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Einaudi, 24/09/2013
Abstract: "Per chi scrive storie all'asciutto della prosa", dice De Luca introducendo questo suo primo libro di poesia, "l'azzardo dei versi è il mare aperto... È che a cinquant'anni un uomo sente di doversi staccare dalla terraferma e andarsene al largo". Il largo, l'orizzonte dei testi qui presentati è orientato verso il cuore pulsante delle cose, si tratti dell'ampio respiro simbolico delle parole dei testi sacri o di motivi ed emblemi della vicenda dell'autore. L'acqua è il tema dominante, visivamente e allegoricamente. Si presenta innanzitutto come elemento primordiale, preesistente alla luce stessa, citato nel Bereshit, la Genesi della Bibbia ebraica; e viene via via declinato nelle possibili implicazioni, personali e metaforiche, mitico-religiose e storiche. Dalle potenzialità che precedono la creazione alla casistica delle cronache contemporanee: Vajont, i fiumi insanguinati di Jugoslavia. Acque di riparo e di tempesta, di profondità e di superficie; acque che sono origine, mistero, fluidità e quindi vita, sentimento. E che si portano dietro, per implicazione o contrasto, le visioni-idea di cielo, terra, sangue incarnate nell'umanità archetipica della seconda parte del libro, che si chiude con l'immagine di un'arrampicata sulle Alpi.
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Einaudi, 21/05/2013
Abstract: "Una cronaca epica e priva di giudizi è il vero marchio di questa raccolta cosí autoriale e potente". Matteo Nucci Nel 1963, a pochi mesi dalla morte di Fenoglio, esce per Garzanti Un giorno di fuoco: si tratta di un'opera composita, che aggiunge sette narrazioni ai sei "Racconti del parentado" che l'autore in un primo tempo avrebbe voluto raccogliere sotto questo titolo. Quest'edizione, fedele all'impostazione voluta da Fenoglio, pubblica esclusivamente quei sei racconti: Un giorno di fuoco, La sposa bambina, Ma il mio amore è Paco, Superino, Pioggia e la sposa e La novella dell'apprendista esattore. Sono storie in cui Fenoglio coniuga il radicamento nella propria terra, le Langhe, con uno spirito epico che solleva la materia a una sorta di rustica chanson de geste. Di qui la necessità, quasi, di raccontare le storie del parentado che aveva sentito ripetere sin da bambino; di qui l'impulso a trasformare i fatti di sangue e di follia, e l'incombere di destini già segnati, in metafore di un mondo in guerra, mai rappresentato direttamente ma colto attraverso le deformazioni (e il filtro comico) della tradizione orale. Basterebbero queste pagine a dire quale posto abbia conquistato Fenoglio nel panorama della narrativa italiana del dopoguerra.Con una Nota introduttiva di Dante Isella, le schede ai singoli racconti e la cronologia della vita e delle opere.
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Einaudi, 05/11/2013
Abstract: Adele ha trentadue anni e non ha mai lavorato un giorno in vita sua. Una mattina si sveglia e scopre che il suo mondo non esiste piú: il marito ha dichiarato fallimento, ha prosciugato i conti in banca ed è scappato con l'amante. Come regalo d'addio le ha lasciato il gigantesco cane della sua nuova fidanzata. Ed è proprio mentre Adele tenta di liberarsene che una ragazza con una bambina in braccio le si fionda in macchina... Inizia cosí il nuovo romanzo di Stefania Bertola, con l'incontro-scontro tra due donne che non potrebbero essere piú distanti: una pare uscita da una versione biellese di Beautiful, l'altra è ecocompatibile e spontaneamente zen, generatrice automatica di guai. Costrette dal destino a dividere una casa, alcune insidie, un'accanita nemica e un affascinante bugiardo, ciascuna imparerà dall'altra a ribaltare le proprie certezze. Un romanzo che trabocca di allegria e intelligenza, capace di attraversare i generi per andare spavaldo dove vuole. "Restare sveglia a guardare l'uomo amato che dorme è una delle piú perniciose attività femminili". "Fa un breve fischio, come una specie di richiamo per le allodole o qualcosa del genere; non so se le allodole si fanno richiamare né da chi, ma so che se fossi un'allodola e sentissi quel suono arriverei di corsa".
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Einaudi, 07/05/2013
Abstract: Esiste una vita che si può definire impenetrabile alle influenze esterne? Forse sí. Basta cercarla in quelle esistenze fondate sull'errore, inteso come allontanamento sistematico dalle regole della società o della natura. Aristide pensa di dover morire in ogni istante della sua vita, e ha pianificato la sua intera esistenza intorno a uno di questi potenziali momenti fatali. Tonino invece non crede che invecchierà mai, fino a che un incontro casuale gli restituisce il peso di tutti gli anni che ha sulle spalle. Tommaso non immaginava che l'amore esistesse al di fuori dei libri: la poesia greca sarà lo strumento per recitare in pubblico i suoi sentimenti... Anche le vite tenute in scacco dalla paura, o rese incolori da un'indifferenza che sembra inestirpabile, all'improvviso possono venire illuminate dalla piú elementare - eppure piú difficile - delle epifanie: scoprire che si può o si deve morire aumenta la carica degli affetti, li rende assoluti. Sei ritratti di "uomini non illustri" che sono, da un lato, apologhi sui grandi e piccoli addii che costellano le nostre esistenze e, dall'altro, struggenti storie d'amore. Con una scrittura elegante e ironica - e uno sguardo sempre vigile sui destini dei suoi personaggi - Alberto Asor Rosa compone un prezioso apprendistato all'arte del congedo.
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Einaudi, 04/06/2013
Abstract: Il libro mostra, al di là del cliché turistico di Praga, "città d'oro", tutta l'arcana sostanza, le ambiguità, il tenebrismo, il torpore, il fascino nascosto della città boema. Il capolavoro di un saggista profondamente innamorato della sua materia, ma anche struggentemente poeta in proprio. Praga narrata non solo nei suoi splendori, ma anche nelle sue ombre non meno fascinose: quelle del Quartiere ebraico, del Golem, delle taverne, degli stranieri che vi abitarono, della letteratura tedesca che vi fiorí, di Hasek e di Kafka, di Apollinaire, di Meyrink e dei dadaisti boemi.
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Nuovi disagi nella civiltà. Un dialogo a quattro voci
Einaudi, 08/10/2013
Abstract: Davvero, come si sente dire sempre piú spesso, la nostra civiltà sta assistendo a un mutamento antropologico? O i cambiamenti in corso sono piuttosto nell'ordine di un grande sconvolgimento culturale? A oltre ottant'anni dalle diagnosi formulate da Freud tra le pagine del Disagio nella civiltà, questo libro tenta di aggiornarne le tesi, proponendo una lettura dei fenomeni attuali abbastanza ampia da chiamare in causa la costituzione biologica della specie umana e abbastanza articolata da mettere a fuoco i reciproci riflessi della dimensione psichica e di quella collettiva. La sfida è quella di offrire nuove prospettive alle domande non solo teoriche, ma innanzitutto pratiche, imposte dalla nostra contingenza storica, evitando di inscatolare la complessità dei fenomeni in categorie astratte.
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Einaudi, 18/06/2013
Abstract: Vorrei che tutti potessero ascoltare il canto delle coturnici al sorgere del sole, vedere i caprioli sui pascoli in primavera, i larici arrossati dall'autunno sui cigli delle rocce, il guizzare dei pesci tra le acque chiare dei torrenti e le api raccogliere il nettare dai ciliegi in fiore. In questi racconti scrivo di luoghi paesani, di ambienti naturali ancora vivibili, di quei meravigliosi insetti sociali che sono le api, ma anche di lavori antichi che lentamente e inesorabilmente stanno scomparendo. Almeno qui, nel mondo occidentale. Nella prima parte leggerete ricordi di tempi assai tristi, quando da giovani, ci trovammo coinvolti in quella che dalla storia viene definita "Seconda guerra mondiale". Leggendo piú avanti troverete anche storie di animali selvatici e di uomini che vivevano e qualcuno ancora vive in un ambiente sempre piú difficile da conservare. I miei brevi racconti non parlano di primavere silenziose, di alberi rinsecchiti, di morte per cancro, ma di cose che ancora si possono godere purché si abbia desiderio di vita, volontà di camminare e pazienza di osservare.Mario Rigoni Stern Cronologia della vita e delle opere a cura di Giuseppe Mendicino.
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Einaudi, 24/09/2013
Abstract: Raymond Queneau fa parte del gruppo surrealista parigino dal 1924 al 1929. Tra le molte passioni che condivide con André Breton e i suoi amici, ci sono i romanzi di Fantomas e certo anche la magistrale versione cinematografica realizzata da Louis Feuillade. Queneau si appassionerà a tal punto all'eroe nero creato da Jean Souvestre e Marcel Allain da accarezzare il progetto di scriverne una biografia. Il libro non vedrà mai la luce, ma l'autore degli Esercizi di stile non resisterà alla tentazione di giocare, nel suo inimitabile modo, con gli ingredienti del feuilleton: ecco dunque Hazard e Fissile, il primo esperimento narrativo di Raymond Queneau, ritrovato pochi anni fa tra le carte dello scrittore e finora assolutamente inedito. Questo romanzo è un'esilarante parodia e una distorsione delle peripezie classiche del romanzo d'appendice: ci sono vilains dai nomi improbabili e dai modi bizzarri, ci sono donne nude e mascherate, pistole che scompaiono, eroi ed eroine senza macchia e senza cervello: e ci sono anche clown malinconici, omicidi, inseguimenti e agnizioni. E soprattutto c'è già tutto Raymond Queneau: gli esperimenti metaletterari, gli sberleffi al lettore, le visioni care all'immaginario surrealista, quasi provenissero dai dipinti di Delvaux o di Dalì (diciassette piovre addomesticate!); e ancora, un colpo di scena ad ogni pagina, una sorpresa ad ogni paragrafo. I giochi di parole, che hanno travolto il traduttore, delizieranno i lettori; e chi ha amato Zazie nel metró, I fiori blu e gli Esercizi di stile non faticherà a ritrovare in questo breve testo incompiuto il primo incunabolo di quei capolavori.
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Einaudi, 14/05/2013
Abstract: Con la chiusura delle miniere di carbone che ne avevano alimentato l'economia, il Kentucky si regge ormai sul traffico di droghe leggere. Cento libbre di marijuana possono fruttare fino a 300 000 dollari: spiccioli, però, in confronto a quanto si ricava da un corpo, specie quando lo si vende a pezzi. A Dickie e Coover Crowe sono bastati due calcoli per capire che il traffico d'organi è la strada migliore da prendere; ma i due fratelli non hanno fatto i conti con Raylan Givens, l'agente federale gentile e laconico che porta un cappello da cowboy e non ama usare la pistola, ma se la estrae lo fa sempre per uccidere. Prima di scoprire chi c'è dietro il traffico, però, Raylan si ritroverà nudo in una vasca da bagno, di fronte a una gelida infermiera pronta ad asportargli tutti e due i reni... *** "- Sai che adesso la marijuana è il raccolto piú redditizio di tutto lo Stato? - Qualcosa di cui andare orgogliosi, - commentò Raylan. - Ieri sera in tivú c'era 'sto annunciatore pieno di capelli che diceva che l'erba sta andando fuori controllo. Diceva che, se per caso ti capita di vedere una piantagione, di qualsiasi grandezza, devi subito chiamare la polizia. Ci credi? Le uniche persone che se la prendono cosí tanto per un po' d'erba sono quelle che non l'hanno mai provata".
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Einaudi, 10/12/2013
Abstract: "Sin dalle prime pagine si ha l'impressione di essere entrati nel vivo di una "cronaca di famiglia", ma di una cronaca estremamente diversa da quelle pacate e armoniose di Tolstoj. Alla dignità idealizzata, alla saldezza morale delle stirpi tolstojane, Dostoevskij oppone l'immagine d'una famiglia sconnessa, sdrucita, in rovina. E, ispirandosi alle rubriche dei giornali, nelle vicende di questa famiglia rispecchia gli intrighi di una società avida e iniqua, che per la brama di denaro non esita a far comunella con spavaldi avventurieri. Confessione autobiografica di un giovane ventenne, L'adolescente si snoda in una vertiginosa sequenza di fatti, in un turbine di avvenimenti ancor piú intensi e assurdi che quelli dei Demoni. Come sempre in Dostoevskij, una minuziosa ricerca interiore sottende lo sviluppo esterno degli avvenimenti. In accese tirate, in monologhi, in controversie drammatiche, egli rende il travaglio, le continue oscillazioni psicologiche dei personaggi". Angelo Maria Ripellino
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Einaudi, 25/10/2013
Abstract: "La storia di una vita bisognerebbe raccontarla al contrario". Al tavolo dove si gioca la nostra sorte, siedono Eros, signore dei desideri; Narciso, simbolo dell'amore che ciascuno ha per se stesso; il Destino, la fatalità contro cui niente possiamo; Edipo, la trasgressione. E infine la Morte, al nostro fianco da sempre, anche se non sappiamo quando e come verrà. Concludendo un percorso cominciato nel 1994 con Incontro con Io e proseguito fino a L'uomo che non credeva in Dio, Per l'alto mare aperto e Scuote l'anima mia Eros, Eugenio Scalfari mette ora al centro della sua riflessione la partita della vita, e le regole complesse con cui si alternano al gioco gli istinti, i sentimenti, la coscienza ragionante, la nostra identità. I momenti autobiografici, le narrazioni, gli incontri, i ricordi, sono sempre sorretti da un'inesauribile tensione intellettuale e filosofica ma capaci di aprirsi, ora piú che mai, anche alle passioni e agli slanci, persino alla malinconia. L'amore, la sfida, il destino è un viaggio dentro e fuori di noi, alla scoperta del sé e dell'altro, guidati da un Io che è l'unico possibile testimone diretto dell'esperienza.
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Le avventure di Huckleberry Finn (Einaudi)
Einaudi, 04/06/2013
Abstract: Fuggito alle cure, o piuttosto alle persecuzioni di un padre ubriacone, vissuto per qualche tempo dentro una botte da zucchero, riacciuffato e di nuovo abbandonato, Huck intraprende un memorabile viaggio sul Mississippi con lo schiavo Jim, altro miserevole evaso. L'America dell'età dell'oro, con i suoi coloni, avventurieri e impostori, accompagna Huck fino al nuovo incontro con Tom Sawyer e l'approdo alla fattoria di zio Silas. Un lucido realismo trasforma le avventure di un ragazzo in epopea universale che si riallaccia a quelle piú antiche del viaggio e dell'iniziazione alla vita, un'opera che, come afferma T. S. Eliot, "merita il titolo di capolavoro".
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Einaudi, 01/10/2013
Abstract: Fernande e André sono una giovane coppia in fuga dai nazisti, che insieme ad alcuni amici ebrei trascorre il periodo della guerra in un beato ma angoscioso isolamento durante il quale il tempo sembra sospeso. La promessa che si fanno è quella di poter tornare un giorno alla casa del sogno: una villa a picco sul mare nel sud della Francia, sotto un enorme faro bianco. E se molti loro amici e conoscenti sono destinati agli atroci viaggi nei treni piombati, alla diaspora degli affetti e alla perdita dell'identità - prima ancora che della vita -, loro due invece ce la faranno. Dopo la guerra Fernande vive intensamente, fra Parigi e la casa del sogno. Ma il matrimonio con André diventa un rapporto di confidenza e intimità simili a quelle che si riservano agli amici. Nel frattempo Fernande incontra il Poeta, che la eleggerà a musa ispiratrice della sua arte, regalandole una trasgressione venata di dolcezza. Il passato però resta sempre lí. Non è neanche un'eco, piuttosto una presenza costante, incancellabile, terribilmente dolorosa. Qualcosa che "non passa, non passa, non passa per nessuno di noi". Perché ciò che è accaduto è inestirpabile: tutti i personaggi in qualche modo lo incarnano, lo rivivono anche se non ne parlano mai. La lenta nevicata dei giorni - che deve il titolo a un verso di Primo Levi - è un romanzo capace di ricomporre lo specchio infranto che è la memoria di chi sopravvive.
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Einaudi, 17/09/2013
Abstract: Una Roma lunare e sguaiata scenario di una feroce mattanza. Un Grande Progetto che seppellirà sotto una colata di cemento le sue periferie. Due vecchi nemici, un bandito e un carabiniere, che ingaggiano la loro sfida finale. Intanto, mentre l'Italia affonda, politici, alti prelati e amministratori corrotti sgomitano per partecipare all'orgia perpetua di questo Basso Impero criminale. "Il Libanese era morto. Tanti altri erano morti, qualcuno era diventato infame, qualcuno si faceva la galera in silenzio, sognando di ricominciare, magari con un lavoretto senza pretese. Il Samurai era ancora là. L'antico nome di battaglia denunciava ormai soltanto sogni abbandonati. Ad affibbiarglielo era stato il Dandi, ma lui aveva cercato di esserne degno. E il potere, quello, era concreto, vivo, reale. Il Samurai era il numero uno".
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Ogni contatto lascia una traccia
Einaudi, 25/06/2013
Abstract: La mattina dopo essersi rincontrati al ricevimento di matrimonio di due vecchi compagni di college, Rachel chiede ad Alex di sposarla. Sono passati dieci anni dall'ultima indimenticabile estate che i due hanno trascorso insieme nel silenzio dei prati semideserti di Oxford, ma per Alex e Rachel è come se il tempo fosse solo un'illusione incapace di nascondere il loro amore. Gli anni di matrimonio sono intimi, dolci, protetti. Ma brevi. Harry, il professore di letteratura inglese dei tempi dell'università, invita i due per una rimpatriata estiva e quella stessa notte, dopo essersi allontanata per una passeggiata solitaria in riva al lago, Rachel viene assassinata. Un grido, la corsa disperata di Alex verso il luogo in cui sua moglie stava morendo, e, infine, le lacrime di un uomo che tiene in grembo la testa ferita della sua donna e ne sente, per l'ultima volta, l'intimo peso. Qualche mese dopo Alex è seduto nello studio di Harry, in ascolto di una versione dei fatti sulla morte di sua moglie. Una versione, non l'unica; un narratore, non il piú affidabile. Un torrente di ricordi, parole e visioni trasporta il peso di una verità sconosciuta e imprevista, di un mistero che Alex deve svelare per riappropriarsi dell'immagine ormai sfuggente della moglie. Chi era Rachel? Una giovane ricercatrice, un'orfana, una calamita per cose e persone che intorno a lei avevano trovato un ordine da non scompigliare: un libro dalla copertina rosa del poeta inglese Robert Browning, i cassetti chiusi a chiave della scrivania, un portacarte nero, due nomi - Anthony e Cissy, i vecchi compagni del seminario di letteratura inglese di Harry - e infine Evie, la matrigna che ora vive a Tokyo. Con una scrittura che la critica inglese ha avvicinato a quella di Ishiguro per il gusto del dettaglio e a quella di McEwan per la raffinatezza, Elanor Dymott sceglie le tinte del giallo per tessere un intreccio fatto di menzogne, segreti e trame che infine si schiudono, una alla volta, tutte, lentamente, per ricomporre insieme il senso della perdita, della salvezza e dell'amore di un uomo per una donna. *** "È molto piú che l'indagine su un omicidio. È uno studio sulla soggettività quando si scontra con la verità; una storia d'amore disperata e struggente e, ovviamente, il racconto di una vendetta: servita fredda e mortale". "The Independent"
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Einaudi, 24/09/2013
Abstract: Le Havre, 1916, in piena prima guerra mondiale. Un burbero militare ferito al fronte, devastato da un lutto lontano e dall'idiozia dei suoi contemporanei, coltiva l'odio come una pianta rara. Perché il tempo ricominci a scorrere dovrà attraversare la rude evidenza della solitudine, la confusione del desiderio, la meraviglia dell'amore. Sembra che nella vita degli uomini "da un certo momento in poi, non smetta più di nevicare". Ma la vita, forse, è più forte di qualsiasi inverno, reale e metaforico. Un romanzo caratterizzato da uno straordinario, aspro umorismo, scritto nel 1939, da troppi anni inspiegabilmente dimenticato. *** "Di sorpresa in sorpresa, di scoperta in scoperta, Un rude inverno si incammina piano piano verso l'inesauribile". Georges Perec *** "Nel rude inverno del 1916 a Le Havre, Bernard Lehameau, tenente francese, s'innamora di miss Helena Weeds, ausiliaria inglese. Fa freddo. Lehameau non è un conformista, è un ferito di guerra e non crede nella vittoria. Invece Adolf Geifer, venditore di formaggi, è decisamente più entusiasta. Poi c'è Annette, che ha 14 anni, sua sorella Madeleine, che ne ha 25 e considera l'invasione alleata divertente nonché redditizia, e poi monsieur Frédéric e Thérèse e Sénateur, tutti avviluppati in questo inverno freddo e ostile di una Le Havre in guerra. Un rude inverno è scritto in quello stile straordinario di Raymond Queneau, in cui l'ortografia s'intona all'ispirazione del momento. L'ironia sotterranea conduce, per vie traverse, alla tragedia. E l'intero libro fa un effetto sorprendentemente nuovo, ammaliante e imprevisto". Dalla presentazione dell'edizione francese del 1948, scritta dallo stesso Queneau
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Le avventure di Tom Sawyer (Einaudi)
Einaudi, 18/06/2013
Abstract: Dal 1876 Tom Sawyer e i suoi compagni di avventure Huck Finn, Joe Harper e Becky Thatcher hanno conquistato intere generazioni che hanno letto e fatto leggere le mirabolanti storie di cui sono protagonisti i ragazzi (e un po' gli adulti) di St Petersburg sul Mississippi, un vero centro del mondo proprio perché isolato dal resto della terra. Qui, ai confini della società civile, prima che scomparissero le frontiere e in una natura incontaminata, Mark Twain ambienta il suo romanzo piú amato insieme con Huckleberry Finn, che ne è il seguito: le vicende dei giovani protagonisti scuotono il villaggio dal suo pacifico torpore e diventano, come ha scritto Cesare Pavese, "autentiche storie di un'anima - di un corpo, - memorie, per cui il reale non è un dato, ma una scoperta inesausta".
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Nuova storia della filosofia occidentale. Vol. IV
Einaudi, 05/11/2013
Abstract: Come nei volumi precedenti, a una prima parte - in cui l'Autore descrive, con una narrazione avvincente, la vicenda dei maggiori pensatori e delle maggiori correnti filosofiche - fa seguito una seconda, in cui la filosofia degli ultimi due secoli è analizzata nello sviluppo delle sue principali articolazioni disciplinari. Merito della ricostruzione di Kenny è non solo rendere accessibile al lettore, in una trattazione insieme vivace e rigorosa, le idee piú significative dei grandi pensatori che hanno segnato le radici del nostro presente, ma anche tracciare un affresco capace di render conto delle ragioni profonde d'un dibattito - quello fra "analitici" e "continentali " - che ha segnato in maniera indelebile il pensiero del Novecento. Nel suo volume conclusivo, l'opera di Kenny rivela cosí anche la propria finalità piú ambiziosa: porre l'agenda per una filosofia a venire che sia consapevole della complessità della propria vicenda storica, se vuole presentarsi come autentico esercizio del pensare. Gianluca Garelli ha tradotto l'Introduzione e i capp. I-III e IX-XI; Lorenzo Rossi ha tradotto i capp. IV-VIII e XII.
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Einaudi, 10/12/2013
Abstract: "Tradurre è un'arte: il passaggio di un testo letterario, qualsiasi sia il suo valore, in un'altra lingua richiede ogni volta un qualche tipo di miracolo". Italo Calvino "I demòni è una delle quattro o cinque opere che considero una spanna sopra le altre. È un romanzo profetico non solo perché annuncia il nostro nichilismo, ma anche perché mette in scena anime dilaniate e morenti, incapaci d'amare e sofferenti di non poterlo fare, che vogliono e non possono credere". Albert Camus "Dopo Dostoevskij tutto sembra insipido. Come se fossimo stati in un altro mondo dove altre sono le dimensioni, e ritornassimo nel nostro mondo misurato e limitato, nel nostro spazio a tre dimensioni. Una lettura profonda di Dostoevskij è sempre un avvenimento nella vita, e l'anima riceve un nuovo battesimo di fuoco. L'uomo che ha avuto contatto col mondo di Dostoevskij diventa un uomo nuovo, e a lui si aprono nuove dimensioni dell'essere". Nikolaj Berdjaev Uscito a puntate sulla rivista "Russkij Vestnik" ("Il messaggero russo") tra il gennaio 1871 e il dicembre 1872, I demòni nasce come immediata reazione a un fatto di cronaca, il cosiddetto "caso Necaev". Il 21 novembre 1869, a Mosca, i membri di una cellula terroristica della Narodnaja Rasprava (Giustizia sommaria del popolo), guidati da Sergej Necaev, avevano assassinato il loro compagno Ivan Ivanov, colpevole di insubordinazione e sospettato (a torto) di tradimento. Fëdor Dostoevskij, in esilio volontario a Dresda, apprende la notizia dai giornali russi e subito decide di accantonare i progetti letterari piú o meno grandiosi che gli affollano la mente, per scrivere un romanzo-pamphlet ispirato proprio a quella vicenda sanguinosa. Intende mettervi in caricatura la nuova generazione dei nichilisti, fanatici e brutali, ma anche denunciare il loro legame con gli irresponsabili "padri", i "liberali idealisti", gli occidentalisti e i socialisti degli anni Quaranta per cui lui stesso aveva simpatizzato, prima dell'arresto e dei lavori forzati. "Sto scrivendo una cosa tendenziosa", scrive all'amico A. Majkov il 25 marzo 1870, "ho voglia di essere sferzante. I nichilisti e gli occidentalisti strilleranno che sono un retrogrado! E vadano al diavolo, dirò la mia, fino all'ultima parola". Ma la composizione dell'opera è tormentosa e procede tra difficoltà con l'editore e ripensamenti. Dostoevskij inventa un narratore (il "cronista") che partecipa marginalmente all'azione, la trasporta in una sonnolenta città di provincia, inserisce un complesso intrigo amoroso e una folla di nuovi personaggi, alcuni buffoneschi, altri luminosi, per ciascuno dei quali elabora un linguaggio, uno stile particolare. Cosí col tempo il libello satirico diventa potente, profetico romanzo di idee, nera tragedia. E soprattutto grandiosa riflessione sul problema che sempre tormenta l'autore, quello della ricerca di Dio e del Male. Nei demòni-nichilisti che seminano caos e violenza, il Male assume tante forme ma resta uno scandaloso mistero, poco scalfito dalle spiegazioni che Dostoevskij esplicita o suggerisce: la malattia, le ferite dell'infanzia, vizi come la superbia, la lussuria, l'accidia e la viltà, lo sradicamento dalla terra e dalla fede del popolo, "l'idea" che "divora" e toglie umanità e compassione, fino a imporre "il dovere di uccidere". È questo stesso mistero del Male che rende indimenticabili e inquietanti la figura e la sorte del demonio-principe Stavrogin, il personaggio attorno a cui tutto ruota, il piú ambiguo e fascinoso, il piú tragico e forse il piú amato dal suo autore.
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Einaudi, 09/04/2013
Abstract: Adottata dagli zii Sir Thomas e Lady Bertram e accolta come parente povera nella loro grande villa di Mansfield Park, Fanny Price cresce timida e insicura in un ambiente frivolo e spregiudicato che non nasconde il disprezzo per le sue umili origini. Eppure la coerente e virtuosa Fanny, rimanendo fedele ai propri principî e non lasciandosi incantare dalle apparenze, è destinata a vincere. Pubblicato nel 1814, Mansfield Park è il romanzo piú ambizioso e discusso di Jane Austen, che, con la sua sapiente prosa e la sottile ironia, a distanza di due secoli non smette di affascinare e di stupire.