Trovati 13 documenti.
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Il vento di Kabul : cronache afghane / Tiziana Ferrario
Milano : Baldini Castoldi Dalai, copyr. 2007
Abstract: L'Afghanistan è davvero un paese avviato verso la pace e la stabilità? Entrato prepotentemente nelle nostre vite dopo l'attacco alle Torri Gemelle, sembra un caso ormai archiviato e risolto. La Casa Bianca lo considera un capolavoro di democrazia da esportazione, lo stesso modello che sta cercando di applicare anche in Medio Oriente. Ma è davvero così? Nonostante le forze armate dispiegate da Nato e Stati Uniti, gli ultimi mesi sono stati i più sanguinosi dal 2001. La guerriglia talebana si è riorganizzata, ed è opinione diffusa che molti membri di gruppi terroristici affiliati ad Al Qaeda stiano rientrando dall'Iraq. Che cosa è successo in questi cinque anni e come è cambiata la vita degli afgani?
Trezzano sul Naviglio : FBE, 2007
Abstract: Quattro ragazzi più o meno trentenni su quattro Vespe più o meno trentenni. L'Italia da attraversare con una meta precisa. La Sicilia. Questi gli ingredienti di un viaggio in vespa da Milano a Palermo, che è diventato la vacanza di migliaia di italiani, grazie ai collegamenti quotidiani con radio Deejay. Un'idea non pianificata, nata dal desiderio di rompere con la routine; un'esperienza personale diventata simbolo di riscatto per tutti i forzati della vacanza-tipo. Un libro divertente e piacevole che offre uno spaccato della nostra Penisola.
Il vento di Kabul : cronache afghane / Tiziana Ferrario
Milano : Baldini Castoldi Dalai, copyr. 2006
Abstract: L'Afghanistan è davvero un paese avviato verso la pace e la stabilità? Entrato prepotentemente nelle nostre vite dopo l'attacco alle Torri Gemelle, sembra un caso ormai archiviato e risolto. La Casa Bianca lo considera un capolavoro di democrazia da esportazione, lo stesso modello che sta cercando di applicare anche in Medio Oriente. Ma è davvero così? Nonostante le forze armate dispiegate da Nato e Stati Uniti, gli ultimi mesi sono stati i più sanguinosi dal 2001. La guerriglia talebana si è riorganizzata, ed è opinione diffusa che molti membri di gruppi terroristici affiliati ad Al Qaeda stiano rientrando dall'Iraq. Che cosa è successo in questi cinque anni e come è cambiata la vita degli afgani?
Ed. economica
Paoline, 2020
Abstract: Abitare, per un anno, nella città artificiale del male assoluto. Lavorare, da adolescente, a un minuto ingranaggio della sterminata fabbrica della morte. Portare inciso sul braccio sinistro, ancora dopo sessant'anni, il numero-simbolo della malvagità umana ed essere qui a raccontarlo. Esprimendo, contemporaneamente, un inesauribile amore per la vita. La storia di Liliana Segre sorprende, indigna e riconcilia. Bambina ad Auschwitz nel 1944, deportata perché ebrea, oggi è una delle ultime testimoni della Shoah, fra le poche a riuscire ancora a rivivere davanti a una platea - in genere di giovani e di studenti - una simile tragedia personale e collettiva. Un tessuto di coincidenze ed eventi quasi romanzeschi l'ha condotta indenne - nello spirito, oltre che nel corpo - fuori dai cancelli del campo di sterminio. Liliana Segre è testimone pubblica della Shoah dal 1990: in questo libro, per la prima volta, racconta se stessa in profondità, le ragioni più intime che l'hanno spinta a condividere il suo dramma privato, l'assurdo ritorno alla vita dopo il viaggio nella città della morte che doveva essere di sola andata. Ma a parlare sono anche i ragazzi che l'hanno ascoltata, in un'antologia di lettere e bigliettini scritti di getto e consegnati alla nonna che è stata tredicenne ad Auschwitz.
Nuova ed. riveduta e aggiornata
Paoline, 2019
Abstract: Abitare, per un anno, nella città artificiale del male assoluto. Lavorare, da adolescente, a un minuto ingranaggio della sterminata fabbrica della morte. Portare inciso sul braccio sinistro, ancora dopo sessant'anni, il numero-simbolo della malvagità umana ed essere qui a raccontarlo. Esprimendo, contemporaneamente, un inesauribile amore per la vita. La storia di Liliana Segre sorprende, indigna e riconcilia. Bambina ad Auschwitz nel 1944, deportata perché ebrea, oggi è una delle ultime testimoni della Shoah, fra le poche a riuscire ancora a rivivere davanti a una platea - in genere di giovani e di studenti - una simile tragedia personale e collettiva. Un tessuto di coincidenze ed eventi quasi romanzeschi l'ha condotta indenne - nello spirito, oltre che nel corpo - fuori dai cancelli del campo di sterminio. Liliana Segre è testimone pubblica della Shoah dal 1990: in questo libro, per la prima volta, racconta se stessa in profondità, le ragioni più intime che l'hanno spinta a condividere il suo dramma privato, l'assurdo ritorno alla vita dopo il viaggio nella città della morte che doveva essere di sola andata. Ma a parlare sono anche i ragazzi che l'hanno ascoltata, in un'antologia di lettere e bigliettini scritti di getto e consegnati alla nonna che è stata tredicenne ad Auschwitz.
Milano : Paoline, copyr. 2005
Abstract: Abitare, per un anno, nella città artificiale del male assoluto. Lavorare, da adolescente, a un minuto ingranaggio della sterminata fabbrica della morte. Portare inciso sul braccio sinistro, ancora dopo sessant'anni, il numero-simbolo della malvagità umana ed essere qui a raccontarlo. Esprimendo, contemporaneamente, un inesauribile amore per la vita. La storia di Liliana Segre sorprende, indigna e riconcilia. Bambina ad Auschwitz nel 1944, deportata perché ebrea, oggi è una delle ultime testimoni della Shoah, fra le poche a riuscire ancora a rivivere davanti a una platea - in genere di giovani e di studenti - una simile tragedia personale e collettiva. Un tessuto di coincidenze ed eventi quasi romanzeschi l'ha condotta indenne - nello spirito, oltre che nel corpo - fuori dai cancelli del campo di sterminio. Liliana Segre è testimone pubblica della Shoah dal 1990: in questo libro, per la prima volta, racconta se stessa in profondità, le ragioni più intime che l'hanno spinta a condividere il suo dramma privato, l'assurdo ritorno alla vita dopo il viaggio nella città della morte che doveva essere di sola andata. Ma a parlare sono anche i ragazzi che l'hanno ascoltata, in un'antologia di lettere e bigliettini scritti di getto e consegnati alla nonna che è stata tredicenne ad Auschwitz.
Paoline : San Paolo, 2013
Abstract: Quando fu liberata, con l'arrivo degli Alleati, Liliana Segre aveva 14 anni e pesava 32 kg. Come abbia potuto sopravvivere nell'inferno di Auschwitz in quelle condizioni, non sa spiegarselo ancora oggi. Non è mai più ritornata ad Auschwitz. Dopo tanti anni di voluto silenzio, la donna ha deciso di testimoniare per una serie di ragioni private e universali insieme: il debito verso i suoi cari scomparsi ad Auschwitz; la fede nel valore della memoria, e nella necessità di tenerla viva per tutti coloro che verranno dopo. Perr tutti è importante conoscere ciò che successe allora e ricordare? Perché simili aberrazioni della storia non si ripetano più.
Mi chiamavano montanaro / di Alex Bellini
Milano : Longanesi, copyr. 2007
Abstract: Alex Bellini, un ragazzo come tanti, con la voglia dentro di fare qualcosa di diverso, di dar voce, attraverso il movimento, la sfida, l'avventura, alla propria inquietudine e alla propria personalità. Dopo aver partecipato nel 2001 alla Marathon des Sables e nel 2002 e nel 2004 alla Alaska Ultrasport, corsa-avventura a piedi attraverso l'Alaska, Bellini ha tentato la traversata dell'Atlantico in solitaria a remi. Dopo un primo tentativo, il 21 ottobre 2004, fallito nel giro di poche ore per le avverse condizioni meteo, Bellini ci riprova, naufragando dopo 23 giorni a Formentera, nelle Baleari, a causa del continuo maltempo e di un guasto tecnico al sistema di navigazione GPS. Ma il 18 settembre 2005 Bellini è ripartito da Genova, con una nuova barca, e dopo 226 giorni di navigazione in solitario ha raggiunto Fortaleza, in Brasile, stabilendo il record della più lunga traversata atlantica mai compiuta.
Andiamo a Berlino / Fabio Caressa
Milano : Baldini Castoldi Dalai, copyr. 2006
Abstract: Andiamo a Berlino è l'urlo che ha scosso un estate meravigliosa troppo presto dimenticata. Ci sono voci che entrano nell'immaginario collettivo e si legano all'evento sportivo, ci sono commentatori che escono dal loro ruolo istituzionale e si trasformano nel megafono di emozioni di massa. Fabio Caressa è arrivato al Mondiale di Germania con le stimmate del predestinato, del miglior telecronista del calcio italiano (così lo ha battezzato Aldo Grasso), ma pur sempre come voce di una nicchia, destinata solo agli abbonati alla televisione satellitare e non al vasto mare di telespettatori delle partite in chiaro. Questo è il diario del suo Mondiale, un racconto divertente ma anche pieno di retroscena che da casa abbiamo solo potuto immaginare. La storia di un trionfo fatto di volontà e collettivo e di una voce che di quel collettivo è diventata la bandiera e vero fenomeno di costume, tanto che la sua telecronaca di Germania-Italia risulta tra le più scaricate dalla rete di sempre.
Viva l'Italia / Bernard Chambaz ; prefazione di Romano Prodi ; traduzione di Gino Cervi
[Milano] : Ponte alle Grazie, copyr. 2008
Abstract: Come si guarda l'Italia dal sellino di una bici da corsa? Difficilmente avrete risposta dal gruppo multicolore di corridori che da cent'anni fa del Giro d'Italia una fiesta mobile. Qualcosa da dirvi invece avrà di certo Bernard Chambaz, singolare caso di scrittore-ciclista. Giugno 2006: da Palermo, sulla sua bici rosa, Chambaz risale la penisola fino a Milano; 19 tappe, 4088 chilometri, salite e discese, canicole e temporali, e un libro di 144 pagine. Il suo non è un percorso casuale: con scrupolo filologico segue il tracciato del Giro del 1949, quello vinto da Coppi grazie alla memorabile fuga solitaria nella Cuneo-Pinerolo; quello narrato, con i colori dell'epica, da Dino Suzzati, inviato del Corriere della Sera. Un po' Don Chisciotte, un po' Banali, Chambaz conosce l'Italia e la pedala rileggendola attraverso i romanzi, la poesia, il cinema, i ricordi privati. Andatura e scrittura segnano lo stesso passo, cadenzato e regolare quando c'è da resistere alla fatica e guardare oltre il paesaggio, nella storia, nell'antropologia, nella politica di una nazione; scattante e en danseuse quando bisogna scollinare i passi della memoria, intima o collettiva. Viva l'Italia è una sfida contro il tempo e un gioco letterario: e Bernard Chambaz vi invita a stargli a ruota.
Auschwitz 2006 / regia di Saverio Costanzo
Luce, copyr. 2008
Abstract: Viaggio compiuto nel 2006 al campo di sterminio di Auschwitz per aiutare i ragazzi a ricostruire, attraverso le testimonianze di alcuni sopravvissuti all'eccidio e il materiale di repertorio a colori dell'archivio dell'Istituto Luce, una memoria storica dell'Olocausto
Il perdono di Erba / Lucia Bellaspiga con Carlo Castagna
Milano : Ancora, copyr. 2009
Abstract: La strage di Erba: quattro vittime tra cui un bambino di due anni; Rosa e Olindo; processo e sentenza. L'inquietante presenza di Azouz. Su questa scena tragica e feroce si affaccia Carlo Castagna che, pur annientato dal dolore, da subito pronuncia parole di perdono che in seguito ripete più volte. Gli hanno ucciso la moglie Paola, la figlia Raffaella, il nipotino Youssef. Come fa a perdonare? Il suo perdono pare incredibile, incomprensibile, forse disumano. Eppure Carlo non è un superuomo, ma un 'povero cristiano' che, di fronte a una ferocia assassina, riesce a mettere in pratica il perdono evangelico. Non è facile perdonismo, è Vangelo vissuto. Questo è un libro-testimonianza.
Roma : Donzelli, 2010
Abstract: Tutto comincia in quei 34 giorni della guerra del 2006. Zena el Khalil, una giovane artista libanese, decide di raccontare al mondo in tempo reale quello che sta accadendo a Beirut. Apre così un blog che immediatamente suscita un tam-tam mediático: a partire dal The Guardian, alcuni dei più importanti quotidiani internazionali iniziano a pubblicare il diario di Zena, finché un agente letterario inglese decide di incoraggiarla a scrivere un libro... Beirut, I love you è la storia di una donna e la storia di una città, intrecciate nella fitta trama di un dialogo che si snoda lungo percorsi temporali diversi. Il passato di Zena - l'infanzia, gli anni all'università, le sue vite precedenti - si sovrappone a quello di Beirut, al susseguirsi di guerre e ricostruzioni, viscerali speranze di cambiamento e tremende delusioni. Tutto vissuto in maniera estrema e portato all'eccesso. Al centro c'è sempre la guerra, anche quando pare non esserci. E Zena riesce a farci percepire quasi fisicamente questo stato permanente di tensione e insieme un attaccamento forte alla vita, in tutte le sue espressioni. Nelle strade di Beirut le milizie armate delimitano il proprio territorio, mentre la città cerca di riprendersi nel caos della ricostruzione. Intere famiglie dormono in uno stesso letto, mentre biondine in tiro affollano i night, dove droga e alcol scorrono a fiumi.