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× Nomi Némirovsky, Irène
× Data 2012

Trovati 12 documenti.

Il signore delle anime
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Némirovsky, Irène

Il signore delle anime

Adelphi, 24/07/2012

Abstract: "Appartengo a una razza levantina, oscura, c'è in me un miscuglio di sangue greco e italiano: sono uno di quelli che voi francesi chiamate metechi, immigrati" dice, a una donna in cui vede l'immagine stessa della purezza, Dario Asfar, giovane me- dico che negli anni successivi alla prima guerra mondiale conduce un'esistenza miserabile nel Sud della Francia. E con sorprendente chiaroveggenza conclude: "Io credo che esista una fatalità, una maledizione. Credo che il mio destino era di essere un mascalzone, un ciarlatano ... Non si sfugge al proprio destino". Anche quando, molti anni dopo, non sarà più il "medicastro" che con il suo aspetto "miserabile e selvatico" e il suo accento straniero ispira solo diffidenza, anche quando sarà diventato ricco e famoso, e l'alta società parigina andrà umilmente a chiedergli di guarirla da quelle malattie dell'anima, da quelle "turbe psichiche", da quelle "fobie inspiegabili" che solo lui, il "Master of souls" (come viene definito da chi lo accusa di sfruttare la credulità del prossimo), è in grado di curare – anche allora il dottor Asfar si porterà dietro il marchio indelebile del suo destino, delle sue origini, del suo sangue. E quegli angiporti dell'Oriente da cui proviene, e che ha cercato di lasciarsi alle spalle, gli rimarranno per sempre negli occhi.

Il calore del sangue
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Némirovsky, Irène

Il calore del sangue

Adelphi, 24/07/2012

Abstract: In questo breve ma densissimo romanzo Irène Némirovsky punta il suo sguardo acuminato non già sull'ambiente dell'alta borghesia ebraica in cui è cresciuta, né su quello dei ghetti dell'Europa orientale, bensì sull'angusto, gretto mondo della provincia francese. Il quadro è, in apparenza, di quieta, finanche un po' scialba agiatezza campagnola: la figlia di due ricchi proprietari terrieri sta per sposare l'erede di un'altra famiglia in tutto e per tutto simile, un bravo ragazzo, come si dice, innamorato e devoto. Eppure bastano poche note stridenti (che l'autrice è abilissima a insinuare fin dalle prime pagine) per farci intuire che dietro la compatta, liscia superficie di perfetta felicità agreste – in cui sembra che ogni sentimento si sia come pietrificato – si spalancano voragini insospettate: nessuno, insomma, è al riparo dalla passione, dalla violenza, persino dal delitto, quando è infiammato dal "calore del sangue". Con la consueta scioltezza narrativa, e la soave crudeltà che le è propria, la Némirovsky ci fa assistere a un lancinante dramma familiare nel corso del quale vedremo, a una a una, cadere tutte le maschere.

Suite francese
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Némirovsky, Irène

Suite francese

Adelphi, 24/07/2012

Abstract: Nei mesi che precedettero il suo arresto e la deportazione ad Auschwitz, Irène Némirovsky compose febbrilmente i primi due romanzi di una grande "sinfonia in cinque movimenti" che doveva narrare, quasi in presa diretta, il destino di una nazione, la Francia, sotto l'occupazione nazista: "Tempesta in giugno" (che racconta la fuga in massa dei parigini alla vigilia dell'arrivo dei tedeschi) e "Dolce" (il cui nucleo centrale è la passione, tanto più bruciante quanto più soffocata, che lega una "sposa di guerra" a un ufficiale tedesco). La pubblicazione, a sessant'anni di distanza, di "Suite francese", il volume che li riunisce, è stata in Francia un vero evento letterario. Non è difficile capire perché: con "Suite francese" ci troviamo di fronte al grande "romanzo popolare" nella sua accezione più nobile: un possente affresco, folto di personaggi memorabili, denso di storie avvincenti, dotato di un ritmo impeccabile, nel quale vediamo intrecciarsi i destini di una moltitudine di individui travolti dalla Storia. Su tutti – il ricco banchiere e il giovane prete, la grande cocotte e la contadina innamorata, lo scrittore vanesio e il ragazzo che vuole andare al fronte e scopre invece le gioie della carne fra le braccia generose di una donna di facili costumi – Irène Némirovsky posa uno sguardo che è insieme lucidissimo e visionario, mostrandoci uno spettro variegato di possibilità dell'uomo: il cinismo, la meschinità, la vigliaccheria, l'arroganza e la vanità, ma anche l'eroismo, l'amore e la pietà. "La cosa più importante, qui, e la più interessante" scriveva la Némirovsky due giorni prima di essere arrestata "è che gli eventi storici, rivoluzionari, ecc. sono appena sfiorati, mentre viene investigata la vita quotidiana, affettiva, e soprattutto la commedia che questa mette in scena".

Il calore del sangue
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Némirovsky, Irène

Il calore del sangue

Adelphi, 04/07/2012

Abstract: In questo breve ma densissimo romanzo Irène Némirovsky punta il suo sguardo acuminato non già sull'ambiente dell'alta borghesia ebraica in cui è cresciuta, né su quello dei ghetti dell'Europa orientale, bensì sull'angusto, gretto mondo della provincia francese. Il quadro è, in apparenza, di quieta, finanche un po' scialba agiatezza campagnola: la figlia di due ricchi proprietari terrieri sta per sposare l'erede di un'altra famiglia in tutto e per tutto simile, un bravo ragazzo, come si dice, innamorato e devoto. Eppure bastano poche note stridenti (che l'autrice è abilissima a insinuare fin dalle prime pagine) per farci intuire che dietro la compatta, liscia superficie di perfetta felicità agreste – in cui sembra che ogni sentimento si sia come pietrificato – si spalancano voragini insospettate: nessuno, insomma, è al riparo dalla passione, dalla violenza, persino dal delitto, quando è infiammato dal "calore del sangue". Con la consueta scioltezza narrativa, e la soave crudeltà che le è propria, la Némirovsky ci fa assistere a un lancinante dramma familiare nel corso del quale vedremo, a una a una, cadere tutte le maschere.

Il vino della solitudine
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Némirovsky, Irène

Il vino della solitudine

Adelphi, 24/07/2012

Abstract: "Il vino della solitudine" è il più autobiografico e il più personale dei grandi romanzi di Irène Némirovsky: la quale, pochi giorni prima di essere arrestata, stilando l'elenco delle sue opere sul retro del quaderno di "Suite francese", accanto a questo titolo scriveva: "Di Irène Némirovsky per Irène Némirovsky". Non sarà difficile, in effetti, riconoscere nella piccola Hélène, che siede a tavola dritta e composta per evitare gli aspri rimproveri della madre, la stessa Irène; e nella bella donna che a cena sfoglia le riviste di moda appena arrivate da Parigi in quella noiosa cittadina dell'impero russo – e trascura una figlia poco amata per il giovane cugino, oggetto invece di una furente passione – quella Fanny Némirovsky che ha fatto dell'infanzia di Irène un deserto senza amore. Hélène detesta la madre con tutte le sue forze (e si sente morire all'idea di dover posare la bocca su quella guancia che vorrebbe "lacerare con le unghie"), al punto da sostituirne il nome, nelle preghiere serali, con quello dell'amata istitutrice, "con una vaga speranza omicida". Verrà un giorno, però, in cui la madre comincerà a invecchiare, e Hélène avrà diciott'anni: accadrà a Parigi, dove la famiglia si è stabilita dopo la guerra e la rivoluzione di ottobre e la fuga attraverso le vaste pianure gelate della Russia e della Finlandia, durante la quale l'adolescente ha avuto per la prima volta "la consapevolezza del suo potere di donna". Allora sembrerà giunto alfine per lei il momento della vendetta: "Ti farò piangere come tu hai fatto piangere me!". Ma Hélène non è sua madre – e forse sceglierà una strada diversa: quella di una solitudine "aspra e inebriante". Da un'infanzia infelice, diceva Irène Némirovsky, non si guarisce mai: pochi hanno saputo raccontare quell'infelicità come ha fatto lei.

Jezabel
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Némirovsky, Irène

Jezabel

Adelphi, 24/07/2012

Abstract: Quando entra nell'aula di tribunale in cui verrà giudicata per l'omicidio del suo giovanissimo amante, Gladys Eysenach viene accolta dai mormorii di un pubblico sovreccitato, impaziente di conoscere ogni sordido dettaglio di quella che promette di essere l'affaire più succulenta di quante il bel mondo parigino abbia visto da anni. Nel suo pallore spettrale, Gladys evoca davvero l'ombra di Jezabel, l'ombra che nell'"Athalie" di Racine compare in sogno alla figlia. La condanna sarà lieve, poiché la difesa invoca il movente passionale. Ma qual è la verità – quella verità che Gladys ha cercato in ogni modo di occultare limitandosi a chiedere ai giudici di infliggerle la pena che merita?

Due
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Némirovsky, Irène

Due

Adelphi, 24/07/2012

Abstract: "Chi meglio della signora Némirovsky, e con un'arma più affilata, ha saputo scrutare l'anima passionale della gioventù del 1920, quel suo frenetico impulso a vivere, quel desiderio ardente e sensuale di bruciarsi nel piacere?" scrisse, all'uscita di questo libro, il critico Pierre Loewel. Le giovani coppie che vediamo amoreggiare in una notte primaverile (la Grande Guerra è finita da pochi mesi, e loro sono i fortunati, quelli che alla carneficina delle trincee sono riusciti a sopravvivere) hanno, apparentemente, un solo desiderio: godere, in una immediatezza senza domani, ignorando "il lato sordido della vita", soffocando quella "parte d'ombra" che ciascuno si porta dentro. Eppure, quasi sulla soglia del romanzo, uno dei protagonisti si pone una domanda che ne costituirà il filo conduttore: "Come avveniva, nell'unione coniugale, il passaggio dall'amore all'amicizia? Quando si cessava di tormentarsi l'un l'altro per volersi finalmente bene?". Con mano ferma, e con uno sguardo ironicamente compassionevole, Irène Némirovsky accompagna i suoi personaggi, attraverso le intermittenze e le devastazioni della passione, fino alla quieta sicurezza dell'amore coniugale. A volte, certo, alcuni di loro rimpiangeranno "l'ebbrezza triste e folle dell'amore", e a quasi tutti accadrà di inoltrarsi, almeno per un po', nelle vie perigliose dell'adulterio; ma il tempo riserverà loro una sorprendente rivelazione: che quell'"essere due" che del matrimonio costituisce l'essenza e "il flusso discontinuo, lento e possente dell'amore coniugale" conferiscono alla coppia una sorta di invincibilità.

I doni della vita
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Némirovsky, Irène

I doni della vita

Adelphi, 24/07/2012

Abstract: Pierre Hardelot, erede delle omonime cartiere, ha una fidanzata rosea e grassoccia che la famiglia ha scelto per lui, ma è innamorato di un'altra: una che non gli consentiranno mai di sposare, perché appartiene alla piccola borghesia, e non ha dote. Eppure, alla vigilia del matrimonio, Pierre decide di infrangere quella invisibile ma solida barriera "fatta di buon sangue, di carni robuste e sane e di risparmi investiti in titoli di Stato, una barriera destinata a proteggere per sempre i giovani dalle insidie della sorte e dalle loro stesse passioni", e la legge non scritta per la quale di generazione in generazione accoppiamenti giudiziosi stringono sempre di più i legami tra le poche famiglie che contano della ricca borghesia di provincia – e sposa la donna che ama. Comincia così "il grande romanzo classico" di Irène Némirovsky: trenta capitoli in cui, attraverso la storia degli Hardelot, si percorrono trent'anni di storia francese, da quelli che precedettero la prima guerra mondiale a quelli che vedono (nel momento stesso in cui Irène racconta gli eventi mentre stanno accadendo) l'occupazione della Francia da parte dei tedeschi. E qui – nelle pagine conclusive del romanzo, allorché si compiono i destini dei personaggi che ha seguito con il suo sguardo affettuoso e ironico – Irène Némirovsky ci stupisce ancora una volta, dimostrando (esattamente come in "Suite francese", la cui stesura portava avanti in parallelo, e di cui "I doni della vita" si può considerare una sorta di prova generale) una lucidità quasi profetica su quelli che saranno i destini dell'umanità tutta.

I cani e i lupi
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Némirovsky, Irène

I cani e i lupi

Adelphi, 24/07/2012

Abstract: Le basta vederlo una sola volta, quel bambino ricco, ben vestito, dai riccioli bruni, dai grandi occhi splendenti, che abita nella meravigliosa villa sulla collina e di cui dicono sia un suo lontano cugino, per essere certa che lo amerà per sempre, di un amore assoluto e immedicabile. A Kiev, la famiglia di Ada abita nella città bassa, quella degli ebrei poveri, e suo padre fa parte della congrega dei maklers, gli intermediari, quegli umili e tenaci individui che si guadagnano da vivere comprando e vendendo di tutto, la seta come il carbone, il tè come le barbabietole. Fra le due città sembra non esserci altro rapporto che non sia il disprezzo degli uni e l'invidia degli altri. Eppure, allorché il ragazzino Harry si troverà di fronte la bambina Ada, ne sarà al tempo stesso inorridito e attratto: come "un cagnolino, ben nutrito e curato, che sente nella foresta l'ululato famelico dei lupi, i suoi fratelli selvaggi". Quando molti anni dopo, a Parigi, il destino li metterà di nuovo l'uno di fronte all'altro, Harry non potrà più indietreggiare, e dovrà fare i conti con quella misteriosa attrazione che Ada esercita su di lui. Alla prima edizione di "I cani e i lupi" l'autrice premetteva un'avvertenza in cui, presentando il romanzo come una vicenda che non poteva essere altro che "una storia di ebrei", ribadiva la propria intenzione di descrivere il popolo a cui apparteneva così com'era, "con i suoi pregi e i suoi difetti": giacché, affermava orgogliosamente, "in letteratura non ci sono argomenti tabù". Oggi, i numerosissimi lettori che la amano sanno che pochi sono stati in grado di raccontare il mondo degli "ebrei venuti dall'Est, dall'Ucraina o dalla Polonia" con altrettanta verità e altrettanto amore.

I falò dell'autunno
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Némirovsky, Irène

I falò dell'autunno

Adelphi, 03/10/2012

Abstract: Al centro di questo romanzo c'è un sogno: quello in cui, poche ore prima di morire, la vecchia nonna della protagonista vede se stessa prendere per mano la nipote e insieme a lei attraversare vasti campi in cui ardono dei falò: ""Vedi," le diceva "sono i falò dell'autunno; purificano la terra, la preparano per nuove semine. Voi siete giovani. Nella vostra vita, questi grandi falò non hanno ancora cominciato ad ardere. Si accenderanno. Devasteranno molte cose ..."". Così sarà: come molti altri della sua generazione, dalle atrocità della Grande Guerra il "piccolo eroe" Bernard Jacquelain è stato trasformato in un "lupo" avido di piaceri e di denaro, cinico e disincantato, e unicamente attratto dal mondo luccicante dei faccendieri, degli affaristi, dei politici corrotti. A niente servirà la presenza dolcissima della giovane moglie: lui ha voglia di avventure, e di quella mediocre vita piccoloborghese non ha che farsene. Ma il fuoco di molti incendi verrà a devastare i campi della sua vita: un amore sordido, una débacle finanziaria, un'al­tra guerra, un lutto atroce. Solo allora Bernard capirà che cosa vuole davvero – e saprà che da quel cumulo di ceneri può nascere una vita nuova.

La preda
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Némirovsky, Irène

La preda

Adelphi, 31/10/2012

Abstract: "Un Julien Sorel all'epoca della crisi": così venne presentato, alla sua comparsa nelle librerie francesi, il protagonista di questo romanzo. Come l'eroe di Stendhal, Jean-Luc Daguerne non ha che un desiderio: "afferrare il mondo a piene mani", diventare uno di quelli che gestiscono il potere e gli affari. Per riuscirci accetterà di essere umiliato, di mentire, di adulare, di fare il doppio gioco, e persino di tradire il suo unico vero amico. Fino al giorno in cui ritroverà dentro di sé, con stupore e sgomento, "quel desiderio di tenerezza, quel disperato bisogno di amore" che per anni ha dovuto negare e soffocare. Allora cercherà, con una sorta di furioso accanimento, di farsi amare dalla sola donna tra le cui braccia abbia sentito riemergere la propria fragilità di bambino, e si chiederà che senso abbia avuto quella lotta convulsa, rabbiosa, per sottrarsi a un destino di miseria, per intrufolarsi negli ambienti giusti, per avere in mano le carte vincenti. Alla fine, il patto faustiano si rivela una beffa: "Il successo, quando è lontano, ha la bellezza del sogno, ma non appena si trasferisce su un piano di realtà appare sordido e meschino".

Nascita di una rivoluzione-La magia-Emilie Plater
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Némirovsky, Irène

Nascita di una rivoluzione-La magia-Emilie Plater

Castelvecchi, 29/08/2012

Abstract: Irene Némirovsky ha vissuto la rivoluzione sulla sua pelle. All'inizio dei disordini russi nel 1917 era a San Pietroburgo, nel cuore pulsante della Storia. La sua famiglia decise subito di spostarsi in Finlandia, ma dopo un anno l'onda del mutamento la raggiungesse di nuovo: nel 1918 scoppiò la guerra civile finlandese. Queste esperienze sono raccolte in un testo composto da tre scritti: "Nascita di una rivoluzione", nel quale la scrittrice fissa il ricordo autentico del febbraio sovietico; "La magia", resoconto dei giorni finlandesi; "Emilie Plater", breve storia della patriota polacca che prese parte alla Rivolta di Novembre (1830-1831) contro l'Impero russo. La Némirovsky vede il "bel viso fiero" di una rivoluzione pacifica tramutarsi improvvisamente in un "volto sfigurato e folle" cosparso di sangue. "Sono ricordi che non mi hanno mai abbandonata, ma che sono così brutali, cosi particolari, così vivi che sarebbe un peccato dissimularli con affabulazioni di ogni tipo". Sono immagini viste con gli occhi di una bambina, con gli occhi di un intero popolo e con quelli di un'eroina che muore combattendo per il suo Paese. Sono ricordi in cui affondano le radici dell'orrore e non della rivoluzione, dell'irrazionale violenza a cui quel vaso di Pandora può dar vita. Prefazione di Susanne Scholl.