Trovati 16 documenti.
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1956 : Budapest : i giorni della rivoluzione / Enzo Bettiza
Mondadori, 2006
Abstract: A Budapest il 23 ottobre del 1956 studenti e operai scendono in piazza reclamando riforme che garantiscano la completa destalinizzazione del paese. Le autorità sovietiche designano un nuovo primo ministro, Imre Nagy, e un nuovo ministro degli esteri, Janos Kadar, nel tentativo di calmare gli animi di quelli che definiscono hooligans. Viene poi liberato il cardinale Mindszenty, la più autorevole voce antisovietica, ma il 31 la situazione precipita. Nagy annuncia il ritiro dell'Ungheria dal Patto di Varsavia, Kadar prende le parti dei sovietici che il 4 novembre intervengono con estrema brutalità per reprimere le manifestazioni. Centinaia di carri armati invadono le vie di Budapest, i morti sono più di 10.000, i feriti, i deportati e i dispersi sono forse altrettanti e più di 200.000 riparano in Occidente. Bettiza rievoca quegli eventi e ne ricostruisce i drammatici effetti sui partiti di sinistra occidentali, mentre si sofferma a descrivere i due maggiori protagonisti della tragedia: Nagy che non cedette ai ricatti dei sovietici, e Kadar che tradì il proprio popolo consegnandolo agli aggressori di Mosca.
Roma : E/O, [2006]
Dal mondo
Abstract: Nel cinquantesimo anniversario della Rivolta di Budapest si ripubblica, dopo più di venticinque anni dalla prima edizione, un libro che narra i fatti del 1956 con la tensione e la suspense di un thriller. Il giovane operaio Sándor Kopácsi si distingue tra le fila della Resistenza contro i tedeschi, finché l'intervento delle truppe sovietiche segna per lui l'inizio di una folgorante carriera nel nuovo Stato socialista. Appena trentaduenne e già questore di Budapest, nel 1956 deve affrontare la rivolta popolare, questa volta dall'altra parte della barricata. Tra bombe molotov, invasioni di carri armati, raffiche di mitra, il protagonista agisce come in un giallo, alla ricerca della verità, sempre incerto sulle intenzioni dei suoi interlocutori; insorti, soldati dell'esercito, consiglieri russi e politici ungheresi tramano per la conquista del potere. Gradualmente il questore di Budapest passerà dalla parte dei ribelli e resterà al loro fianco. Un documento sui fatti realmente accaduti nei dieci giorni dell'insurrezione di Budapest, scritto da un uomo che fu al centro della mischia e che solo vent'anni dopo ha potuto prendere la parola, dopo essere sfuggito alla condanna a morte.
Ungheria / Steve Fallon, Neal Bedford
2. ed. italiana
Torino : EDT ; Footscray : Lonely Planet, 2006
Abstract: Lasciatevi ipnotizzare dalla cultura di Budapest e ascoltate quale ricca storia fluisce tra le sponde del Danubio. Dedicatevi alle escursioni sulle colline ricoperte di rigogliose e incontaminate foreste, per poi concedervi piacevoli bagni nelle acque termali. Scoprite l'incanto dei monasteri millenari, e assaggiate i corposi vini rossi che provengono dalle cantine delle città medievali. La guida offre vari suggerimenti: attività all'aperto, equitazione, canoa, kayak, birdwatching, bicicletta, barca a vela, pesca; i vini ungheresi da scoprire con l'ausilio del capitolo dedicato a cibo e bevande; sistemazioni e ristoranti selezionati dagli autori; approfondimenti sulla cultura, società, arti, ambiente; dettagliate cartine e informazioni aggiornate sui trasporti.
La sublime pazzia della rivolta / Indro Montanelli
[Milano] : Rizzoli, 2006
Abstract: Inviato dal Corriere della Sera a seguire le drammatiche giornate della rivolta in Ungheria, Indro Montanelli arriva a Budapest il l° novembre, mentre i carri armati russi abbandonano la città; vi rientreranno però pochi giorni dopo. Raccoglie gli entusiasmi dei patrioti, certi di un futuro indipendente, neutrale e occidentale. Assiste poi alla fulminea occupazione sovietica della città con cinquemila carri armati; alle cento ore di disperata battaglia e, infine, alla repressione violenta. Costretto a liberarsi dei propri appunti si rifugia a Vienna dove comincia a stendere il suo racconto. In primo piano, la cronaca in diretta della battaglia di Budapest; sullo sfondo gli intrighi della politica internazionale: le incertezze di Tito, i raggiri di Kruscev, le cautele di Nixon, lo stallo delle democrazie occidentali. La riflessione politica dei suoi scritti, raccolti in questo volume, individua i semi del collasso del comunismo, che sopraggiungerà più di trent'anni dopo.
Milano : Baldini Castoldi Dalai, copyr. 2006
Abstract: Questo libro è il risultato di dieci anni di ricerche di archivio condotte da András Nagy, noto scrittore e drammaturgo ungherese, sul ruolo del diplomatico danese Povl Bang-Jensen nella rivoluzione del 1956. Nell'ambito della commissione ONU costituita per far luce sui massacri di Ungheria, a Bang-Jensen era stato affidato tra l'altro il compito di registrare le testimonianze dei rifugiati ungheresi e di preservarne l'anonimato, per evitare rappresaglie anche nei confronti dei familiari rimasti in patria. Il diplomatico danese - rafforzato nei suoi propositi anche dai trascorsi nella resistenza durante la seconda guerra mondiale - capì che sebbene l'invasione sovietica fosse ormai irreversibile, l'unico modo per salvare le vite di tanti disperati era rendere nota alle Nazioni Unite la verità sui crimini perpetrati. Lavorò perciò instancabilmente e senza accettare compromessi, scoprendo però che non poteva fidarsi dei suoi superiori, primo fra tutti l'allora segretario generale Hammarskjöld. Si ritrovò solo di fronte a un colossale insabbiamento, ignorato dai rappresentanti delle grandi potenze, fino al licenziamento, al processo per tradimento e alla morte violenta.
Ungheria 1956 : il cardinale e il suo custode / Clemente Manenti ; con una nota di Adriano Sofri
Palermo : Sellerio, copyr. 2006
Abstract: Il nome è cambiato ma l'uomo è lo stesso. Se non fosse passato per la tragedia ungherese e per la morte, il caso Antonio Pallavicini - alias Antál Pálinkás - potrebbe essere venuto dall'umorismo di Gogol': il destino sarcastico di un uomo che decise di cambiare nome perché il suo, così aristocratico, gli sembrava ormai estraneo alla sua identità, e finì schiacciato da quel nome abiurato. La vicissitudine, maturata nel contesto della rivoluzione del 1956, vale come un simbolo dell'attitudine tirannica a fare della carta d'identità non scelta - quando si è nati e dove, da che famiglia, di che sesso e religione - una colpa, e dell'identità scelta una trama sospetta, da castigare. Antonio Pallavicini (1922-1957), figlio di un marchese ungherese di antiche origini italiane, aveva rinnegato il proprio nome e i propri avi con tutte le forze, per una regolare carriera di ufficiale dell'esercito. La sorte lo designò a eseguire l'ordine di scarcerazione del cardinale primate d'Ungheria Mindszenty. Ciò bastò a travolgere il leale Pálinkás-Pallavicini nella sceneggiatura della vendetta comunista, nella parte del traditore smascherato. In questa minuziosa ricostruzione di un avvenimento capricciosamente lugubre e poco noto, l'illusione quasi pirandelliana dell'alias Pálinkás offre una lente limpida per rivedere la ribellione di un popolo, che credette possibile la libertà e l'autogoverno.
Ungheria 1956 : la rivoluzione calunniata / Federigo Argentieri ; introduzione di Giancarlo Bosetti
[Nuova ed.]
Venezia : Marsilio, 2006
Abstract: Perché Togliatti aveva brindato nel 1956 dopo la repressione sovietica a Budapest, e perché solo dodici anni dopo, in una simile situazione a Praga, il PCI avrebbe riprovato l'occupazione? Certo non perché la dinamica dei fatti era stata diversa, ma perché era cambiato il PCI, che con Longo aveva cominciato a prendere le distanze da Mosca. Ma l'autonomia, pur progredita sotto Berlinguer, non divenne mai definitiva, soprattutto sul piano intellettuale, al punto che ancora oggi molti storici e qualche politico esitano o rifiutano di prendere atto delle dure repliche della storia, soprattutto per quanto riguarda Togliatti.
Budapest 1956 : la prima rivolta contro l'impero sovietico / Victor Sebestyen
[Milano] : Rizzoli, 2006
Abstract: Il 23 ottobre 1956, gli ungheresi si sollevarono in massa per liberarsi dal giogo imposto dall'Unione Sovietica alla fine della Seconda guerra mondiale. Fu una ribellione popolare che costrinse alle dimissioni il segretario del Partito comunista e portò al potere Imre Nagy, pronto a far sua la richiesta di libere elezioni, neutralità e denuncia del patto di Varsavia. Durante le trattative, i russi e i loro alleati ripresero il controllo del Paese. Budapest fu devastata e migliaia di persone uccise. Ma la rivolta di Budapest, l'evento che meglio di ogni altro definì il clima della Guerra fredda, avrebbe ispirato la Primavera di Praga, l'ascesa di Solidarnosc in Polonia e, infine, la caduta del Muro di Berlino.
Milano : Touring club italiano ; Roma : La Repubblica, c2006
La biblioteca di Repubblica. L'Europa e i paesi del Mediterraneo ; 17
Milano : Touring club italiano ; Roma : La Repubblica, c2006
La biblioteca di Repubblica. L'Europa e i paesi del Mediterraneo ; 17
Budapest 1956-2006 / Giorgio Cirillo
Roma : Rai-Eri, c2006
Budapest 1956, la rivoluzione / fotografie di Erich Lessing ; testi di Erich Lessing ... [et al.]
Genova ; Milano : Marietti 1820, c2006
Narrativa
Abstract: Che cosa spinge un popolo a scendere in piazza, nell'Europa martoriata da poco uscita dalla guerra? Le difficoltà della vita, la fame, la povertà, la mancanza di lavoro, la fatica di ricostruire un tessuto sociale e civile erano comuni in tutti i Paesi d'Europa. La rivoluzione di Budapest è una delle grandi testimonianze di libertà nel secolo scorso. Una rivoluzione per sottrarsi alla cappa di un controllo soffocante di ogni espressione di pensiero, realizzata attraverso una burocrazia opprimente.
Roma : Istituto Luce, c2006
Abstract: La rivolta anti-sovietica del '56 in Ungheria si trasformo' in scontri sanguinosi sedati solamente grazie all'intervento dei carri armati sovietici che fecero un vero massacro; tra gli insorti si contarono circa 30.000 morti. Questi drammatici eventi animarono il dibattito politico e culturale italiano, segnando profondamente il rapporto tra i partiti della sinistra
Storia dell'Ungheria contemporanea / Antonello Biagini
[Milano] : Bompiani, copyr. 2006
Abstract: Dal primo insediamento nel bacino dei Carpazi (IX sec.) alla conversione al cristianesimo, dal re Santo Stefano all'umanista Mattia Corvino, dalla resistenza agli ottomani dilaganti in Europa alla dominazione degli Asburgo, la storia degli ungheresi si snoda attraverso le complesse vicende della più generale storia europea. Influenzata dal Rinascimento italiano, la cultura ungherese risulta tra le più vivaci nel mantenere spirito e identità nazionale che trova uno dei momenti più significativi nella rivoluzione liberale e borghese del 1848. Legata a Vienna dal Compromesso (1867) subisce, dopo la prima guerra mondiale, mutilazioni significative del proprio territorio, l'esperienza di tipo bolscevico della Repubblica dei Consigli e il regime autoritario dell'ammiraglio Horthy. Occupata dall'Armata rossa l'Ungheria, dopo la seconda guerra mondiale, diviene una democrazia popolare sotto l'egemonia sovietica. La morte di Stalin (1953) apre nuove aspettative e speranze di libertà che nel 1956 sfociano nella rivoluzione democratica e nazionale contro l'Unione Sovietica. Repressa nel sangue dalle forze armate del Patto di Varsavia, la rivoluzione rappresenta uno dei momenti più alti della storia magiara. Dopo il crollo del Muro di Berlino (1989), si apre la fase della ricostruzione democratica ed economica - la difficile transizione dall'economia pianificata a quella di mercato - che determina l'ingresso del paese nell'Unione Europea.
Vercelli : White star, copyr. 2006
Abstract: E’ passato oltre un millennio da quando i Magiari, giovane popolo guerriero proveniente dall’Asia, si stabilirono nel bacino del Danubio, alla guida del leggendario principe Arpad. Altre personalità straordinarie ne hanno segnato le vicende, come Stefano I , il santo, vero fondatore dello stato ungherese e suo primo re, e Mattia Corvino, eroe della resistenza all’invasione turca, sovrano sotto cui l’Ungheria conobbe un periodo di grande splendore e l’arte del Rinascimento italiano. Quando il Paese, sempre minacciato dagli Ottomani, che ne avevano dominato ampie zone dal 1440 sino alla fine del 1600, entrò nell’orbita asburgica, il sentimento di indipendenza continuò a vivere. Politici come Lajòs Kossuth e poeti come Sandor Petofi infiammarono il XIX secolo con l’ardore del loro sentimento patriottico. A duro prezzo l’Ungheria conquistò la libertà per poi passare, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, nella sfera d’influenza sovietica e, solo nel 1990, tornare a essere una repubblica democratica. La storia, in armoniosa unione con il presente, si legge a Budapest, una delle città più affascinanti e vivaci d’Europa, adagiata lungo il Danubio, ricca di testimonianze, risalenti già all’epoca romana, e di opere d’arte, ma anche nelle altre sue antiche città, Estergom e Gyor, Eger e Sopron, in superbe abbazie benedettine, quali Pannonhalma.
Roma : Donzelli, copyr. 2006
Abstract: Ottobre 1956: le speranze, le emozioni, gli eventi di cinquant'anni fa rivivono nelle pagine di un grande scrittore, Gyòrgy Dalos. La rivolta del popolo ungherese (23 ottobre-4 novembre 1956) non fu in alcun modo pianificata: scoppiò come protesta spontanea e pacifica contro le menzogne, la miseria e la violenza di un regime incapace di rinnovarsi; proseguì quindi fino al suo tragico epilogo per mano dell'Armata Rossa, tra l'indifferenza e il silenzio dei mezzi di informazione occidentali. A un'accurata e rigorosa ricerca storica, resa possibile dall'apertura degli archivi, Dalos accompagna una viva ricostruzione del clima di quei giorni, facendo riemergere le voci di coloro che, persone comuni, divennero improvvisamente protagonisti della storia. Documenti, dispacci di agenzie, comunicati radio si intrecciano con la rivolta reale, vissuta sulle strade, nei quartieri di Budapest, e la continua sovrapposizione che Dalos riesce a creare fra le due prospettive - quella degli studenti, degli operai, della gente e quella ufficiale del governo ungherese e delle autorità sovietiche - produce un effetto stridente e quasi paradossale. A illustrare il volume, sedici scatti del fotografo della Magnum, Erich Lessing, che per questo reportage ha ricevuto l'American Art Directors Award.