Trovati 3 documenti.
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Milano : Mondadori, 2011
Abstract: La notte del 1° agosto 2008 ben ventiquattro scalatori di quindici diverse spedizioni internazionali partirono contemporaneamente all'attacco del K2. Solo tredici di loro ritornarono al Campo base. Gli altri undici riposano per sempre nelle viscere della montagna. Quel che resta di loro è una lapide, ricavata da un piattino di latta, al Gilkey Memorial. La più grande tragedia alpinistica nella storia della vetta himalayana si consumò in quarantotto ore da brivido che tennero col fiato sospeso il pubblico di tutto il mondo, dalla Corea all'Europa, dagli Stati Uniti all'Italia, rappresentata da Marco Contortola. Le indagini giornalistiche hanno stabilito che fu una tragedia in gran parte annunciata. Il cattivo coordinamento fra i capi spedizione provocò l'errato posizionamento delle corde già sulla Spalla. Sul Collo di Bottiglia l'eccessivo numero di scalatori attardò i ritmi di ascesa. Sul Traverso alcuni di loro andarono in crisi, ma vollero comunque proseguire, esponendosi ai colpi mortali della montagna. Poi la mancanza di ossigeno, il freddo disumano, l'incedere della notte, la falce di neve e ghiaccio rilasciata dall'enorme seracco del K2 fecero il resto. No Way Down racconta tutto ciò che è successo e tutto ciò che non doveva succedere in quella maledetta avventura a più di 8000 metri di quota.
K2 : tradimenti e bugie / Robert Marshall ; traduzione di Paolo Falcone
Milano : Dalai, 2011
Abstract: Il 31 luglio 1954 una spedizione italiana conquistò per prima il K2, la seconda montagna più alta della Terra. Al ritorno in Italia, la trionfale versione dell'impresa fornita dal capospedizione Ardito Desio e suffragata dal Club alpino italiano mostrò le prime crepe sotto il peso delle accuse rivolte da Walter Bonatti ad Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, i compagni scelti da Desio per raggiungere la vetta. Bonatti e il portatore Mahdi, che dovevano trasportare le bombole d'ossigeno indispensabili per l'ultimo tratto della scalata, vennero infatti abbandonati al loro destino e costretti a bivaccare per una notte in una buca nella neve a oltre ottomila metri. Per cinquant'anni Bonatti ha combattuto un'implacabile ed estenuante battaglia per ristabilire la verità storica sul caso K2, denunciando menzogne, omissioni e responsabilità di coloro che lo avevano ostracizzato con la complicità della massima istituzione alpinistica del nostro Paese, che solo nel 2007 ha pubblicato una rettifica ufficiale stabilendo una volta per tutte quel che accadde veramente sulla montagna degli italiani. K2. Tradimenti e bugie è la fedele ricostruzione di una ignobile vicenda, ma anche l'omaggio alla perseveranza e all'incrollabile senso di giustizia di un uomo che non ha mai tradito i propri princìpi diventando un protagonista assoluto della storia dell'alpinismo.
Milano : Corbaccio, 2011
Abstract: C'è un lato oscuro nella storia dell'alpinismo, un lato poco noto ma che spesso è avvincente quanto il racconto delle grandi salite, e consiste nel resoconto degli strascichi giudiziari di tante fra le imprese più eroiche e gloriose. A partire dall'alba dell'alpinismo moderno, che nasce convenzionalmente nel 1786 con la salita sul Monte Bianco del cercatore di cristalli Balmat e del medico condotto Paccard su invito dello scienziato De Saussure che aveva promesso un premio a chi per primo avesse conquistato una vetta considerata inviolabile. Balmat riuscì ad assicurarsi il merito della salita (e il premio) e Paccard gli fece causa. Un secolo dopo, Whymper conquistò il Cervino e anche lui finì in tribunale con l'accusa di aver tagliato una corda in discesa provocando la morte dei suoi compagni. Più note le vicende della spedizione italiana che portò alla conquista del K2 nel 1954, con Compagnoni, Bonatti e il CAI impegnati per anni in tribunale, così come, del resto, Hermann Buhl che nel 1953 aveva fatto la prima salita al Nanga Parbat e come Reinhold Messner nel 1970 sempre per il Nanga Parbat.