Trovati 452 documenti.
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Una storia disonesta / Box Brown ; traduzione di Aurelia Di Meo
[Milano] : Rizzoli Lizard, 2019
Abstract: Introdotta massicciamente dai conquistadores spagnoli, la coltivazione della canapa ha avuto per secoli un posto d'onore nell'agricoltura americana, fornendo all'industria un materiale adatto a mille scopi e ai privati cittadini un innocente strumento di svago. Ma dopo cinquecento anni di sostanziale tranquillità, il consumo di marijuana è diventato improvvisamente un vizio imperdonabile, un rischio sociale paragonato alla peste nera da media compiacenti e politici prezzolati. Che cosa è successo? Quale complessa rete di interessi economici e politici ha fatto sì che una pianta diventasse più illegale e rischiosa di una mitragliatrice? E come mai questa follia proibizionista ha attecchito nel resto del mondo? Box Brown lo spiega in questo libro nel quale, grazie a una puntuale ricostruzione storica, smonta uno per uno tutti i miti che circondano la marijuana e chi ne fa uso.
Marihuana : uno scandalo internazionale / Guido Blumir ; illustrazioni di Silvia Ziche
Torino : Einaudi, copyr. 2002
Abstract: La marihuana (o marijuana) è una droga da copertina di settimanali, o da film come L'erba di Grace, un successo decretato da vaste platee di signori, signore e famiglie, piuttosto che da giovani alternativi. Ma ne conosciamo davvero la diffusione tra gli adolescenti? E quanto è esteso e trasversale il partito abolizionista? In questo manualetto si trovano tutte le informazioni sulla maria. La storia: dall'Antica Cina al Novecento. La tradizione nei diversi Paesi: chi sono i quattro milioni di consumatori italiani? Leggi, consumi, costumi: dall'Europa all'America all'Australia. Scenari, commercio legale, movimenti pro e contro. E ancora, Cannabis medica e problemi farmaco-tossicologici e socio-epidemiologici.
Milano : Feltrinelli, 2005
Feltrinelli real cinema
Abstract: Cosa succede se un ragazzone americano perfettamente sano decide di mangiare per trenta giorni, colazione-pranzo-cena, solo e soltanto hamburger e patatine Mc Donald's? Vincitore del Sundance Film Festival 2004 come migliore regia e nomination all'Oscar 2005 come miglior documentario, Supersize Me! è un film/esperimento che ha evidenziato i rischi di un'alimentazione profondamente sbilanciata: quasi 8 chili di crescita di peso, valori ematici completamente sballati, crisi di depressione, perdita di libido sessuale...
Estasi rock : le droghe e la musica popolare / Harry Shapiro
Torino : EDT, 1993
Confini ; 11
Milano : Garzanti, 1976
Memorie e documenti
Avvicinamenti : droghe ed ebbrezza / Ernst Junger ; traduzione di Chiara Sandrin e Ugo Ugazio
Parma : Guanda, copyr. 2006
Abstract: La letteratura sulla droga è caratterizzata, nei suoi rappresentanti più illustri, da De Quincey a Artaud, da Baudelaire a Huxley, da due diversi, ma inscindibili aspetti: è tanto confessione che esperimento. Questi Avvicinamenti raccolgono l'eredità europea, facendo della confessione e dell'esperimento non tanto i momenti di uno sviluppo della coscienza, quanto gli spunti per una regressione.
Cocaparty : storie di ragazzi fra sballi, sesso e cocaina / Federica Angeli, Emilio Radice
[Milano] : Bompiani, 2008
Abstract: Dopo le cubiste dodicenni, un'altra inchiesta sconvolgente sui ragazzi di oggi, dove a parlare sono proprio loro, i protagonisti. Spesso basta chiedere una caramella. E poi inizia lo sballo: in discoteca o a casa, fra amici. Sniffando o fumando. In un crescendo di eccitazione. Quella che ti salva anche da un'interrogazione che ti fa paura, e ti fa sniffare nel bagno del liceo. Fino a non temere più niente. Fino all'inconsapevolezza. Fino a dimenticarti di tutto. In tre ore scarse di ricerca, in un locale qualunque di Roma, senza conoscere né il gergo né i prezzi, gli autori hanno raccolto otto dosi di neve, sacchetti comprati qua e là, con la facilità con cui si può chiedere un caffè. Una droga alla portata di tutti... Basta chiedere. E pagare.
Parma : Guanda, copyr. 2008
Abstract: In una società cosi dominata dalle griffe come quella attuale, è possibile vivere completamente senza marchi? Neil Boorman, giornalista, esperto di musica e stile, si è posto questa domanda all'inizio della settimana della moda londinese dell'inverno 2006, quando ha deciso di dar fuoco a tutti i suoi oggetti griffati, per riscattare una vita condotta fino ad allora in totale dipendenza dai marchi. Tutto iniziò quando Neil aveva dodici anni e convinse i suoi genitori a comprargli un paio di scarpe da ginnastica firmate, quelle che andavano di moda tra i ragazzini popolari nella scuola. Da allora è stato tutto un rincorrere la T-shirt firmata, il tipo di computer più in, perfino il caffè che Neil serviva ai suoi ospiti doveva essere di una certa marca: tutto allo scopo di dare di sé l'immagine di un individuo di successo. In questa marea di griffe, Neil a un certo punto ha avuto la sensazione di aver completamente perso il senso della sua vera identità. Da qui la decisione del falò e di aprire un blog, per studiare il potere delle marche sui sentimenti e sull'autostima dei consumatori. Il suo proposito, come racconta in questo libro figlio delle ceneri di quel falò, è dimostrare ai marchiodipendenti come lui che si può vivere felici senza investire tutto nel comprare e nel possedere oggetti firmati.
Milano : Feltrinelli, 2002
Abstract: L'anonimo di questa confessione è un professore e poeta americano, ha cinquant'anni, un figlio adolescente arrivato a due passi dal suicidio, una famiglia devastata, un matrimonio allo sfascio, e conosce un lungo periodo di abulia e abbruttimento. È allora che il figlio - dopo essere stato motore dello sfacelo - riappare come inatteso interlocutore. Il tema comune è la droga, l'ecstasy. Dapprima goffamente, poi sempre più lucidamente, il padre si avvicina, assapora, intensifica il suo rapporto con l'ectasy. L'anonimo estensore di questo documento si fa paladino del consumo di ecstasy, ne rivendica la delizia, ne suggerisce l'uso. Con una nota di Nicholas Saunders.
Guanda, 2019
Abstract: Qualcuno si ostina a liquidare i cambiamenti climatici come fake news, ma la gran parte di noi è ben consapevole che se non modifichiamo radicalmente le nostre abitudini l’umanità andrà incontro al rischio dell’estinzione di massa. Lo sappiamo, eppure non riusciamo a crederci. E di conseguenza non riusciamo ad agire. Il problema è che l’emergenza ambientale non è una storia facile da raccontare e, soprattutto, non è una buona storia: non spaventa, non affascina, non coinvolge abbastanza da indurci a cambiare la nostra vita. Per questo rimaniamo indifferenti, o paralizzati: la stessa reazione che suscitò Jan Karski, il «testimone inascoltato», quando cercò di svelare l’orrore dell’Olocausto e non fu creduto. In tempo di guerra, veniva chiesto ai cittadini di contribuire allo sforzo bellico: ma qual è il confine tra rinuncia e sacrificio, quando in gioco c’è la nostra sopravvivenza, o la sopravvivenza dei nostri figli? E quali sono le rinunce necessarie, adesso, per salvare un mondo ormai trasformato in una immensa fattoria a cielo aperto? Nel suo nuovo libro, Jonathan Safran Foer mette in campo tutte le sue risorse di scrittore per raccontare, con straordinario impatto emotivo, la crisi climatica che è anche «crisi della nostra capacità di credere», mescolando in modo originalissimo storie di famiglia, ricordi personali, episodi biblici, dati scientifici rigorosi e suggestioni futuristiche. Un libro unico, che parte dalla volontà di «convincere degli sconosciuti a fare qualcosa» e termina con un messaggio rivolto ai figli, ai quali ciascun genitore – non solo a parole, ma con le proprie scelte – spera di riuscire a insegnare «la differenza tra correre verso la morte, correre per sfuggire alla morte e correre verso la vita».
Roma : Donzelli, 2010
Abstract: Viviamo in paesi ricchi, ci siamo affrancati dalla povertà di massa e abbiamo accesso ai beni di consumo, all'istruzione, alla sanità, a una vita più lunga e sana. Eppure ognuno di noi avverte nell'aria il serpeggiare di un'insoddisfazione diffusa, di un malessere e un disagio psicologico che si esprimono in una dolente e ostinata litania: la mancanza di tempo. Viviamo di corsa in mezzo a individui frettolosi. E a mancare è prima di tutto il tempo delle relazioni con gli altri, sacrificate sull'altare del benessere materiale, che conosce due soli imperativi: lavoro e consumo. Siamo più ricchi di beni e sempre più poveri di relazioni. Ecco perché siamo sempre più infelici. È questo il quadro confermato dagli studi di varie scienze sociali sulla felicità nei paesi a più alto grado di sviluppo. Ma davvero per divenire più ricchi economicamente dobbiamo per forza essere poveri di relazioni interpersonali, di benessere, di tempo, di ambiente naturale? Davvero non esiste un'altra strada? Parte da queste domande l'analisi di un economista che da anni studia il tema della felicità nelle società avanzate. Perché i paesi ricchi non riescono a coniugare sviluppo economico e benessere? Perché i dati evidenziano che la felicità non è migliorata dal secondo dopoguerra, e anzi in certi casi, come negli Stati Uniti, è addirittura peggiorata? Ad attenderci in queste pagine è dunque un viaggio attraverso le cause e le soluzioni dell'insoddisfazione contemporanea.