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Bompiani, 22/10/2014
Abstract: Antoinette ha 40 anni e lavora come addetta alla sorveglianza delle toilettes in una brasserie parigina. Qui conosce FranНois, dieci anni più giovane di lei, vicedirettore di un istituto di cura di patologie psichiatriche. L'attrazione che scatta subito fra di loro è contraddistinta dall'ossessione di lui per l'ordine e la disciplina e dal bisogno di lei di trovare nell'altro la sicurezza che non ha mai avuto, per avere la quale è pronta a ogni genere di sottomissione. Padrone e schiava, vittima e carnefice, entrambi persi in un gioco di seduzione forte e imprevedibile. In mezzo, a turbare questo idillio perverso, il figlio di Antoinette, Charlot, un bambino affetto da una lieve forma di autismo. Normalità e follia si implicano a vicenda: dove finisce l'una e inizia l'altra? E il richiamo di eros, non aggirabile, quale dimensione preferisce per scatenarsi? Nell'amore il sovvertimento della "norma" coincide con la follia? Dove tutto scorre "normalmente" siamo di fronte a qualcosa di anormale.Le ambivalenze e le contraddizioni dell'amore, la ferocia della manipolazione che assume la maschera di una razionalità calcolatrice, la follia sono i temi del primo inquietante romanzo degli autori.
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Giunti, 23/10/2014
Abstract: Con il meeting internazionale delle comunità del cibo di Torino, una rete permanente e radicata in quasi ogni nazione del pianeta, Terra Madre compie i suoi primi dieci anni. Li festeggia con ''Voler bene alla Terra'': uno straordinario collage di dialoghi pubblicati prima su La Stampa e poi su La Repubblica, che presenta le idee, i progetti e le esperienze di quanti aderiscono ai valori della multinazionale virtuosa governata dal desiderio di un mondo migliore, da costruire attraverso il cibo.Sono le voci di grandi donne e uomini che si trovano in piena sintonia con la rete e con la straordinaria umanità che ne fa parte: contadini, pescatori e nomadi, artigiani, cuochi e cuoche, musicisti, intellettuali, semplici cittadini. In queste pagine parlano premi Nobel, cuochi che hanno cambiato la gastronomia mondiale, icone del mondo artistico - musicale e letterario - o del mondo contadino, uomini di spirito che hanno illuminato non soltanto le strade dell'anima.''Voler bene alla Terra'' dice molto: coltivare e custodire l'ambiente è il segno distintivo di questo momento storico ed è la meta privilegiata per tutti noi che vogliamo rendere il nostro pianeta Terra un po' più sano, florido, felice per chi lo abita.
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Giunti, 29/10/2014
Abstract: Viola nella vita ha imparato molto bene una cosa: a nascondersi. I vestiti di una taglia troppo grande, un impiego ben lontano dalle sue passioni di bambina, quando inventava storie e le appuntava su fogli di carta, un bravo ragazzo come marito, con cui però, forse, l'amore non c'è mai stato. Poi un giorno, mentre sta sviluppando alcune fotografie nel negozio in cui lavora, si fa largo tra la folla del centro commerciale un uomo alto e dinoccolato, ancora bello nonostante l'età: è suo padre, l'artista famoso, l'irregolare, l'eterno bambino. È tornato, è venuto a cercarla per proporle un viaggio nella loro terra d'origine e per dirle qualcosa di molto importante. Ma come fidarsi un'altra volta dell'uomo che l'ha abbandonata? Come credere di nuovo a una delle sue funamboliche storie? La tentazione però è troppo forte e Viola accetta. Mentre un paesaggio innevato scorre oltre il finestrino, l'inaspettata sincerità di quell'uomo disarmato inizia a far breccia nelle difese di Viola e quando insieme arrivano alle pendici dei Sibillini, dove è custodito un antico segreto, una nuova forza la travolgerà: la forza dell'amore, che Viola non ha mai conosciuto, della verità, del perdono, di un luogo che la chiama a sé con la sua luce misteriosa e avvolgente.È un viaggio davvero magico se il prezzo della felicità è abbandonarsi con gli occhi chiusi al potere della vita che è pronto ad accoglierci.Intenso, ammaliante, poetico, "Se chiudo gli occhi" conferma Simona Sparaco una voce straordinaria della narrativa italiana.Premio Selezione Bancarella 2015.
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Giunti, 05/11/2014
Abstract: Simonetta Agnello Hornby apre le porte della casa di Mosè, la tenuta dove da cinque generazioni la famiglia materna trascorre le vacanze estive. Insieme a Chiara, amata sorella, ci accompagna alla scoperta di questo luogo incantato.Nella campagna di Agrigento, a pochi chilometri dalla Valle dei Templi, sorge su una collina la masseria ottocentesca che ogni estate accoglie in processione incessante parenti, amici e conoscenti della famiglia. Chiunque risalga la stradella che conduce alla casa padronale viene ospitato, nutrito, accudito.Come Mamma Elena e zia Teresa facevano un tempo, Simonetta e Chiara mettono ogni nuovo venuto a proprio agio; hanno imparato, aiutando la madre e la zia, l'arte dell'accoglienza e del convivio.A Mosè si cucinano ancora oggi i prodotti dell'orto e quanto offerto dalla fattoria, utilizzando l'olio dell'antico uliveto che copre i fianchi della collina. Il tavolo della sala da pranzo continua ad allungarsi e restringersi per accogliere gli ospiti. A tavola si discute di cibo e si trascorrono ore serene, allietate dalla compagnia e dal piacere di una conversazione vivace. Mosè è rimasto il luogo caldo e magico dove si muovevano sicure Mamma Elena e zia Teresa.Simonetta lo dimostra raccontando sei occasioni di convivio nella Mosè di oggi, mostrandoci i prodotti di stagione e guidandoci nella scelta dei menù. Svela le ricette tramandate da generazioni, e quelle segrete delle monache, e trasforma i resti in pietanze squisite. Ci conduce tra le stanze ombrose della grande casa fino alla luminosa sala da pranzo, spiega come decorare la tavola e come disporre gli ospiti in modo da mettere ciascuno a proprio agio e facilitare la conversazione.E ci fa assistere alla piacevolezza di un pranzo sempre ottimo, perché preparato con amore e gustato in compagnia.
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Giunti, 05/11/2014
Abstract: ""Tieni le mani aperte, Jaysi" mi dice un uomo sulla quarantina.Io eseguo. So di non avere scelta. Un attimo dopo sento qualcosa di freddo sui palmi. Freddo e pesantissimo.Una pistola vera. La prima della mia vita.Quante volte avevo pensato a quel momento, ma la sensazione che ti dà avere un'arma tra le mani va oltre ogni immaginazione. Soprattutto se sei un bambino di undici anni.Credo sia quello l'istante in cui è cominciato tutto."Sette storie vere raccontate in prima persona dai "ragazzi cattivi" di Kayròs, la comunità di accoglienza fondata e diretta da don Burgio.
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Bompiani, 05/11/2014
Abstract: Sotto il nome di Quaestiones de virtutibus rientra un gruppo di cinque quaestiones disputatae, nelle quali Tommaso affronta in maniera diretta e analitica il tema delle virtù, sia dal punto di vista filosofico sia da quello teologico. Composte nel periodo del secondo soggiorno parigino dell'Aquinate, tali questioni costituiscono un'opera matura, redatta parallelamente alla stesura delle sue grandi opere etiche, ovvero la Sententia Libri Ethicorum e la seconda parte della Summa Theologica, interamente dedicata allo studio della morale.Non particolarmente note né frequentate dalla critica, le Quaestiones de virtutibus rappresentano, pertanto, una delle chiavi per addentrarsi nell'affascinante e complesso impianto dell'etica tommasiana.Il particolare taglio prodotto dalla natura della quaestio, "monografica" di necessità, consente un affondo approfondito, ricco e dettagliato sul tema delle virtù isolato nella sua specificità. La presente traduzione di due di tali questioni, che riporta alla luce un testo così fondamentale e poco conosciuto, si inserisce nel contesto della riscoperta di Tommaso d'Aquino come uno degli autori di riferimento per la contemporanea etica delle virtù. Il volume è curato da Maria Silvia Vaccarezza, assegnista di ricerca in Filosofia Morale presso l'Università di Genova. Tra i suoi scritti, oltre a svariati saggi sul pensiero etico contemporaneo, e in particolare su Iris Murdoch, i volumi Le ragioni del contingente. La saggezza pratica tra Aristotele e Tommaso d'Aquino, Napoli 2012 (premio delle Pontificie Accademie 2014) e Razionalità pratica e attenzione alla realtà.Prospettive contemporanee, Napoli 2012.
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Bompiani, 07/11/2014
Abstract: Il linguaggio multimediale è uno degli ambiti più stimolanti e studiati dalle scienze della comunicazione negli ultimi anni. In questo volume l'autore – fra i maggiori esperti italiani del linguaggio filmico e televisivo – ha scelto di concentrarsi sugli effetti psicovisivi e psicoacustici che l'audiovisivo induce nello spettatore e, di conseguenza, sull'universo estetico ed estesico, emotivamente composito, al quale essi danno vita. Innanzitutto, egli riflette sugli effetti visivi e acustici sollecitati dalla fruizione del testo filmico o televisivo; poi, sulla dimensione narrativa prodotta contemporaneamente dall'immagine e dal suono; ancora, sulla prospettiva della comunicazione insita nei testi audiovisivi, intesa come complesso di atti, capaci di produrre situazioni di illocuzione e di perlocuzione; sugli effetti psichici ed estetici sullo spettatore; sulla dimensione estesica, antecedente a ogni presa di coscienza contenutistica o estetica dei testi audiovisivi. A fare da riferimento, per dare concretezza all'analisi, tre film: Caterina va in città di Paolo Virzì (2003), Notturno bus di Davide Marengo (2007), Il flauto magico di Kenneth Branagh (2007), e un mediometraggio girato dall'autore stesso per la televisione nel 1969, il cui argomento è la storia della musica dal Medioevo ai giorni nostri.
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I segreti della trasformazione
Bompiani, 07/11/2014
Abstract: Commentando il Vigyana Bhairava, testo chiave dello shivaismo tantrico, Osho svela i segreti di una disciplina antichissima e ancora inesplorata. In questo libro il maestro, che più di ogni altro ha saputo rendere accessibili al grande pubblico le tradizioni orientali, spiega i misteriosi metodi tantrici, una serie di tecniche finalizzate al raggiungimento di una autentica dimensione vitale. Il Tantra supera il dualismo tra anima e corpo e considera il corpo come un tesoro di forze nascoste, di possibilità misteriose in cui è celato l'intero cosmo in miniatura.
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Bompiani, 07/11/2014
Abstract: "Questo libro non è una vera e propria apologia dell'egoismo, ma un invito a pensare di più a se stessi. O se volete: a non farsi male ogni giorno più di quanto ce ne fanno gli altri. In un mondo dove lo Stato ormai rapina i contribuenti con le tasse e non restituisce i servizi che i politici promettono durante le campagne elettorali (l'Italia insegna) e in cui le religioni predicano cose tanto belle ma non offrono esempi edificanti, vale la pena riscoprire l'amor proprio. O, quanto meno, arrangiarsi per sopravvivere. Insomma, non lasciamoci schiacciare da questo o quello, perché nessuno alla fine ci ringrazierà. Le opere buone, dopo aver dato agli altri quel che ci è possibile, è giunto il tempo di compierle anche e soprattutto per noi. I periodi di crisi inducono alla legittima difesa. Poi penseremo meglio anche al prossimo. Come? Con filosofia o con qualcosa che le assomiglia." (Armando Torno).
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Bompiani, 07/11/2014
Abstract: In "Caleidoscopio" Cronin ci offre lo spaccato di un giorno in una clinica, caleidoscopio di destini diversi che il caso ha temporaneamente e casualmente avvicinato. Su questa quinta vibrano come motivi dominanti due storie: la prima, la vicenda dell'infermiera caposala Fany, rigida nell'adempimento del suo dovere, chiusa nella corazza inamidata della sua uniforme, ma innamorata di un giovane medico che presta la sua opera nel sanatorio. La seconda ha per protagonisti un anziano primario e il suo giovane assistente che si trovano l'uno accanto all'altro nel corso di una delicatissima operazione in cui la gioventù e l'ambizione del giovane prevarranno. Romanzo tra i più famosi di Cronin, "Caleidoscopio" ha ispirato più di una riduzione teatrale e televisiva per la capacità di raccontare le persone scandagliandone i moti più intimi dell'anima: l'amore, il dolore, l'ambizione, la tensione verso il raggiungimento dei propri scopi.
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Bompiani, 07/11/2014
Abstract: Su una nave mercantile in viaggio verso le Canarie si uniscono i destini di personaggi eterogenei, che intrecciano tra loro rapporti destinati ad avere epiloghi inquietanti e imprevedibili.
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Bompiani, 07/11/2014
Abstract: La difficile scelta tra saggezza e avventura descritta attraverso la vita e le scelte di tre personaggi in lotta contro sentimenti opposti e realtà inconciliabili.
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Bompiani, 07/11/2014
Abstract: Senza un soldo in tasca, in balìa di un lavoro che detesta con tutte le sue forze, un ragazzo di ventisei anni decide di chiedere consiglio a un uomo ricchissimo, il Milionario, perché lo aiuti ad avere successo. Ma il Milionario ha in serbo per il ragazzo una lezione importante, ben più importante del segreto per diventare ricchi. Una lezione che cambierà la vita del ragazzo e lo renderà felice. Pubblicato in ventisei paesi e al centro di un caso editoriale senza precedenti, Il Milionario è una parabola sulla ricchezza materiale e spirituale, sull'umanità e sul coraggio, la forza che consente a chiunque di cambiare in meglio la propria vita.
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Teorie contemporanee della traduzione
Bompiani, 07/11/2014
Abstract: Questa antologia è interamente dedicata ai contributi degli ultimi decenni, nel corso dei quali si sono verificati alcuni fatti nuovi. Da un lato le ricerche sulla traduzione automatizzata, dall'altro l'infittirsi dei rapporti internazionali, hanno cambiato lo statuto e i problemi della traduzione. Essi non riguardano più solo la versione dei libri sacri o dei testi poetici, ma anche la vita quotidiana. Di qui il fiorire dei cosiddetti Translation Studies, di cui questa antologia dà una essenziale testimonianza. La "svolta" è dovuta al fatto che la riflessione sul tradurre non è più l'attività peculiare – talora occasionale – di artisti, filosofi o biblisti: si sono delineate teorie della traduzione, sono nate scuole universitarie, riviste, convegni. Da Jakobson a Derrida, da Lotman alle ricerche della scuola di Tel Aviv, dalla semiotica alla filosofia e alla teoria della letteratura, ecco uno strumento indispensabile per conoscere lo stato di una teoria della traduzione oggi.
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Bompiani, 07/11/2014
Abstract: Antonio Bodrero (Barbo Toni Boudrìe) è forse il più grande visionario della poesia dialettale del Novecento. Nella sua opera aleggia un sentimento panico della natura, un animismo cristiano che coglie in ogni minimo fenomeno l'epifania del Dio evangelico, la conferma del suo amore verso le creature. Posseduto dal dono della trasfigurazione, Boudrìe vede attraverso la poesia come tutto nell'universo si allacci e si tenga, in un concatenarsi analogico che fa della poesia un cammino, una draio (sentiero), un segmento visibile nell'infinito devolversi dell'immaginazione umana. E tutto ciò giocando magistralmente con una parola sempre reinventata, potenziata, scavata nelle sue radici antiche. Attraverso la poesia di Boudrìe la lingua della minoranza occitana in Italia ha compiuto un salto epocale: da dialetto disprezzato e destinato all'estinzione a lingua aulica, sublime, vertigine di mistero capace di parlare non solo all'occitano che riscopre la propria identità alienata, ma, nel suo respiro universale, all'umanità intera. Con Boudrìe – come già era avvenuto con Mistral nell'Ottocento – l'antica lingua d'oc dei trovatori esce dal sonno di tanti secoli bui e ritrova prodigiosamente lo splendore delle corti duecentesche.Nel presente volume è raccolta tutta l'opera poetica occitana di Boudrìe, da quella pubblicata dallo stesso autore in volumi o su riviste a quella inedita e giovanile. Essendo egli uno di quei poeti che, per parafrasare Nietzsche, "tra l'altro hanno anche dei pensieri", ogni componimento ha richiesto un vasto apparato di note volte a presentare il suo complesso rapporto con la lingua occitana e a spiegare le sue concezioni filosofiche e teologiche. L'edizione critica dell'opera occitana di Boudrìe è preceduta da un'ampia introduzione sulla sua vita e sulla sua poetica, e seguita dagli apparati critici dedicati alle grafie occitane utilizzate, al glossario dei termini più importanti o più rari, alla bibliografia di e su Boudrìe.
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Nuovi saggi sull'intelletto umano
Bompiani, 07/11/2014
Abstract: Composti tra il 1703 e il 1704, e pubblicati postumi da R.E. Raspe nel 1765, i Nuovi saggi sullíintelletto umano costituiscono un trattato di filosofia della conoscenza, ma scandito secondo la prospettiva metafisica elaborata dall'"autore del sistema dell'armonia prestabilita", come suona il sottotitolo del volume. Sono redatti in forma di dialogo tra Filalete, seguace di Locke, e Teofilo, portavoce di Leibniz, e i loro capitoli seguono pari passo, a mo' di commentario analitico, quelli del Saggio sullíintelletto umano di Locke. Gli estremi della disputa tra i due filosofi, imperniata per lo più sul tema della teoria della conoscenza in generale, sono riassumibili, da un lato, nell'assioma empirista lockiano, di tradizione aristotelico-tomista, secondo cui nihil est in intellectu quod non fuerit in sensu (niente è nell'intelletto che non sia già stato nella sensibilità), e, dall'altro lato, nella risposta corrosiva e tagliente di Leibniz: excipe: nisi ipse intellectus (a eccezione dell'intelletto stesso). Ma, oltre al confronto con la posizione teorica di Locke, Leibniz fornisce al lettore i fondamenti e i principi del proprio sistema speculativo, tra i quali spiccano: il concetto di monade quale sostanza individuale, inestesa, dotata di attività; la teoria delle piccole percezioni, intese come processi e stati mentali inconsci (teoria che apre la strada alla scoperta dell'inconscio); la lex continui, ovvero la legge della connessione totale del mondo, che non tollera né salti né vuoti; il principium individuationis, basato sul principio metafisico di identità degli indiscernibili; il principio ontologico dell'infinita molteplicità e diversità del reale; la massima secondo cui "il fondo delle cose è ovunque identico".I Nuovi saggi sullíintelletto umano furono pubblicati postumi da R.E. Raspe nel 1765 in G.W. Leibniz, Oeuvres philosophiques latines et franÁoises, Amsterdam-Leipzig. La traduzione è stata condotta sull'edizione critica curata da A. Robinet e H Schepers: G.W. Leibniz, Nouveaux Essais, Akademie Verlag, Berlin 1962, con recezione dei corrigenda acclusi nella ristampa del 1990.
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Bompiani, 07/11/2014
Abstract: "Legga la Logica di Lotze". L'invito perentorio di Martin Heidegger a colloquio con un suo allievo, Georg Picht, è forse la miglior esortazione a fare propria quella selva di argomentazioni logiche attraverso le quali il maestro di Messkirch si è "dovuto fare largo". Un'opera, quella di Lotze, che ha riscosso l'ammirazione di Husserl, il quale ne esaltava in specie "la geniale interpretazione della dottrina platonica delle idee", ma anche del 'primo' Heidegger che ne aveva avuto contezza grazie alla pregevole cura e introduzione di Georg Misch (1912), sulla quale è stata condotta la presente traduzione. Misch riproduce la seconda edizione, quella del 1880, che contiene, tra l'altro, la 'nota sul calcolo logico', ovvero un confronto serrato con l'algebra della logica di Georg Boole, ma anche di Jevons e Schröder. La "più difficile" opera di Lotze, per sua stessa ammissione, si staglia come un 'unicum' nella sua produzione e rappresenta una tappa imprescindibile per chi voglia accostarsi a quello snodo del pensiero in cui confluiscono neokantismo, filosofia dei valori, fenomenologia, psicologia fisiologica e descrittiva, nonché proto-esistenzialismo. È stata altresì riscoperta nel dibattito analitico degli anni '80 del secolo scorso, grazie agli interventi di Sluga, Dummett e Gabriel che ne hanno messo in luce la prossimità con la successiva opera di Frege (allievo di Lotze a Göttingen). Sarebbe, ad avviso di Sluga e Gabriel, anticipatrice del cosiddetto 'terzo regno' fregeano, quello dei pensieri. Meno fortunata e meno tradotta del Mikrokosmus, la Logik, prima parte di un System der Philosophie rimasto incompiuto, raccoglie nel I libro le riflessioni della 'piccola logica' del 1843, sostanzialmente immodificata, e vi affianca una 'logica applicata' (II libro) nonché una 'teoria della conoscenza' (III libro) denominata 'metodologia' con un significato del tutto peculiare. La chiusa dell'opera, diventata celebre perché citata da Husserl ne La filosofia come scienza rigorosa, sintetizza da un lato l'istanza di recuperare l'intuizione speculativa a fronte dell'idolatria universale dell'esperienza, e dall'altro auspica per la filosofia tedesca – e per la filosofia tout court – una 'rinascita' "nel tentativo non solo di calcolare bensì di comprendere il corso del mondo".
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Bompiani, 07/11/2014
Abstract: Leggere Presenza e immortalità significa immergersi nelle riflessioni di Gabriel Marcel che hanno al centro il mito di Orfeo ed Euridice, vissuto come ricerca indefessa di una presenza perduta. Le pagine del diario scritto durante la Seconda guerra mondiale e quelle dei saggi che lo accompagnano rendono il lettore un viandante che attraversa un mondo straziato, esposto alla tentazione della diserzione e della disperazione assoluta, un mondo svuotato di senso, avvolto dal buio e dalla minaccia della morte. Proprio nella notte, però, l'anima tenta un faticoso percorso verso il chiarore dell'aurora. La filosofia di Marcel non è un pensiero dell'io che costruisce attorno a sé un sistema autoreferenziale, ma è aperta radicalmente all'alterità: essa è per essenza polifonica, come sottolinea il filosofo. La polifonia, connettore del pensiero di Marcel con il teatro e con la musica, designa l'attestazione concreta e drammatica dell'alterità plurale, degli altri, del mio corpo, di me a me stesso. E proprio quest'opera è uno sforzo teso ad affermare che l'io è originato da un noi plurale che sta al suo centro come un appello continuo e una fonte inesauribile di irradiazioni ontologiche e intersoggettive.
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Bompiani, 07/11/2014
Abstract: L'Ideologia tedesca è l'opera più misteriosa di Marx ed Engels. Composta tra il 1845 e il 1846 ai fini di una "autochiarificazione" e subito abbandonata alla "critica roditrice dei topi" delle cantine in cui rimase sepolta fino all'anno della pubblicazione (1932), essa rappresenta il luogo della "rottura epistemologica" (Althusser) tra il "primo Marx", umanista e filosofo hegeliano, e il "secondo Marx", scienziato dei modi di produzione. Nell'Ideologia tedesca si colloca, nelle intenzioni dei suoi autori, la "resa dei conti" con la filosofia tradizionale, liquidata impietosamente come santificazione contemplativa dell'esistente, e l'abbozzo di una nuova scienza rivoluzionaria, la "concezione materialistica della storia". In un perenne oscillare tra l'al di qua e l'al di là della filosofia, viene prendendo forma una scienza che, contro ogni tentazione ideologica, non muove dalle illusioni che gli uomini elaborano intorno alla propria esistenza. Al contrario, essa prende le mosse dagli uomini empirici realmente operanti all'interno della produzione materiale e delle costellazioni di potere e di dominio economico e, per questa via, rende anche conto degli echi ideologici del processo di esistenza e di produzione. Di qui, appunto, la necessità di sostituire la critica del "cielo" delle idee filosofiche con la critica della "terra" delle condizioni materiali di esistenza e di produzione. Ne scaturisce una forma di sapere ambigua, enigmaticamente sospesa tra il trascendimento della filosofia e, in maniera del tutto contraddittoria, il permanere saldamente nel quadro di una scienza filosofica in senso hegeliano. Sul piano politico, un simile rovesciamento materialistico di prospettiva implica l'abbandono di ogni conservatorismo conciliante e l'approdo a una visione rivoluzionaria, sporgente sull'avvenire e in perenne contrasto con l'ordine esistente.
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Bompiani, 07/11/2014
Abstract: Verso la fine del III secolo, al tempo di Diocleziano, il filosofo neoplatonico Porfirio scrisse un trattato Contro i Cristiani in cui prendeva di mira la nuova fede con un accurato esame storico, filologico, filosofico e teologico dell'Antico e del Nuovo Testamento. Già nel secolo precedente, al tempo di Marco Aurelio, il medioplatonico Celso aveva scritto un'analoga opera anticristiana, per dimostrare che Gesù Cristo non può essere né il Logos dei filosofi greci né il Messia dei profeti ebrei, una tesi poi confutata da Origene di Alessandria. Porfirio non si limitò a riprendere gli argomenti di Celso, ma si preoccupò di andare oltre e di rispondere a Origene sia sulla possibilità di conciliare la filosofia greca con il cristianesimo, sia sulla correttezza dell'uso ermeneutico dell'allegoria per interpretare le Scritture. L'opera fu proscritta da Costantino poco prima del Concilio di Nicea (325 d.C.), e definitivamente data alla fiamme in ogni sua copia nel 448 d.C. per ordine congiunto di Teodosio II e Valentiniano III, i due nipoti di Teodosio che regnavano rispettivamente sull'Impero d'Oriente e d'Occidente. Se ne persero così le tracce. Nel 1916, il teologo tedesco Adolf von Harnack ne raccolse i frammenti superstiti, attingendo ai Padri della Chiesa che si cimentarono in confutazioni delle tesi porfiriane (in particolare Eusebio di Cesarea, Macario di Magnesia, Girolamo e Agostino), e nei decenni successivi furono scoperti ulteriori frammenti in altri autori e in nuovi papiri, tutti riportati in appendice a questo volume.