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Waka. 100 poesie giapponesi dell'anno 1000
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AA.VV. - Brullo, Davide - Sabbatini, Fabrizia

Waka. 100 poesie giapponesi dell'anno 1000

Magog, 09/09/2024

Abstract: Nell'arte dello Waka, l'antica poesia giapponese, è riassunta la fragilità della carta, la ferocia della spada. Alambicco lirico, la poesia di 31 sillabe, impilata in cinque versi, al contempo apodittica e apocalittica, era praticata dai samurai, per affinare l'estro, e dai monaci, per rasentare l'illuminazione. Ne hanno scritto dame martoriate da amori ignobili e imperatori in esilio, immalinconiti nel valutare la vanità del potere. In pochi tratti, sorge un paesaggio, è stipulata una vendetta, si spalanca l'abisso dell'io. Queste poesie, che recano in sé l'azzardo delle imprese marziali – venivano impresse sui paraventi, ideate durante le competizioni letterarie bandite dall'imperatore del Giappone – sono piene di vento e di foglie, di fiori, di marosi, di maniche intrise di lacrime; di urla rattenute e di rapimenti estatici. L'Hyakunin Isshu, antologia di Waka ideata da Fujiwara no Teika nel XIII secolo, raccoglie "cento poesie di cento poeti": esige la predatoria pazienza di un giocatore di go, il coraggio di abbandonare gli ormeggi della ragione per gettarsi nell'istinto – e perdere tutto per l'ombra di un volto, la fugace apparizione della fanciulla tigre.

Scioa. L'Africa di Arthur Rimbaud
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AA.VV.

Scioa. L'Africa di Arthur Rimbaud

Magog, 10/07/2024

Abstract: L'Africa è l'opera estrema di Arthur Rimbaud – l'opera più enigmatica.Dopo una spirale di infidi vagabondaggi, Rimbaud, il ragazzo che ha rivoluzionato la poesia, approda ad Aden, nello Yemen, e poi ad Harar, in Etiopia. È il 1880, vi resta per il resto della vita: si fa commerciante d'armi, impresario, esploratore. Viaggia in Ogaden, in luoghi mai percorsi da europei; scrive lettere accorate, lamentandosi del tempo, della noia, che lo annienta, di un'inquietudine da carismatico del caos. Ha dimenticato la poesia, nulla chiede dei suoi libri. Ricoverato a Marsiglia nel 1891, in punto di morte, menomato nel corpo ma non nello spirito, chiede, delirando, di farsi imbarcare ancora per l'Africa, per una destinazione sconosciuta, "Aphinar"…Intorno al destino africano di Rimbaud molto è stato scritto, la leggenda ha sovrastato la biografia. In questo libro, insieme a una selezione di lettere di Rimbaud dall'Africa, si pubblica una testimonianza finora inedita: il diario di viaggio di Jules Borelli, volitivo avventuriero francese, che nel 1887 compì insieme a Rimbaud una rocambolesca esplorazione nello Scioa, alla ricerca di re Menelik.Un invito al viaggio – anzi, alla perdizione.

Il diritto e il dovere di cambiare il mondo. Per una pedagogia dell'indignazione
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Freire, Paulo

Il diritto e il dovere di cambiare il mondo. Per una pedagogia dell'indignazione

Il Margine, 23/11/2021

Abstract: Questo saggio ci invita a indignarci per cambiare il mondo. Un'indignazione che non è violenza, né rabbia che si esaurisce in se stessa, bensì un atto politico, in cui l'insofferenza per le crudeltà del presente non è che l'altra faccia dell'amore per la possibilità di un futuro migliore.Affrontando le questioni scomode, le lotte sociali, l'alfabetizzazione degli adulti, le miserie del progresso, che hanno accompagnato la sua riflessione e la sua vita, in questi ultimi scritti Freire chiama in giudizio le contraddizioni e le ipocrisie che minano da secoli il colosso del benessere dei pochi. Lo fa, però, senza mai abbandonare la prospettiva pedagogica, e senza mai smettere di ricordarci che siamo soggetti e non oggetti della Storia: perché la constatazione dell'oppressione non si traduca in rassegnazione, ma diventi progetto di una realtà diversa.

Il tao della decrescita. Educare a equilibrio e libertà per riprenderci il futuro
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Latouche, Serge - Lanza, Simone

Il tao della decrescita. Educare a equilibrio e libertà per riprenderci il futuro

Il Margine, 22/02/2022

Abstract: La società del consumo di massa globale si trova in un vicolo cieco. L'idea di una crescita senza limiti, quando la realtà fisica, biologica e geologica del pianeta appare invece limitata, contiene in sé i prodromi della catastrofe. Ecco allora che un nuovo paradigma economico, che abbia come obiettivo l'armonia con l'ambiente, proprio come avviene, ad esempio, nelle tradizioni orientali, potrebbe essere la nostra scialuppa di salvataggio.In un dialogo serrato con Lanza, Latouche rivela che avrebbe potuto, e forse dovuto, proclamarsi un "ateo della crescita" o, a essere più rigorosi, un fautore dell'"a-crescita". Dal momento che, mentre alcune cose posso crescere esponenzialmente, altre invece non devono farlo, se ci si accorge che minano le basi del nostro vivere insieme.In un mondo minacciato dai cambiamenti climatici, anche l'espressione "sviluppo sostenibile", oggi sulla bocca di tutti, è di fatto un ossimoro: lo sviluppo in sé e per sé è palesemente non sostenibile e la nostra stessa sopravvivenza richiede nuovi schemi di pensiero.Nel libro, Latouche mostra, con grande chiarezza, la relazione tra la sfida pedagogica orientata a un nuovo mondo nel segno della decrescita e le sfide politiche che si impongono in un mondo dominato dal conformismo del disincanto e dall'immaginario colonizzato dall'economia.

Chiamami così. Normalità, diversità e tutte le parole nel mezzo
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Gheno, Vera - Gheno, Vera

Chiamami così. Normalità, diversità e tutte le parole nel mezzo

Il Margine, 12/07/2023

Abstract: In questo agile saggio Vera Gheno fa il punto sul dibattito che si è sviluppato in Italia intorno al linguaggio, con l'intento di aiutare il lettore a prendere una posizione, e accompagnarlo a riflettere proprio su quanto sia importante non dare mai nulla per scontato.Negli ultimi tempi, si parla in toni anche molto accesi di linguaggio inclusivo o ampio: che cos'è, come funziona, a chi e a cosa serve? Si tratta di un eccesso di politicamente corretto, oppure è un tema con cui, volenti o nolenti, dobbiamo fare i conti? In cinque brevi e stimolanti capitoli Vera Gheno cerca di fare il punto sul dibattito che si è sviluppato in Italia intorno al linguaggio, con l'intento di aiutare il lettore a prendere una posizione. Perché non c'è giustificazione più banale che non curarsi dell'argomento affermando "Ho sempre detto così".L'intento di Chiamami così, dunque, è parlare delle naturali diversità che caratterizzano noi esseri umani come un vantaggio, una risorsa, e non come un problema.Riflettendo, magari, anche sul ruolo che può avere ognuno di noi, nel proprio piccolo, per attuare questa piccola rivoluzione. Perché, ricordiamocelo: la lingua, e la società, si cambiano da dentro e dal basso, a partire dai nostri costumi — linguistici e sociali — individuali.

Elogio del fallimento. Conversazioni su anoressie e disagio della giovinezza
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Recalcati, Massimo

Elogio del fallimento. Conversazioni su anoressie e disagio della giovinezza

Il Margine, 07/05/2022

Abstract: Massimo Recalcati, meditando sulla propria pratica clinica di psicoanalista, offre una visione lucida e appassionata del nostro tempo: in un mondo in cui prevale il culto della prestazione, l'esperienza del fallimento costituisce per il soggetto una concreta possibilità di trasformazione.Elogio del fallimento propone una serie di conversazioni svoltesi nelle circostanze più varie, su riviste e in trasmissioni radiofoniche, tra il 1998 e il 2011; i temi affrontati sono quelli del desiderio e del godimento, del disagio della giovinezza, delle anoressie-bulimie, delle mutazioni antropologiche in atto, della crisi diffusa del discorso educativo e del carattere onnipervasivo del discorso del capitalista.La tesi di fondo di Recalcati è che, in un mondo in cui prevale il culto della prestazione, l'esperienza del fallimento costituisca per il soggetto una concreta possibilità di trasformazione, che sia anzi per certi versi, in un'ottica psicoanalitica, la sola esperienza in grado di aprire inattesi orizzonti di senso.Attraverso Lacan, accostato qui al Pasolini luterano, Massimo Recalcati, meditando sulla propria pratica clinica di psicoanalista, offre una visione lucida e appassionata del nostro tempo e dei sintomi che lo rappresentano, insieme a una sintesi chiara ed efficace del proprio itinerario di ricerca che può considerarsi una prima introduzione generale al suo pensiero.

"Ma tu non sembri autistica"
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Toeps, Bianca

"Ma tu non sembri autistica"

Il Margine, 22/03/2024

Abstract: Cosa significa essere autistici? Senza compromessi e con piglio ironico, Bianca Toeps spiega com'è la vita quando si è autistici, dall'infanzia fino all'età adulta. Lo fa attraverso manuali di psichiatria ma soprattutto descrivendo la propria storia, la vita quotidiana di una persona autistica, e offrendo consigli utili affinché autistici e neurotipici riescano a capirsi e a convivere meglio."L'autismo: ecco che cos'ho. E dall'esterno non si percepisce. Perciò, quando lo dico alle persone, la frase con cui reagiscono più spesso è: "Ma… non sembri per niente autistica!"".Bianca Toeps è una fotografa e scrittrice olandese che trascorre dai 3 ai 6 mesi l'anno nella sua città del cuore: Tokyo. La sua vita perennemente in movimento non si ferma nemmeno di fronte ad una difficoltà – così definita – come quella dell'autismo. Bianca è autistica e in questo libro spiega in modo dettagliato e con un pizzico di ironica com'è la vita quotidiana di una persona autistica, dall'infanzia all'età adulta, raccontando il modo in cui fin da piccola ha cercato di mascherare determinate caratteristiche per soddisfare le esigenze di una società normocentrica.Lo fa prendendo in mano i manuali di psichiatria e raccontando cos'è l'autismo da un punto di vista scientifico, ma lo fa soprattutto narrando la propria storia e intervistando persone autistiche come lei. Senza compromessi e con una certa nota ironica, avendo ben in mente chi è come lei, offre un punto di vista che oggi è ancora poco comune: perché non sono molti i libri scritti da chi ha l'autismo per chi ce l'ha. Proprio per questo motivo, nell'ultimo capitolo ci regala un decalogo di 8 cose che le persone autistiche non vogliono più sentirsi dire (tra cui "Ma tu non sembri autistica!").Un libro anche per chi vuole conoscere meglio l'autismo, ma non è autistico: Bianca Toeps offre suggerimenti alle persone neurotipiche, spiegando quali atteggiamenti dovrebbero mettere in pratica nelle interazioni con persone con Disturbo dello Spettro Autistico, affinché aumenti la conoscenza dell'Autismo e migliori la convivenza tra persone autistiche e neurotipiche.Con la prefazione di Fabrizio Acanfora.

I giovani non capiscono niente. POV tra boomer e generazione Z
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Scuola Holden - Vitiello, Guido

I giovani non capiscono niente. POV tra boomer e generazione Z

Il Margine, 14/10/2024

Abstract: Un pamphlet, un racconto distopico e straniante in cui il mondo è nelle mani dei giovani sotto i 22 e gli adulti sono esclusi dal dibattito politico e sociale. Una storia che assume il punto di vista della generazione Z e dei boomer, la generazione lontana dai social media e dal poter degli influencer che organizza una rivoluzione per rovesciare il governo dei giovani.Alternando fantasia e attualità, I giovani non capiscono niente è il primo libro della serie Point of View – piccoli pamphlet che raccolgono storie scritte da autori e autrici della Scuola Holden – che riporta due punti di vista: quello della generazione Z e quello dei boomer.In un mondo ipotetico in cui il potere è nelle mani dei giovani sotto i 22 anni, gli adulti sono ghettizzati ed esclusi dal dibattito politico e sociale. Ma non ci stanno. Organizzano una rivoluzione e vogliono rovesciare il governo dei giovani. Dall'inclusione ai social media, dal potere degli influencer all'educazione sentimentale, il racconto dà voce al punto di vista dei boomer e a quello della generazione Z.Un libro da leggere da soli, insieme ad amici e amiche, nel tempo libero o in classe, per imparare a guardare con occhi diversi, conoscendo un punto di vista diverso dal proprio, argomentando le proprie motivazioni e aprendosi alle ragioni degli altri.Point of ViewI libri POV sono piccoli pamphlet che alternano racconti di fantasia e approfondimenti sui temi più divisivi dell'attualità. Le storie, scritte da autori e autrici della Scuola Holden, si snodano in episodi, che ospitano l'analisi di due punti di vista volutamente polarizzati e le incursioni di scrittori e intellettuali che arricchiscono il confronto e moltiplicano gli spunti di riflessione. Dissacranti, sarcastici, irriverenti, si possono leggere da soli o in gruppo, nel tempo libero o a scuola, per argomentare — o cambiare! — il proprio punto di vista, smontare luoghi comuni e montare dialoghi.

Atlante dal mondo nuovo. Voci e racconti delle scuole Penny Wirton
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Affinati, Eraldo - Lenzi, Anna Luce

Atlante dal mondo nuovo. Voci e racconti delle scuole Penny Wirton

Il Margine, 14/10/2024

Abstract: Una lettura intensa, a tratti forte, in cui convivono storie di speranza e testimonianze drammatiche, ma che lascia una traccia preziosa di fiducia nel futuro, nella potenza della lingua e del narrarsi, e restituisce un messaggio di rinascita e possibilità di riscatto. Questo atlante composito raccoglie le lettere degli studenti e delle studentesse delle Scuole Penny Wirton, e attraverso rappresentazioni grafiche lascia immaginare a lettori e lettrici il viaggio compiuto da ogni singola persona.Mentre scorro i testi pervenuti, passa davanti ai miei occhi uno splendido atlante in cui il Bel Paese torna a essere il centro del mondo. Dobbiamo imparare a decifrare, coi nostri schemi mentali, le suggestioni nascoste nelle frasi che i nostri allievi ci hanno consegnato, a volte compiute, spesso smozzicate, oppure declamate per la prima volta come camminando in equilibrio sul filo sospeso nel vuoto.Nelle Scuole Penny Wirton i docenti insegnano la lingua italiana ai migranti. Non esistono classi, e non ci sono né voti né burocrazie. Si crede fortemente nella qualità del rapporto umano e dell'insegnamento. Nel 2023 studenti e studentesse delle scuole Penny Wirton si sono riuniti insieme ai loro insegnanti, e a ciascuno di loro è stata affidata una parola-chiave sui cui scrivere una frase o un racconto. Amore, giustizia, libertà, rivoluzione, frontiere, costituzione, rinascita prendono vita suggestioni smozzicate o declamate, schegge di umanità, grovigli da sciogliere: gli immigrati hanno risposto con grande passione e commovente determinazione, riaffermando la strenua volontà di diventare cittadini italiani.In questo volume, un atlante composito, troviamo diversi racconti e scorrendo le pagine – oltre a vedere i luoghi da cui sono partiti i migranti e così immaginare il viaggio che hanno intrapreso – impariamo le grammatiche del cuore: le frontiere che ha superato ad ogni età, i treni persi, le stazioni raggiunte.

Dopo la violenza. Lo stupro e la ricostruzione del sé
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Brison, Susan J.

Dopo la violenza. Lo stupro e la ricostruzione del sé

Il Margine, 23/11/2021

Abstract: Susan J. Brison, filosofa, propone un saggio dove esamina la distruzione e il rifacimento di un sé all'indomani della sua violenza, esplora, da una prospettiva interdisciplinare, memoria e verità, identità e sé, autonomia e comunità. Un percorso di guarigione e un'esplorazione filosofica del trauma.La mattina del 4 luglio 1990, durante una passeggiata nel sud della Francia, Susan J. Brison viene aggredita senza preavviso, massacrata di botte, stuprata, strangolata fino a perdere conoscenza e, creduta morta, abbandonata nel bosco teatro della violenza. Sopravvissuta e curata, il suo mondo è però stato distrutto. Filosofa per formazione si accorge che la sua specializzazione non poteva aiutarla a dare un senso a ciò che le era accaduto, e che molti dei presupposti fondamentali sulla natura del sé e sull'ambiente che la circonda devono essere ripensati daccapo.Al tempo stesso memoir di un percorso di guarigione e un'esplorazione filosofica del trauma, questo saggio esamina la distruzione e il rifacimento di un sé all'indomani della violenza. Esplora, da una prospettiva interdisciplinare, memoria e verità, identità e sé, autonomia e comunità. Offre un accesso all'esperienza di una sopravvissuta a uno stupro, nonché riflessioni critiche riguardanti una società in cui le donne abitualmente temono e subiscono violenza sessuale.Se il trauma sconvolge la memoria, separa il passato dal presente e rende incapaci di immaginare un futuro, l'atto di testimoniare, sostiene Brison, facilita il recupero integrando l'esperienza nella storia della vita del sopravvissuto.

Liberi di vivere. Il senso delle cose oltre la finitezza della vita
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Mancuso, Vito

Liberi di vivere. Il senso delle cose oltre la finitezza della vita

Il Margine, 29/11/2024

Abstract: Perché solo se siamo bellezza, e produciamo bellezza, possiamo avere consolazione di fronte all'idea della fine.Un volume breve ma intenso che si interroga sul modo in cui gli esseri umani possono confrontarsi con l'idea della morte. Indipendentemente da ciò in cui si crede (nella fede religiosa, nel destino o nella fatalità), Vito Mancuso sostiene che di fronte alla morte percepita come "ingiusta", ognuno di noi tende a darsi una risposta differente, quella che ci dà maggior conforto.Pur trattando temi complessi e delicati, il volume risulta chiaro e accessibile a tutti e tutte, e offre spunti di immedesimazione seguendo un filone spirituale ma non dogmatico, e segnando tracce per comprendere la preziosità della vita e vivere nella coincidenza di etica ed estetica, del bello e del bene.

1255 grammi. Un viaggio nel cervello e nelle sue fragilità
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Franzen, Jonathan - Cappa, Stefano F.

1255 grammi. Un viaggio nel cervello e nelle sue fragilità

Il Margine, 14/10/2024

Abstract: Ispirato dal racconto Il cervello di mio padre di Jonathan Franzen, in cui spiega in modo rigoroso cosa sono le demenze e come funziona la memoria, Stefano Cappa integra le conoscenze sulle demenze alla luce delle recenti scoperte scientifiche che spiegano quanto è vario e complesso il funzionamento del cervello."Mio padre era un uomo profondamente riservato, e per lui essere riservati significava mantenere il contenuto vergognoso della propria vita intima lontano dagli sguardi della gente. Poteva esistere per lui una malattia peggiore dell'Alzheimer?"Jonathan Franzen ha scritto il racconto Il cervello di mio padre a un anno dalla morte del padre. In modo minuzioso ha raccontato il suo decadimento cognitivo, ricostruendo quella che chiama "la disintegrazione" del suo genitore. Una definizione cruda ma azzeccata che segnala il rifiuto di Franzen di ridurre la personalità umana "a insieme circoscritti di coordinate neurochimiche".A vent'anni dal racconto di Franzen, Stefano Cappa – neurologo e neuroscienziato cognitivo – integra le conoscenze sulla demenza alla luce delle più recenti scoperte scientifiche, evidenziando la necessità di trovare le cause dell'Alzheimer così come di qualunque altra malattia.

Ci mancava solo lo schwa. POV tra puristi e progressisti
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Pani, Yasmina

Ci mancava solo lo schwa. POV tra puristi e progressisti

Il Margine, 26/11/2024

Abstract: In questo racconto distopico (ma nemmeno troppo) esiste in universo dei linguaggi possibili:il Regno della Lingua Così Com'è, dove le parole sono entità scientifiche e oggettive che non hanno il potere magico di trasformare il mondo; gli articoli non si possono cambiare, neppure quando e se qualcuno li considera ghettizzati;il Regno dei Musoni, dove la sensibilità risponde a una rigida gerarchia di oppressi e oppressori; qui l'ironia è reato, e nessuno può ridere di nessuno;il Regno Binario, dove il "Grande Algoritmo" della cancel culture riscrive il canone sessista, colonista e omofobo emendandolo dalle parole bandite;il Regno dello schwa, dove il maschile universale lascia il posto ai pronomi inclusivi, la lingua è politica e ogni giorno nasce un neologismo.Alternando fantasia e attualità, Ci mancava solo lo schwa è il secondo libro della serie Point of View – piccoli pamphlet che raccolgono storie scritte da autori e autrici della Scuola Holden – che riporta due punti di vista opposti: quello dei "puristi" – per cui la lingua è quella che è – e quello dei "progressisti" – disposti a stravolgere la lingua.Ci mancava solo la schwa – come tutti gli altri libri della serie – è un libro da leggere da soli, insieme ad amici e amiche, nel tempo libero o in classe, per imparare a guardare con occhi diversi, conoscendo un punto di vista diverso dal proprio, argomentando le proprie motivazioni e aprendosi alle ragioni degli altri.Point of ViewI libri POV sono piccoli pamphlet che alternano racconti di fantasia e approfondimenti sui temi più divisivi dell'attualità. Le storie, scritte da autori e autrici della Scuola Holden, si snodano in episodi, che ospitano l'analisi di due punti di vista volutamente polarizzati e le incursioni di scrittori e intellettuali che arricchiscono il confronto e moltiplicano gli spunti di riflessione. Dissacranti, sarcastici, irriverenti, si possono leggere da soli o in gruppo, nel tempo libero o a scuola, per argomentare — o cambiare! — il proprio punto di vista, smontare luoghi comuni e montare dialoghi.

Canne
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Vallocchia, Franco - Vallocchia, Franco - Rivieccio, Giorgio

Canne

Pelago, 20/01/2024

Abstract: La Seconda guerra punica era cominciata decisamente male per i Romani. Da uno scontro in terra iberica che avrebbe potuto concludersi lì, Annibale era riuscito a spostare il conflitto in Italia dove era giunto con l'esercito e gli elefanti. Tre sconfitte consecutive per l'Urbe, finché si arrivò alla battaglia decisiva. A Canne l'esercito romano fu sbaragliato, lasciando sul terreno circa 70.000 morti in dodici ore; quelli cartaginesi furono meno di un decimo. Dal massacro i Romani rimasero intontiti, disorientati e privi del grosso delle truppe. Si temeva l'arrivo fatale di Annibale nell'Urbe, ma ciò non avvenne. Iniziò invece un periodo inaspettato di tregua: il cartaginese oziava e i Romani si svegliarono dal torpore del temporeggiamento voluto da Quinto Fabio Massimo riuscendo a rimettersi in piedi prima del previsto. Seguirono anni di stasi, segnati da scontri di piccola entità, finché Scipione decise di spostare il conflitto in terra d'Africa, e per Annibale fu la fine.

Caporetto
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Cappellano, Filippo - Cappellano, Filippo - Rivieccio, Giorgio

Caporetto

Pelago, 20/01/2024

Abstract: Nell'agosto del 1917 gli austro-ungarici, impressionati dalla violenza dell'attacco italiano sull'Isonzo, chiesero aiuto ai tedeschi. La controffensiva delle due forze congiunte si scatenò il 24 ottobre, dando inizio a quella che è nota come battaglia di Caporetto, la località strategica tra l'Isonzo e la pianura friulana. I combattimenti durarono fino al 9 novembre, quando le forze italiane furono definitivamente sbaragliate. Si contarono oltre 300.000 tra morti, feriti e prigionieri (40.000 solo nel primo giorno) e altrettanti sbandati, in quello che rappresenta il più grande insuccesso nella storia dell'esercito italiano. L'inchiesta sulle cause di Caporetto, al di là della rimozione del comandante supremo Luigi Cadorna, fu un palleggio di responsabilità tra i vari gradi militari, e in sintesi la colpa fu suddivisa tra tutti: generali, soldati, governo, forze politiche e perfino lo stesso popolo, quasi uno "sciopero militare" come Cadorna aveva pubblicamente insinuato. In realtà le manchevolezze strategiche e tattiche italiane furono molte.

Poitiers
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Canaccini, Federico - Canaccini, Federico - Rivieccio, Giorgio

Poitiers

Pelago, 20/01/2024

Abstract: La battaglia di Poitiers giunse in un momento in cui gli Arabi, già padroni di parte della Spagna, compivano continue scorrerie in territorio francese, spingendosi fino alle zone più centrali del territorio. La sconfitta e la morte sul campo del governatore islamico Abd al-Rahman da parte di Carlo Martello segnò senza dubbio la fine degli sconfinamenti arabi nel cuore della Francia, e ciò probabilmente contribuì a rendere questo scontro tra i più iconici della storia. Tuttavia, non sappiamo quanto la battaglia abbia realmente rappresentato l'evento che impedì l'islamizzazione della Francia prima, e di tutta l'Europa poi, come alcuni storici nei secoli hanno sostenuto.Ma in Occidente la vittoria sugli islamici assicurò a Carlo Martello la preminenza nel regno di Francia, all'epoca tutt'altro che omogeneo, consentendogli così di governare anche al sud. La sua dinastia assunse una tale importanza che, pochi anni dopo, nel 751, suo figlio Pipino sarebbe stato addirittura incoronato dal papa quale nuovo re dei Franchi, estromettendo l'ultimo sovrano merovingio e sanzionando ufficialmente il potere assoluto dei carolingi.

Legnano
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Grillo, Paolo - Grillo, Paolo - Rivieccio, Giorgio

Legnano

Pelago, 20/01/2024

Abstract: Federico Barbarossa aveva compiuto quattro incursioni in Italia, radendo al suolo molte città del nord (compresa Milano), per ridurre all'obbedienza i Comuni e sancire l'egemonia dell'impero sul territorio italiano e su ogni cosa che lì vivesse o fosse contenuta. La questione si inseriva anche nel quadro di un'aspra lotta contro il pontefice per la supremazia tra papato e impero. Dopo la distruzione di Milano, parte dei Comuni del nord si coalizzarono nella Lega Lombarda per combattere l'imperatore, il quale riunì un esercito fra le sue truppe in Italia e altre giunte dalla Germania. Alcuni errori di sottovalutazione delle forze e dei movimenti del nemico fecero sì che Barbarossa venisse colto di sorpresa a Legnano: la battaglia che ne seguì fu vinta in modo decisivo dai Comuni, e l'imperatore si salvò per un soffio. Sette anni dopo, con la pace di Costanza, Barbarossa concesse moltissimo ai Comuni, accogliendo la maggior parte delle loro richieste, attribuendo loro grandi spazi di autonomia e rendendoli città-Stato indipendenti, al di là di una sottomissione all'impero che ormai era poco più che formale; si affermò quindi definitivamente la civiltà comunale nell'Italia del nord.

Saratoga
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Abbattista, Guido - Abbattista, Guido - Rivieccio, Giorgio

Saratoga

Pelago, 20/01/2024

Abstract: Il nome Saratoga è legato alla storica battaglia del settembre-ottobre 1777 che cambiò le sorti della Guerra d'indipendenza americana e della storia del mondo intero. Fu il vero punto di svolta di un conflitto che sembrava non lasciare dubbi su chi avrebbe prevalso. Nonostante l'iniziale sproporzione di forze tra la Gran Bretagna – la maggiore potenza commerciale, economica, militare e navale dell'epoca – e le sue tredici colonie dichiaratesi Stati indipendenti nel 1776, prive di un governo comune, queste ultime ebbero la meglio a Saratoga e successivamente nell'intera guerra. Furono favorite da una migliore leadership a livello strategico, da maggiore capacità di sfruttare le peculiarità dell'ambiente naturale in cui si svolse il confronto e da fortissime motivazioni patriottiche. Agli inglesi mancò una coerente guida politica e strategica da parte di Londra, che non assegnò un obiettivo chiaro e preciso né risorse sufficienti per conseguirlo. Grazie a Saratoga, potenze come Francia e Spagna non ebbero più dubbi a scendere in campo con gli Stati Uniti, e questi ultimi si mostrarono agli occhi del mondo come una vera e propria nazione, di status pari alle altre.

Gaugamela
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Motta, Daniela - Motta, Daniela - Rivieccio, Giorgio

Gaugamela

Pelago, 20/01/2024

Abstract: Nel 334 a.C., dopo aver ottenuto il controllo di quasi tutta la Grecia, Alessandro Magno sbarcò in Asia per iniziare la sua campagna persiana. Conquistate le città greche sotto l'egemonia persiana in Anatolia, entrò nel cuore dell'impero persiano affrontando e mettendo in fuga il "re dei re" Dario III nella battaglia di Isso, che gli dischiuse l'avanzata verso la Siria e la Mesopotamia. Assicuratosi anche il dominio sull'Egitto, il re macedone riprese la marcia verso oriente e nel 331 a.C. affrontò nuovamente Dario a Gaugamela, lungo il Tigri. Nonostante la sua grande inferiorità numerica, tale da far dire agli storici di oggi che nessun moderno comandante avrebbe accettato lo scontro, l'esercito di Alessandro raggiunse la vittoria grazie all'impiego di tattiche superiori e all'uso intelligente delle forze di fanteria leggera. Dario, in preda al terrore, si diede alla fuga. Terminata la battaglia, il Macedone iniziò l'inseguimento di Dario, il quale deposto e ferito dai suoi stessi dignitari morì poco prima che sopraggiungesse il suo nemico. Nel 330 a.C. Alessandro riprese la campagna: sottomise le satrapie più orientali dell'Impero persiano finché arrivò nell'attuale India. Fu l'ultima tappa della campagna che doveva consacrarlo come il più grande condottiero dell'antichità.

Hastings
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Alibrandi, Alfonso - Alibrandi, Alfonso - Rivieccio, Giorgio

Hastings

Pelago, 01/03/2024

Abstract: A partire dal V secolo le popolazioni degli Angli e dei Sassoni si erano stabilite nell'ex provincia romana della Britannia, dove esercitarono il loro potere per ben sei secoli. Poi, nel 1066, il duca di Normandia Guglielmo, che si riteneva legittimato a occupare il trono inglese – già oggetto delle brame dei sovrani di altre nazioni –, decise di prenderselo con la forza. Attraversò la Manica con alcune centinaia di navi e con l'appoggio del fratellastro Oddone di Bayeux, nonché di nobili di altre regioni francesi. Informato dello sbarco, il re anglosassone Aroldo II mise velocemente insieme un esercito per fronteggiare lo straniero a poche miglia dalla Manica, nei pressi della località di Hastings. La battaglia si svolse per tutta la giornata del 14 ottobre. Aroldo ricorse a una tattica difensiva già usata in passato: il "muro di scudi" formato dai fanti a ranghi serrati che creavano una barriera impenetrabile. Ma Guglielmo rispose con un movimento in tre fasi: attacco degli arcieri per oltrepassare il muro di scudi, assalto della fanteria e carica finale della cavalleria. Dapprima lo scontro volse a favore degli anglosassoni, ma dopo lunghi combattimenti Guglielmo ebbe la meglio, soprattutto perché la morte di Aroldo in battaglia disorientò le sue truppe.Guglielmo fu incoronato re d'Inghilterra nel Natale del 1066. Ebbe così inizio la dominazione normanna sulle isole britanniche che avrebbe influenzato profondamente la storia e la civiltà inglese, la quale acquisì quei tratti che ancora oggi, sebbene in parte molto ridotta, la caratterizzano.