Trovati 483 documenti.
Trovati 483 documenti.
Poliziotto-Sessantotto : violenza e democrazia / Luigi Manconi, Gaetano Lettieri
Il Saggiatore, 2023
Abstract: "Poliziotto-Sessantotto" racconta una storia di ribellione, di speranza e di sconfitta, che ha contribuito alla formazione del nostro paese per come lo conosciamo oggi. La costruzione dell'Italia contemporanea passa dal Sessantotto. Una lotta contro le vecchie generazioni che si trasforma presto in un conflitto fratricida, non più verticale ma orizzontale, prolungandosi nella violenza politica, fino allo scontro più acuto tra forze dell'estrema sinistra, forze dell'estrema destra e forze di polizia. In questa prospettiva, è la figura del poliziotto - per Pasolini, il sottoproletario strumento e vittima del potere, che entra in polizia come unica alternativa alla miseria - a diventare simbolo paradossale di una radicale contraddizione: quella tra potere e debolezza, torto e giustizia. Emerge così il punto critico della democrazia, l'incapacità di ribaltare realmente i rapporti di forza economici, sociali e politici e di riformare profondamente il sistema, fondandolo sulle ragioni della minorità. Nella perenne dialettica tra contestazione e repressione, Luigi Manconi e Gaetano Lettieri ci ricordano che la via da seguire, perché il conflitto produca mutamento sociale e non si dissipi in violenza, è sempre quella che si può cogliere nella condizione di chi sta in basso, dei non garantiti, degli spossessati, di chi è vittima e di chi è prigioniero. Perché «la comunità felice che il Sessantotto ha immaginato e si è illuso di vivere è quella sempre a venire della giustizia infinita, che sa vedere insieme il poliziotto umiliato e il giovane ferito: l'ossimoro del Poliziotto-Sessantotto».
Roma : Castelvecchi, 2023
Frangenti
Abstract: Nell’era contemporanea, la crisi della democrazia investe non solo le forme ma la concezione stessa della sovranità popolare. Mentre la pressione del mercato neoliberista genera antipolitica, i populismi irrompono nelle competizioni elettorali e nelle istituzioni statali. La democrazia è così privata del suo significato e ridotta a un concetto cavo. Occorre ridefinirla, rompendo le gabbie interpretative nelle quali è stata imprigionata, oltre la parità basata sul principio monetario e l’uguaglianza retorica. Occorre volgere di nuovo lo sguardo alla città, quale matrice di un nuovo federalismo e forza civilizzatrice dell’economia. L’autrice, rileggendo il pensiero di Judith Butler e Hannah Arendt, teorizza una democrazia dei corpi, un’alleanza tra coloro che, vivendo ai margini, convergono verso lo spazio e l’istante della protesta, reclamando, in coro, il diritto alla rivoluzione. Prefazione di Giacomo Marramao.
Fare la guerra con altri mezzi : sociologia storica del governo democratico / Alfio Mastropaolo
Il Mulino, 2023
Abstract: Le definizioni normative e descrittive della democrazia si sprecano. Sono anche in concorrenza tra loro e alla luce di tali definizioni da tempo si denuncia una condizione di crisi. Questo libro adotta una prospettiva diversa. Tratta i regimi cosiddetti democratici come un insieme di tecniche di dominio, di esercizio del potere e di conduzione del conflitto elaborate storicamente, seguendo un percorso tortuoso, conflittuale, fatto di avanzamenti e arretramenti, oltre che segnato da apprezzabili differenze tra un paese e l'altro. La crisi è pertanto congenita. Mettendo in connessione storia, sociologia, scienza politica, il libro ripercorre la genesi e l'assestamento del monopolio statale in occidente. Prosegue soffermandosi sull'istituzionalizzazione, grazie alla rappresentanza politica e ai partiti, di forme di conduzione pluralistica di tale monopolio. Segnala la persistente dialettica tra lo Stato, la politica ed altre tecniche, non politiche, di dominio e di conduzione dei conflitti, tra cui spicca il mercato capitalistico, che si è mostrato particolarmente aggressivo nel corso dell'ultimo mezzo secolo.
UTET, 2019
Abstract: Il referendum su Brexit, l'elezione di Donald Trump, l'ascesa dei movimenti populisti in Europa e in Italia. Istituzioni e meccanismi che hanno regolato la politica e il dibattito pubblico per decenni sembrano sempre più pericolanti, se non già in macerie. Cosa è successo? E cosa ci aspetta? Francis Fukuyama ha scritto il libro che forse con maggiore chiarezza e autorevolezza ha fatto il punto sulla fine del Novecento e sul trionfo del modello capitalistico e democratico: «La fine della storia e l'ultimo uomo». Oggi torna con una diagnosi che completa quel quadro e spiega come mai improvvisamente quell'ordine sembra così in crisi all'alba del nuovo millennio. Utilizzando concetti di grande tradizione filosofica e calandoli nei più attuali scenari sociopolitici, Fukuyama è in grado di mettere in fila una serie di fenomeni che sembrano scollegati e fornire una chiave di lettura del nostro presente: da dove viene la forza apparentemente invincibile del populismo? È davvero un fenomeno solo negativo? Perché i social media sono pieni di odio e aggressività? Come mai le classi sociali meno abbienti sembrano ormai del tutto disinteressate a politiche di sinistra? Come convivono nelle nostre società movimenti sempre più avanzati di difesa dei diritti delle minoranze e pulsioni autoritarie? Le risposte di Fukuyama a queste domande indicano una strada da percorrere, al di là della condanna degli estremismi o delle lamentazioni sulla decadenza della politica. E al centro di tutto c'è l'identità, il bisogno di vedersi riconosciuta la propria identità – un bisogno che può portare a affidarsi a tradizioni inventate, nazionalismi di ritorno, leader carismatici e populisti: «L'affermarsi della politica identitaria è una delle maggiori minacce che le democrazie si trovano ad affrontare e se non riusciremo a ritornare a visioni più universali della dignità umana, ci condanneremo a un conflitto senza fine». Un libro fondamentale per capire il presente e immaginare il futuro.
Partito e democrazia : l'incerto percorso della legittimazione dei partiti / Piero Ignazi
Il Mulino, 2019
Abstract: È sotto gli occhi di tutti come i partiti siano ormai poco apprezzati dall’opinione pubblica in quasi tutte le democrazie consolidate. Integrando analisi filosofiche, storiche e politologiche, il libro risale alle radici profonde della debole legittimazione dei partiti nella nostra società e individua i passaggi cruciali dell’accettazione del partito dal punto di vista sia teorico che empirico. I partiti non sono stati in grado di reagire al cambiamento sociale e si sono indirizzati verso lo Stato per recuperare risorse che non erano più in grado di trarre dalla società. Divenuti più forti, e anche più ricchi, hanno «pagato» la loro presenza pervasiva con un calo di legittimità. Il partito oggi è una sorta di Leviatano con i piedi di argilla: molto potente grazie alle risorse che ottiene dallo Stato e all’estensione di pratiche clientelari; molto debole in termini di stima e fiducia agli occhi dei cittadini.
Università Bocconi, 2019
Abstract: Come si collocano le Corti, organi che rivestono tradizionalmente un ruolo di garanzia negli stati democratici fondati sul principio di separazione dei poteri, di fronte alla crisi della rule of law e all'emergere di pulsioni autoritarie e sovraniste? Possono ancora rappresentare il baluardo a difesa della legalità dello stato costituzionale? Ed esistono, nelle costituzioni così come nel diritto europeo, degli anticorpi che consentono di respingere le crescenti minacce cui è esposta la loro indipendenza? Il volume si propone di esplorare lo stato attuale e le prospettive di sviluppo degli organi di giustizia all'interno delle democrazie in crisi, allargando lo sguardo alle esperienze che a livello europeo testimoniano l'arretramento dai principi della rule of law. Senza trascurare il confronto con i presidi che gli ordinamenti finora in grado di preservare la tenuta democratica hanno saputo sperimentare, in un contesto in cui sempre più sulle corti si adombra il pericolo di una trasformazione da organi di garanzia a organi di collaborazionismo.
Laterza, 2019
Abstract: Ormai è raro che il potere venga conquistato attraverso un golpe militare o comunque con la forza. Quasi tutti i paesi tengono regolarmente elezioni. Le democrazie muoiono ancora, ma con altri mezzi. Dalla fine della Guerra Fredda a oggi, a determinare la morte di una democrazia non sono quasi mai generali e soldati, ma gli stessi governi eletti. Leader eletti hanno sovvertito le istituzioni democratiche in Venezuela, Georgia, Filippine, Nicaragua, Perù, Polonia, Russia, Sri Lanka, Turchia, Ucraina e Ungheria. Oggi il tracollo di una democrazia comincia nelle urne. Steven Levitsky e Daniel Ziblatt attraversano la storia recente per identificare i passaggi cruciali e le condizioni che si ripropongono, seppure in diverse declinazioni, ogni volta che una democrazia viene gradualmente trasformata in regime autoritario da un leader eletto Un processo messo in atto dall'interno delle istituzioni e con mezzi legali.
Churchill : il vizio della democrazia / Carlo G. Gabardini
Rizzoli, 2019
Abstract: È più semplice di quello che sembra. In assenza di maestri viventi, chi potrebbe finalmente spiegarci che è una follia credere che la politica sia di per sé un male, e che ha invece un ruolo fondamentale nelle democrazie di oggi? E chi potrebbe spiegarci che l'Europa è il piano lungimirante scaturito da due sanguinose guerre mondiali e dunque tocca diventare fieri di essere europei? Chi? Winston Churchill! Morto da più di cinquant'anni, ma vivo come non mai nel racconto travolgente di un autore che mentre lo scopre se ne innamora e gli chiede aiuto.Churchill è un po' il nonno di tutti noi europei, un nonno che tracanna whisky, urla, sbraita, si lamenta senza mai arrendersi, si dà sempre al cento per cento, fuma sigari senza sosta, tossisce, detta ad alta voce bevendo champagne, si ammala, comanda ma ascolta, è risoluto ma ammira chi è in grado di cambiare idea, spesso lavora sdraiato nel letto per giorni o mentre fa uno dei suoi due quotidiani bagni caldi. Fu primo ministro, passò il proprio sessantanovesimo compleanno all'ambasciata di Teheran assieme a Stalin; nel 1930 in un discorso parlò di Stati Uniti d'Europa, vinse il Premio Nobel per la Letteratura nel 1953 e aveva un'àncora come quella di Braccio di Ferro tatuata sull'avambraccio. Insomma, uno da stare ad ascoltare, uno di cui essere fieri, uno che ti fa sentire forte e felice di essere europeo. Perché se è vero che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte le altre forme che si sono sperimentate finora, è bene che diventi un vizio, nella speranza che sia difficilissimo poi smettere.
Marsilio, 2019
Abstract: Come può aiutarci la filosofia a sciogliere i nodi davanti ai quali ci pone la società del nostro tempo? Quali grandi pensatori del passato hanno colto e descritto in anticipo l'egemonia del potere finanziario e il dominio della realtà virtuale in cui siamo immersi? E come è possibile oggi, a partire da quelle riflessioni, avviare un percorso per contrastare la crisi della democrazia rappresentativa? Paolo Ercolani tenta di fornire strumenti di analisi efficaci per giungere a un dibattito consapevole, sempre più necessario in quanto, sostiene l'autore, non si tratta semplicemente di combattere singole prese di posizione (No vax, sovranisti, complottisti ecc.), ma di ritrovare la capacità di affrontare i temi che ci riguardano come singoli e come società esercitando il pensiero critico. La questione non può limitarsi alla cultura di ciascuno o all'appartenenza a un ceto sociale, come si è tentato di sostenere in passato; vanno prospettate soluzioni in grado di invertire la tendenza ad affidarsi alle tecnologie come panacea di tutti i mali e di opporsi al dissolvimento di ogni posizione dissonante in un senso comune che non ammette alternative.
La democrazia del sorteggio / Nadia Urbinati, Luciano Vandelli
Einaudi, 2020
Abstract: La crescita recente di settori dove viene applicato il sorteggio è andata di pari passo con il declino della responsabilità politica, innanzitutto perché l'attenzione verso l'audience rende i politici timorosi di scontentare con le loro decisioni una parte della popolazione; e poi perché la democrazia elettorale, partigiana e associata alla discrezionalità di giudizio, non riscuote piú fiducia. In un contesto segnato da esigenze di contrasto alla corruzione, questo calo di fiducia investe anche i livelli professionali e amministrativi, cui vengono sottratti spazi di autonoma decisione, a favore di comportamenti vincolati o di soluzioni affidate, appunto, a sorteggi. Il declino di legittimità morale dei partiti sembra poter essere interrotto grazie al sorteggio: il caso viene accettato come condizione di imparzialità e rigenerazione della politica. È meglio la sorte o il voto, per rispondere alla crisi delle istituzioni? Può il caso restituire spessore alla responsabilità politica? Il dibattito pubblico e lo sviluppo tecnologico impongono una riflessione.
La democrazia economica / Robert A. Dahl
Bologna : Il mulino, copyr. 1989
Bollati Boringhieri, 2019
Abstract: Ovunque, tra i paesi democratici, sotto i colpi di crisi finanziarie ricorrenti, migrazioni incontrollate e crescita stagnante, si sta insinuando un dubbio sempre più persistente. E se il nostro sistema democratico, che ci ha portato progresso e stabilità, non fosse più la forma di governo migliore per affrontare i cambiamenti e le sfide del XXI secolo? È, oggi più che mai, una domanda fondamentale. Tanto più, visto che ad ogni voto si erode la partecipazione degli elettori e montano pulsioni centrifughe e populiste, in Europa e negli Stati Uniti. David Runciman, tra i più ascoltati studiosi di politica del mondo anglosassone, non pensa che la democrazia sia finita. Piuttosto, sostiene che stia soffrendo – questo sì – di una «crisi di mezza età». Sì, la democrazia è spesso disordinata, lenta e inefficace. Sì, gli elettori a volte scelgono governanti impresentabili o oltremisura. Sì, la democrazia in questo momento storico sembra particolarmente stanca e non gode di buona salute. Eppure, nonostante tutto, c’è ancora qualcosa di speciale in questo sistema imperfetto. Uno dei suoi grandi meriti è la capacità di autointerrogarsi sui propri limiti e di correggersi in corsa, come nessun’altra forma di governo. La democrazia come la conosciamo non cadrà, ci dice Runciman, per un colpo di Stato, né a causa della rivoluzione digitale, o in seguito a una catastrofe climatica o nucleare; paradossalmente sembra che l’aspirazione delle comunità umane sia sempre progressiva e che con il tempo vada sempre, inevitabilmente, ad assestarsi verso un sistema che oggi è dato per scontato. L’ondata populista, il trumpismo, le tentazioni illiberali, la reductio ad absurdum della politica, le risse su Twitter non saranno la fine della democrazia.
Bari : De Donato, c1971
Ideologia e società
Il Mulino, 2018
Abstract: Quali sono le conseguenze politiche della Grande Recessione del 2008-14? Come la crisi economica ha influenzato le nostre democrazie che si sono radicalizzate? I casi più significativi, perché maggiormente toccati dalla crisi, sono il Portogallo, la Spagna, l’Italia e la Grecia. Per essi risulta particolarmente efficace l’analisi della partecipazione e della competizione rispetto ai tre canali principali che caratterizzano il rapporto tra cittadini e istituzioni: partiti, movimenti sociali e interessi. Inevitabilmente, quindi, l’attenzione si concentra sui partiti di protesta (Syriza e Alba Dorata in Grecia, Movimento Cinque Stelle e Lega in Italia, Podemos e Ciudadanos in Spagna, Livre e Partido da Terra / Partido Democrático Republicano in Portogallo). Il meccanismo centrale che spiega i diversi percorsi è l’impatto catalizzatore della crisi che trasforma alcune condizioni di fondo già esistenti, mentre la radicalizzazione porta paradossalmente a un più forte ruolo dei leader partitici che hanno la responsabilità di governare.
Democrazia e cultura / / Hans Kelsen ; [traduzioni di Giorgio Melloni e Fabio Luca Cavazza]
Bologna : Il mulino, c1955
Saggi ; 4
Breve storia della disuguaglianza / Michele Alacevich, Anna Soci ; traduzione di Diego Ferrante
Laterza, 2019
Abstract: Se riusciremo a dare un volto umano alla globalizzazione e a far sì che la democrazia continui a essere un sistema politico credibile, dipenderà da come risolveremo la questione della disuguaglianza. Gli autori individuano i temi fondanti del dibattito economico, filosofico e politico intorno alla disuguaglianza, offrendoci un quadro del pensiero dei maggiori scienziati sociali che se ne sono occupati. Emerge chiaramente come la teoria economica abbia a lungo trascurato il fondamentale problema della distribuzione personale del reddito e come l’uso di sofisticati strumenti statistici abbia svuotato la questione della disuguaglianza dei suoi contenuti etici più profondi. Il libro dedica in seguito particolare attenzione all’analisi del complesso rapporto che intercorre tra globalizzazione, disuguaglianza e democrazia. Per finire – e per indirizzare la riflessione sul futuro – gli autori tracciano una mappa delle più recenti proposte avanzate da importanti studiosi della disuguaglianza economica: da Anthony Atkinson a Joseph Stiglitz, fino a Thomas Piketty.
1. ed
Roma ; Bari : Laterza, 2001
2Libri del tempo Laterza ; 314
Roma : L'Espresso, [2011]
La forza delle parole : le speranze di un secolo nei discorsi dei protagonisti ; 7
Paradossi della democrazia : verso democrazie liberali? / Shmuel N. Eisenstadt
Bologna : Il mulino, copyr. 2002
Abstract: Figlia del divenire più che dell'essere, la democrazia è portatrice di un paradosso: essa è costante superamento delle regole del gioco esistenti ma ottenuto con quelle medesime regole. Un equilibrio sempre sotto sforzo, che non si può accontentare di se stesso, che si affina e si riafferma grazie alle sfide lanciate da movimenti 'giacobini', a patto che possano essere incorporati e che si lascino incorporare. Non tutte le esperienze di democrazia concreta tuttavia sono in grado di integrare nuove rivendicazioni e la globalizzazione rischia di irrigidire ulteriormente quei regimi democratici già fragili.
L'età dello smarrimento : senso e malinconia / Christopher Bollas
Raffaello Cortina, 2018
Abstract: Con uno stile acuto e incisivo, Bollas esplora qui alcune tendenze manifestatesi in Occidente negli ultimi due secoli, rilevando un cruciale “cambiamento del clima intellettuale”: l’importanza attribuita alla connettività istantanea ha soppiantato riflessività e introspezione, il modo in cui definiamo il nostro “Sé” si è significativamente trasformato. Questa tendenza avrebbe raggiunto l’apice nell’attuale dilagare della psicofobia: un rifiuto delle psicologie del profondo che ha spianato la strada all’affermarsi di scelte fondate sull’odio. Da qui la vittoria di Donald Trump in America e la Brexit nel Regno Unito. Per ritrovare un più equilibrato concetto di sé all’interno della società, è indispensabile fare dell’insight psicologico il fulcro di un nuovo tipo di analisi della cultura e della società.