racconti di Anita Desai. Nove storie diverse, dislocate in luoghi diversi, India, Cornovaglia, Messico - il paese dove la scrittrice trascorre vari mesi all'anno e che più le ricorda l'India, per i colori e per la malinconica allegria dei suoi abitanti. Briciole di vita che segnano l'impalpabile confine tra vita esterna e vita interiore, dettagli che acquistano un imprevisto rilievo, ora bizzarro ora tragico, ora di quieta accettazione del mistero dell'esistenza. Così è Diamante, il cagnoletto nero protagonista del racconto che dà titolo alla raccolta, l'imprevisto che travolge la casa e la vita dell'uomo che lo accoglie. In ogni racconto il protagonista viene messo all'improvviso di fronte a se stesso da un fatto di cui è casualmente testimone e che apparentemente non lo riguarda, e tuttavia produce in lui un cambiamento, altera un equilibrio, scava nella coscienza facendo riaffiorare ricordi. C'è una sorta di intimità reiterata di racconto in racconto, per quanto le situazioni cambino, e cambino i contesti e i personaggi: è l'intimità di Anita Desai con il dettaglio rivelatore, quello che svela un muto indolenzimento interiore. A questi dettagli Desai presta la sua penna, qui felicissima, una penna che non graffia mai il foglio, ma ci si appoggia sopra con garbo. Accompagna piuttosto i personaggi nell'attraversamento del guado che il destino ha loro riservato, e non importa se il guado è una strada bianca e polverosa di una cittadina messicana dove riecheggiano i versi di Octavio Paz; o un treno indiano che insieme al protagonista trasporta la sua storia vera, quella che lui ancora non conosce; o un albergo di una località marina che tuttavia non s'affaccia sul mare. Ci sono tutti i temi cari a Desai, in questi racconti, le case come luogo di giochi e scherzi della memoria, paesaggi bellissimi e concreti, fragili sicurezze maschili, fantasmi femminili.

Digiunare, divorare
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Desai, Anita - Nadotti, Anna

Digiunare, divorare

Einaudi, 04/01/2016

Abstract: Uno scialle e una confezione di tè vengono spediti a un giovane indiano che studia in America, per confortarne il soggiorno lontano da casa con la familiarità del loro calore e dei loro profumi. Nello spazio di tempo impiegato dal pacco per raggiungere Arun, la sorella maggiore Uma affronta una nuova caldissima estate con gli anziani genitori, nella polverosa casa di famiglia. Distanti migliaia di chilometri due mondi si specchiano in un rovesciamento per molti aspetti solo apparente. Uma e Arun hanno caratteri molto simili: l'indolenza che li accomuna affiora dietro i loro diversissimi destini. Come maschio Arun ha ottenuto il privilegio di un'istruzione americana, come femmina Uma ha fallito due matrimoni combinati, "sperperando" la dote due volte, come non manca di rimproverarle il padre. Dal mondo che li circonda, che capricciosamente li spinge alla rinuncia o all'eccesso, a digiunare o a divorare, non vogliono altro che essere lasciati in pace. Uscendo dalla porta di servizio, senza alzare la voce, con una silenziosa dignità.

Fuoco sulla montagna
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Desai, Anita - Nadotti, Anna

Fuoco sulla montagna

Einaudi, 04/01/2016

Abstract: Fuoco sulla montagna è un dramma severo e impietoso, il ritratto di tre frastornate solitudini che si rincorrono e si perdono nel paesaggio solo apparentemente intatto delle pendici himalayane. Un orizzonte senza tempo fa velo ai ricordi insopportabili di due vecchie donne, Nanda Kaul e l'amica Ila Das, e a quelli dolorosi e recenti di una strana, avventurosa bambina che sembra un insetto, Raka. Intanto, nella valle che la protagonista osserva dall'alto si ripetono antiche violenze e ingiustizie, che Desai ci mostra quasi senza dirle, con calviniana, pittorica esattezza. Non stupisca il nome di Carignano, dove il romanzo è ambientato. Fu Federico Peliti (1844-1914), uomo d'affari e artista italiano che qui volle costruire la sua abitazione indiana e che di questi luoghi ci ha lasciato straordinarie immagini fotografiche, a dare al grappolo di case sul crinale il nome del paese in cui era nato. Anna Nadotti "Aveva tutto ciò che voleva, lì a Carignano, a Kasauli. Lì sul crinale del monte, in quella tranquilla dimora. Era il luogo, la fase dell'esistenza che aveva desiderato e preparato per tutta la vita - se ne era resa conto fin dal primo giorno trascorso lì, sentendo sbocciare un grande, pacato sollievo - e finalmente ci era arrivata. Non voleva nessuno, non voleva nient'altro. Qualunque cosa fosse sopraggiunta o accaduta, sarebbe stata un'intromissione indesiderata, un fastidio".

Un percorso a zigzag
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Desai, Anita - Nadotti, Anna

Un percorso a zigzag

Einaudi, 24/11/2015

Abstract: Per il protagonista di questo nuovo romanzo di Anita Desai, un viaggio intrapreso per caso in un momento di crisi esistenziale diventa un meticoloso percorso alla scoperta di sé e delle proprie origini. La scrittrice indiana, con la sua scrittura sensuale ed esatta, compone una partitura in quattro movimenti, ognuno dei quali corrisponde a un momento del viaggio di Eric in uno spazio che trova nella memoria il suo unico confine. E proprio per progressivi aggiustamenti della memoria il protagonista si fa strada da Cambridge, Massachusetts, dove vive, al Messico, alla Cornovaglia degli antenati paterni e di nuovo al Messico, in un percorso dove la nozione di spazio si confonde con quella di tempo. Scanditi, l'uno e l'altro, da chilometri di ricordi, e interrotti, l'uno e l'altro, dalle lacerazioni che la storia provoca sul fragile tessuto delle storie individuali. Anita Desai ripropone in questo libro un tema che ritorna in tutta la sua opera, quello del rapporto con il passato, con gli antenati, con la storia che condiziona e plasma i destini dei singoli. Qui, dando la parola ai defunti, sfida le amnesie del nostro tempo, riporta in superficie i sotterranei percorsi a zigzag su cui è fondata la modernità e restituisce colore alle cancellature apportate sulla mappa del mondo. Anna Nadotti "Ogni giorno cavalcava da sola per miglia e miglia imparando a sopportare il sole, la sete e la solitudine. Cavalcava sulla mesa dove un forestiero avrebbe potuto perdersi facilmente nell'informe monotonia del pietrame e imparò che essa aveva lineamenti e contorni per chi sapeva guardare. C'erano ruscelli invisibili, segnati solo da occasionali macchie di pioppi ricurvi e di alberi di ahuehuete, e qualche villaggio isolato con capanne di adobe dal tetto piatto dove i cani abbaiavano vedendola passare e le donne smettevano di pesare il mais o strofinare la biancheria nelle tinozze per rivolgerle sguardi silenziosi. Intorno ai villaggi correvano staccionate di steli di frumento secco che sembravano mormorare e brontolare in una lingua che dovette apprendere".

L'artista della sparizione
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Desai, Anita - Nadotti, Anna

L'artista della sparizione

Einaudi, 25/10/2016

Abstract: Tre novelle, un trittico, o meglio un retablo a tre ante sulle quali Anita Desai dipinge tre personaggi silenziosi, tre figure marginali alle prese con valori e disvalori dell'India contemporanea. Ambientate in luoghi dove si stende l'ombra lunga della storia, le tre novelle descrivono spazi fisici e mentali sui quali tuttora incombe il passato. Ne sono protagoniste figure indolenzite, un anziano custode, una traduttrice frustrata e un artista segreto, ognuno a suo modo maestro della cancellazione di sé. E che tuttavia proprio cancellandosi impongono la propria presenza, una sorta di corporeità dell'ombra. Nel Museo dei viaggi ultimi, anta sinistra del retablo, un funzionario governativo viene invitato in una scolorita dimora a visitare i tesori collezionati da un padrone nomade e assente. Gli fa da guida nelle innumerevoli stanze un anziano custode, mentore che nulla ha da invidiare al Virgilio che accompagna Dante dagli inferi alle porte del Paradiso. Porte custodite, qui, da una figura sorprendente quanto inattesa, l'incarnazione stessa della storia e della simbologia indiana. In Tradurre, tradursi, l'altra anta del retablo, un'insegnante di mezz'età si misura con il mestiere di traduttrice ma, incoraggiata dai primi risultati e da un inedito senso di autorealizzazione, comincia a confondere la linea di confine fra chi scrive e chi traduce, fra pagina bianca e pagina già zeppa di segni. Mettendo cosí a repentaglio i suoi risultati, annichilisce i propri desideri. Tra le cupe velature delle ante laterali, si staglia il pannello centrale del retablo, quello che dà titolo all'opera, L'artista della sparizione. Ravi, il protagonista, vive come un eremita in quel che resta della casa di famiglia tra le cime himalayane. Dedicandosi al silenzio e alla solitudine ma anche all'allestimento di un rifugio segreto nei boschi. Quando una troupe di documentaristi di Delhi s'insinua in quel luogo appartato, lui si isola sempre piú lontano, fino a sparire. E i colori si schiariscono, si addensano, filtrati dalle luci. Anita Desai fa sfoggio di tutto il suo talento pittorico in queste narrazioni dove la scrittura dischiude un mondo e lo rende visibile, una visibilità che ha qualcosa di straziante e qualcosa di magico. Come in tutte le sue opere, Desai esige una lettura intima, un ascolto da vicino. La disponibilità di chi legge a intessere e ricordare. Anna Nadotti *** "Anita Desai è una degli eredi di Tolstoj. Una scrittura altrettanto sensuale, profonda e misteriosamente percettiva". "The Times" *** "C'è una grande eloquenza e un'ampia gamma di emozioni in ognuna di queste novelle, che condividono un umorismo arguto e sbieco, e grande eleganza espressiva. Le storie che ci raccontano meritano lo sforzo di ascoltare da vicino. In altre parole: se Desai vi sembra una scrittrice quieta, vuol dire che non sapete ascoltare". "The New York Review of Books"

Il ritorno
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Matar, Hisham - Nadotti, Anna

Il ritorno

Einaudi, 21/03/2017

Abstract: Nel marzo del 2012 Hisham Matar s'imbarca su un volo per la Libia. È il suo primo ritorno dopo trentatre anni nella terra color ruggine, giallo e verde intenso della sua infanzia, la terra che lo ha separato dal padre la notte del 1990 in cui Jaballa Matar venne sequestrato dal regime di Gheddafi, condotto nella terribile prigione di Abu Salim e poi fatto sparire. Il figlio Hisham ci accompagna in un viaggio lucido e struggente attraverso i luoghi di una memoria privata che è anche fardello collettivo di una nazione, alla ricerca di un padre perennemente vivo e morto al quale restituire almeno la certezza di un destino. Hisham Matar ha diciannove anni quando suo padre Jaballa, fiero oppositore del regime di Muammar Gheddafi, viene sequestrato nel suo appartamento del Cairo, rinchiuso nella famigerata prigione libica di Abu Salim e fatto sparire per sempre. Ventidue anni piú tardi il figlio Hisham, che non ha mai smesso di cercarlo, può approfittare dello sprazzo di speranza aperto dalla rivoluzione del febbraio 2011 per fare finalmente ritorno nella terra della sua infanzia felice. Quel viaggio verso un presente ormai sconosciuto non è che lo spunto per un itinerario storico e affettivo ben piú vasto. Visitando i luoghi e incontrando i parenti e gli amici che hanno condiviso con Jaballa decenni di prigionia nel "nobile palazzo" di Abu Salim, Hisham può recuperare un passato che risuona in lui con un'eco mai sopita e ritagliare i contorni di un padre che, in assenza di un corpo, risulta privo di confini. Le tappe del viaggio privato s'intersecano con la storia libica del ventesimo secolo, dalla resistenza all'occupazione italiana al flirt di Gheddafi con l'Inghilterra di Tony Blair. Ma anche all'antro piú buio, all'orrore piú raccapricciante, segue, in queste pagine, la luce di un dipinto di Manet, la melodia di un alam: la consolazione dell'arte e della bellezza come autentica espressione dell'uomo. E anche quando della speranza di ritrovare un padre vivo "non rimangono che granelli sparsi", lo sguardo di Matar continua a puntare risolutamente in avanti: "Mio padre è morto ed è anche vivo. Non possiedo una grammatica per lui. È nel passato, nel presente e nel futuro. Ho il sospetto che anche coloro che hanno sepolto il proprio padre provino la stessa cosa. Io non sono diverso. Vivo, come tutti viviamo, nell'indomani". "La storia, che tocca il cuore e non abbassa lo sguardo, di una famiglia dilaniata dalla ferinità del nostro tempo". Kazuo Ishiguro "Matar è un geniale architetto della narrazione e stilista della prosa; il suo approccio piano e il passo misurato sono un efficace contrappunto al tumulto emotivo del suo materiale. Questo libro è un dono straordinario per tutti noi". "The Wall Street Journal" "Non si fa giustizia al nuovo straordinario libro di Hisham Matar definendolo semplicemente "memoir", perché è tante altre cose: riflessione sull'esilio e le consolazioni dell'arte, analisi dell'autoritarismo, storia famigliare, ritratto di un paese nelle ambasce della rivoluzione e appassionata elaborazione di un lutto". "The New York Times Book Review"

Viaggio a Itaca
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Desai, Anita - Nadotti, Anna - Piazzese, Bianca

Viaggio a Itaca

Einaudi, 11/07/2017

Abstract: A metà degli anni Settanta, guidati dal Pellegrinaggio in Oriente di Hermann Hesse, due giovani, l'italiano Matteo e la tedesca Sophie, sono arrivati in India: frequentano l'ashram di Sri Aurobindo sotto la guida ascetica e autoritaria della Madre che dirige la comunità. Sarà necessario un altro viaggio - e Sophie lo farà - per capire chi è veramente la misteriosa Madre e qual è stata la storia che l'ha portata a diventare depositaria della saggezza di Sri Aurobindo. Un viaggio per capire e per salvare il rapporto d'amore fra Sophie e Matteo. La natura ambigua dell'amore divino e dell'amore umano sono al centro di questo romanzo, che Anita Desai ha cominciato a scrivere nel 1992, durante un lungo soggiorno in Italia. I protagonisti sono due giovani europei: Matteo che, come molti altri della sua generazione, negli anni Settanta va in cerca di illuminazione spirituale negli ashram dell'India, e Sophie, una giovane donna tedesca che pur non condividendo il suo bisogno di ascetismo e preghiera decide di seguirlo per amore. Desai osserva con occhio insieme compassionevole e ironico le loro peregrinazioni esistenziali fino all'incontro con la Madre - personaggio centrale del romanzo, esplicitamente ispirato a Mirra Alfassa, che nel 1926 fondò lo Sri Aurobindo Ashram di Auroville. La sua storia ci viene rivelata a poco a poco grazie alle ricerche condotte da Sophie nel disperato tentativo di riportare a casa l'uomo che nel frattempo ha sposato e dal quale ha avuto due figli. Mentre Matteo si prosterna ai piedi della Madre accettando le regole rigide e manipolatorie che vigono nell'ashram, Sophie affronta un altro viaggio, che è anche un viaggio a ritroso nel tempo, sulle tracce della bambina-ragazza-donna che la Madre è stata prima di diventare un'icona, un affascinante oggetto di culto. Dall'Egitto dove è nata, a Parigi, a Venezia e New York, fino all'arrivo in India dove riconosce infine l'amore divino nella persona di Sri Aurobindo, il maestro dal quale si era sentita occultamente guidata. È l'epoca di Madame Blavatsky, di Annie Besant, di Ruth St Denis, l'epoca in cui l'Occidente, indifferente alle imposizioni coloniali, guardava all'India come a una terra di vita spirituale, un luogo di meditazione e di pace di cui intanto si creavano in California le "succursali" di cui ci ha raccontato Christopher Isherwood. Una storia per molti versi dolorosa, che Anita Desai ricostruisce con la consueta sapienza stilistica, investigandone le origini psicologiche e i contorni fiabeschi.

Tutti i racconti
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Desai, Anita - Nadotti, Anna - Nadotti, Anna - Piazzese, Bianca - Vergiani, Vincenzo

Tutti i racconti

Einaudi, 11/07/2017

Abstract: "In un'epoca in cui gli scrittori vengono spesso maldestramente raggruppati per origine etnica, o lingua, o rinchiusi nei ghetti dell'ideologia e del genere, è facile dimenticare la natura trans-nazionale, translinguistica e transessuale della grande letteratura. Quando penso ad Anita Desai, ne vedo distintamente la figura che si staglia, alla pari, accanto a Jane Austin, quell'altra grande scrittrice indiana". Salman Rushdie "Si raccolgono qui tutti i racconti di Anita Desai, ventuno racconti in ordine cronologico inverso, dall'inedito Il pianerottolo del 2007, ai primi racconti scritti per vari periodici indiani negli anni Sessanta. Quasi mezzo secolo di meticolosa ricerca di senso che l'autrice compie attraverso una scrittura che ha nel dettaglio il suo motivo ispiratore e il suo punto di forza. "La scrittura è per me un atto assolutamente privato, un gesto segreto", dice Anita Desai, e con pacata segretezza coglie immagini, episodi minimi, indizi che a un tratto si connettono dando vita a un racconto. Indagati con uno sguardo acuto e inquieto, non solo gli individui ma anche gli spazi e gli oggetti diventano personaggi di queste storie, che si sviluppano come esplorazioni narrative di universi intimi, di luoghi fisici e mentali: un pianerottolo, una veranda stipata di mobili, un lungo corridoio, un capanno per gli attrezzi in giardino, la superficie scabra di un frutto, l'ispessirsi di un silenzio. Difficile a volte distinguere fra un'eco e un passo, tra una presenza e un pensiero. A volte il pensiero fa più rumore, i passi si perdono al di là di una siepe. Ognuno di questi racconti è storia di un cambiamento, di una transizione, di un passaggio talora impalpabile tra un prima e un dopo, un dentro e un fuori, tra vita interiore ed esistenza quotidiana. Il percorso a ritroso tra gli scritti brevi di Anita Desai che qui si propone vuol essere un'occasione, sia per chi li leggerà per la prima volta, sia per chi vorrà rileggerli, per ripercorrere il farsi di una scrittura e di uno stile personalissimi, un coagularsi di frammenti e un dipanarsi di temi che dai racconti spesso sono dilagati nei romanzi in un'ormai lunga carriera densa di riconoscimenti internazionali". Anna Nadotti

Con cura
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Gawande, Atul - Nadotti, Anna

Con cura

Einaudi, 06/02/2018

Abstract: Una fragile donna settantenne viene ricoverata perché "non si sente troppo bene". Si prendono cura di lei un grande chirurgo e un giovane assistente. Il giovane medico presto se ne dimentica. Il grande chirurgo invece, nonostante i molti impegni e i sette piani di scale che dividono il suo studio dalla stanza della donna, torna a visitarla più volte in un giorno. Così capisce la banale ma insidiosa malattia che sta per ucciderla. E la salva. Nella vita di ciascun uomo esiste una Golden Hour, l'ora d'oro durante la quale chi è vittima di un incidente può essere salvato. In guerra un'ora dura solo cinque minuti. Medici e infermieri in prima linea, supplendo le carenze con l'ingegno, hanno allora ideato una pratica per dividere in più momenti l'intervento su un ferito grave così da farlo arrivare vivo in un ospedale attrezzato. Lavarsi le mani può sembrare un gesto banale, scontato, quasi inutile. Eppure per un medico ricordarsi di farlo può anche significare, semplicemente, salvare molte vite. C'è chi sostiene che la medicina, oltre che una scienza, sia anche una delle più sofisticate tecniche attraverso cui l'uomo si prende cura dell'uomo. Atul Gawande, medico chirurgo, ne è convinto e dimostra come ci siano tre condizioni semplici ma fondamentali per fare meglio in medicina, fin da subito. Servono scrupolosità, ingegnosità e voglia di fare la cosa giusta. Gawande si interroga sulla propria professione, su cosa serve per essere bravi in un campo dove è tanto facile sbagliare, sull'importanza della motivazione personale. E lo fa raccontando le storie vere di medici e pazienti che nel suo diario diventano personaggi in carne ed ossa, ognuno con il proprio volto, la propria storia, mania ed esperienza. Racconta con chiarezza e insieme con calma passione, "in punta di bisturi", dell'importanza di piccoli gesti all'apparenza scontati come dell'impegno davanti a sfide impossibili e disperate. E non ignora le questioni etiche: fin dove può spingersi un medico e dove deve invece fermarsi? Quanto deve essere pagato un dottore e quanto risarcito un paziente vittima di un errore? Questo è un libro che non solo racconta storie vere, ma è un libro che ci riguarda e che ci parla. Parla della nostra salute, dei nostri corpi, semplicemente delle nostre vite. In attesa dei grandi progressi e degli importanti risultati della ricerca scientifica, offre una calda e lucida riflessione su ciò che può essere fatto fin da subito. Con cura. "Con cura parla dei nostri errori, di come li facciamo e di cosa impariamo dopo averli commessi. Anche se ha come protagonista un medico, il suo messaggio è davvero universale: e contro ogni aspettativa, è un messaggio di assoluto, coinvolgente ottimismo. È un testo pieno di slancio e intuizione, dalla prosa scintillante, che si legge in un fiato". The Independent "Questo libro di Gawande sollecita tutti, medici e non, a fare meglio". The New York Times