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Trovati 865 documenti.

L'eredità scomoda
Libri Moderni

Caselli, Gian Carlo <1939-> - Ingroia, Antonio <1959->

L'eredità scomoda : da Falcone ad Andreotti : sette anni a Palermo / Gian Carlo Caselli, Antonio Ingroia ; a cura di Maurizio De Luca

Milano : Feltrinelli, 2001

Abstract: Un dialogo serrato tra due magistrati che hanno vissuto a Palermo gli anni del grande scontro con Cosa Nostra. Dal confronto tra Gian Carlo Caselli, che è stato il capo della procura di Palermo, e Antonio Ingroia, suo sostituto, allievo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, emergono retroscena delle grandi inchieste giudiziarie, delle operazioni antimafia più clamorose, dei contrasti interni ed esterni alla magistratura, dei rapporti tra politica e giustizia. Un faccia a faccia che, orchestrato da un giornalista esperto di questioni di giustizia, si popola pagina dopo pagina dei personaggi più rilevanti dei grandi casi giudiziari, da Totò Riina a Tommaso Buscetta, da Bruno Contrada a Giulio Andreotti.

La mafia è cosa nostra
Libri Moderni

AIACE

La mafia è cosa nostra : 10 film sull'onorata società / AIACE, Michele Marangi, Paolo Rossi

Torino : Gruppo Abele, 1993

Il Boss e` solo
Libri Moderni

Biagi, Enzo <1920-2007>

Il Boss e` solo

Milano : Mondadori, 1986 ; Milano : Mondadori, 1990

Oscar bestsellers saggi ; 8 - I libri di Biagi

Era il figlio di un pentito
Libri Moderni

Monticciolo, Giuseppe - Vasile, Vincenzo <giornalista>

Era il figlio di un pentito / Giuseppe Monticciolo con Vincenzo Vasile

[Milano] : Bompiani, 2007

Abstract: Giuseppe Monticciolo, il braccio destro di Giovanni Brusca, figura eminente del clan dei Corleonesi, si racconta, dai primi passi nel paese per diventare qualcuno - lui piccolo muratore che il dna familiare spinge subito a cercare protezione nell'ambiente giusto - al battesimo di fuoco come killer agli ordini di Brusca, fino alla specializzazione nella costruzione di bunker e nascondigli per capi e prigionieri. Soprattutto, la storia del rapimento di Giuseppe di Matteo, tredicenne figlio di un pentito le cui rivelazioni costarono a Brusca la prima condanna all'ergastolo, della sua brutale detenzione, dello strangolamento e della dissoluzione del corpo nell'acido per far sparire ogni tracca dell'efferato delitto. La vicenda, degna di un film di Scorsese, turba Monticciolo che, pensando al ragazzo chiuso nel bagagliaio, avverte un moto di pietà e la tentazione di fare qualcosa, ma ne è impedito dalla certezza di quello che accadrebbe non solo a lui ma a tutta la sua famiglia se sgarrasse. E del resto, quell'azione disumana, culmine di una serie di altri delitti spietati, segnò l'inizio della fine per un'intera generazione di mafiosi, i sanguinari corleonesi: uno dopo l'altro finiscono in galera Riina, Bagarella e Brusca, uomini-simbolo di una stagione segnata dalla violenza.

Mi chiamo Maurizio, sono un bravo ragazzo ho ucciso ottanta persone
Libri Moderni

Gugliotta, Roberto - Pensavalli, Gianfranco

Mi chiamo Maurizio, sono un bravo ragazzo ho ucciso ottanta persone / Roberto Gugliotta, Gianfranco Pensavalli

Roma : Fazi, 2008

Abstract: In un romanzo-verità a più voci, ascesa, potere e caduta di uno spietato killer di Cosa Nostra. Maurizio, il bravo ragazzo che parla a ruota libera in questo libro, è in realtà Maurizio Avola, uno dei sicari al servizio di Benedetto Santapaola, capo della cosca mafiosa che controllò per decenni Catania e l'intera Sicilia orientale. Dalle rapine al primissimo omicidio affrontato come un bestiale esame sul campo - fino alla terribile routine di decine e decine di uccisioni a sangue freddo eseguite su commissione, l'uomo che nel 1984 assassinò il giornalista Pippo Fava si racconta senza reticenze. La sua voce, intervallata da quella della moglie e dal controcanto lucido e razionale del giudice che raccolse le sue deposizioni, ci sorprende e ci fa orrore mentre svela la logica perversa e spietatamente coerente di un uomo che scelse di essere un soldato della famiglia Santapaola, da lui venerata come un soldato venera il proprio generale, eseguendo gli ordini senza porsi interrogativi. Finché qualcosa in lui non si è incrinato, spingendolo, dopo l'arresto, a collaborare con la giustizia e a permettere ai due giornalisti Roberto Gugliotta e Gianfranco Pensavalli, che per mesi l'hanno ascoltato e intervistato nel carcere dov'è rinchiuso, di raccogliere la testimonianza di una vita che non riesce più a venire a patti con se stessa, rivelandoci una volta ancora il vuoto e il silenzio morale che si nascondono dietro la maschera dell'uomo d'onore.