Trovati 27 documenti.
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L'agguato di Capaci : parte 1 / di Massimo Canuti
Milano : La gazzetta dello sport, 2022
Abstract: Il 23 maggio 1992, il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta perdono la vita in uno spaventoso attentato che cambierà per sempre la storia del Paese. Personalità di spicco nella lotta alla mafia, Falcone ha lasciato un ricordo indelebile nella memoria degli italiani, eppure non sempre la sua figura ha avuto il rispetto che meritava. Vilipeso, accusato di protagonismo, perfino delegittimato da chi avrebbe dovuto sostenerlo, è stato però, per tanti comuni cittadini, un eroe battutosi fino all’ultimo per riaffermare i valori della giustizia e della legalità. A quasi trent’anni dalla sua morte, sono ancora molti i punti oscuri sui quali la magistratura tenta di far luce. Fra bugie, omissioni e depistaggi.
La strage di via d'Amelio : parte 2 / di Massimo Canuti
Milano : La gazzetta dello sport, 2022
Abstract: Non si è ancora spenta l’eco dell’esplosione che il 23 maggio, a Palermo, ha ucciso Giovanni Falcone, quand’ecco che ne segue subito un’altra. Il 19 luglio 1992, infatti, in via D’Amelio, salta in aria una Fiat 126 riempita di tritolo: a venire travolti dalla deflagrazione sono il giudice Paolo Borsellino, collega nonché grande amico dello stesso Falcone, e cinque agenti della scorta. Che cosa sta accadendo in Italia? Cosa Nostra ha dichiarato guerra allo Stato. Ed è, purtroppo, una guerra che sta rischiando di vincere. La storia del giudice Borsellino è una storia esemplare di resistenza alla mafia, che ci mostra tutta la fragilità di un Paese, ma anche una grande voglia di combattere con le armi della giustizia.
La strage di via d'Amelio : parte 1 / di Massimo Canuti
Milano : La gazzetta dello sport, 2022
Abstract: Non si è ancora spenta l’eco dell’esplosione che il 23 maggio, a Palermo, ha ucciso Giovanni Falcone, quand’ecco che ne segue subito un’altra. Il 19 luglio 1992, infatti, in via D’Amelio, salta in aria una Fiat 126 riempita di tritolo: a venire travolti dalla deflagrazione sono il giudice Paolo Borsellino, collega nonché grande amico dello stesso Falcone, e cinque agenti della scorta. Che cosa sta accadendo in Italia? Cosa Nostra ha dichiarato guerra allo Stato. Ed è, purtroppo, una guerra che sta rischiando di vincere. La storia del giudice Borsellino è una storia esemplare di resistenza alla mafia, che ci mostra tutta la fragilità di un Paese, ma anche una grande voglia di combattere con le armi della giustizia.
L'agguato di Capaci : parte 2 / di Massimo Canuti
Milano : La gazzetta dello sport, 2022
Abstract: Il 23 maggio 1992, il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta perdono la vita in uno spaventoso attentato che cambierà per sempre la storia del Paese. Personalità di spicco nella lotta alla mafia, Falcone ha lasciato un ricordo indelebile nella memoria degli italiani, eppure non sempre la sua figura ha avuto il rispetto che meritava. Vilipeso, accusato di protagonismo, perfino delegittimato da chi avrebbe dovuto sostenerlo, è stato però, per tanti comuni cittadini, un eroe battutosi fino all’ultimo per riaffermare i valori della giustizia e della legalità. A quasi trent’anni dalla sua morte, sono ancora molti i punti oscuri sui quali la magistratura tenta di far luce. Fra bugie, omissioni e depistaggi.
RaiCom, 2018
Abstract: La storia del giornalista e scrittore Giuseppe Fava, ucciso da Cosa Nostra a Catania il 5 gennaio 1984. Nel 1980, dopo una lunga assenza e dopo aver raggiunto importanti nell'ambito di cinema, teatro e radio, Pippo Fava torna a Catania. Il suo progetto è aprire un giornale di cui si assumerà tutta la responsabilità e in cui lavorerà una redazione composta nella quasi totalità da giovani. L'intenzione è quella di scrivere di ciò che accade senza autocensure, in particolare nei confronti della mafia. La quale non tarderà nel cercare di prendere contromisure.
Zolfo, 2022
Abstract: Questa è la storia inedita della figlia di un padrino e della sua ribellione soffocata. Lo hanno svelato i pentiti: Lia Pipitone sarebbe stata uccisa per ordine del padre, uno dei capimafia più fedeli a Riina e Provenzano. La colpa: avrebbe intrattenuto una relazione extraconiugale. Ma dopo un processo il padre è stato scagionato e il giallo è rimasto irrisolto. Adesso l'indagine di un figlio e di un giornalista riapre il caso della giovane assassinata a Palermo il 23 settembre 1983 durante una finta rapina. Il giorno dopo l'omicidio il più caro amico di Lia si suicidò: così recita la versione ufficiale dei fatti, che continua a essere carica di misteri e messinscene architettate dai boss. Perché il gotha di Cosa nostra arrivò a tanto contro una giovane di 25 anni? Di che cosa avevano paura i mafiosi? Alessio Cordaro, il figlio di Lia, nel 1983 aveva quattro anni. Questo libro è il suo diario, alla ricerca della verità sulla morte della madre. Ma è anche un'indagine giornalistica vecchio stile di Salvo Palazzolo: il clan dell'Acquasanta, a cui apparteneva Antonino Pipitone, il padre della ragazza uccisa, ha segnato l'ascesa, gli affari e i delitti eccellenti della Cosa nostra di Riina e Provenzano. Se muoio, sopravvivimi è il titolo di una poesia di Pablo Neruda. Era la poesia preferita da Lia Pipitone.
Milano : Rizzoli, 2011
Abstract: Palermo 1979. Sdraiato sull'asfalto, sotto un telo bianco che lascia intravedere lineamenti familiari, c'è un uomo che è morto per una colpa imperdonabile: ha parlato. Quell'uomo si chiama Mario Francese e per primo ha osato scrivere della trasformazione imprenditoriale di Cosa Nostra, degli interessi mafiosi intorno alla ricostruzione del Belice terremotato e alla realizzazione della diga di Garcia. Suo figlio Giuseppe quel giorno ha dodici anni. Sente sei colpi di pistola, scende in strada e vede il corpo del padre gettato nel parcheggio. A distanza di vent'anni ha cercato testimonianze, ha raccolto materiali, si è fatto giornalista investigativo per regolare i conti col passato. E alla fine è riuscito a far condannare mezza Cupola: Bagarella, Riina, Provenzano, esecutore e mandanti della morte del primo cronista a fare il nome di Totò Riina su un giornale. Ma purtroppo anche per Giuseppe è in agguato un terribile epilogo. Come due fili intrecciati, le loro vite seguono una traiettoria simile, un percorso che condurrà entrambi a una morte prematura. Questo libro ricostruisce la vicenda che portò all'uccisione di Mario Francese, raccontando al contempo la storia di un padre e di un figlio e di un'intera famiglia - spezzata dalla violenza della mafia. E restituisce alla coscienza collettiva un patrimonio di onestà che il tempo non può e non deve cancellare.
Fazi, 2013
Abstract: Jimmy Hoffa è stato a capo dell'Unione degli Autotrasportatori americani a partire dagli anni Cinquanta, traghettando questo sindacato verso un periodo di grande partecipazione e diffusione che gli permise di acquisire un importante, e quindi pericoloso, potere contrattuale. Jimmy Hoffa arrivò talmente in alto da iniziare a intrattenere rapporti con la mafia e con le più alte cariche dello Stato. Fu visto per l'ultima volta il 30 luglio 1975, fuori da un ristorante di un sobborgo di Detroit dove avrebbe dovuto incontrare il capo degli autotrasportatori del New Jersey insieme al boss mafioso della città. Il suo corpo non è mai stato ritrovato e la notizia ufficiale della sua morte risale al 1982. In questo libro, Frank Sheeran, l'irlandese, ci racconta per la prima volta con la propria voce come sono andati davvero i fatti e confessa di aver ucciso lui Jimmy Hoffa, svelando così uno dei più fitti misteri statunitensi.
Delitto imperfetto : il generale, la mafia, la società italiana / Nando Dalla Chiesa
Milano : A. Mondadori, 1987
Delitto imperfetto : il generale, la mafia, la società italiana / Nando Dalla Chiesa
Milano : A. Mondadori, 1990
Milano : A. Mondadori, 1982
Primapagina
Delitto imperfetto : il generale, la mafia, la società italiana / Nando Dalla Chiesa
Milano : Melampo, copyr. 2007
Abstract: Delitto imperfetto venne scritto per denunciare la natura nient'affatto perfetta dell'assassinio dalla Chiesa. Venne accolto dalla più ferrea censura televisiva ma da uno straordinario successo di pubblico, trasformandosi in un prodotto collettivo del nuovo movimento antimafia e contribuendo a mettere a fuoco lo scenario nel quale si muovevano i protagonisti della vita nazionale. Ripubblicarlo oggi - arricchito di una nuova introduzione, sorta di viaggio inquieto dell'autore nella storia recente italiana - significa offrire a tutti, specie ai più giovani, uno strumento per capire meglio la società di ieri e di oggi, per scoprire che cosa è cambiato di quella Italia, al di là degli anniversari e dei francobolli commemorativi.
2. ed. riv. e ampliata
Roma : Castelvecchi, 2008
2. ed. [aggiornata al 2006]
Roma : Editori riuniti, 2006
Abstract: Nella notte tra l'8 e il 9 maggio 1978 a Cinisi, sulla costa palermitana, un ordigno esplosivo uccide un giovane militante di sinistra, Giuseppe Impastato. La sua colpa è quella di aver condotto una decennale attività contro la mafia, pur provenendo da una famiglia mafiosa, e di aver denunciato e sbeffeggiato dai microfoni di una radio locale i mafiosi della zona, a cominciare dal boss Gaetano Badalamenti. Sono occorsi oltre vent'anni perchè nei tribunali e in parlamento si facesse luce sulle vere cause della morte del giovane siciliano. La relazione approvata dalla Commissione antimafia nel dicembre 2000 è un documento che ricostruisce il contesto storico del caso Impastato mettendo in luce le convergenze tra rappresentanti delle istituzioni e mafiosi. Questa nuova edizione giunge dopo la condanna del capo-mafia Gaetano Badalamenti e del suo vice Vito Palazzolo, nel frattempo scomparsi, come mandanti dell'assassinio.
Mondadori, 2022
Abstract: È il 23 maggio 1992 quando, lungo l'autostrada che da Trapani porta a Palermo, la mafia uccide il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani con una carica di cinque quintali di tritolo. Un attentato efferato e vile che scuote l'intero Paese e s'imprime nella memoria collettiva, travolta appena due mesi più tardi dal ripetersi di quel tragico copione in via D'Amelio, quando a perdere la vita sono il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta. Per anni la rabbia e l'indignazione per il sangue sparso dalla mafia erano durate soltanto il tempo dei funerali. Dopo la strage di Capaci, invece, qualcosa cambia. Nel Paese, e soprattutto a Palermo. La rabbia diventa pretesa di giustizia, il lutto necessità di testimonianza. Nessuno può più rimanere indifferente. Né le istituzioni, né i cittadini. È l'inizio di quella metamorfosi culturale, morale e delle coscienze che Giovanni Falcone riteneva indispensabile per poter combattere la mafia su larga scala. Ma non solo: è anche l'inizio del viaggio di una donna che sceglie di tramutare il proprio dolore privato in testimonianza universale. Dalla morte del fratello, infatti, Maria Falcone ha dedicato instancabilmente la sua vita all'affermazione dei valori della legalità e dell'antimafia nella società, e in particolare tra i giovani. Oggi, a trent'anni dalla strage, ricorda il fratello e si racconta: quei terribili giorni, la voglia di reagire, l'instancabile impegno e l'attivismo per promuovere una cultura della legalità. E riflette su come siano cambiati da allora la lotta alla mafia e il nostro Paese. Una testimonianza sincera e tenace che fonde la storia personale con una delle pagine più tragiche della nostra storia recente.
Nel nome del padre / Claudio Fava
Milano : Baldini & Castoldi, copyr. 1996
Abstract: La rabbia, la solitudine, ma soprattutto il tentativo di recuperare i fili di un dialogo spezzato da cinque pallottole, una sera di pioggia di dodici anni fa. Claudio Fava racconta al padre, ucciso dalla mafia a Catania, questo lungo, lunghissimo tempo. La memoria delle viltà incontrate: giudici compiacenti, cronisti bugiardi, intellettuali imbarazzati, antimafiosi in doppiopetto... Ma il libro è anche un'invettiva. E' una bestemmia contro il destino portato sulla schiena da chi rimane, da chi sopravvive: lui Claudio Fava, figlio d'un martire, condannato a testimoniare, condannato a ricordare per sempre.
Era il figlio di un pentito / Giuseppe Monticciolo con Vincenzo Vasile
[Milano] : Bompiani, 2007
Abstract: Giuseppe Monticciolo, il braccio destro di Giovanni Brusca, figura eminente del clan dei Corleonesi, si racconta, dai primi passi nel paese per diventare qualcuno - lui piccolo muratore che il dna familiare spinge subito a cercare protezione nell'ambiente giusto - al battesimo di fuoco come killer agli ordini di Brusca, fino alla specializzazione nella costruzione di bunker e nascondigli per capi e prigionieri. Soprattutto, la storia del rapimento di Giuseppe di Matteo, tredicenne figlio di un pentito le cui rivelazioni costarono a Brusca la prima condanna all'ergastolo, della sua brutale detenzione, dello strangolamento e della dissoluzione del corpo nell'acido per far sparire ogni tracca dell'efferato delitto. La vicenda, degna di un film di Scorsese, turba Monticciolo che, pensando al ragazzo chiuso nel bagagliaio, avverte un moto di pietà e la tentazione di fare qualcosa, ma ne è impedito dalla certezza di quello che accadrebbe non solo a lui ma a tutta la sua famiglia se sgarrasse. E del resto, quell'azione disumana, culmine di una serie di altri delitti spietati, segnò l'inizio della fine per un'intera generazione di mafiosi, i sanguinari corleonesi: uno dopo l'altro finiscono in galera Riina, Bagarella e Brusca, uomini-simbolo di una stagione segnata dalla violenza.
Una strage semplice / Nando Dalla Chiesa
Melampo, 2017
Abstract: Capaci. E la sua continuazione, via D'Amelio. Una strage in due tempi. Quando il Paese sembrò impazzire. Mentre Milano osannava i giudici e a Palermo terribili immagini di guerra ne raccontavano la carneficina. Due Italie all'apparenza lontane e invece, come spiega il libro, segretamente vicine. Quella che portò a morte prima Giovanni Falcone e poi Paolo Borsellino fu una strage semplice, frutto di una logica lineare. Che vide convergere Sud e Nord, economia e politica. Che prese la rincorsa all'inizio degli anni Ottanta per conto della mafia palermitana e giunse all'appuntamento di dieci anni dopo in rappresentanza delle paure e ostilità di un intero sistema illegale. Su tutto, l'incubo che il giudice più odiato da Cosa Nostra potesse guidare una struttura nazionale di indagini, da lui ideata, e colpire i crescenti rapporti tra gruppi imprenditoriali d'avventura e capitalismo mafioso; tra mafia e appalti, tra criminalità finanziaria e complicità politiche. Questo libro vuole ricostruire il contesto evidente in cui tutto accadde. Per andare oltre la retorica, e oltre il mistero.
The Irishman / Charles Brandt ; traduzione di Giuliano Bottali e Simonetta Levantini
Fazi, 2019
Abstract: La scomparsa di Jimmy Hoffa, leggendario leader sindacale, definito «l'uomo più potente degli Stati Uniti dopo il presidente» dal suo oppositore Robert Kennedy, è uno dei più grandi misteri della storia americana e ha ossessionato l'opinione pubblica del paese per decenni. Arrivato talmente in alto da intrattenere rapporti con la mafia e con le più importanti cariche dello Stato, Hoffa era un personaggio scomodo a molti uomini, politici e criminali. Fu visto l'ultima volta il 30 luglio 1975 e il suo corpo non fu mai ritrovato. Frank Sheeran, detto l'Irlandese – uno degli unici due non italiani nella lista dei ventisei personaggi di maggior spicco della criminalità organizzata americana stilata da Rudy Giuliani –, prima di morire chiede di confessare tutti i suoi crimini. Nel corso di svariati anni di interviste rilasciate a Charles Brandt, noto procuratore che ha condotto innumerevoli inchieste sulla malavita americana, l'Irlandese rivela il suo coinvolgimento in più di venticinque omicidi, tra cui quello di Jimmy Hoffa. Racconta anche la storia della sua vita: figlio della Grande Depressione, fu soldato in Italia durante la seconda guerra mondiale e, una volta tornato in patria, divenne uno dei più fidati sicari della Cupola di Cosa Nostra. Basandosi sulle sue parole, la penna di Brandt dà vita a un racconto epico, che si conclude con delle scottanti rivelazioni inedite sul coinvolgimento della mafia nell'assassinio dei Kennedy.
3. ed.
Roma : Newton Compton, 2021
Abstract: 23 maggio 1992: il giudice Falcone muore nella strage di Capaci, il più cruento attentato dinamitardo organizzato dalla mafia negli ultimi anni, in cui persero la vita anche la moglie Francesca e tre uomini della scorta. Cinquantasette giorni dopo, il 12 luglio, la mafia uccide di nuovo: l'amico e collega di Falcone, il giudice Paolo Borsellino, salta in aria insieme ai cinque uomini della scorta in via d'Amelio, a Palermo. John Follain giornalista inglese inviato in Italia proprio in quegli anni - ricostruisce attentamente la dinamica degli attentati e l'inchiesta che ne seguì: dalla disperata corsa contro il tempo di Borsellino per scoprire chi avesse ucciso Falcone, nella tragica consapevolezza di essere il prossimo della lista, fino alla straordinaria parabola investigativa che portò all'arresto dei padrini Riina e Provenzano. Ma il libro fornisce anche una visione d'insieme senza precedenti sul modo in cui opera la mafia siciliana, descrivendo nel dettaglio la progettazione e la realizzazione degli omicidi dei due eroici magistrati. Sulla base di nuove ed esclusive interviste e delle testimonianze di investigatori, pentiti, sopravvissuti, parenti e amici, questo saggio racconta minuto per minuto gli eventi che hanno segnato - in maniera irreversibile - il nostro Paese e la lotta dello Stato contro la mafia.