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Trovati 6 documenti.

Tutto il miele è finito
Libri Moderni

Levi, Carlo <1902-1975>

Tutto il miele è finito / Carlo Levi

Torino : Einaudi, 1974

Abstract: L’ultimo reportage di viaggio scritto da Carlo Levi è dedicato al suo incontro con la Sardegna che visita due volte, a dieci anni di distanza, nel maggio del 1952 e nel dicembre del 1962. Le riflessioni che trascrive nel suo diario raccontano una terra con i suoi miti e i suoi archetipi immutabili, una Sardegna di pietre e di pastori, ma anche una terra in cui si avverte il cambiamento della storia, una realtà che non è immobile. Il tempo della Sardegna infatti è un tempo complesso, perché oscilla continuamente tra il movimento del presente e il permanere del preistorico. Corriamo cosí attraverso immagini rapidissime, dove ogni momento è gremito di visioni: le querce e i prati di asfodeli, i pipistrelli delle domus de jana, le sacre capre mannalittas, i nuraghe, le rocce e il mare; gli operai, gli emigranti, gli uomini, e l’incedere divino delle antiche donne-regine. Un’opera che esalta la qualità amorosa della visione di Carlo Levi, e l’alta misura del suo sentimento, grazie al quale il libro va al di là della cronaca e del racconto di viaggio. Il libro è dunque, il ritratto di una terra, dei suoi miti, dei suoi archetipi immutabili, ma nel contempo della sua storia, del suo mutare, del suo divenire nel tempo. Il miele che una volta c'era ed ora è finito, come indica il titolo, sta a significare che la Sardegna non è una terra senza tempo, immobile, ma una realtà nella quale si avverte, nel ritornare, il moto della storia. Qui nell'isola dei sardi, ogni andare è un ritornare, ma nel ritornare alle cose di un tempo si avverte, pur nella fissità delle sue immagini primitive e originarie, la trasformazione, la diversità, il cambiamento.

Tutto il miele è finito
Libri Moderni

Levi, Carlo <1902-1975>

Tutto il miele è finito / Carlo Levi

Torino : Einaudi, copyr. 1964

Abstract: L’ultimo reportage di viaggio scritto da Carlo Levi è dedicato al suo incontro con la Sardegna che visita due volte, a dieci anni di distanza, nel maggio del 1952 e nel dicembre del 1962. Le riflessioni che trascrive nel suo diario raccontano una terra con i suoi miti e i suoi archetipi immutabili, una Sardegna di pietre e di pastori, ma anche una terra in cui si avverte il cambiamento della storia, una realtà che non è immobile. Il tempo della Sardegna infatti è un tempo complesso, perché oscilla continuamente tra il movimento del presente e il permanere del preistorico. Corriamo cosí attraverso immagini rapidissime, dove ogni momento è gremito di visioni: le querce e i prati di asfodeli, i pipistrelli delle domus de jana, le sacre capre mannalittas, i nuraghe, le rocce e il mare; gli operai, gli emigranti, gli uomini, e l’incedere divino delle antiche donne-regine. Un’opera che esalta la qualità amorosa della visione di Carlo Levi, e l’alta misura del suo sentimento, grazie al quale il libro va al di là della cronaca e del racconto di viaggio. Il libro è dunque, il ritratto di una terra, dei suoi miti, dei suoi archetipi immutabili, ma nel contempo della sua storia, del suo mutare, del suo divenire nel tempo. Il miele che una volta c'era ed ora è finito, come indica il titolo, sta a significare che la Sardegna non è una terra senza tempo, immobile, ma una realtà nella quale si avverte, nel ritornare, il moto della storia. Qui nell'isola dei sardi, ogni andare è un ritornare, ma nel ritornare alle cose di un tempo si avverte, pur nella fissità delle sue immagini primitive e originarie, la trasformazione, la diversità, il cambiamento.

Tempo di lupi e di comunisti
Libri Moderni

Pegna, Vera <1934->

Tempo di lupi e di comunisti : la storia mitica della ragazza che sfidò la mafia / Vera Pegna

Il Saggiatore, 2015

Abstract: È il 1962. A Caccamo, poche anime nell'entroterra palermitano, il boss don Peppino Panzeca siede comodo davanti alla sezione del Pci, pronto a intimidire chiunque voglia entrarvi. Qualcuno sta montando un altoparlante sul balcone. D'un tratto spunta una ragazza, che agguanta il microfono: "Prova, prova, per don Peppino. Se rimane seduto davanti a noi, allora è vero che è un mafioso; e se è così, allora gli chiedo di alzare gli occhi e sorridere che gli voglio fare la fotografia". Paura e sgomento attraversano la piazza, insieme a una domanda: chi è quella "fimmina tinta" che osa sfidare con tale baldanza il potere mafioso? Quella ragazza ventottenne, arrivata al volante di una Topolino targata Ginevra, si chiama Vera Pegna. La sua è una storia straordinaria, una storia da film. Nata in una famiglia antifascista, in cui si è sempre parlato di libertà e giustizia, Vera vuole fare di più, sporcarsi le mani. Decide di partire per Partinico e seguire l'attività del Centro studi di Danilo Dolci, "il Gandhi siciliano", per poi presentarsi al cospetto della federazione palermitana del Partito comunista: non so nulla di politica, dice, ma fatemi fare qualcosa di utile. C'è da salvare Caccamo, è la risposta, in mano alla mafia collusa con il potere politico.

Tempo di lupi e di comunisti
Libri Moderni

Pegna, Vera <1934->

Tempo di lupi e di comunisti / Vera Pegna ; prefazione di Miriam Mafai

La Luna, copyr. 1992

Abstract: È il 1962. A Caccamo, poche anime nell'entroterra palermitano, il boss don Peppino Panzeca siede comodo davanti alla sezione del Pci, pronto a intimidire chiunque voglia entrarvi. Qualcuno sta montando un altoparlante sul balcone. D'un tratto spunta una ragazza, che agguanta il microfono: "Prova, prova, per don Peppino. Se rimane seduto davanti a noi, allora è vero che è un mafioso; e se è così, allora gli chiedo di alzare gli occhi e sorridere che gli voglio fare la fotografia". Paura e sgomento attraversano la piazza, insieme a una domanda: chi è quella "fimmina tinta" che osa sfidare con tale baldanza il potere mafioso? Quella ragazza ventottenne, arrivata al volante di una Topolino targata Ginevra, si chiama Vera Pegna. La sua è una storia straordinaria, una storia da film. Nata in una famiglia antifascista, in cui si è sempre parlato di libertà e giustizia, Vera vuole fare di più, sporcarsi le mani. Decide di partire per Partinico e seguire l'attività del Centro studi di Danilo Dolci, "il Gandhi siciliano", per poi presentarsi al cospetto della federazione palermitana del Partito comunista: non so nulla di politica, dice, ma fatemi fare qualcosa di utile. C'è da salvare Caccamo, è la risposta, in mano alla mafia collusa con il potere politico.

Un viaggio inutile, o, Della politica come educazione sentimentale
Libri Moderni

Rossanda, Rossana <1924-2020>

Un viaggio inutile, o, Della politica come educazione sentimentale / Rossana Rossanda

Milano : Il saggiatore, 1996

Abstract: Nel 1962 la Rossanda fu incaricata di compiere un viaggio in Spagna, dove pareva che cominciasse a scricchiolare il regime franchista, allo scopo di collegare l'opposizione, riallacciando i fili lacerati dalla guerra civile. Nell'estate del 1980 quel viaggio clandestino riaffiora alla memoria. E' una dura iniziazione all'errore, è un dubbio che si annoda con altri sin dalla formazione di un'embrionale dissidenza comunista, e ritorna diciotto anni dopo, a Spagna democratizzata, come una bottiglia portata dal mare, che conteneva anche un altro messaggio fino a ieri non decifrato: come gli uomini, le società entrano in depressione e questa genera un lungo sonno. E nel sonno si riformano i mostri.

Un viaggio inutile
Libri Moderni

Rossanda, Rossana <1924-2020>

Un viaggio inutile / Rossana Rossanda

Torino : Einaudi, 2008

Abstract: Nel 1962 Rossana Rossanda viene inviata dal Partito comunista italiano nella Spagna franchista - dove si avvertivano i primi segni di sgretolamento del regime - con l'incarico di riannodare i fili dell'opposizione, non più ricomposti dopo la guerra civile. Ma la peregrinazione, peraltro clandestina, si rivela priva di senso. Le risposte degli esponenti delle organizzazioni illegali sono ambigue, diffidenti, immature. È il centro-destra a porsi concretamente come forza di ricambio, proponendo un'esperienza storica nuova, cioè la liquidazione del fascismo dall'interno della stessa classe che l'ha creato. L'esperienza frustrante di tale inutile viaggio, che questo libro racconta con ironia e sapienza narrativa, diventa per Rossanda un punto di snodo, che ritornerà più volte negli anni: è la storia di quando, per la prima volta, a me membro del comitato centrale del Partito comunista, i conti non tornarono.