Trovati 12 documenti.
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Ultimi respiri a Kabul : tra la neve bianca e i lupi neri / Fawad e Raufi
ZeL, 2021
Abstract: La guerra, gli attentati, le mine. Chi nasce in Afghanistan non può scegliersi altri compagni di viaggio e perciò deve imparare a conviverci. Così ha fatto anche Fawad e Raufi fino alla decisione – tormentata e sofferta – di lasciare la sua Kabul per cercare un futuro di pace in Europa. In questo libro autobiografico Fawad racconta la sua storia e quella della sua famiglia, drammaticamente simile a quella di tanti altri afghani. Ci parla del temporaneo esilio in Pakistan, in campi profughi che mai potranno diventare una vera casa, e di un ritorno in patria colmo di speranze ma anche di amarezze. Dell’orgoglio di appartenere alla storia di un popolo millenario e della disillusa scoperta di un sistema ingiusto e corrotto. Del rapporto di ammirazione e affetto con il padre e la madre ma anche del desiderio di cercare una strada diversa rispetto ai modelli della tradizione. Della feconda esperienza da insegnante ma anche del crescente smarrimento di fronte a una quotidianità disumana che sembra impossibile da scalfire. Un peso che alla fine lo spinge a mettere in gioco la sua vita per ritrovarla in un altro continente.
Chi è nudo non teme l'acqua : un viaggio clandestino / Matthieu Aikins ; traduzione di Luca Fusari
Iperborea, 2023
Abstract: È il 2016 e a Kabul, quando cala il sole, si accendono i falò nei cortili e si brinda in segreto. Si tiene alto il volume dello stereo per cancellare quello che sta fuori: la guerra che va sempre peggio, i talebani che avanzano, mentre i boati delle bombe echeggiano nelle strade. La speranza ha lasciato il posto alla paura e per molti la fuga dal Paese è l’unica via. Anche Omar, un giovane che si guadagna da vivere come interprete per le forze statunitensi, decide di affidarsi ai «facilitatori» che promettono di farlo arrivare in Italia. Ma non è solo: negli anni di lavoro insieme, il giornalista canadese Matthieu Aikins ha imparato a conoscerlo in profondità e a volergli bene. I suoi antenati vengono dal Giappone, e il taglio degli occhi, i capelli e la barba folti e neri gli danno l’aspetto di un afghano. Fingendosi un migrante, Matthieu segue Omar sulla famigerata rotta che porta al Mediterraneo attraverso i passi montani dell’Asia centrale. A sbarrare loro la strada trafficanti spietati che conoscono solo l’alfabeto dell’oro e delle pistole, fiumi insuperabili come interi oceani, frontiere protette da visti, leggi di parlamenti lontani, echi di dibattiti in tv. Ed è il sogno di abbattere questo muro invisibile a spingerli nel mare agitato fra Turchia e Grecia, dove il loro viaggio si trasforma in uno spaventoso inseguimento notturno. Con la costruzione serrata di un thriller e l’acume politico del miglior giornalismo d’inchiesta, Chi è nudo non teme l’acqua è una grande epica contemporanea, una storia universale di amicizia e coraggio, un grido di denuncia che è prima di tutto un atto d’amore.
Torino : Add, 2025
Abstract: C’è un buco nero nel sistema di accoglienza europeo, spesso gestito da una burocrazia ottusa che tratta le persone come numeri e oggetti. La storia di Rezwana Sekandari ne è la prova. Afghana, ha tredici anni quando il 28 ottobre 2015 arriva sola in Grecia dopo il naufragio del barcone in cui viaggiava e in cui muore tutta la sua famiglia. Rezwana viene affidata a diverse famiglie in Grecia prima di riuscire a raggiungere una prozia che abita in Svezia. Qui ritrova una casa, va a scuola, prova a ricominciare una vita fino a che le autorità svedesi, seguendo alla lettera le leggi europee sull’asilo, la rimandano in Grecia, il primo Paese di arrivo. Per lei è una nuova odissea, in una terra dove non ha nessuno. Mariangela Paone, giornalista che aveva raccontato quel tremendo 28 ottobre, anni dopo viene a sapere del destino della ragazza e decide di incontrarla. Sospesa ripercorre le tappe del viaggio, del naufragio e della situazione di Rezwana che, mentre cerca di districarsi nelle maglie della burocrazia, inizia insieme a Mariangela una missione che sembra impossibile: recuperare i resti e la memoria della sua famiglia.
Milano : Cinehollywood [distributore], 2013
Documentaria
Abstract: L'icona ritrovata: nel 1984 Steve McCurry fotografò una ragazza dagli occhi verdi in un campo profughi pakistano. Pubblicata sulla copertina di National Geographic, quell'immagine colpì il mondo intero, diventando un'icona della sofferenza dei profughi afghani. A distanza di 17 anni, il fotografo si lancia in un'impresa quasi impossibile: ritrovare quella donna. Un'avventura appassionante al confine tra Pakistan e Afghanistan, portata a termine grazie all'uso della più moderna tecnologia.
Il Margine, 2007
Abstract: In giorno di agosto del 2005 un tir si ferma in un autogrill vicino a Bressanone. Da sotto sbuca un ragazzino. È tramortito, sporco. Si era legato di nascosto all’asse delle ruote posteriori prima che il tir si imbarcasse su una nave in partenza dalla Grecia. Poi Venezia, l’autostrada, quattro ore infinite. Molti altri erano morti così. Quel ragazzino si chiama Alidad Shiri e ha solo quattordici anni. È arrivato dall’Afghanistan, dove i genitori, una sorella e la nonna erano stati uccisi. Si era rifugiato in Pakistan con il fratello, l’altra sorella e gli zii. Ma due anni dopo era partito da solo, inseguendo la speranza di un futuro diverso. Il suo viaggio incredibile e pericoloso è durato quattro lunghi anni, passando per Iran, Turchia e Grecia. Ora quel ragazzo ha trent’anni, una laurea in filosofia e lavora come giornalista. Vive in Alto Adige, dove ha trovato una famiglia che gli ha spalancato le braccia e, soprattutto, una comunità solidale. Alidad racconta la sua storia di bambino che è fuggito dall’Afghanistan in guerra, un paese che oggi, dopo vent’anni, si ritrova di nuovo in uno stato di terrore. E con questo libro testimonia ogni giorno al mondo il grande potere dell’accoglienza.
Via dalla pazza guerra : un ragazzo in fuga dall'Afghanistan / Alidad Shiri
Ed. rivista, aggiornata e corretta
HarperCollins, 2021
Abstract: In giorno di agosto del 2005 un tir si ferma in un autogrill vicino a Bressanone. Da sotto sbuca un ragazzino. È tramortito, sporco. Si era legato di nascosto all’asse delle ruote posteriori prima che il tir si imbarcasse su una nave in partenza dalla Grecia. Poi Venezia, l’autostrada, quattro ore infinite. Molti altri erano morti così. Quel ragazzino si chiama Alidad Shiri e ha solo quattordici anni. È arrivato dall’Afghanistan, dove i genitori, una sorella e la nonna erano stati uccisi. Si era rifugiato in Pakistan con il fratello, l’altra sorella e gli zii. Ma due anni dopo era partito da solo, inseguendo la speranza di un futuro diverso. Il suo viaggio incredibile e pericoloso è durato quattro lunghi anni, passando per Iran, Turchia e Grecia. Ora quel ragazzo ha trent’anni, una laurea in filosofia e lavora come giornalista. Vive in Alto Adige, dove ha trovato una famiglia che gli ha spalancato le braccia e, soprattutto, una comunità solidale. Alidad racconta la sua storia di bambino che è fuggito dall’Afghanistan in guerra, un paese che oggi, dopo vent’anni, si ritrova di nuovo in uno stato di terrore. E con questo libro testimonia ogni giorno al mondo il grande potere dell’accoglienza.
Storia di un figlio : andata e ritorno / Fabio Geda, Enaiatollah Akbari
Baldini+Castoldi, 2020
Abstract: Nel mare ci sono i coccodrilli. Storia vera di Enaiatollah Akbari – bestseller amato e letto in tutto il mondo – termina nel 2008, quando Enaiat parla al telefono con la madre per la prima volta dopo il lungo e avventuroso viaggio che dall’Afghanistan l’ha condotto in Italia, a Torino. Ma cosa è successo alla sua famiglia prima di quella telefonata? In quali modi è rimasta coinvolta dalla “guerra al terrore” iniziata nel 2001? E com’è cambiata la loro vita e quella di Enaiat da quando si sono ritrovati fino a oggi, al 2020? Ora che non è più un bambino, ma con la stessa voce calda che abbiamo imparato ad amare, Enaiat ci accompagna attraverso la vita sua e non solo, lungo un pezzo di storia che riguarda tutti. Il rapporto a distanza con la madre; la violenza del fondamentalismo; l’amore e le amicizie italiane; il ritorno in Pakistan; un secondo ritorno in Italia; una nuova casa; un dolore lancinante, e la gioia enorme, inattesa dell’incontro con Fazila.
Roma : Gruppo editoriale L'Espresso, 2012 ; Stati Uniti : National Geographic Television [produzione], 2002
National Geographic Video ; 107
Abstract: L'icona ritrovata: nel 1984 Steve McCurry fotografò una ragazza dagli occhi verdi in un campo profughi pakistano. Pubblicata sulla copertina di National Geographic, quell'immagine colpì il mondo intero, diventando un'icona della sofferenza dei profughi afghani. A distanza di 17 anni, il fotografo si lancia in un'impresa quasi impossibile: ritrovare quella donna. Un'avventura appassionante al confine tra Pakistan e Afghanistan, portata a termine grazie all'uso della più moderna tecnologia.
Il grido invisibile / Ana Tortajada
Milano : Sperling & Kupfer, copyr. 2001
Abstract: La seta ha il colore della pioggia ed è orlata con cura. A osservarlo, sembra impossibile che un indumento sia simbolo di tanto dolore, però questo è il burka che marchia le donne afghane come esseri inferiori, indegni di guardare in faccia il mondo. Come può essere la vita attraverso un velo? Qual è il prezzo che la popolazione femminile deve pagare al regime talebano? La giornalista spagnola Ana Tortajada ci consegna la visione di un Paese dove il governo toglie alle donne libertà e dignità: non hanno infatti più diritto all'istruzione, né ad alcuna partecipazione alla vita economica, politica e sociale.
Il grido invisibile / Ana Tortajada
[Milano] : Sperling paperback, 2003
Abstract: Nell'estate del 2000, la giornalista spagnola Ana Tortajada ha intrapreso un lungo viaggio in Afghanistan: le condizioni disumane del paese, in particolare quella delle donne, l'hanno spinta a scrivere questo libro, che resterà nel tempo come una delle accuse più dure al regime dei talebani e anche tra le testimonianze più toccanti sulla vita della popolazione femminile, di cui il burka rappresenta il tragico emblema. Laggiù, alle donne veniva negato il diritto all'istruzione; non potevano partecipare alla vita economica e sociale, né godere di un'adeguata assistenza sanitaria e neppure riunirsi, parlare o ridere ad alta voce. Eppure molte di loro si erano organizzate segretamente per offrirsi aiuto e solidarietà e le più colte avevano fondato scuole clandestine per accogliere chi non sapeva né leggere né scrivere. Un libro straordinario, un documento che non perde d'attualità, perché se in Afghanistan la situazione è in parte migliorata, sotto altri cieli e altri regimi permangono analoghe violenze e discriminazioni.
La farfalla nell'uragano / Walter Lucius ; traduzione di Maria Cristina Coldagelli e Claudia Cozzi
Marsilio, 2017
Abstract: Nella vita irrequieta di Farah Hafez, brillante reporter dell’Algemeen Nederlands Dagblad, ci sono due punti fermi: il primo è il giornalismo, il secondo è il pencak silat, arte marziale di origine indonesiana che Farah ha appreso dal padre quando viveva a Kabul, prima che arrivasse la guerra e prima di trovare rifugio, ancora bambina, ad Amsterdam. Ormai cittadina dei Paesi Bassi, Farah non ha mai smesso di praticare la nobile arte dei guerrieri di Sumatra, ed è proprio l’esito di un combattimento a far sì che lei si trovi all’ospedale nel momento in cui un bambino dai tratti mediorientali, vittima di un pirata della strada, viene trasportato d’urgenza in sala operatoria. Porta gioielli e campanellini e indossa un abito tradizionale che subito attira l’attenzione della giornalista. Quando le sue labbra formano una parola che nessuno intorno è in grado di capire, Farah riconosce la lingua della propria infanzia, e si rende conto che quell’abbigliamento appartiene a uno dei rituali più detestabili praticati in Afghanistan. Cosa può aver spinto quel bambino tra i boschi intorno alla capitale olandese? È l’inizio di un’indagine ad alto rischio verso il cuore di una potente organizzazione criminale che da Mosca attraversa l’Europa e si estende fino a Johannesburg, alimentata dalla smisurata corruzione che dilaga negli ambienti politici e finanziari. In un paese dove la multiculturalità ha solo apparentemente trovato un equilibrio, l’ostinata volontà di fare luce sulla drammatica vicenda del piccolo afghano porterà Farah a un duro confronto con un passato che credeva di essersi lasciata alle spalle, e che l’aveva quasi uccisa.
La mia fuga da Kabul : diario dei cinque giorni che mi hanno ridato la libertà / Asma
Neri Pozza, 2022
Abstract: Il 15 agosto 2021 i talebani occupano Kabul. È una tragedia che coinvolge e fa vergognare tutto il mondo occidentale. Per Asma, giovane donna ventiduenne, i talebani sono solo un racconto di anni lontani, dei genitori e di sua sorella maggiore, avvocata che ha partecipato a processi contro i terroristi. Da poco fidanzata con un ragazzo di Jalalabad, la ragazza è in attesa del visto per l’Italia dove è stata ammessa a un master di un’università romana. La mattina del 15 agosto esce di casa per andare a chiedere il visto indiano, temendo non arrivi quello italiano, in modo da poter raggiungere l’Italia dall’India. Sembra tutto normale, funzionano i mezzi pubblici, le scuole sono aperte e la gente va al lavoro. Ma nel pomeriggio la capitale precipita nella disperazione e nel caos: i talebani sono alle porte. Tutto parte da un’e-mail del professore italiano che chiede alla ragazza se ha bisogno d’aiuto. Con una fitta corrispondenza via WhatsApp, e coinvolgendo il ministero della Difesa italiana, Asma e il fidanzato vengono guidati nell’inferno dell’aeroporto di Kabul, dove più volte vengono picchiati e respinti dai talebani. Quando tutto sembra perduto, due carabinieri riescono a farli entrare nell’aeroporto superando la barriera di filo spinato. Seguono altre ore drammatiche fino al felice, inaspettato epilogo.