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Trovati 181 documenti.

I Pitard
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Simenon, Georges

I Pitard

Adelphi, 24/07/2013

Abstract: Finalmente, dopo tanti anni passati a comandare quelle degli altri, il capitano Lannec è riuscito a comprarsi una nave; e nonostante le proteste della suocera e le lacrime della moglie l'ha chiamata "Fulmine del Cielo", a evocare la sua imprecazione preferita. Ma dei soldi della suocera – dei soldi dei Pitard, con la loro spocchia di piccoli borghesi normanni arricchiti –, della sua malleveria, per comprarla ha pur avuto bisogno. Ed è perciò che Mathilde, sua moglie, ha preteso di fare la prima traversata insieme a lui – anche se tutto le sembra sporco, e soffre il mal di mare, e rimane quello che è: una vera Pitard! Ma non basta: alla partenza Lannec ha ricevuto un avvertimento anonimo e minaccioso: "il "Fulmine del Cielo" non arriverà mai in porto...". A poco a poco, come per un'inappellabile sentenza del tribunale che gli antichi chiamavano Fato, quello che doveva essere il primo, trionfale viaggio del "Fulmine del Cielo", si trasformerà in un incubo... "Ci sono scrittori che ammiro moltissimo: il Simenon dei "Pitard", per esempio, bisognerebbe parlarne tutti i giorni" (Louis-Ferdinand Céline).

Gli intrusi
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Simenon, Georges

Gli intrusi

Adelphi, 24/07/2013

Abstract: Una piovosa sera di ottobre, in una quieta cittadina di provincia dove ogni cosa sembra immersa "in un'atmosfera stagnante". In casa Loursat de Saint-Marc tutto si svolge esattamente come ogni altra sera: dopo aver cenato con la figlia senza mai rivolgerle la parola, Hector Loursat si chiude a chiave nel suo studio dalle pareti tappezzate di libri in compagnia di una bottiglia di bourgogne, la terza della giornata, e si sprofonda nella lettura. Sono ormai diciott'anni, da quando sua moglie se n'è andata lasciandolo solo con una bambina piccola, che vive così. Un orso di quarantotto anni, sciatto e trasandato, questo è ormai il brillante rampollo dei Loursat de Saint-Marc, imparentato con tutti quelli che contano in città – e questo gli altri pensano di lui: che è un talento sprecato, un avvocato che non patrocina più cause, un burbero e inutile ubriacone rintanato in casa come un animale ferito. Ma quella notte, improvvisamente, accade qualcosa che costringe l'orso ad abbandonare la tana: un colpo di arma da fuoco, un'ombra che si dilegua in fondo a un corridoio, e in una stanza in disuso del secondo piano un uomo che muore sotto i suoi occhi. Che cosa ci fa quell'intruso in casa sua? Chi lo ha ucciso? Quali segreti nasconde la vecchia dimora dietro le antiche mura sonnolente? E che cosa tormenta sua figlia, altra sconosciuta, dietro quell'apparenza placida e remissiva? Qualcosa – qualcosa che assomiglia alla vergogna, alla compassione e al bisogno di amore – spingerà Loursat a uscire dalla sua solitudine fatta di nausea e di pensieri inaciditi, e ad assumere la difesa del giovane che è l'amante di sua figlia – insomma, a calarsi nuovamente nella vita: almeno per un po'. Scritto nel 1939, "Gli intrusi" apparve a stampa l'anno successivo.

Il treno
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Simenon, Georges

Il treno

Adelphi, 28/08/2013

Abstract: Maggio 1940. Le truppe della Wehrmacht dilagano in Belgio e minacciano i confini della Francia. Dalle Ardenne, dove è stato promulgato un ordine di evacuazione generale, sciami di profughi lasciano le loro case prendendo d'assalto i pochi treni disponibili. Nel carro bestiame di un convoglio che procede lentissimo verso il sud – e che viene continuamente fermato in piena campagna, parcheggiato per ore su linee secondarie, bombardato dagli Stuka tedeschi –, un uomo privo di ogni qualità, miope e di salute cagionevole, un uomo con una piccola vita mediocre e mediocremente serena, incontra una donna di cui non saprà altro, per tutto il tempo che passeranno insieme, se non che è una cèca di origine ebrea, e che è stata in prigione a Namur. Fra loro, all'inizio del lungo viaggio che li porterà fino alla Rochelle, non ci sono che sguardi. Ma un po' alla volta, senza che nulla sia stato detto, le due solitarie creature diventano inseparabili; finché, durante la prima notte che passano l'uno accanto all'altro sulla paglia ammucchiata per terra, confusi fra altri corpi sconosciuti, accadrà qualcosa di inimmaginabile. Sarà l'inizio di una passione amorosa di cui Simenon ci racconta (caso rarissimo) anche i momenti di più bruciante erotismo; una passione che isolerà un uomo e una donna che fino a poche ore prima ignoravano l'esistenza stessa l'uno dell'altro da tutto ciò che accade intorno a loro (l'occupazione tedesca, i convogli di sfollati, il tendone da circo che li ospita insieme ad altre decine di profughi), chiudendoli in un bozzolo fatto di desiderio e di gioco – e di una scandalosa, disperata, effimera felicità.

I fantasmi del cappellaio
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Simenon, Georges

I fantasmi del cappellaio

Adelphi, 28/08/2013

Abstract: Una piccola città, La Rochelle, immersa in una gelida pioggia autunnale; borghesi all'apparenza insospettabili che giocano a bridge; una serie di strani delitti che viene improvvisamente a turbare la vita della città; e due personaggi – il cappellaio, agiato e rispettabile commerciante, e il "piccolo sarto" armeno con il suo perenne odore di aglio e di miseria – che si osservano in una comunicazione tragica e segreta: due sguardi consapevoli, due punti di vista contrapposti e complementari fino alla reciproca dipendenza, fino alla complicità, si affrontano in una sorta di controcanto investigativo vibrante di tensione drammatica. Nell'arco di due anni, agli esordi del suo periodo americano, Simenon, quasi ne fosse ossessionato, torna per ben tre volte sulla stessa storia: al racconto "Il piccolo sarto e il cappellaio", del marzo '47, fanno seguito "Benedetti gli umili", nuova versione modificata soprattutto nel finale, e, nel dicembre del '48, "I fantasmi del cappellaio". Il passaggio dalle novelle al romanzo comporta un rovesciamento di prospettiva: l'intera vicenda – la condivisione di un terribile segreto – non è più narrata dal punto di vista del sarto armeno, ma da quello del cappellaio, di cui il lettore seguirà, attimo per attimo, il lento inabissarsi nella follia. "I fantasmi del cappellaio" venne pubblicato per la prima volta nel 1949. Il volume propone, in appendice al testo del romanzo, "Il piccolo sarto e il cappellaio" e il capitolo finale di "Benedetti gli umili", che, tradotto in inglese, ottenne il premio indetto dall'"Ellery Queen's Mystery Magazine".

La casa sul canale
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Simenon, Georges

La casa sul canale

Adelphi, 25/09/2013

Abstract: Quando vedrà Jef, il minore dei cugini, svuotare delle sue viscere uno scoiattolo che ha appena ucciso a pietrate, e poi scuoiarlo, e poi inchiodarlo al muro con le zampe divaricate, Edmée conoscerà per la prima volta quella "sensazione di angoscia che si prova quando di notte all'improvviso la paura mozza il respiro e costringe a fuggire da un pericolo invisibile".Rimasta orfana a sedici anni, Edmée arriva alle Irrigations, l'immensa proprietà dello zio materno a Neeroeteren, nella provincia belga del Limburgo: "terre basse, con filari simmetrici di pioppi interrotti qua e là dalla macchia nera di un bosco di abeti"; anche il cielo è basso e grigio, e in fondo, lungo i canali, scivolano lentamente le chiatte. Edmée è graziosa, minuta, pallida, quasi anemica e non parla una parola di fiammingo _ ma ha una volontà di ferro, ed è abituata a farsi obbedire. Non ci vorrà molto perché entrambi i cugini si lascino ammaliare dal fascino acerbo, ambiguo, di quella creatura inquietante e dominatrice, così diversa da loro. E il dissidio tra i fratelli rivali non potrà che sfociare in tragedia.

Pioggia nera
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Simenon, Georges

Pioggia nera

Adelphi, 25/09/2013

Abstract: "Mi raccomando di essere gentile con la zia..." aveva detto la mamma. Sono passati tanti anni, ma Jérôme se lo ricorda come fosse oggi il giorno in cui era arrivata quella "vecchia foca" della zia Valérie, con la sua "faccia larga e grassa, diversi strati di doppio mento e una peluria scura sul labbro superiore". Lui aveva capito subito che era cattiva, quando si era installata di prepotenza – enorme, maleodorante, astiosa – nella loro minuscola casa sopra il negozio di tessuti. E aveva capito pure che lo odiava, ancor prima che in un momento di rabbia lei schiacciasse gli animaletti con cui giocava, seduto per terra davanti alla finestra a mezzaluna. Ma c'era un'altra cosa che Jérôme aveva capito prima degli altri: dove si nascondeva, per sfuggire alla polizia, il padre di Albert, l'esile bambino biondo che viveva, dietro una finestra a mezzaluna identica alla sua, dall'altra parte della piazza, e che lui considerava suo amico anche se non si erano mai parlati. Ma doveva fare attenzione a non destare i sospetti di zia Valérie, perché lei era malvagia, avida e malvagia...

L'angioletto
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Simenon, Georges

L'angioletto

Adelphi, 25/09/2013

Abstract: Anche quando sarebbe diventato un pittore famoso, un'autentica leggenda, Louis Cuchas sarebbe rimasto il bambino dal­l'oc­chio limpido e svagato che sembrava non guardare niente e invece "guardava molta gente e molte cose, ma non quelle che ci si aspettava lo interessassero"; il bambino che non reagiva alle aggressioni degli altri e a cui avevano affibbiato il soprannome di "an­gio­letto". Era stato così sin da piccolissimo, negli anni in cui dor­miva su un pagliericcio uguale a quello che spettava a ciascuno dei cinque fratelli (ciascuno, peraltro, di un padre diverso), in una sordida stanza di rue Mouf­fetard. Anche la notte in cui aveva visto il fratello maggiore, poco più che undicenne, alzarsi la camicia e dire ad Alice, che di anni ne aveva solo nove: "Fam­melo!... E sta' attenta con i denti", Louis non ne era stato né turbato né tanto meno sorpreso; così come non lo turbavano il fatto che la madre andasse in giro seminuda, né gli uomini che si portava a casa ogni sera, né le malattie, né la fame, né lo squallore della loro esistenza. Anzi, tutto lo incuriosiva e lo affascinava, e tutto lui as­sorbiva e immagazzinava – i tram, la verruca sulla guancia di una donna grassa, un quarto di bue ap­peso a un gancio, le espressioni delle facce per stra­da, i facchini delle Halles –, tutto quello che un gior­no sarebbe entrato nei suoi quadri in larghe pennellate di "colori puri": come puri erano lo sguardo e l'anima di colui che se n'era ap­propriato.

Assassinio all'Étoile du Nord
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Simenon, Georges

Assassinio all'Étoile du Nord

Adelphi, 02/10/2013

Abstract: Nel 1933 Simenon compie trent'anni e decide che è venuto il momento di diventare un vero scrittore. Per far questo, opera due rotture significative: con il personaggio che gli ha dato la fama e con l'editore Fayard che lo ha pubblicato. In giugno termina "Maigret", il romanzo in cui manda in pensione il commissario. In ottobre firma un contratto con Gaston Gallimard, patron di quella che viene unanimemente considerata la più letteraria, e la più prestigiosa, casa editrice francese. Ciò nonostante, da Maigret non riesce a staccarsi, e in fondo anche al suo nuovo editore non dispiacerebbe vederlo "resuscitare", sebbene entrambi sappiano che un ritorno del commissario rischierebbe di interferire con la nuova carriera dello scrittore. Il quale, però, troverà un compromesso soddisfacente, che consisterà nel limitarsi a scrivere dei racconti destinati ad apparire solo su riviste. In molti di essi, come nei quattro raccolti in questo volume, Maigret è sì in pensione, ma (per una dinamica quasi speculare a quella dell'autore) è "costretto" a indagare su casi più o meno tenebrosi: o perché non riesce a vincere la curiosità (come nel "Notaio di Châteauneuf"); o perché, in vacanza con la moglie, si trova ad assistere a un omicidio (come in "Tempesta sulla Manica"); o perché non sa respingere una richiesta di aiuto (come nella "Signorina Berthe e il suo amante"); o infine perché, commettendo quello che è difficile non definire un atto mancato, quarantott'ore prima di lasciare il Quai des Orfèvres risponde a una telefonata nell'ufficio dei suoi ispettori (come in "Assassinio all'Étoile du Nord").

Il borgomastro di Furnes
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Simenon, Georges

Il borgomastro di Furnes

Adelphi, 23/10/2013

Abstract: Furnes è un borgo fiammingo dove, accanto alle opulente dimore in cui si perpetuano opachi rituali borghesi, cominciano ad apparire i primi segni di una modernizzazione strisciante. Domina sulla piccola città la figura di Joris Terlinck, il borgomastro, che tutti chiamano Baas e che di Furnes è effettivamente il padrone: un padrone autorevole, arrogante, inflessibile, temuto. Intorno a lui, un tessuto di sguardi, chiacchiere, delazioni, subdole manovre. E una ragazza nascosta, in condizioni abiette. Ma, una sera come tante altre, persino nel borgomastro, in questo imperturbabile monolite, si apre una crepa. Simenon ci mostra, fino alle estreme conseguenze, che cosa accade quando l'implacabile e sinistro ordine quotidiano si lacera all'improvviso facendo affiorare per un attimo l'illusione di un'altra possibile esistenza. Quando lesse questo romanzo (steso, secondo le parole dello stesso autore, "in un vero e proprio stato di allucinazione"), Gaston Gallimard, che non usava essere indulgente con i suoi autori, scrisse a Simenon: "È un libro notevolissimo. Uno dei suoi romanzi migliori. Glielo dico con entusiasmo, non solo per amicizia, da vero lettore disinteressato"."Il borgomastro di Furnes", scritto nell'autunno del 1938, apparve nel 1939.

Il clan dei Mahé
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Simenon, Georges

Il clan dei Mahé

Adelphi, 23/10/2013

Abstract: Perché mai il dottor Mahé continuasse a trascinare l'intera famiglia a Porquerolles nessuno riusciva a capirlo. Sin dalla prima volta che ci avevano messo piede sua moglie si era lamentata del caldo, delle zanzare e della cucina meridionale che le rovinava lo stomaco. E lui stesso si era sentito fuori posto in quell'isola dove tutto gli era ostile, dal cielo di un azzurro troppo intenso agli abitanti, ai pesci che non era capace di prendere. Eppure, in quel "caos indicibile", che come il fondo marino gli causava una sorta di vertigine, aveva scelto di tornare una seconda volta. E poi una terza. Forse perché era ossessionato da un'immagine: quella di una ragazzina vestita di rosso, alla quale non aveva mai rivolto la parola, che "non era una donna, e neppure un corpo", ma "la negazione di tutto quello che era stata la sua vita" – il paesino della Vandea in cui tanti, troppi, portavano il suo stesso cognome, la casa di pietra grigia con le siepi di bosso tagliate in modo maniacale, la madre che gli preparava ancora la biancheria pulita e che gli aveva scelto persino la moglie... E forse perché sapeva che Porquerolles sarebbe stata il suo destino, un destino a cui, al pari di molti degli eroi simenoniani, anche lui non poteva che andare incontro con allucinata e implacabile determinazione.

La Marie del porto
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Simenon, Georges

La Marie del porto

Adelphi, 27/11/2013

Abstract: Un grappolo di case strette attorno a un piccolo porto di pescatori normanni, un molo sul quale si affaccia il Caffè della Marina, centro focale dell'intreccio, la modesta casa sulla scogliera dove abita Marie, la protagonista, e, sullo sfondo, la città di Cherbourg: sono i luoghi, quanto mai simenoniani, dove si svolge la vicenda di questo romanzo del 1938, a cui Simenon teneva particolarmente, come rivela la sua corrispondenza con Gide, al quale scrisse, a proposito della Marie: "È una buona cosa provare a se stessi che è possibile dare una personalità alle comparse incaricate di venire a dire: "La Signora è servita"". E aggiunse anche: "È il solo romanzo che sia riuscito a scrivere con un tono completamente oggettivo". La Marie del porto è una figura che non si dimentica nella vasta galleria delle donne di Simenon: una ragazzina poco appariscente, una vera "acqua cheta", che riesce a impaniare un uomo sbrigativo e spavaldo, avvezzo a vincere e comandare. Questo personaggio, Chatelard, scorge da lontano la smilza figuretta di Marie che segue compunta il feretro del padre, e se ne innamora. Per starle vicino, compra un peschereccio, che gli fornirà la scusa per tornare in paese e frequentare il Caffè della Marina dove la ragazza è stata assunta come cameriera. Chatelard crede di avere in pugno il proprio destino e quello della Marie, ma in realtà è quest'ultima a tessere con abilità consumata e ironica determinazione una sottile trama di eventi nella quale l'uomo si lascerà avvolgere.

La morte di Belle
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Simenon, Georges

La morte di Belle

Adelphi, 27/11/2013

Abstract: In un lindo cottage di una tranquilla cittadina americana, una ragazza diciottenne, Belle Sherman, viene uccisa. Quella sera, casualmente, il professor Spencer Ashby – che ospitava la giovane, figlia di un'amica della moglie – era rimasto solo in casa con lei. Questa circostanza fa di Ashby il principale indiziato del delitto, e a poco a poco la scuola in cui insegna, la piccola comunità puritana, "i giusti", cominciano a guardarlo con sospetto, a trovarlo "diverso", a isolarlo. È quanto basta per far riaffiorare in lui antichi turbamenti, fantasie sessuali, un disordine interiore che, dopo anni di vita senza scosse, credeva sopito, represso. Il coroner incalza con i suoi interrogatori, e il precario equilibrio del professore si sfalda. Un'altra realtà verrà fuori, dal guscio dell'orrore. "La morte di Belle" è, nell'opera di Simenon, uno dei grandi romanzi dell'ossessione: ossessione di essere guardati dal di fuori, giudicati, costretti dagli altri a essere qualcosa – anche un assassino.

L'uomo di Londra
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Simenon, Georges

L'uomo di Londra

Adelphi, 27/11/2013

Abstract: Sospesa fra le nebbie di Dieppe, la cabina di vetro di Louis Maloin – ferroviere addetto agli scambi – è l'occhio col quale, notte dopo notte, egli scruta ossessivamente la città e il porto. Un occhio sgranato nel buio, capace di mettere a fuoco con visionaria nitidezza dettagli minimi, impercettibili. Come l'uomo in grigio che attende fumando sulla banchina. E l'ombra che, dalla prua del traghetto appena giunto dall'Inghilterra, gli lancia una valigetta. Dettagli minimi, e fatali: perché il secondo uomo – l'uomo di Londra –, catturato dall'occhio di Maloin, sta per uccidere, freddamente, brutalmente, il suo compagno. Durante la colluttazione la valigetta cade in acqua, e sarà Maloin a recuperarla. È l'inizio di una caccia febbrile e segreta. Maloin e l'uomo di Londra si cercano, si spiano, si sfuggono, mentre la loro intesa si fa sempre più tormentosa e profonda. Ma ormai Maloin ha scelto, non importa a quale prezzo, un destino diverso e una nuova dignità: il testimone che scruta e si ritrae è diventato complice e protagonista, e la trama poliziesca – degna del miglior Simenon – ha lasciato posto alla tragedia.

Senza via di scampo
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Simenon, Georges

Senza via di scampo

Adelphi, 18/12/2013

Abstract: Se "la vecchia" ha proprio con lui, Vladimir, un rapporto così speciale, è perché loro due si somigliano: provano entrambi un profondo disgusto per tutto quanto li circonda, e la medesima pietà per se stessi. Due mascalzoni infelici, intrisi di amarezza e di cinismo, questo sono. Perciò, lasciando che gli scrocconi vaghino annoiati nella grande villa, Jeanne Papelier si ubriaca insieme a lui; finisce sempre che si mettono a piangere, e poi vanno a letto insieme. Sono anni che Vladimir ricopre il duplice ruolo di amante e di domestico; e che si occupa dell'Elektra, lo yacht attraccato nel porticciolo di Golfe-Juan, insieme a Blinis, russo bianco come lui, con il quale ha diviso l'esilio e la miseria prima che trovassero la gallina dalle uova d'oro. Un equilibrio apparentemente perfetto, che si romperà allorché farà la sua comparsa una donna giovane e bella, la figlia della vecchia Papelier – una che non ha nulla a che fare né con quella ricchezza né con quell'abiezione. Per Vladimir comincerà allora una storia diversa, una storia in cui ci sarà prima il desiderio, poi il tradimento, poi il rimorso, e poi anche una sorta di delitto espiatorio. Per finire in un naufragio che sarà per lui come una liberazione.

La verità su Bébé Donge
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Simenon, Georges

La verità su Bébé Donge

Adelphi, 18/12/2013

Abstract: "Bébé! Che idea chiamarla Bébé!": sono sposati da dieci anni, e François Donge non è ancora riuscito ad abituarsi a quel ridicolo soprannome che tutti, familiari e amici, hanno sempre usato per sua moglie. E sempre, tutti, aggiungono: "Che donna incantevole!", oppure: "Un pastello!", o ancora: "È più affascinante che mai!". Nessuno, e tanto meno lui, avrebbe potuto neanche lontanamente immaginare che una domenica d'estate, servendo il caffè nel magnifico giardino della loro villa in campagna, proprio quell'essere immateriale, di squisita e vaporosa eleganza, avrebbe versato nella tazzina del marito una dose mortale di arsenico. Bébé Donge in prigione! Inimmaginabile: eppure, eccola avviarsi verso il carcere, tranquilla, enigmatica e impeccabile come sempre. Avrà tutto il tempo, François, durante la degenza in ospedale e dopo, mentre viene istruito il processo, per interrogarsi su quel gesto apparentemente inesplicabile: uno scavo crudele attraverso il quale Simenon lo conduce – e conduce il lettore – alla oscura verità.

Betty
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Simenon, Georges

Betty

Adelphi, 29/01/2014

Abstract: Una bella donna dalla condotta scandalosa approda sullo sgabello di un bar degli Champs-Élysées, con la testa confusa dall'alcol. Che cosa c'è dietro? Per lo meno una magistrale indagine nelle zone più remote e più torbide della psiche femminile.

La vedova Couderc
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Simenon, Georges

La vedova Couderc

Adelphi, 29/01/2014

Abstract: Un giovane ricco esce di prigione, non sa dove andare: si ritrova – quasi senza accorgersene – a convivere con una matura vedova in una casa di campagna lungo un canale. È un rifugio, una nicchia di innocente, riposante carnalità, da cui guardare con più leggerezza le cose e le persone intorno – un paesaggio immobile, affocato. La promessa di una stasi biologica, di un auspicato torpore della mente. Ma altre donne interverranno a turbare quel precario equilibrio. Si scatena un inferno provinciale, di interessi e recriminazioni. E insieme si accende l'occasione demoniaca per tornare al delitto. A ragione Gide avvicinò questo romanzo allo "Straniero" di Camus, che apparve in quello stesso 1942. E aggiunse, in una lettera a Simenon: "... ma trovo che il suo libro si spinga molto oltre, pur senza averne l'aria, e quasi inavvertitamente, il che coincide con il livello più alto dell'arte". Rare volte Simenon è riuscito a rendere altrettanto palpabile il peso del destino.

I fratelli Rico
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Simenon, Georges

I fratelli Rico

Adelphi, 29/01/2014

Abstract: Sono cresciuti nelle strade di Brooklyn, i tre fratelli Rico; e lì hanno cominciato, ciascuno a modo suo, a lavorare per l'"organizzazione": Tony, il minore, si limita a guidare le macchine, Gino è diventato un killer e Eddie, il maggiore, un piccolo boss di provincia. Eddie vive in Florida, ha una bella casa, una bella moglie, tre belle figlie. Controlla il settore del Golfo del Messico, e tutti lo rispettano, dai gestori di sale da gioco agli sceriffi. È soddisfatto della sua vita, è certo di essersela meritata. E non gli è mai importato, neanche da ragazzino, che gli avessero affibbiato quel soprannome vagamente sprezzante, il Ragioniere. Perché Eddie ha sempre fatto bene i suoi conti, non ha mai infranto le regole, né ha mai parlato più del necessario: ha rigato dritto, insomma. Così, quando gli dicono che il fratello minore ha sgarrato, che dopo aver partecipato a un sanguinoso regolamento di conti è scomparso dalla circolazione e si è sposato senza chiedere il permesso – e starebbe perfino meditando di collaborare con la polizia –, non esita un istante a mettersi in viaggio per cercare di ritrovarlo. "Loro" gli hanno detto di suggerire a Tony di cambiare aria per un po', di andarsene in Sudamerica, o forse in Europa, dai parenti siciliani. E lui ci ha creduto. O comunque, ha deciso di crederci... Con questa impeccabile storia di gangster, usando tutti i topoi e gli stereotipi del genere, Simenon vince una sorta di scommessa: scrive cioè un romanzo di ambientazione mafiosa all'altezza di quelli dei suoi grandi colleghi americani – e al tempo stesso una storia che ha la potenza della tragedia antica.

Lettera al mio giudice
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Simenon, Georges

Lettera al mio giudice

Adelphi, 29/01/2014

Abstract: Una ragazza minuta, pallida, arrampicata su alti tacchi, nella vita di un uomo "senza ombra", la cui esistenza, così normale, si avvicina sempre più al confine con l'inesistenza. E quella donna è l'ombra stessa, qualcosa di oscuro e lancinante al di là di ogni ragione, che conduce tranquillamente alla morte. Una storia carica di intensità, esaltazione e angoscia.

Colpo di luna
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Simenon, Georges

Colpo di luna

Adelphi, 26/02/2014

Abstract: Ai bianchi, soprattutto a quelli giovani, fragili e sprovveduti come Joseph Timar, capita, quando arrivano nelle colonie, di prendere un "colpo di luna". Dell'Africa sanno solo quello che hanno letto nei libri, e credono di partire per la grande avventura. Ma allorché si trovano di fronte la faccia vera e torbida del mondo coloniale – da una parte la massa apatica, inafferrabile, minacciosa dei neri, dall'altra la comunità dei bianchi, formata da mediocri funzionari più o meno cinici, più o meno corrotti, e da naufraghi della vita abbrutiti dal caldo, dall'alcol e dalle febbri tropicali –, qualcosa in loro si rompe, perdono il senso dell'orientamento e hanno l'impressione di essere rimasti irrimediabilmente invischiati in qualcosa di oscuro e sfuggente. Timar ha lasciato La Rochelle pieno di entusiasmo e di spavalderia. E quando si è seduto per la prima volta nella grande sala dell'Hôtel Central di Libreville, immersa nella penombra e con le pareti adorne di maschere tribali, e il boy gli ha servito un whisky, si è sentito un vero colono. Poi però c'è stata la sua prima notte africana, piena di fruscii, di rumori indefinibili, tutto un brulicare di insetti sconosciuti. Al suo risveglio, sulla porta c'era Adèle, la moglie del proprietario, che esaminava il suo corpo nudo di adolescente ancora odoroso di letto con uno sguardo carico di una sensualità vagamente intenerita, quasi materna – ma anche di ironia. E c'è stata la sera della festa, la sera in cui il boy dell'Hôtel Central è stato assassinato. Tutti sanno chi ha sparato, ma i codici di quel mondo impongono il silenzio. Solo che il silenzio, per Timar, si popola di fantasmi inquietanti. Scritto in un periodo di prodigiosa creatività, "Colpo di luna" è un romanzo che si addentra con chiaroveggenza in uno scenario di tenebre, raccontando la stessa Africa che, negli stessi anni, per ominosa coincidenza, evocava Céline nel "Viaggio al termine della notte".Scritto a Marsilly nel settembre del 1932 (al ritorno da un viaggio in Africa durato due mesi), "Le coup de lune" apparve a stampa nella primavera del 1933.