Trovati 896 documenti.
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Mi ricordo Anna Frank / un film di Alberto Negrin
[Roma] : IIF Home Video, [2011]
Abstract: Una storia che inizia dai giorni felici di Amsterdam dalla fresca amicizia diAnna e Hanneli, fino agli agghiaccianti campi momenti dei campi di sterminio.
Shoah : gli ebrei e la catastrofe / Anne Grynberg
Electa Gallimard, 1995
Abstract: Alla vigilia della seconda guerra mondiale vivono in Europa nove milioni di ebrei: un universo diversificato, a cavallo fra tradizione e modernità, chiusura su se stessi e assimilazione, osservanza religiosa e laicità. Più di cinque milioni di ebrei vengono eliminati in nome dell'ideologia hitleriana: è la Shoah, la catastrofe in ebraico. COn interi convogli, uomini, donne e bambini vengono deportati "a est", nei campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau, Maidanek, Chelmno, Dachau, Treblinka... La storia del più terribile genocidio ricostruita sulla base dei documenti e delle testimonianze. Perché nessuno dimentichi.
Anni d'infanzia / Jona Oberski ; traduzione di Amina Pandolfi
Firenze : Giuntina, copyr. 1989
Abstract: Jona è un bambino originario di Amsterdam che nel 1940, a soli due anni, viene deportato con i genitori nel campo di concentramento di Westerbork, passando poi a Bergen-Belsen. Il 23 marzo del 1942 vede morire il padre Max di stenti e denutrizione a soli 40 anni; la madre Anna quasi impazzisce per il dolore. Tre anni dopo Anna e Jona vengono fatti salire su un treno diretti al campo di sterminio di Auschwitz. Per loro fortuna, un bombardiere russo, colpendo il vagone dei soldati, fa deragliare il treno che trasporta circa cinquecento prigionieri. A causa del deragliamento, gli ebrei vengono dirottati verso un paesino di montagna, Tröbitz, dove Jona vive in una casa con la madre e una ragazza di tredici anni proveniente anche lei dal campo di concentramento. Anna, ormai mentalmente instabile, viene ricoverata in un ospedale e in breve tempo si spegne all'età di 42 anni. Da Tröbitz, Jona viene portato ad Amsterdam dove viene accolto dalla famiglia Daniel. Jona inizialmente vive con molta difficoltà la sua condizione di sopravvissuto, soprattutto a causa della perdita della madre, che lo segna causandogli forti squilibri: è scontroso, non vuole mangiare né bere. I Daniel non sanno cosa fare, finché un giorno gli comprano una bicicletta: Jona ricorda così i momenti passati col padre e decide di provare la bici, e dopo tanto tempo lo si vede sorridere di nuovo.
I volonterosi carnefici di Hitler : i tedeschi comuni e l'Olocausto / Daniel Jonah Goldhagen
Milano : Mondadori, 1997
Abstract: "I volonterosi carnefici di Hitler" è stato uno dei casi più clamorosi della storiografia degli ultimi decenni, un saggio che ha suscitato un intenso dibattito, in Germania e non solo, divenendo in breve un bestseller. Daniel J. Goldhagen ripropone l'inquietante interrogativo di come abbia potuto il popolo tedesco, una delle grandi nazioni della civile Europa, compiere il più mostruoso genocidio mai avvenuto. Esaminando le figure degli «esecutori» e l'antisemitismo radicato nella società tedesca fra il 1933 e il '45, attingendo a materiale inedito e a testimonianze dirette, Goldhagen dimostra che i responsabili dell'Olocausto non furono solo le SS o i membri del partito nazista, ma i tedeschi di ogni estrazione sociale, uomini e donne comuni che brutalizzarono e assassinarono ebrei per convinzione ideologica e per libera scelta, senza subire pressioni psicologiche o sociali. Uno sconvolgente atto d'accusa, un'opera scientifica nel metodo e provocatoria nelle conclusioni, che è fondamentale per comprendere la peggiore tragedia del XX secolo.
Un'isola in via delle rondini / Uri Orlev ; a cura di Paola Bertolino
[Milano] : Archimede, copyr. 2000
Abstract: Polonia. Ghetto di Varsavia. Alex ha undici anni quando suo padre viene prelevato dalle SS e sua madre scompare nel nulla. Rimasto drammaticamente solo si nasconde in un precario rifugio, un edificio diroccato colpito da una bomba all’inizio della guerra. E questo suo rifugio, un nido inaccessibile tra i tetti del ghetto, non è così diverso dall’isola deserta di Robinson Crusoe. Il ragazzo non ha altre risorse che la propria energia e il proprio ingegno per sopravvivere, per affrontare la paura, le lunghe notti invernali, il freddo, la fame. È solo, e ha davanti a sé un mondo terrificante. Ma è un bambino. E ha il coraggio e la straordinaria forza vitale dell’infanzia, perciò una visione del mondo che, anche in mezzo alla tragedia dell’Olocausto, non può fare a meno di contemplare il gioco. Da una piccola apertura del suo nascondiglio, Alex può vedere la vita che continua a scorrere, la gente che non è segregata come lui. «Vede anche i bambini che vanno a scuola ogni mattina» dice Uri Orlev nell’introduzione, «che, sebbene sembrino così vicini, sono altrettanto lontani da lui di quanto lo fossero le più vicine terre abitate dell’isola di Robinson Crusoe. E poi Alex non ha l’uomo che si chiama Venerdì; ha solo un topolino bianco. E un’altra cosa: la speranza, perché sta aspettando suo padre». Un libro amato dalla critica e dal pubblico, vincitore di premi internazionali: scritto con onestà, innocenza, grande senso dell’umorismo e nessun sentimentalismo, L’isola in via degli Uccelli è un’avventura appassionante, raccontata con poesia, lirismo e coraggio straordinari.
La vita è bella / Roberto Benigni
Einaudi, [1999]
Abstract: Verso la fine degli anni Trenta in Toscana, due giovanottelli lasciano la campagna per trasferirsi in città. Guido, il più vivace, vuole aprire una libreria nel centro storico, l'altro Ferruccio fa il tappezziere ma si diletta a scrivere versi comici e irriverenti. In attesa di realizzare le loro speranze, il primo trova lavoro come cameriere al Grand Hotel, e il secondo si arrangia come commesso in un negozio di stoffe. Camminando, Guido si innamora di una maestrina, Dora, e, per conquistarla inventa l'impossibile. Le appare continuamente davanti, si traveste da ispettore di scuola, la rapisce con la Balilla. Ma Dora si deve sposare con un vecchio compagno di scuola, e tuttavia non è soddisfatta perché vede molto cambiato il carattere dell'uomo. Quando al Grand Hotel viene annunciato il matrimonio, Guido irrompe nella sala in groppa ad una puledro e porta via Dora. Si sposano ed hanno un bambino, Giosuè. Arrivano le leggi razziali, arriva la guerra. Guido, di religione ebraica, viene deportato insieme al figlioletto. Dora va da un'altra parte. Nel campo di concentramento, per tenere il figlio al riparo dai crimini che vengono perpetrati, Guido fa credere che loro fanno parte di un gioco a punti, in cui bisogna superare delle prove per vincere. Così va avanti, fino al giorno in cui Guido viene allontanato ed eliminato. Ma la guerra nel frattempo è finita, Giosuè esce, incontra la madre e le va incontro contento, dicendo abbiamo vinto.
Dora Bruder / Patrick Modiano ; traduzione di Francesco Bruno
Parma : Guanda, copyr. 1998
Abstract: 31 dicembre 1941, sul "Paris-Soir" appare un annuncio: si cercano notizie di una ragazza di quindici anni, Dora Bruder. A denunciarne la scomparsa sono i genitori, ebrei emigrati da tempo in Francia. Quasi cinquant'anni dopo, per caso, Patrick Modiano si imbatte in quelle poche righe di giornale, in quella richiesta d'aiuto rimasta sospesa. Non sa niente di Dora, ma è ugualmente spinto sulle sue tracce. Modiano cerca di ricostruirne la vita, i motivi che l'hanno spinta a scappare e segue l'ombra di Dora per le vie di una città che conosce e ama, nei luoghi che hanno vissuto la guerra e l'occupazione, fino al drammatico epilogo ad Auschwitz. Qui, dove comincia la Storia degli uomini, si chiude per sempre la storia privata di Dora in mezzo a quella di un milione di altre vittime.
Milano : Mondadori, 1998
Abstract: "I volonterosi carnefici di Hitler" è stato uno dei casi più clamorosi della storiografia degli ultimi decenni, un saggio che ha suscitato un intenso dibattito, in Germania e non solo, divenendo in breve un bestseller. Daniel J. Goldhagen ripropone l'inquietante interrogativo di come abbia potuto il popolo tedesco, una delle grandi nazioni della civile Europa, compiere il più mostruoso genocidio mai avvenuto. Esaminando le figure degli «esecutori» e l'antisemitismo radicato nella società tedesca fra il 1933 e il '45, attingendo a materiale inedito e a testimonianze dirette, Goldhagen dimostra che i responsabili dell'Olocausto non furono solo le SS o i membri del partito nazista, ma i tedeschi di ogni estrazione sociale, uomini e donne comuni che brutalizzarono e assassinarono ebrei per convinzione ideologica e per libera scelta, senza subire pressioni psicologiche o sociali. Uno sconvolgente atto d'accusa, un'opera scientifica nel metodo e provocatoria nelle conclusioni, che è fondamentale per comprendere la peggiore tragedia del XX secolo.
Il libro di Edith / Edith Velmans ; traduzione di Ira Rubini
[Milano] : Frassinelli, copyr. 1999
La banalità del male : Eichmann a Gerusalemme / Hannah Arendt ; traduzione di Piero Bernardini
Milano : Feltrinelli, 1999
Abstract: Otto Adolf Eichmann, figlio di Karl Adolf e di Maria Schefferling, catturato in un sobborgo di Buenos Aires la sera dell'11 maggio 1960, trasportato in Israele nove giorni dopo e tradotto dinanzi al Tribunale distrettuale di Gerusalemme l'11 aprile 1961, doveva rispondere di 15 imputazioni. Aveva commesso, in concorso con altri, crimini contro il popolo ebraico e numerosi crimini di guerra sotto il regime nazista. L'autrice assiste al dibattimento in aula e negli articoli scritti per il New Yorker, sviscera i problemi morali, politici e giuridici che stanno dietro il caso Eichmann. Il Male che Eichmann incarna appare nella Arendt banale, e perciò tanto più terribile, perché i suoi servitori sono grigi burocrati.
I nomi dello sterminio / Anna-Vera Sullam Calimani
Einaudi, 2001
Abstract: Dopo la fine della seconda guerra mondiale, quando cominciò a emergere la consapevolezza che una delle tragedie che si erano verificate in quel periodo era stato il massacro di quasi sei milioni di ebrei, si parlò prima di deportazione e di sterminio, e successivamente di genocidio. Nel mondo ebraico orientale e tra gli abitanti del nascente Stato d’Israele furono utilizzate parole come hurban e poi shoah. Oggi molti storici si riferiscono a quell’evento definendolo metaforicamente soluzione finale o Auschwitz; gli inglesi, gli americani e i mass-media lo chiamano olocausto. Fra gli ebrei religiosi, alcuni, addirittura, non vogliono neppure nominarlo, ritenendolo inconcepibile, mentre altri hanno formulato definizioni diverse che fanno riferimento alla sua unicità e alle sue terrificanti proporzioni. Che significato ha questo proliferare di nomi? Perché definire olocausto, ossia «sacrificio in cui la vittima viene interamente arsa», lo sterminio di un popolo? Quale importanza può avere il nome con cui definiamo quest’immane tragedia? E perché essa deve avere una denominazione che la identifichi tra tutte quelle avvenute nei secoli? Anna-Vera Sullam Calimani cerca di rispondere a queste domande, spiegando come e perché sono nate le singole definizioni; come la ricerca di un nome abbia accompagnato l’approfondirsi della conoscenza storica dell’evento; come per tutto ciò vi siano motivazioni non solo linguistiche, ma anche psicologiche, politiche, storiche e religiose.
Adamo risorto / Yoram Kaniuk ; traduzione di Elena Loewenthal
Torino : Einaudi, 2001
Abstract: Siamo ad Arad, in Israele, una città nel cuore del deserto del Negev. In questo luogo arido, implacabile, sorge un avveniristico Istituto di riabilitazione e terapia. Tutto è pulito e immensamente confortevole. Ma dietro la perfetta facciata si nascondono innumerevoli tragedie: l'Istituto è un manicomio per reduci della Shoah, ed è stato concepito, finanziato e realizzato da una ricca americana. Ad aiutarla nell'impresa una donna ebrea, votata all'attesa di una nuova Rivelazione, che non può avvenire se non per bocca di uno dei malati di mente. Tutto, follia compresa, ruota attorno ad Adam Stein, ex pagliaccio, ebreo, vissuto in Germania prima della guerra.
La Chiesa e lo sterminio degli ebrei / Renato Moro
Bologna : Il mulino, copyr. 2002
Abstract: Inspiegabile alla coscienza del nostro tempo appare il silenzio del papa e della Chiesa di fronte alla Shoah. Il volume ricostruisce il contesto di una scelta che fu informata e consapevole quanto drammatica, mettendo a disposizione di tutti quello che è ormai accertato dalla ricerca storica. Lo scenario è ampio: le radici profonde dell'antisemitismo cristiano; la visione preconciliare della Chiesa di neutralità assoluta nei confronti della guerra e dei suoi figli in conflitto; il peso di una mentalità diplomatica che preferisce i passi discreti alla denuncia pubblica; la storia delle tormentate ricostruzioni della verità, tra la richiesta di perdono di papa Wojtyla e l'ipotesi di beatificazione di Pio XII.
Antisemitismo e identità ebraica : scritti : 1941-1945 / Hannah Arendt ; a cura di Marie Luise Knott
Torino : Edizioni di comunità, copyr. 2002
Abstract: Possiamo combattere l'antisemitismo solo se combattiamo Hitler con le armi in pugno. Questa frase di Hannah Arendt dimostra chiaramente la posizione della giovane filosofa. Il volume raccoglie articoli composti negli anni 1941-1945 sul tema dell'antisemitismo, della politica ebraica, del sionismo, della necessità di uno stato ebraico autonomo.
Rizzoli, 2020
Abstract: Sul finire del 1944 i tedeschi stanno abbandonando Auschwitz, mentre l'Armata Rossa si avvicina. Portano con sé gran parte dei prigionieri rimasti, forzandoli in estenuanti marce verso i lager della Germania. Per sfuggire a quel destino, Eddy de Wind si nasconde in una delle baracche, sotto un cumulo di vestiti; Friedel, sua moglie, non ha il coraggio di imitarlo. Di lì a qualche giorno Eddy trova un taccuino abbandonato e comincia a scrivere la sua storia. Lui e Friedel si sono conosciuti nel campo di transito di Westerbork, nei Paesi Bassi. Giovani e in salute, i due erano stati messi al lavoro: Eddy come medico, Friedel come infermiera. Si erano frequentati, innamorati e sposati sempre all'interno del campo, ma quella parentesi di relativa pace non era destinata a durare. Caricati sui convogli della morte, erano stati anche loro trasferiti ad Auschwitz. Sopravvissuti alla prima selezione, si erano ritrovati di nuovo a lavorare nelle infermerie del campo, ma questa volta divisi. Eppure, persino lì sono riusciti a mantenere una qualche forma di comunicazione, scambiandosi di nascosto brevi lettere d'amore, stringendosi in abbracci fugaci quanto illegali e resistendo fino all'ultimo. Quella di Eddy e Friedel è una vicenda autentica, una ricostruzione fedele scritta «a caldo» da dietro al filo spinato del lager. Una storia in cui il racconto delle atrocità quotidiane - il timore nei confronti delle SS, gli abusi, le umiliazioni, l'abbrutimento, l'agonia propria e altrui - è venato da una flebile ma tenace speranza: quella di un amore che non smette di lottare anche in un simile scenario di sofferenza e morte.
Jojo Rabbit / Roman Griffin Davis ... [et al.]
Twentieth Century Fox Home Entertainment, 2020
Abstract: Nella Germania nazista il giovane Jojo Betzler (detto "Rabbit") è un grande ammiratore del regime, appartenendo anche alla Gioventù hitleriana. Il bambino cambia completamente il modo di vedere il mondo quando scopre che sua madre Rosie nasconde una ragazza ebrea in soffitta. Aiutato solo dal suo amico immaginario, una versione comica e caricaturale di Adolf Hitler, Jojo deve affrontare i suoi dubbi riguardo agli insegnamenti nazionalsocialisti. A mettere ulteriormente in crisi il giovane Jojo è lo scoppio della seconda guerra mondiale.
Guanda, 2020
Abstract: Esther Safran Foer è cresciuta in una casa in cui il passato faceva troppa paura per poterne parlare. Figlia di genitori immigrati negli Stati Uniti dopo essere sopravvissuti allo sterminio delle rispettive famiglie, per Esther l'Olocausto è sempre stato un'ombra pronta a oscurare la vita di tutti i giorni, una presenza quasi concreta, ma a cui era vietato dare un nome. Anche da adulta, pur essendo riuscita a trovare soddisfazione nel lavoro, a sposarsi e a crescere tre figli, ha sempre sentito il bisogno di colmare il vuoto delle memorie famigliari. Fino al giorno in cui sua madre si è lasciata sfuggire una rivelazione sconvolgente. Esther ha deciso allora di partire alla ricerca dei luoghi in cui aveva vissuto e si era nascosto suo padre durante la guerra, e delle tracce di una sorella di cui aveva sempre ignorato l'esistenza. A guidarla, solo una vecchia foto in bianco e nero e una mappa disegnata a mano. Quello che scoprirà durante il suo viaggio in Ucraina – lo stesso percorso che Jonathan Safran Foer ha immaginato per il protagonista del suo romanzo, Ogni cosa è illuminata – non solo aprirà nuove porte sul passato, ma le concederà, finalmente, la possibilità di ritrovare se stessa e le sue radici.
Neri Pozza, 2020
Abstract: «Ho solo voglia di un amico. Di qualcuno a cui poter parlare delle mie inquietudini e gioie quotidiane. Qualcuno che provi quel che provo io, che creda a quel che gli dico e non riveli mai i miei segreti. Nessuna persona potrebbe mai essere un’amica così, ed è per questo che ho deciso di cercare un confidente sotto forma di diario» Inizia così uno dei più straordinari e importanti documenti storici sulla Shoah, rinvenuto in una cassetta di sicurezza, dove è stato custodito per settant’anni. Pagine dense delle riflessioni di una ragazza, Renia Spiegel, nata il 18 giugno 1924 a Uhryn´kowce, nella Polonia sudorientale, da una famiglia ebrea di estrazione borghese. Nel settembre 1939, a seguito dell’invasione nazista della Polonia, Renia e sua sorella, Ariana, vennero separate dalla madre, rifugiatasi a Varsavia. Ospiti dei nonni a Przemys´l, mentre la guerra infuriava, Renia affidò al diario i suoi pensieri di adolescente folgorata dai primi amori e piena di speranze per il futuro, ma al contempo angosciata per la separazione forzata dai genitori e la morsa che, giorno dopo giorno, si stava stringendo attorno a lei e alla sua gente. Negli ultimi quarant’anni, i sopravvissuti alla Shoah che hanno pubblicato le loro memorie sono stati numerosi. I diari, tuttavia, sono altra cosa dalle memorie; poiché sono resoconti stilati sul momento, offrono immediatezza emotiva e permettono di ascoltare anche la voce di chi non è più tra noi. Mentre riportava sulla pagina i suoi sogni e le sue paure, Renia, nascosta clandestinamente in una soffitta insieme con altri ebrei, non poteva sapere che nel 1942 i nazisti avrebbero posto fine alla sua giovane vita con un colpo di pistola. Chi ha salvato il suo diario non ha certo potuto sottrarla a questo crudele destino, né concederle quell’avvenire in cui aveva riposto i suoi sogni, ma l’ha indubbiamente salvata dall’ulteriore sofferenza di essere dimenticata.
Perlasca / sceneggiatura Matteo Mastragostino ; disegni Armando "Miron" Polacco
BeccoGiallo, 2019
Abstract: La storia di Giorgio Perlasca, un uomo che a Budapest, durante la persecuzione nazista, contribuì a salvare migliaia di ebrei dalla deportazione. Un italiano il cui nome si trova oggi a Gerusalemme, fra i Giusti tra le Nazioni.
Rizzoli, 2021
Abstract: Rimasta chiusa in un cassetto per oltre cinquant’anni e pubblicata solo ora grazie alla figlia dell’autrice, la scrittrice e giornalista Helen Epstein, La guerra di Franci è una nuova testimonianza, pulsante e necessaria, del dramma di un’intera civiltà. Quando Hitler invade la Cecoslovacchia, nel marzo del 1939, Franci Rabinek ha diciannove anni. È una giovane donna passionale e inquieta, nata in una famiglia di ebrei non praticanti di Praga. Il padre è un ex ufficiale dell’esercito austriaco, la madre è proprietaria di un rinomato atelier di alta moda. Nell’estate del ’42 Franci viene deportata insieme al marito e ai genitori nel ghetto di Terezín, la cittadella fortificata dove sono segregati trentacinquemila ebrei. È la prima tappa di un viaggio di tre anni, che passerà per l’inferno di Auschwitz-Birkenau – qui Franci si salverà grazie al suo incredibile sangue freddo, affermando di essere un’elettricista –, poi per il campo di lavoro di Amburgo e per il campo di concentramento di Bergen-Belsen. Nel 1945, la liberazione e il ritorno a casa. Un viaggio a cui, nonostante la degradazione e le umiliazioni, la pervasività del dolore e della morte, Franci sopravvive, per poi raccontare, con voce prodigiosamente lieve, la sua storia.