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Lettere a Lucilio sul tempo, la vita, la libertà
UTET, 24/02/2016
Abstract: La straordinaria raccolta di lettere filosofiche, di cui sono qui proposte alcuni parti, è stata scritta da Lucio Anneo Seneca negli ultimi anni della sua vita, quando ormai aveva lasciato, a causa di Nerone, la scena pubblica e l'impegno politico attivo (62-65 d.C.). Seneca e l'amico poeta Lucilio, destinatario delle epistole, avevano un gioco, una tacita intesa, uno di quegli accordi scherzosi che nascono per familiarità e affetto e nei casi più felici continuano con gli anni: Seneca disseminava quasi ogni lettera di "soldi" di sapienza ("Poiché ti devo ogni giorno un piccolo tributo", così Seneca scriveva), cioè massime, aforismi, pensieri che potessero illuminare l'amico nel suo percorso di perfezionamento esistenziale e di cura di sé. Con generosità e grandezza d'animo, Seneca pagava il "soldo" e insieme elargiva pensieri, pillole di saggezza che fortunatamente sono giunte fino a noi.
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UTET, 12/04/2016
Abstract: Ogni volta che sentiamo nominare san Francesco d'Assisi, la nostra mente si affolla di immagini: lupi ammansiti, dialoghi con gli uccelli, mani segnate dalle stigmate, aureole dorate che doppiano l'umile cerchio di capelli della chierica. Il suo volto, nei nostri ricordi, ha l'eleganza pacata degli affreschi di Giotto o la spigolosità timida del ritratto di Cimabue. In ogni caso, ci appare sempre come se fosse nato con il saio addosso. Ma com'era Francesco prima della conversione? Quali impegni e svaghi occupavano le sue giornate di figlio primogenito di un mercante ricchissimo, in odor di nobiltà? Le biografie antiche non dedicano molto spazio ai suoi anni giovanili, quando militava nelle truppe di cavalleria del comune di Assisi e spendeva i suoi giorni dividendosi fra la lucrosa attività paterna e i divertimenti tipici dei signori di fine XII secolo. Eppure, qualche testimonianza arrivata fino ai nostri giorni ci permette di recuperare un'immagine vivida e dettagliata della sua giovinezza, che la Legenda maior, la biografia ufficiale scritta da san Bonaventura, preferisce tacere. Scopriamo così che il giovane Francesco - carismatico, arguto e un po' sopra le righe - non era proprio un modello di virtù cristiane: soldi, donne, cacce audaci e battaglie sanguinarie segnarono la giovinezza del santo più amato d'Italia. Lasciando larghissimo spazio alle fonti storiche, Barbara Frale porta il lettore dentro uno spaccato vivace di Medioevo, con i suoi complessi riti militari, le sue gerarchie sociali, i giochi aristocratici animosi e cruenti. Ne emerge l'appassionante ritratto di un giovane uomo che si trova perfettamente a suo agio nel mondo in cui vive e ne padroneggia le logiche secolari, pronto a maneggiar quattrini e impugnar la spada senza tanti scrupoli. Fino al giorno in cui, inaspettatamente, in sogno incontrerà il Vangelo.
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UTET, 24/02/2016
Abstract: La "guida" di Mosè Maimonide, la più importante opera del pensiero ebraico medioevale, racchiude al suo interno una parabola che è la più perfetta rappresentazione dei sentieri (spesso interrotti, a volte ciechi, quasi sempre stimolanti) che portano chi vuole scegliere la filosofia come stile di vita verso la meta agognata. Scrive Maimonide: "Inizio il discorso di questo capitolo con una metafora che ho inventato per te. Dico dunque che il re è nel suo castello e tutti i suoi sudditi sono alcuni in città e alcuni fuori". Di quelli che si trovano in città, alcuni voltano del tutto le spalle al palazzo del re. Altri invece vogliono sì dirigersi verso il palazzo per comparire al suo cospetto, ma sono ancora così lontani che neppure sono in grado di scorgere le mura. Ma anche per coloro che sono riusciti a raggiungere l'ingresso della regale dimora, la situazione non è certo particolarmente rosea: chi può dire se riusciranno a trovare la maniera di farsi ricevere in modo da vedere il re e ascoltare le sue parole, il suo prezioso messaggio?
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UTET, 24/02/2016
Abstract: Con un linguaggio personalissimo, intingendo la penna nel suo passato di peccatore, Agostino ripercorre nelle Confessioni (di cui sono qui raccolti i libri VI-IX) gli anni turbolenti di dubbi e peregrinazioni che caratterizzano il suo percorso prima della conversione. O meglio, prima delle progressive "conversioni", da intendere nel senso etimologico di "rivoluzioni nello sguardo", che Agostino ha vissuto. Conversioni che devono moltissimo alla pagina scritta: dal dialogo perduto di Cicerone (Ortensio) che introduce Agostino alla filosofia, ai testi di Plotino e dei suoi commentatori, al tempo utilizzati per porre le basi a una forma di neoplatonismo cristiano. Fino al momento di tensione massima di questa straordinaria opera al confine tra meditazione, riflessione filosofica e autobiografia: il libro VIII delle Confessioni.
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La consolazione della filosofia
UTET, 19/02/2016
Abstract: Anicio Manlio Severino Boezio (475-525 d.C.), il più amato tra gli scrittori del Medioevo cristiano, ricordato da Dante nel X canto del Paradiso, fu autore di uno dei libri di maggior successo del tempo, La consolazione della filosofia, preso in mano e apprezzato nei secoli successivi da lettori di ogni genere per impratichirsi nell'arte quotidiana di vivere con filosofia. Di fronte ai più o meno gravi rovesci della sorte (gravissimi nel caso di Boezio, che scrive il De consolatione rinchiuso in prigione per congiure di palazzo), che senso ha arrabbiarsi visto che, per definizione, la fortuna o la sfortuna prendono strade che non dipendono dalla nostra volontà? Questo è l'insegnamento più importante impartito dalla Filosofia, che appare a Boezio nelle vesti di una donna "con gli occhi sfavillanti e acuti più della normale capacità umana". Insegnamento proposto attraverso un'alternanza affascinante di verso e prosa, di poesia e filosofia, che rende il De consolatione uno splendido "canto di prigionia, di meditazione della morte e dei fini ultimi della vita", secondo la bella definizione di Carlo Ossola.
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UTET, 29/11/2022
Abstract: "London Bridge is down." Questa la frase in codice che l'8 settembre 2022 ha annunciato la morte della regina Elisabetta II, la monarca più longeva della storia del Regno Unito. E lunghissima è stata l'attesa del principe Carlo, diventato re a settantatré anni dopo aver battuto il record di erede al trono più anziano di sempre. Se la Regina era ancora giovanissima e inesperta quando ha indossato la corona, lo stesso non si può dire di Carlo, che ha dedicato tutta la vita a prepararsi per questo momento. Non basta un'incoronazione per guadagnarsi il titolo e la stima del popolo: il primogenito di Elisabetta è cresciuto fin da piccolo con il peso delle aspettative che prima i suoi genitori e poi i sudditi hanno riposto sulle sue spalle, forse non sempre abbastanza grandi da sopportare il frequente disappunto del padre Filippo e la derisione che per anni gli ha riservato la stampa britannica ed estera. Eppure, l'opinione pubblica pare già pronta a riconoscergli un'autorevolezza - e tributargli un affetto - impensabile anche solo pochi anni fa. Dopo i decenni difficili della tragica vicenda di Diana, Carlo si è impegnato con zelo a ricostruire la propria immagine per rivestire degnamente il ruolo di sovrano: filantropo e amante della natura, nel corso degli anni ha sostenuto numerose battaglie sociali e ambientali, e si è attivamente messo all'ascolto dei problemi della gente comune. Ma la battaglia più difficile Carlo l'ha vinta facendo accettare alla famiglia reale e a tutto il Regno Unito quello che, tra mille difficoltà, è stato l'amore della sua vita: Camilla Shand, oggi al suo fianco nel ruolo di Regina Consorte. Vittorio Sabadin, tra i massimi esperti della famiglia reale inglese, ripercorre luci e ombre dell'eterno erede al trono, che ora si appresta a regnare in un periodo di transizione epocale, denso di sfide: riuscirà a ricucire i difficili rapporti tra i due eredi William e Harry e a gestire le rispettive, incompatibili consorti? E saprà smarcarsi dalla lunga ombra di Elisabetta, confermando la centralità della monarchia nel cuore degli inglesi? Comunque vada, Carlo III si occuperà degli affari di Stato come solo un re sa fare, poiché come disse in un'intervista: "Non c'è niente di strano. Si chiama dovere". "Questa biografia ci rivela come, pur introverso e sensibile, Carlo abbia dimostrato di saper reagire con grande capacità alle situazioni più difficili, prima fra tutte la morte di Diana. La passione per l'arte, per la natura, e soprattutto l'amore per i figli e per Camilla, l'anima gemella e ora sua moglie, ne fanno un personaggio di grande fascino e stile." - il Venerdì di Repubblica
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La mente, il corpo, il piacere
UTET, 11/03/2016
Abstract: La famosa e, nei millenni, famigerata filosofia epicurea fiorì nel IV secolo a.C., nel cuore dell'Ellenismo, sulla scia dell'insegnamento del maestro Epicuro. Ma a Roma dovette diffondersi relativamente presto, ancora prima della grande opera dell'epicureo Lucrezio, se è vero che, a un secolo dalla morte del caposcuola, il Senato di Roma decretava l'espulsione dalla città dei filosofi suoi seguaci, accusati di praticare e insegnare una condotta immorale, incentrata sull'esaltazione del piacere. Ma dobbiamo cercare di capire di che "piacere" esattamente si parla, nella sapienza filosofica antica. Cosa dice Lucrezio, divulgatore più importante del messaggio epicureo a Roma, riguardo al piacere? Come insegna il maestro, "gloria della gente greca", gli unici piaceri che vanno perseguiti sono quelli che nascono da un desiderio naturale e non superfluo, come quello di cibo o di bevande se volto alla soddisfazione del bisogno senza eccessi.
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UTET, 18/04/2016
Abstract: Rappresentata a Ferrara il 5 marzo del 1508, la Cassaria è una commedia che ruota attorno alle vicende di due giovani, Erofilo e Cariodoro, innamorati di due schiave, Eulalia e Corisca, che tentano in tutti i modi di liberare. Composta dapprima in prosa, a vent'anni di distanza la commedia venne trasposta in versi dallo stesso Ariosto. L'ebook di Utet, arricchito dalle note di commento di Andrea Gareffi, contiene entrambe le versioni.
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UTET, 11/03/2016
Abstract: Il primo fondamento di ogni lotta spirituale, insegna il teologo sufi, scienziato e filosofo al-¿az¿l¿, vissuto nella Persia islamica a cavallo tra l'XI e il XII secolo, è la conoscenza degli eserciti del cuore. Ma quale eserciti e quale cuore? Per scoprirlo, conviene rammentare che, se è vero che "il profondo significato delle cose e il loro senso più intimo si svela solo nel mondo dello spirito", è altrettanto vero che nella nostra realtà ben poco spirituale, caratterizzata da una predominanza di sensi e dell'immaginazione, sono spesso le immagini ad avvolgere il senso profondo delle cose. "È necessario che tu conosca gli eserciti del cuore, esteriori e interiori" spiega il filosofo islamico in uno dei primi capitoli del breve trattato, qui raccolto, dal titolo L'alchimia della felicità. Titolo che fa facilmente pensare a un manuale sul giusto approccio alla vita. E niente affatto a sproposito, in questo caso. Come osserva uno dei massimi studiosi di filosofia musulmana, Massimo Campanini, l'opera di al-¿az¿l¿ è un vero e proprio "breviario per trovare e percorrere la via della felicità e attingere il fine supremo", che, nella sua prospettiva, naturalmente è anche un percorso verso Dio.
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UTET, 05/04/2016
Abstract: Ha ancora senso per le imprese investire nel territorio? Nonostante la crisi economica, la globalizzazione e la rivoluzione digitale, la risposta è sì. Secondo l'economista Marco Magnani il territorio può costituire per l'impresa addirittura un inatteso vantaggio competitivo. Paradossalmente, l'impresa non deve fare filantropia, ma investire nel territorio per interesse, quasi per egoismo. Un egoismo lungimirante, perché solo così territorio e impresa crescono insieme in modo virtuoso e sostenibile. Ma è anche fondamentale che il territorio cambi pelle: in un mondo che si trasforma, deve offrire maggiori opportunità, attrarre capitale umano ed eccellenze, stimolare la collaborazione, valorizzare tradizioni ma anche recepire nuove tecnologie. Questa è la chiave per un "nuovo Rinascimento". Il territorio va oltre i confini geografici del luogo di origine dell'impresa o di quello fisico in cui produce. Comprende anche scuola e ricerca, ambiente e cultura, filiera e dipendenti, giovani e sport. Magnani indaga i fattori che determinano oggi il successo o il declino di un territorio e delle sue imprese; racconta vite di imprenditori e progetti visionari; illustra best practice raccolte nella provincia italiana e le confronta con l'esperienza delle multinazionali. Si scopre così come Loro Piana riesca a salvare dall'estinzione la vicuña andina, per poi acquistare e importare in esclusiva la preziosa fibra. O come Zuegg, dall'Alto Adige, punti a trasformare il Sud Italia "nel più grande frutteto del mondo". O ancora, come Illy e Lavazza investano nel caffè solidale. Le storie d'impresa sono tante: Dallara che, dal cuore dell'Appennino, fa innovazione puntando su scuola e formazione; Loccioni che, valorizzando ambiente e sostenibilità, acquisisce competenze e credibilità internazionali; L'Erbolario che, sostenendo le comunità locali, migliora la qualità del prodotto; e poi Elica, TBS, Tarros, Rubelli, Ricordi, Pedrollo, Bonotto, Cucinelli, Albini, Saclà, Strega, Amarelli, Lunelli, Antinori, Barilla, Davines, Riello, Technogym, Angelini, Zambon, Dompé. Terra e buoi dei paesi tuoi dimostra che, nonostante i cambiamenti epocali, il rapporto con il territorio rimane uno dei cardini della competitività, per l'impresa e per il paese.
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UTET, 12/04/2016
Abstract: Da chi avete imparato ad amare ora imparate a guarire, consigliava Ovidio più di 2000 anni fa. Che l'amore sia un balsamo per le nostre vite, un farmaco potente o un meraviglioso veleno, ancora oggi è possibile imparare ad avere cura delle nostre passioni grazie alle più belle, illuminanti e insolite "lezioni d'amore" disseminate nelle pagine di filosofi e poeti. "Anche nel momento del possesso tituba in incerti ondeggiamenti l'ardore degli amanti", scrive Lucrezio nel De rerum natura. Gli fa idealmente eco il Cantico dei Cantici: "Sul letto mio, dentro le notti, cercavo lui che desidera la gola mia, il respiro di me, cercavo lui e non arrivavo a toccarlo". C'è nell'amore un'idea di mobilità, un'energia cinetica che sposta più in là l'oggetto delle passioni e ne sfuma i contorni. Il fatto è che l'amore sfugge alle definizioni e preesiste alle teorie. Nel mito della biga raccontato da Platone, rischierebbe di fare a volte la parte del cavallo bianco che, etereo, ci porta alle soglie dell'Iperuranio, e a volte quella del cavallo nero, che ci trascina a terra con la gravità languida e sofferta del desiderio. In queste 20 rapidissime lezioni, capisaldi come l'Arte d'amare di Ovidio, le lettere di Abelardo ed Eloisa o i Frammenti di un discorso amoroso di Barthes si alternano a scelte extravaganti ma feconde come le Confessioni di sant'Agostino (veri capitoli di un romanzo d'amore, a tratti per nulla spirituale) o il Saggio sull'intelletto di John Locke (dove l'ineludibilità della passione è un uragano che ci travolge, privandoci della "libertà di pensare ad altre cose che preferiremmo"), senza tralasciare riferimenti pop, da Giorgio Gaber a Woody Allen, da Liala a Inside Out. Armando Massarenti costruisce così un prontuario filosofico, retorico e letterario che interpreta, rischiara e spesso sdrammatizza, per fortuna, il complesso intrico delle nostre umane passioni.
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UTET, 18/04/2016
Abstract: Passando al vaglio gli ordinamenti che dovrebbero reggere uno stato nelle migliori condizioni possibili, Aristotele con la Costituzione di Atene ha inciso profondamente sul modo in cui la cultura occidentale ha elaborato, nei secoli, alcuni concetti cardine come cittadinanza, giustizia, diritto e sovranità. Utet pubblica in ebook un testo centrale della filosofia antica, corredato di un ricco e approfondito apparato di note, a cura di Carlo Augusto Viano.
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UTET, 18/04/2016
Abstract: Ventuno lettere dell'antichità, quasi tutte di donne leggendarie, come Penelope, Fedra, Arianna, Didone o la poetessa Saffo. In ogni epistola il racconto di una storia d'amore, in ogni pagina l'accorato e appassionato appello di queste eroine all'amato perché si convinca a non abbandonarle. Ovidio, rielaborando con originalità un genere antico, costruisce il più straordinario ritratto dell'universo femminile che la latinità ci ha lasciato. L'ebook di Utet è arricchito del testo latino collegato attraverso link ipertestuali al commento e alla traduzione di Adriana Della Casa.
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UTET, 11/03/2016
Abstract: Quando c'è da distinguere con esattezza quale è la cosa, l'ingrediente, il segreto che rende felice la vita, d'improvviso tutti "hanno la vista annebbiata". Questo ci insegna il sapiente Seneca nei dialoghi De vita beata e De constantia sapientis qui raccolti. "E a tal punto non è facile riuscire ad avere una vita felice, che tanto più uno si allontana da essa quanto più di affanna a raggiungerla, se ha sbagliato strada." Seguendo l'invito di Seneca, andiamo in cerca di "un bene che sia non solo in apparenza tale, bensì solido e costante e più bello dalla parte più nascosta; dissotterriamolo. E non è posto lontano: lo si troverà, bisogna solo sapere dove tendere la mano; ora invece, come nel buio, passiamo oltre senza vedere ciò che pur ci è vicino, inciampando proprio in ciò di cui sentiamo la mancanza..." Non brancoliamo nel buio come ubriachi. Ritroviamo la chiave della nostra vita nelle parole della filosofia.
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UTET, 18/04/2016
Abstract: A cura di Bruno Widmar e Ettore Lojacono, Utet pubblica in ebook il Discorso sul metodo del 1637 di René Descartes, un testo che segna una svolta nella storia della filosofia occidentale. Ponendo al centro della riflessione l'uomo come essere pensante e gettando le basi del ragionamento scientifico moderno, l'opera di Cartesio inaugura un'era nuova nel pensiero razionalista occidentale, fondata su una nuova metodologia fondamentale per il progresso del sapere.
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UTET, 26/04/2016
Abstract: Questa storia racconta di Caterina, che ancora non c'è, e di tutte le Caterine che già ci sono. Dice di una assenza e di molte presenze che cercano uno spazio sicuro dove convivere dentro di me. Dice della infelicità ma anche della meraviglia in essa contenuta." Caterina non esiste. La figlia che Marta e Fabio da lungo tempo sognano di avere non è mai arrivata, nonostante tutti i progetti e tentativi - dalle visite specialistiche ai cicli ormonali, dalla fecondazione assistita ai consigli degli esperti, veri o presunti - che negli anni hanno tenuto viva la speranza ma anche incrinato la felicità della coppia. Marta, medico competente e appassionato, trascorre intanto le sue giornate nel reparto di ematologia e oncologia pediatrica in cui lavora cercando di salvare i figli degli altri, trasformando, nei momenti migliori, l'ospedale in un mondo quasi magico in cui tenere a bada "il drago del dolore". In questo commovente e lucidissimo memoir, che parla di malattia e infertilità di coppia con una scrittura limpida e precisa, Marta Verna condivide con i lettori le sue esperienze di medico e di paziente, riuscendo a intrecciare, con grazia, dolore e speranza: "Quanto si impara quando si diventa pazienti, quanto si capisce dell'importanza di dosare ogni singola parola, ogni gesto che si compie". "Ci fu un tempo in cui fummo nostro malgrado soli nel dolore comune. Poi ci fu un tempo in cui fummo insieme nel dolore condiviso. Poi restò solo il tempo in cui avremmo voluto essere soli per potere smettere di vedere tutto quel dolore". Perché, nel momento in cui si desidera un figlio, non è più possibile tornare alla dimensione precedente, sia che il figlio arrivi sia che esso non arrivi mai. Ma se Caterina non esiste, esistono invece i pazienti che Marta ha in cura: sono nati e lottano per continuare a vivere Andrea, Giulia, Pesciolino e tutti gli altri bambini che incontriamo in queste pagine toccanti. I bambini a cui Marta ha donato il suo tempo, un po' di sollievo, un percorso di guarigione... A volte, nei casi più fortunati e preziosi, la possibilità di una vita nuova.
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UTET, 18/04/2016
Abstract: Sintesi di un'esperienza reale e al contempo spirituale, la Notte oscura dello spagnolo Giovanni della Croce è il commento alla poesia En una noche oscura composta dal mistico durante la prigionia a Toledo nel 1578, nella quale aveva elaborato il concetto di "notte oscura": il momento designato da Dio del viaggio dell'anima umana verso la purificazione divina. Utet pubblica in ebook un classico della mistica religiosa, divenuto fin dalla sua comparsa punto di riferimento per l'intera cristianità.
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UTET, 10/05/2016
Abstract: Che cos'hanno in comune Walt Disney e Guillaume Apollinaire, Edvard Munch e Franklin Delano Roosevelt? Il pittore dello scandalo Egon Schiele e Leopoldo Torlonia, sindaco di Roma deposto per le sue simpatie papiste? Il padre dell'atomica Leó Szilárd e Sophie, la figlia perduta di Freud? In apparenza poco o nulla. Eppure, una cosa li unisce: le loro vite vengono tutte attraversate dalla febbre spagnola, la terribile epidemia che infuria nel mondo tra il 1918 e il 1920, facendo più vittime della prima guerra mondiale. Qualcuno di loro guarisce, come Disney o Munch, altri no, come Schiele e Torlonia. Non sono gli unici influenzati celebri: tra le vittime della Spagnola figurano Mark Sykes, il diplomatico inglese responsabile dei confini del moderno Medio Oriente, e Anton Dilger, la spia tedesca artefice di un fallimentare progetto di guerra batteriologica negli Stati Uniti, ma anche la crocerossina Margherita Orlando, unica donna sepolta al sacrario di Redipuglia. Il virus non fa distinzioni di merito e stato sociale: colpisce alla cieca, cambiando in modo imprevedibile i destini individuali e, a volte, collettivi. Con o senza Spagnola, la Grande guerra sarebbe finita certo nello stesso modo, ma è lecito domandarsi che cosa sarebbe accaduto se il presidente americano Woodrow Wilson non fosse stato annebbiato dalla febbre durante i negoziati di pace di Parigi, o se il suo successore Roosevelt fosse morto prima di conquistare la Casa Bianca e varare il New Deal, o se Szilárd non fosse sopravvissuto al contagio, venendo così meno al suo ruolo fondamentale nella costruzione della bomba atomica statunitense. E ancora: Stalin avrebbe mai preso il potere in Unione Sovietica se Sverdlov, suo rivale e delfino di Lenin, non fosse stato ucciso dall'epidemia? E come dovremmo riscrivere la storia del cinema, se il virus si fosse portato via Mary Pickford, regina del muto e vera madrina di Hollywood? Riccardo Chiaberge trasforma la storia della Spagnola in un castello dei destini incrociati, dove si incontrano o si sfiorano le vite diverse, fragili e mirabili di quindici donne e uomini che hanno contribuito a forgiare il Novecento per come lo conosciamo. "Chiaberge ripercorre le vicende della più catastrofica pandemia della storia con stile vivace e seducente, districandosi fra virus, teorie del complotto, improbabili untori, e pozioni salvifiche spacciate dagli immancabili ciarlatani." - Raffaele Liucci, Il Sole 24 Ore
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UTET, 24/05/2016
Abstract: Esiste una definizione unica di gioco? Stefano Bartezzaghi, fedele alla lezione dei suoi "padri giocatori" - da Umberto Eco a Giampaolo Dossena, da Johan Huizinga a Ludwig Wittgenstein a Roger Caillois -, ci mostra che quella del gioco è una dimensione screziata, molteplice, cadenzata da continue oscillazioni. Costantemente in bilico tra regole e libertà, tra realtà e finzione, il gioco è oscillante quanto pervasivo. Ne ritroviamo elementi nelle narrazioni, nella moda, nel design "user friendly", nel tempo tradizionalmente dedicato al lavoro, nei linguaggi e nei comportamenti sociali, perfino nel terrorismo: i wargames strategici sono diventati negli anni così rilevanti per il reclutamento dei professionisti della guerra che perfino l'Isis attira e addestra i suoi adepti con videogiochi come Call of Duty. Di gioco, o meglio di ludico, sono intrise poi le relazioni che tutti intratteniamo online, ricche come sono di toni semiseri, tormentoni virali, emoticon, ironia e naturalmente inviti, spesso molesti, a qualche nuovo gioco sui social network. La nostra realtà, insomma, assomiglia sempre di più a una "ludoteca di Babele", in cui la cultura di massa ha instaurato a tutti i livelli un regime semi-giocoso che impone di riformulare non solo i rapporti fra gioco e realtà ma le loro stesse definizioni. Percorrendo con uno stile piacevolmente jazz argomenti tra i più svariati, dal fenomeno del Gratta e Vinci al recupero dei giochi vintage, dall'Homo Ludens all'Oulipo, Bartezzaghi ci guida, senza mai perdere l'orientamento, fino al cuore del labirinto del gioco contemporaneo. Tra una partita di Tetris e una puntata di House of Cards, cioè includendo ogni aspetto della cultura universale come terreno di gioco, questo saggio ci insegna, soprattutto, che nel gioco, così come nella realtà, non ci sono regole inderogabili. Tranne, forse, una: ognuno deve trovare il proprio modo di giocare, scegliendo le proprie regole o inventandone di nuove.
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UTET, 13/05/2016
Abstract: E¿ difficile rimanere insensibili di fronte al mosaico di testimonianze spirituali raccolto in questo libro. A parlare sono gli ultimi rappresentanti di tradizioni millenarie che, nei primi decenni del Novecento, ormai consumato quello che a tutti gli effetti fu un genocidio, rischiavano di venire cancellate per sempre dalla memoria dell'umanita¿. Ogni tribu¿ possiede i suoi riti, le sue preghiere, i suoi sistemi di purificazione. Eppure il Cosmo degli Indiani d'America ci appare come un grande edificio metafisico dotato di una sua luminosa coerenza logica e fantastica. La prima caratteristica che balza agli occhi di questa visione del mondo e¿ un sentimento profondo dell'unita¿ di tutto cio¿ che esiste. Tra cio¿ che puo¿ essere direttamente percepito dai sensi e le verita¿ della fede non esiste nessun abisso, ma un'infinita¿ di risonanze, e i vecchi miti sono ancora vivi per chi e¿ capace di riconoscere in quelle storie il prototipo e il modello ripetuti all'infinito dalla vita dei mortali. Un ruolo di eccezionale importanza nella vita della comunita¿ e¿ assegnato allo sciamano, o "uomo-medicina", che fin dall'infanzia ha maturato in se¿ una vocazione imperiosa e irresistibile, confermata da innumerevoli prodigi. La "seconda vista" e tutti gli altri poteri magici, dalla previsione del futuro alla cura delle malattie, sono un dono naturale, ma uno sciamano potra¿ dirsi tale solo al termine di un complesso periodo di iniziazione. Quello che si apre ai suoi occhi e¿ un universo solidale e interconnesso come un'immensa tela di ragno, dove tutto cio¿ che e¿ vivo partecipa del medesimo destino.