Trovati 3 documenti.
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OscarMondadori, 2010
Abstract: Quegli anni in quell'isola sono ancora presenti in me con la pienezza che hanno solo i momenti ed i luoghi nei quali si compie quella misteriosa cosa che i cristiani chiamano l'elezione. [...] compresi che fino a quel momento ero stato simile a un feto in formazione, in attesa di essere partorito, che in quegli anni, in quel luogo nacqui una seconda volta, che il mio destino fu allora segnato, che io assentii ad esso e che la mia vera vita, quella che ora sto portando a termine, cominciò. (Altiero Spinelli)
Bologna : Il mulino, [2010]
Abstract: Dalla metà degli anni '80 il quadro dei rapporti internazionali si avviò verso rapidi mutamenti. Il piano per il disarmo mondiale proposto da Gorbaciov mise in gioco l'assetto bipolare tradizionale, ma non prefigurò ancora il suo superamento, possibile, per i federalisti, solo attraverso la creazione della Federazione europea e il rafforzamento delle altre grandi unità regionali. Di fronte ai grandi rivolgimenti nell'Est europeo e al crollo del Muro di Berlino, i federalisti sottolinearono la necessità di una accelerazione nella costruzione del potere politico europeo, non previsto dall Atto Unico, mentre i governi, con il Trattato di Maastricht, fissarono tappe precise per la creazione della moneta europea. Per i federalisti si trattava di sfruttare questo successo strategico per conseguire l'obiettivo politico, lo Stato europeo, anche prevedendo un nucleo federale, al fine di superare le resistenze dei paesi contrari o non ancora pronti alla cessione della sovranità. Albertini morì senza aver visto la realizzazione della moneta europea ma la battaglia a cui ha dedicato la sua vita continua, così come i suoi scritti continuano ad alimentare if dibattito sugli aspetti teorici e strategici del federalismo come strumento per superare la divisione del genere umano.
Nè uniti dè divisi : le due anime del federalismo all'italiana / Marcello Fedele
Roma : Donzelli, 2010
Abstract: Siamo entrati nel terzo millennio ma restiamo il paese dei mille campanili. I comuni erano 8382 nel 1871 e oggi se ne contano più di ottomila, mentre le province sono quasi raddoppiate. Negli anni settanta sono arrivate le regioni, seguite da centinaia di comunità montane e da migliaia di organismi minori. Troppo Stato, troppi costi della politica. Sfuggiremo mai alla trappola del localismo in cui a suo tempo cadde anche il processo unitario? Non è detto. L'attuazione del Titolo V sta moltiplicando le ragioni di conflitto tra i diversi poteri locali, oltre che tra autonomie e Stato. Un intreccio del genere non esiste nel federalismo europeo, che ovunque subordina il localismo ai governi regionali. Si ritrova invece in Brasile o in Messico, dove i comuni sono costituzionalmente garantiti. Quale direzione prenderà da noi il cambiamento? Prevarrà il centralismo di Tremonti tipico del federalismo tedesco e austriaco, oppure il municipalismo di Bossi presente nel modello latino-americano? Per ora queste due prospettive politiche si sono rafforzate reciprocamente, ma la partita più importante è ancora in corso, perché la riforma non entrerà a regime prima del 2016. Benvenuti, dunque, nel nuovo decennio, incerto e inevitabilmente conflittuale. Saranno solo i prossimi anni a dirci quale delle due anime è destinata a prevalere. Oppure se entrambe saranno costrette a capitolare.