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Amore e psiche
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Apuleio

Amore e psiche

UTET, 15/11/2016

Abstract: L'asino d'oro di Apuleio, conosciuto anche come Le metamorfosi, è un'opera composita ed estremamente moderna. In essa, di cui qui si riporta l'apologo di Amore e Pische, confluiscono spunti provenienti dalla tradizione latina ma anche tutti gli influssi della civiltà greca e dell'Oriente, a cui Roma si stava allora aprendo. Nelle pagine dedicate ad Amore e Psiche si sente forte l'influenza della filosofia platonica, contemperata tuttavia da ironia e sensualità: nell'opera di Apuleio finisce per convergere un intero mondo, con la sua arte, le sue dottrine e le sue credenze magiche e religiose.

Epigrammi d'amore
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Marziale, Marco Valerio

Epigrammi d'amore

UTET, 15/11/2016

Abstract: Il bacio è certo un'invenzione antica: le prime fonti letterarie a parlarne sono testi indiani del 1500 a.C, ma la tendenza a baciarsi sembra essere innata e universale. A giudicare dalla quantità di poesie a esso dedicate, il poeta latino Marziale (40 d.C.-104 d.C.) sembra esserne stato un vero esperto. Nei suoi Epigrammi, di cui qui si raccoglie una selezione, non ci sono solo baci teneri e amorosi, ma anche baci indesiderati, opportunistici, gelosi. Non più i basia mille di Catullo, ma pochi baci e selezionati, perché "chiede pochi baci chi può contarli".

Le passioni
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Cicerone

Le passioni

UTET, 15/11/2016

Abstract: Secondo Cicerone, tre sono gli ingredienti fondamentali per imparare a gestire le proprie passioni, non solo amorose: libertà, immaginazione filosofica e autogoverno. Che siano passioni gentili, come l'amore, o negative, si tratta pur sempre di "Moti turbolenti e concitati dell'anima, alieni da ragione e sommamente ostili alla tranquillità della mente e della vita": dunque errori di giudizio o di ragionamento, indotti da un cattivo uso della nostra anima. Il discorso sulle passioni, contenuto del IV libro delle Discussioni Tuscolane, giunge per Cicerone in un momento di grandi turbolenze, sia civili che personali: e la filosofia sembra l'unica medicina utile a curare l'anima.

Da qui in poi
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Scuola Holden

Da qui in poi

UTET, 08/11/2016

Abstract: Ventuno persone che hanno visto la loro vita o quella di coloro che amano travolta dalla malattia. Ventuno racconti autobiografici che narrano con voci e sensibilità diverse il dolore, la sofferenza, la paura, ma anche il desiderio di riscatto, il coraggio, la voglia di dimostrare a se stessi e agli altri di potercela fare. La malattia è un evento che segna un prima e un dopo. Da qui in poi, lo sappiamo, niente sarà più lo stesso. A trasformarsi non è solo il corpo, infatti: il malato è costretto a cambiare abitudini, priorità e stile di vita, con il rischio costante di smarrire la propria identità. Come dice Umberto Galimberti nella sua prefazione, se mi ammalo, "io che prima vivevo per il mondo mi trovo improvvisamente a vivere per il mio corpo, mentre le cose del mondo a poco a poco svaniscono avvolte in una penombra che ogni giorno della malattia rende sempre più buia". Eppure, proprio quando le ombre si allungano, qualcosa succede dentro di noi: troviamo la forza di aggrapparci alla nostra umanità e a quella delle persone che ci circondano. Condividere ciò che sentiamo e viviamo è d'altra parte l'essenza dell'essere umani. Queste ventuno storie vere sono state scelte da Scuola Holden - Storytelling&Performing Arts, insieme a un gruppo di esperti, tra le centinaia raccolte dal sito dell'iniziativa Viverla Tutta che da anni promuove in Italia il valore della medicina narrativa e dello storytelling come vero ed essenziale strumento utile per sé e per gli altri nel percorso terapeutico. Per i medici, perché possano ascoltare davvero i propri pazienti, considerandoli persone e non corpi; per i malati e per chi li aiuta e sorregge, perché non si sentano più soli. Da qui in poi non c'è cura possibile, senza la cura delle parole.

I giorni del sacro
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Cardini, Franco

I giorni del sacro

UTET, 08/11/2016

Abstract: Il calendario raccoglie e racconta le stagioni della vita dell'uomo e della società. Lo fa attraverso i cicli della luna e del sole, le ricorrenze e le feste che celebrano, al contempo, il passare inarrestabile del tempo e il suo eterno, circolare ritorno. Le feste delle civiltà del Mediterraneo, e in particolare quelle dell'Occidente cristiano, hanno una storia affascinante, antica e complessa. Nascono dalla trasfigurazione di culti antichi e di antichi rituali, che congiungevano, e ancora congiungono, la sfera religiosa con quella sociale: dai culti della fertilità alla scansione stagionale dei raccolti, il sacro si trasfigura nel quotidiano e il quotidiano nel sacro. Ma che cosa unisce i culti misterici, le religioni esotiche come il mitraismo, al paganesimo dell'antica Roma, e poi al Cristianesimo? Quale linea rossa congiunge le forme della lecita follia carnevalesca dei tempi antichi con il Carnevale cristiano, che preannuncia ed esorcizza il magro tempo della Quaresima? E ancora: quanto sono diverse le nostre feste da quelle delle altre religioni rivelate, come l'Islam e l'Ebraismo? In questo saggio che sta a cavallo tra storia e antropologia, tra l'analisi della società e lo studio delle religioni del Mediterraneo occidentale e del Vicino Oriente, Franco Cardini offre una risposta ampia ed esaustiva a queste domande. Con il rigore dello studioso e la fantasia e la curiosità di chi indaga i percorsi sommersi della storia culturale, Cardini illustra le forme e i significati delle celebrazioni e dei riti, dalle radici antiche o più recenti, che scandiscono il nostro tempo e che al nostro tempo danno un nome.

Non amatevi troppo
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Voltaire

Non amatevi troppo

UTET, 15/11/2016

Abstract: La verità, vi prego, sull'amore, ce la dice Voltaire? Nelle voci enciclopediche e nelle lettere personali dedicate all'amore, che qui si raccolgono, Voltaire mescola serietà e ironia, parodie e smascheramento di pregiudizi, sentenze e umorismo. "L'istituzione del divorzio risale più o meno allo stesso periodo del matrimonio. Credo però che il matrimonio sia anteriore di qualche settimana: si litiga nel giro di quindici giorni, nel giro di un mese si viene alle mani e in sei settimane si è separati." Questo è solo un esempio di come la verve volterriana sia capace di spiegare lucidamente la realtà e, con una risata, minare il fanatismo, il tutto qui riproposto nella traduzione di Antonio Gurravo.

"Ti scrivo che ti amo"
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Davico Bonino, Guido

"Ti scrivo che ti amo"

UTET, 29/11/2016

Abstract: "Dopo una serata tristissima e dopo una notte quasi insonne, sono uscito stamane di casa alle nove e sono andato a vedere se tra la posta di quell'ora ci fosse la lettera desiderata ed aspettata con una così terribile ansietà. Non c'era", scrive un disperato Gabriele D'Annunzio a Barbara Leoni, e continua: "Se alle cinque non arrivasse la lettera? Se io rimanessi tutto il giorno senza sapere nulla di te? Sarebbe orribile. Io non ci posso pensare senza terrore." Le lettere del passato ci parlano d'amore in modi e toni spesso diversi dai nostri. Hanno presupposti ormai a noi sconosciuti: la distanza, il segreto, l'attesa. Per gli amanti lontani è il tentativo di mantenere vivo un legame sfidando i chilometri e i tempi lunghi delle poste; per gli amanti vicini la lettera è invece il luogo in cui si confessano le paure, i bisogni, ciò che un tempo a voce spesso non si poteva dire. Per entrambi, vicini e lontani, dilatava con dolcezza i ritmi della comunicazione e quelli propri dell'amore. Di fronte alla pagina bianca, l'amore epistolare si concretizzava in parole capaci di tracciare ogni fase del rapporto, ogni sfumatura di un sentimento complesso e mutevole. Ci sono lettere che raccontano l'amore coniugale, a volte illuminandone le crepe in superficie; altre ci parlano di un amore che si ferma sulle soglie dell'amicizia, sublimandosi in stima e rispetto; ci sono poi quelle infiammate di passione o avvelenate dalla gelosia, quelle dolorose della rinuncia, dell'abbandono, del distacco. Ciascuna è unica e singolare, rivelatrice: il prodotto inimitabile dell'incontro di due vite. Guido Davico Bonino ci guida fra i meccanismi del sentimento amoroso sfruttando lo sterminato patrimonio di lettere di grandi personaggi italiani: nomi celebri come Luigi Pirandello, Giacomo Leopardi e Grazia Deledda o meno noti ma preziosi come Andrea Calmo e Cassandra Fedele, lettere di scrittrici e scrittori ma anche di politici e partigiani, compositori, cantanti e pittori.

Artisti rivali
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Smee, Sebastian - Bellocchio, Violetta

Artisti rivali

UTET, 15/11/2016

Abstract: Nel museo di Kitaky¿sh¿ si trova uno strano ritratto dei coniugi Édouard e Suzanne Manet, realizzato da Edgar Degas nel 1868-69. Una grande porzione di tela, questa la bizzarria, è stata asportata con una lama, tranciando il viso e il corpo di Suzanne. Ancora più sorprendente, il responsabile dello sfregio fu lo stesso Manet, maestro e amico di Degas. Che cosa era successo? Forse non era soddisfatto del risultato? O forse le radici del gesto affondano in qualcosa di più profondo e torbido? La storia dell'arte moderna è piena di storie simili: a meno di un anno dalla morte di Jackson Pollock in un incidente d'auto, il suo sodale Willem de Kooning iniziò una relazione con la sua ragazza, Ruth Kligman, l'unica sopravvissuta a quell'incidente; Pablo Picasso ha tenuto in bella vista in casa sua per tutta la vita il ritratto che Matisse fece alla propria figlia Marguerite, lo stesso ritratto che un tempo veniva usato da lui e dai suoi amici come bersaglio per il tiro a freccette; dieci anni dopo la morte di Francis Bacon, Lucian Freud ancora non voleva sentirlo neppure nominare, ma conservava gelosamente un suo grande dipinto, rifiutandosi di prestarlo per le mostre. A guardare bene, è possibile rintracciare uno schema. Ed è quello che fa in questo libro Sebastian Smee: immergendosi nelle vite di quattro coppie di artisti, ricostruisce gli incontri e gli scontri, i traumi, le invidie e le gelosie che hanno forgiato l'amicizia e l'influenza reciproca tra queste grandi personalità, di cui ancora oggi resta traccia, con la stessa intensità e la stessa fiamma, nelle loro opere. Attingendo a biografie, memorie, testimonianze e lettere, il critico e giornalista premio Pulitzer fa infatti emergere in maniera chiara il fondamentale apporto fornito da ognuno dei due "artisti rivali" nell'evoluzione del percorso artistico dell'altro. Una sfida reciproca a spingersi sempre più avanti nella sperimentazione, ma che li ha portati a lottare con ferocia per conquistare gli stessi collezionisti e gli stessi riconoscimenti. Ricco di storie e di idee, Artisti rivali indaga questa misteriosa dinamica tra riconoscimento e repulsione che ha scandito le tappe principali della storia dell'arte recente: è solo nel confronto, anche aspro, che ci si rivela migliori. "Sono sempre le opere a suggerirci che tante altre coppie di artisti furono unite da rivalità feconde come l'amore: rivalità nutrite - usiamo le parole ispirate di Smee - da "quella intimità che i manuali di storia dell'arte non raccontano"" ¿ Tomaso Montanari , "la Repubblica" "Una storia dell'arte moderna raccontata attraverso quattro coppie di famosi artisti che furono amici e anche, in un mondo sottile, non facilmente decifrabile e affascinante, concorrenti" ¿ Laura Crinò, "il Venerdì di Repubblica" "Ti ritrovi alla fine del libro soddisfatto e appagato, eppure ne vorresti ancora, vorresti che continuasse a raccontarti di arte, artisti e collezionisti, di tutte quelle relazioni umane che preparano il momento in cui l'opera prende forma su tela" ¿ John Williams, "The New York Times" "Sebastian Seme, combinando perfettamente gusto artistico, comprensione della natura umana e prosa cristallina, ci racconta il dramma, talvolta farsesco, di artisti che sono stati fonte vicendevole di ispirazione e tormenti, spingendosi a raggiungere vette altrimenti inspiegabili" - Peter Schjeldahl, "The New Yorker"

Le passioni dell'anima
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Cartesio, Renato

Le passioni dell'anima

UTET, 15/11/2016

Abstract: "Solo dalle passioni dipende tutto il bene e tutto il male di questa vita", scrive Cartesio nell'ultima opera, Le passioni dell'anima (1649). Qui il filosofo riflette intensamente sulla natura umana e sulle connessioni esistenti fra mente e corpo. Se è pure vero che le passioni, in quanto tali, non sono tanto agite quanto subite dall'uomo, è anche vero che esse possono essere incanalate e controllate dalla volontà, la nostra facoltà più forte. E se il moto amoroso non è che una delle passioni "primitive" dell'uomo, tuttavia è proprio dalle passioni strettamente legate al corpo, e che nel corpo si manifestano con lacrime o risate, che viene tutta la dolcezza della vita.

Desiderio e riconoscimento
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Hegel, Friedrich

Desiderio e riconoscimento

UTET, 15/11/2016

Abstract: Nel 1817 Friedrich Hegel scrive nella Filosofia dello spirito: "l'autocoscienza è, innanzitutto, desiderio". Quest'opera, qui proposta al lettore attraverso alcuni estratti, descrive infatti come dal desiderio, eminentemente intersoggettivo, scatti il riconoscimento che porta all'autocoscienza di sé. Che sia soltanto bisogno o vero e proprio anelito umano e umanizzante, è proprio a partire da qui che è possibile strutturare un'idea dell'emancipazione personale realistica e veritiera: dal desiderio di riconoscimento che ci caratterizza tutti.

Il farmacista del ghetto di Cracovia
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Pankiewicz, Tadeusz - Picchianti, Irene

Il farmacista del ghetto di Cracovia

UTET, 12/12/2016

Abstract: Una testimonianza straordinaria, la storia vera dell'unico farmacista non ebreo che tenne aperto il suo negozio nel ghetto istituito dagli occupanti nazisti, diventando un "Giusto tra le nazioni". Quando in un quartiere periferico di Cracovia viene creato d'autorità il ghetto ebraico, il 3 marzo 1941, Tadeusz Pankiewicz ne diventa suo malgrado un abitante. Pur senza essere ebreo, infatti, gestisce l'unica farmacia del quartiere: contro ogni previsione e contro ogni logica di sopravvivenza, decide di rimanere e di tenere aperta la sua bottega, resistendo ai diversi tentativi di sgombero, agli ordini perentori di chiusura e trasferimento. Rimarrà anche quando il ghetto verrà diviso in due e in gran parte sfollato, quando diventerà sempre più difficile giustificare la necessità della sua presenza. Grazie a questa sua condizione anomala, coinvolto ed estraneo allo stesso tempo, Pankiewicz diventa una figura cardine del ghetto: si fa testimone delle brutalità del nazismo, fedele cronista dei fatti e silenzioso soccorritore, cercando in tutti i modi di salvare la vita e, quando impossibile, almeno la memoria delle migliaia di ebrei del ghetto di Cracovia. Mescolando il rigore della ricostruzione e la delicatezza del ricordo, Tadeusz Pankiewicz ci restituisce la sua versione di questa grande tragedia, raccogliendo le storie di chi ha subito impotente la "soluzione finale" e le storie di chi ha invece provato a reagire: i disperati tentativi di resistenza armata, la ricerca del cianuro di potassio come extrema ratio in caso di cattura, le fughe attraverso le fogne cittadine... Il farmacista del ghetto di Cracovia racconta tutta l'assurdità di un momento storico in cui il capriccio del caso decise il destino di molti, ma anche l'incredibile resilienza degli esseri umani di fronte all'orrore. Come dice un cliente a Pankiewicz: "Dottore, mi dica: come mai ci sono così pochi pazzi in giro dopo tutto quello che la gente ha dovuto sopportare? Possono le cellule grigie del nostro cervello reggere così tanto dolore?". "Uno sguardo da cronista partecipe su una grande tragedia che si compie in pochi mesi all'interno di un perimetro limitato" - Umberto Gentiloni, la Repubblica "Tadeus Pankiewicz restituisce la sua versione di questa tragedia, raccogliendo le storie di chi ha subìto impotente la "soluzione finale"" - il Libraio.it

Amo
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Nietzsche, Friedrich

Amo

UTET, 15/11/2016

Abstract: Per Nietzsche, il filosofo-profeta, non tutti gli amori sono uguali. Come scrive nello Zarathustra, c'è innanzitutto l'amore per il prossimo, "cattivo" e ipocrita per eccellenza perché nasconde la disaffezione verso se stessi: un amore pesante. E poi c'è l'amore "leggero", che è un andare oltre i confini dell'uomo, come una caduta o un librarsi in volo. Arrivare all'altezza filosofica di questo amore, e tuffarsi, significa comprendere la complessità della natura umana: compito nel quale Nietzsche può essere a buon diritto considerato un vero precursore.

L'Europa in trenta lezioni
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Pasquino, Gianfranco

L'Europa in trenta lezioni

UTET, 14/02/2017

Abstract: Un tempo l'Unione Europea non era che un sogno. Confinati dal fascismo sull'isola di Ventotene, tra i bagliori sinistri della guerra mondiale che infuria lontano, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi scrivono il famoso Manifesto, in cui l'unità dell'Europa è già "una impellente tragica necessità". Oggi l'Unione Europea - a sessant'anni dagli accordi di Roma che diedero vita il 25 marzo 1957 al suo nucleo iniziale, la Comunità Economica Europea - viene considerata da molti suoi cittadini un'istituzione distante e complessa, per non dire complicata e dannosa. Una realtà per pochi e a favore di pochi. Eppure, per il suo ruolo centrale su tutti gli aspetti del vivere comune, l'immigrazione, l'economia, la difesa dei diritti individuali e collettivi e la tutela delle minoranze, è giusto considerarla una risorsa di tutti e che tutti riguarda. A partire da questa consapevolezza, Gianfranco Pasquino ci racconta con passo rapido e ampiezza di sguardo il passato e il presente di questo sogno difficile: trenta limpide lezioni che ricostruiscono gli equilibri di potere su cui l'Unione Europea si regge, gli organismi di cui è composta, i suoi valori-guida, le personalità che ne hanno influenzato lo sviluppo, le problematiche di ieri e di oggi. Un inedito viaggio nell'"Europa che c'è" e in quella che avrebbe potuto - e potrà - esserci, tra il progetto federalista degli Stati Uniti d'Europa e le brusche frenate degli ultimi anni (la più clamorosa, la Brexit: il referendum che ha sancito l'uscita del Regno Unito dall'UE). L'Europa in trenta lezioni è un'occasione per fare il punto sull'Europa che abbiamo costruito fin qui, nel momento in cui più forti soffiano i venti contrari del populismo e del nazionalismo più ottuso. Un modo per capire cosa rischiamo di perdere e cosa potremmo invece riconquistare, recuperando i valori di libertà, di pace, di prosperità da cui, nelle ore più buie del secolo scorso, è nata l'idea di Europa unita.

Cremlino
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Merridale, Catherine

Cremlino

UTET, 29/11/2016

Abstract: Nel 2010, dopo decenni di oblio, le icone del Salvatore e di san Nicola sono tornate alla luce: dipinte su due porte d'accesso al Cremlino, avevano osservato dall'alto per quattro secoli i mutamenti del paese, scomparendo poi nel nulla nel 1937. Si pensava fossero state distrutte dalla furia iconoclasta dello stalinismo, e invece erano state salvate da ignoti operai, nascoste per settant'anni sotto uno strato gentile di intonaco. In epoca di rinascita nazionale, la scoperta è stata sapientemente sfruttata dal governo di Vladimir Putin: era una storia di uomini devoti che rischiavano la vita, in un periodo di terrore, per salvare le immagini miracolose di Mosca. Una storia del Cremlino finiva così per riassumere l'intera storia del popolo russo. Questa è, con le dovute differenze, anche la tesi di Catherine Merridale: le mura e i numerosi edifici della "fortezza rossa" sono i testimoni migliori di una lunga sequenza di grandi imprese, atti eroici e cerimonie solenni, di tradimenti e complotti, rovesciamenti, assassinii e vendette. Un'epopea tragica che ha visto succedersi gli eredi di Gengis Khan e i boiari, Ivan il Terribile e Pietro il Grande, Nicola I e i Romanov, Lenin e Stalin, Gorbacev e Elc'in, fino al presente di Putin. Caso più unico che raro, è da molti secoli la roccaforte da cui lo stato russo esercita, e ostenta, il suo potere. Più volte distrutto, ricostruito, ripensato e riprogettato, il Cremlino è il frutto peculiare dell'unione tra cultura delle steppe e cultura europea, ben evidente nelle sue piazze, nelle torri e nei palazzi, un tripudio architettonico che coniuga stile russo e Rinascimento italiano, eclettismo e autarchia. Catherine Merridale ci accompagna nel complicato dedalo della topografia e della storia del Cremlino, che come ci dimostra finiscono presto per sovrapporsi: se gli edifici sono l'incarnazione visibile del passato, il potere ha imparato fin da subito ad approfittarne; a ogni cambio di regime, nuovi edifici venivano costruiti e altri venivano distrutti, nella continua riscrittura di una storia mai pacificata. Nella tetra penombra delle chiese sepolte, sotto la polvere degli archivi segreti, nella miriade di mappe antiche e documenti riservati, batte ancora oggi il cuore politico della Russia. "È impossibile staccarsi dalla lettura di questa grande storia, che va dai primi zar fino a Putin, passando per Lenin e Stalin; chiunque voglia comprendere la Russia di oggi imparerà moltissimo, godendosi ogni singola pagina." ¿ Simon Sebag Montefiore, "The Telegraph" "Splendido. Una storia del Cremlino pungente e affilata come un rasoio." ¿ Ian Thomson, "The Spectator", Books of the Year "Il libro restituisce vividamente l'atmosfera soffocante di quei corridoi, dove ogni stanza era sorvegliata da cimici, dove la sola vicinanza al potere equivaleva spesso a una sentenza di morte..." ¿ Tony Brenton, "The Times"

Storia di artisti e di bastardi
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Caroli, Flavio

Storia di artisti e di bastardi

UTET, 04/04/2017

Abstract: "Così, per i tuoi pochi anni, e per i miei che sono cento, cercherò di dirti la verità; non una verità tecnica, che annoierebbe te così come qualunque altro lettore, ma una verità un po' più ricca, la realtà dell'arte moderna nella vita del nostro tempo: la vita vera, intendo, bellezza e guano equamente miscelati come accade nella vita vera." È con queste parole che Flavio Caroli apre Storia di artisti e di bastardi, rivolgendosi alla sua giovane nipote, aspirante storica dell'arte: quasi un breve programma, una premessa che detta il tono, le intenzioni e il passo. Da qui il racconto si muoverà rapido, ripercorrendo gli anni sessanta, settanta e ottanta, in cui per un giovane e appassionato storico dell'arte non era sufficiente lo studio rigoroso e libero degli antichi maestri; bisognava partecipare, e attivamente, alla scena dell'arte contemporanea, quella brillante società mondana fatta di artisti e mecenati, geni e farabutti, attrici, stilisti, Biennali e viaggi. Di pagina in pagina, Caroli alterna ricordi personali e aneddoti, considerazioni sul nostro presente e piccole fulminanti lezioni di critica d'arte. Che ci parli del suo primo incontro con Michelangelo Antonioni, bello e lontano, sul set di Deserto rosso, o della sofferta, consapevole depressione di Van Gogh, che ci racconti i ritrovati e poi perduti dipinti del Guercino o i suoi incontri notturni con Lucio Dalla, che ci riveli le pulsioni di morte di un pasoliniano Andy Warhol o la furia di Marina Abramovic¿, la sua voce ci arriva sincera e palpitante, immersa nelle storie che narra con la naturalezza del grande storico e divulgatore. Storia di artisti e di bastardi si rivela così forse il suo libro più personale: una divertente controstoria dell'arte contemporanea, un album di ricordi e uno spregiudicato memoir epistolare, ma anche un testamento spirituale che contiene, condensata, l'eredità artistica di un'epoca intera, perché solo chi era presente e l'ha vissuta in prima persona può preservare il fuoco di quella esperienza e tramandarlo intatto e ardente alle nuove generazioni. "Caroli apre la cassaforte dei ricordi e racconta gli incontri con i più grandi artisti contemporanei" - Corriere della Sera

La guerra dei mille anni
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Petacco, Arrigo

La guerra dei mille anni

UTET, 30/05/2017

Abstract: Nell'ottobre dell'801, nella piccola località di Porto Venere attraccarono alcune navi su cui torreggiavano le insegne del califfo: lo sfavillante corteo dell'ambasciatore Ibrahim ibn al-Aghlabn era diretto ad Aquisgrana, carico di doni per l'imperatore Carlo Magno, incluso un maestoso elefante albino che seminò il panico tra gli abitanti del minuscolo borgo. Si trattava della degna risposta a una prima ambasciata dell'imperatore a Baghdad, nel 797, volta a stringere rapporti col califfato per fronteggiare i pirati musulmani che infestavano il Mediterraneo e per arginare la presenza omayyade in Spagna. L'immagine di quell'elefante, apparso nel golfo ligure come un esotico miraggio, rimane impressa a segnare una tregua momentanea nel lungo, conflittuale e sanguinoso rapporto tra Oriente islamico e Occidente cristiano. Meno di due secoli prima, dopo la morte di Maometto, le masse islamiche si erano affacciate al Mediterraneo dalle profondità del deserto, fino a lambire i confini dell'impero erede dell'antica tradizione romana: Bisanzio. Sotto la guida dei primi califfi, le avanguardie di una nuova religione, simile e al contempo diversa dal cristianesimo, si lanciarono alla conquista di nuove terre e alla sottomissione di interi popoli. Ma fu solo con le prime crociate che il mondo cristiano abbracciò una volta per tutte l'idea di un conflitto religioso oltre che politico, dando il via a una terribile Guerra dei mille anni. In questo lungo e avvincente racconto storico cambieranno gli attori principali e gli assetti geopolitici, nasceranno nuovi imperi e cadranno nella polvere magnifici sultani e orgogliosi sovrani, si combatteranno grandiose battaglie e logoranti assedi, muteranno le armi e le tecnologie fino a giungere sulle soglie del terzo millennio. Sembra infatti sorgere all'orizzonte l'alba di un nuovo, crudele califfato, che per l'Occidente non ha in serbo cortei, né regalie, né tanto meno elefanti in dono: efferatezze e terrorismo sono la loro unica idea di ambasciata. Arrigo Petacco scandaglia senza remore e pregiudizi dieci secoli di scontri e violenza, alleanze e sotterfugi, massacri e devastazioni, per individuare cause e premesse di un presente che si fa di giorno in giorno più inquieto.

Avventura nell'Artico
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Doyle, Arthur Conan

Avventura nell'Artico

UTET, 12/12/2016

Abstract: Uno straordinario inedito del creatore di Sherlock Holmes. Nel 1880 il giovane Arthur Conan Doyle, ancora studente universitario, si imbarca quasi per caso come medico di bordo sulla baleniera Hope, diretta al Polo Nord: i lunghi mesi che seguiranno, tra cacce sanguinose, animali feroci, esplorazioni, tempeste e comiche disavventure, cambieranno la sua vita per sempre. ------------------- Avventura nell'Artico è il diario in cui Conan Doyle racconta le sue esperienze in quelle regioni remote e sconosciute, un personale romanzo di formazione tra i ghiacci del Polo. E quando non bastano le parole, aggiunge minuziose illustrazioni: disegna barche, marinai, balene, orsi polari, panorami e tramonti tracciati a colori nei momenti di tranquillità, cullato dal rollio placido della nave. Di pagina in pagina, il libro rivela una doppia anima: è un diario di viaggio, che ricostruisce la prassi della caccia alle balene, la quotidiana lotta per la sopravvivenza dei marinai e l'interesse crescente per il mito dell'Artico, ancora tutto da conquistare; ma è anche un'opera già dal sapore letterario, fonte d'ispirazione per romanzi e racconti. Un vero e proprio scrigno di immagini e suggestioni, in cui il futuro inventore di Sherlock Holmes custodirà per sempre la dimensione epica della giovinezza e l'archetipo di ogni avventura: "Dietro di noi il riverbero luccicava debolmente sino a svanire e io avevo visto, probabilmente per l'ultima volta, a parte nei miei sogni, l'oceano di Groenlandia". "Forse Conan Doyle non si vedeva come uno scrittore all'epoca, ma le sue parole, spesso scritte con le mani gelate su una nave beccheggiante, mostrano già lo spirito di un narratore" - Bill Streever, The New York Times

Ti amo
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Regazzoni, Simone

Ti amo

UTET, 07/02/2017

Abstract: L'amore è avventura. Parole che diventano baci e morsi feroci. Musica ascoltata in loop, di notte. Ed è filosofia, il genere di filosofia in atto che, da Socrate in poi, insegna l'amore nell'unico modo possibile: trasformandosi in una vera e propria dichiarazione. Ma l'amore inteso in questo modo è in pericolo nella nostra epoca, dominata dal piacere e dal narcisismo dell'io che vuole addomesticare ogni passione eccessiva. Come ritornare alla verità dell'amore nell'epoca della sua fine? È ciò che spiega Simone Regazzoni in questo libro, che è al contempo saggio filosofico e schietto memoir, condividendo la sua esperienza personale e mettendo a frutto le teorie di grandi maestri (da Platone a Eco, da Dante a Lacan), attraverso frammenti autobiografici e suggestioni musicali, con uno stile incalzante come una traccia di Springsteen e meravigliosamente jazz come A Love Supreme di Coltrane. "È ora di parlare, per dirti, semplicemente, la verità. Quella che leggerai qui è la fedele trascrizione di una lunga, confusa, complicata dichiarazione d'amore: sussurrata una notte, tanto tempo fa. Ci sei tu, nel buio. C'è il tuo silenzio. C'è la filosofia. C'è la musica. E c'è quella notte, che dura ancora, in me."

Cieli d'Europa
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Settis, Salvatore

Cieli d'Europa

UTET, 25/05/2017

Abstract: "Provavano la sofferenza profonda di tutti i prigionieri e di tutti gli esiliati: quella di vivere con una memoria che non serve a niente" si legge nella Peste di Camus. E forse proprio in Europa si consuma oggi questa maledizione: colpisce i milioni di europei "prigionieri" di una crisi che sembra senza fine e senza nome, e si ripercuote sui milioni di "esiliati" che migrano attraverso un continente le cui rovine non sembrano più utili a nessuno. Se ci fermiamo a pensare, infatti, il degrado dei monumenti e dei paesaggi, il declino delle città storiche e il diffondersi dei ghetti urbani si rivelano come i diversi segnali di una crisi non solo economica e politica, ma culturale: il patrimonio che ci circonda non è più un serbatoio di memoria ed energia civile, ma viene sfruttato solo in ottica turistica, ridotto a brand da un'Europa schiava dei Trattati e della Troika, schiacciata sull'eterno presente dei mercati. Per invertire la rotta non basta appellarsi a un generico recupero della tradizione umanistica e a una nuova centralità della cultura, perché occorre chiedersi: quale tradizione? E quale idea di cultura? Per rispondere a queste domande Salvatore Settis segue un percorso inedito e illuminante: dall'iconoclastia "diffusa" di questi anni alla centralità delle rovine nella storia europea, dalla necessità di ricalibrare l'idea di "classico" in un'ottica multiculturale fino alla genealogia di un'Europa nata dalla doppia eredità di Atene e di Gerusalemme, naturalmente portata a considerare la diversità come un terreno di crescita di una più feconda idea di "creatività", di una più sincera idea di "uguaglianza". Al centro di questa ricognizione Settis pone la vituperata e però incandescente idea di Rinascimento: all'ombra delle grandi rovine dell'Impero Romano, i nostri avi seppero cogliere i semi di una nuova vita, di una possibile ricostruzione. La decadenza non è insomma che un'inevitabile fase di passaggio, la nera notte che prelude a un'alba: se lo vogliamo, ci sarà nuova luce sotto i Cieli d'Europa.

L'umanità in gioco
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Zoletto, Davide - Aldo, Pier - Piperno, Alessandro - Nocentini, Alberto - Bromberger, Christian - Favole, Adriano - Aime, Marco

L'umanità in gioco

UTET, 24/01/2017

Abstract: "La civiltà umana", spiega Johan Huizinga nel celebre Homo ludens, "sorge e si sviluppa nel gioco." Ogni giorno partecipiamo a un gioco: quando ci muoviamo in società, quando facciamo sport, quando leggiamo un libro; momenti ludici in cui cambiamo identità, recitiamo una parte o riproduciamo situazioni simboliche. Un'attività complessa ma naturale che permea, spesso in modo inconsapevole, le nostre vite. In questo volume otto studiosi ci mostrano come il gioco sia un momento di crescita, capace di strutturare relazioni, creare luoghi di incontro e di sperimentazione educativa, definire legami sociali, affettività e appartenenze. Dai giochi dell'infanzia studiati da Anna Oliverio Ferraris alle partite di calcio di Christian Bromberger, il gioco infatti non ha solo valenza ludica, ma sa creare comunità, come per esempio nelle kondey, le compagnie africane studiate da Marco Aime; costruire legami, facilitando l'accoglienza e l'integrazione dell'Altro, come rivela Davide Zoletto; oppure far convergere e attraversare le culture, come dimostrano gli studi di Adriano Favole in Oceania. Il gioco può dar vita a opere meravigliose: dalla fantasiosa creatività alle origini del linguaggio esplorata da Alberto Nocentini ai "giochi vertiginosi" di Vladimir Nabokov a cui ci introduce Alessandro Piperno. Completano il quadro, a render conto di questa sfaccettata molteplicità, le "istruzioni per l'uso" di Pier Aldo Rovatti. Otto saggi, otto diversi sguardi su regole ed eccezioni, caso e logica, abilità e azzardo, fortuna e strategia: perché nel gioco è possibile scorgere, come in un microscopio, figure e promesse di ogni possibile umanità. Interventi nel libro: MARCO AIME Giocare con la parentela, giocare con l'età. Relazioni scherzose in Africa CHRISTIAN BROMBERGER Il calcio come "gioco profondo" e denso di significati ADRIANO FAVOLE Giochi in viaggio. Tradizioni, globalizzazione, antropologia del giocare nel Sud Pacifico ALBERTO NOCENTINI Fra etimologia ed enigmistica: alla ricerca delle basi ludiche della linguistica ANNA OLIVERIO FERRARIS Giocare per imparare a vivere ALESSANDRO PIPERNO I giochi vertiginosi di Vladimir Nabokov PIER ALDO ROVATTI "Mettersi in gioco". Qualche istruzione per l'uso DAVIDE ZOLETTO Il gioco dell'ospitalità