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Bompiani, 15/02/2012
Abstract: In Storie della preistoria, superando gli schemi e la morale talvolta spietata della favolistica classica, l'autore non veste i panni del vecchio saggio o del sentenzioso maestro ma, pianamente, con illimitata fantasia e con sorprendente arguzia, narra le avventure e le disavventure di una grande folla di animali umanizzati. O meglio: di uomini che si nascondono dietro una maschera animalesca. Come sempre accade sul palcoscenico della favola, il debole si mescola ai forti, l'ingenuo agli astuti, il buono ai cattivi. Qui, però, la verità non ha le tinte fosche della tragedia o i toni grotteschi della farsa perché Moravia, attento conoscitore degli uomini, non rinuncia mai alla speranza: sicché il lettore impara divertendosi, senza rabbrividire di paura e di sgomento. Ma le sue storie, libere da schematismi e da certezze usurate dal tempo, si propongono, piane, efficaci, più spesso esilaranti, per una lettura accattivante e per un'interpretazione autonoma e personalissima.
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Bompiani, 14/02/2012
Abstract: Trenta donne che parlano di se stesse, trenta racconti che testimoniano ancora una volta l'impegno "femminista" di Alberto Moravia, un impegno che lo ha portato a costruire una serie di ritratti di donne indimenticabili, dove condizione sociale e condizione femminile appaiono più che mai connesse in un unico grande problema morale. Boh – che è anche titolo di uno dei racconti – diventa qui l'espressione di una perplessità che la donna non cesserà mai di ispirare al proprio compagno, scioglimento ironico di una drammaturgia consumata in secoli di soggezione e di incomprensione. Questa raccolta propone un Moravia tagliente e incisivo, superbo nel fissare immagini brevi e concise che rimandano alla perfezione letteraria dei famosi Racconti romani.
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Racconti surrealisti e satirici
Bompiani, 03/04/2012
Abstract: Questi racconti, quasi tutti composti negli anni tra il 1935 e il 1945, rappresentano una stagione molto precisa nell'opera di Alberto Moravia.?Erano gli anni in cui più pesante e più capillare si esercitava il controllo della dittatura: quasi insensibilmente l'autore fu portato a servirsi della satira, della moralità, dell'apologo, dell'allegoria per dire quello che pensava sulla realtà in cui si trovava a vivere. Era questa una delle due sole maniere di esprimersi consentite dalla dittatura; l'altra era l'evasione nell'ermetismo e nella buona letteratura. Perciò, sebbene i racconti siano di vari generi e siano scritti sui più diversi pretesti, hanno un fondo comune e anche una forma unitaria che fanno della presente raccolta un suo libro per nulla frammentario e occasionale: un libro che non ha origine letteraria, bensì sentimentale, di esperienza sofferta e umana.
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Bompiani, 03/05/2012
Abstract: La donna leopardo appartiene alla serie dei romanzi moraviani a respiro breve, come Agostino, la Disubbidienza, l'Amore coniugale. E' la storia, volutamente priva di soluzione, di un tradimento amoroso, di una sofferenza veyeuristica e di una dolente incapacità di comprensione, e segna uno dei punti più alti della meditazione esistenziale di Moravia: la vita non si conosce e noi non la conosciamo. Pubblicato nel 1991, la donna leopardo è ascrivibile a quello che Cecchi definiva "il Moravia migliore".
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Bompiani, 07/05/2012
Abstract: Edito nel 1948, questo breve romanzo riprende, ampliandola e approfondendola, l'avventura già narrata in Agostino, la guarigione, cioè, attraverso l'iniziazione sessuale, di un adolescente incapace di trovare un vitale equilibrio tra sé e l'ambiente, tra le sue aspirazioni e la realtà. Per risolvere il conflitto causato dalla sua incapacità di adattamento, Luca, il protagonista, ricorre a una continua e sistematica disubbidienza ai doveri, agli affetti, ai piaceri, fino al rifiuto della vita stessa. Sarà l'esperienza suprema dell'adolescenza, l'incontro con l'altro sesso, a sottrarlo a questo incantesimo negativo indicandogli una alternativa più gioiosa e vitale.
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Bompiani, 07/05/2012
Abstract: Lucio, un giovane intellettuale antifascista per indole e per scelta, arriva a Capri in una giornata già estiva del giugno 1934 dibattendo in se stesso la dimensione esistenziale della disperazione e della necessità, per vivere, di "stabilizzarla". L'incontro casuale con una donna tedesca, Beate, lo aiuterà a superare l'immobilismo della sua condizione, a chiarire i suoi desideri e a operare una consapevole scelta di campo. In esemplare equilibrio tra cornice storica e vicende individuali, "1934" è certamente un'opera che cattura l'interesse del lettore e rimane impressa nella coscienza
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Bompiani, 10/05/2012
Abstract: "Ho cercato di scoprire il mistero dell'Africa". Questo il senso, lo spirito di Passeggiate africane. (Alberto Moravia) Ogni anno, per diciotto anni, siamo andati, Alberto e io, in Africa. Ma cos'è che ci attirava con tanta prepotenza verso l'Africa nera, tanto da spingere i nostri migliori amici a seguirci, a innamorarsi a loro volta di quelle luci, di quei venti? "Mentre corriamo per i viali di Arusha rifletto sul carattere profondo del paesaggio africano" scrive Alberto in uno dei suoi diarii africani del 1984, "io lo trovo religioso, come l'Attica, come la Terra Santa, come il Nepal. Si sente che su queste montagne eccelse hanno abitato e tutt'ora forse abitano le divinità bizzarre e terrificanti nelle quali si esprime il solo sentimento religioso proprio dell'Africa: la paura". Oggi, rileggendo questi diarii, mi sembra di riascoltare ancora una volta la voce aspra di Alberto, mi sembra di coglierne la segreta dolcezza. Sono sicura che anche per chi non ha mai sentito la sua voce, questo diario ha oggi un suono e parla all'orecchio con la seduzione di un canto dalla melodia distesa, in cui i ritmi di una intelligenza leonina si perdono nei deserti della memoria. (Dall'introduzione di Dacia Maraini)
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Bompiani, 29/06/2012
Abstract: Nella semplicità dello schema della narrazione breve – forma quanto mai congeniale a Moravia – si inserisce una lucida analisi introspettiva che porta l'autore a farsi interprete delle difficoltà psicologiche e morali in cui si dibatte l'uomo moderno il quale, sempre più agito dall'esterno, rischia di capire sempre meno i suoi stessi gesti. Personaggi che agiscono come macchine, come automi appunto: è il tema sottile che lega questa serie di racconti.
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Bompiani, 06/07/2012
Abstract: L'India ha variamente affascinato e alimentato, in tutti i secoli, come può testimoniare in parte la recentissima antologia di Guadalupi,1 la fame di esotismo, il ritorno nel grembo della Grande Madre, culla del mondo, degli occidentali, specialmente novecenteschi (da Hesse a Ginzberg, da Cocteau a Manganelli). Nella raccolta di Guadalupi per il nostro secolo figurano tre italiani: Gozzano, Appelius, Fraccaroli, e ci si ferma così al 1931; ma nel 1955 vi è il diario di Emanuelli, Giornale indiano (Mondadori), qualche anno dopo Mastruzzo, Sadhu e vacche sacre (ed. Sciascia), e fra dicembre 1961 e aprile 1962 ben quattro volumi: India da zero a infinito di Magliocco (Nuove Edizioni d'Italia), Viaggio in India di Todisco (Einaudi), L'odore dell'India di Pasolini (Longanesi) e il moraviano Un'idea dell'India (Bompiani).dall'introduzione di Tonino Tornitore
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Bompiani, 06/07/2012
Abstract: "Tutto il tessuto de La cosa scaturisce da questo invito alla bellezza del possesso non ancora realizzato, e il rimanente desiderio dell'umana speranza non è che un continuo tradimento che nessuna letteratura, per quanto bella e ricca di sorprese, potrà mai colmare."Giuseppe MarchettiPubblicate per la prima volta nel 1983, queste venti "favole erotiche" si configurano come una delle opere più sorprendenti e coraggiose di Moravia. Attraverso una fenomenologia redatta con una pazienza da entomologo, l'autore de Gli indifferenti racconta un'idea di sesso liberata da ogni vincolo morale e psicologico, ma proprio per questo indifferente all'erotismo, avventurandosi in spazi iperrealisti nei quali l'amore si impone sul dolore e su ogni forma di lutto. La stessa scrittura diventa uno strumento di conoscenza che tenta di aprire uno spiraglio di autenticità nel confuso agitarsi dell'esistenza: è solo là dove gli uomini e le donne tendono a confondersi che è possibile cogliere la verità umana celata nel segreto della persona.
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Bompiani, 13/12/2012
Abstract: Sempre inquietante fino al limite dello scabroso, nel suo secondo romanzo Moravia rivela il suo impegno civile in un testo di spietata denuncia del vizio e della società.
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Bompiani, 03/04/2012
Abstract: Sessantanove "nuovi" racconti di Moravia, dispersi su giornali, riviste, almanacchi, fra il 1928 e il 1951. Una rinnovata ispezione in varie biblioteche, che Simone Casini e Francesca Serra hanno condotto con mano sollecita, ha dato un frutto insperato. Moravia sembrava aver "dimenticato", o lasciato alla sonnolenta dimenticanza degli archivi parte proficua del proprio lavoro. Da quello straordinario regista della propria esistenza che l'autore de "Gli indifferenti" è stato, vale la pena credere che in quell'oblio abbia avuto parte una voluta ambiguità. Non si trattava di salvare subito in volume quanto egli pensava fosse il fior fiore del proprio "raccontare" - anche se i racconti che raccolse via via nel corso degli anni Trenta e Quaranta, non per pochi lettori rappresentano un vertice espressivo ineguagliato. Il volume "Racconti 1927-1951" che li raduna, da "Cortigiana stanca" a "Luna di miele, sole di fiele", è un classico della narrativa italiana del '900. Credo che Moravia puntasse a fissare un canone di sé, o un'immagine, quella dello scrittore racchiuso per intero in un principio di realtà, di "romanziere realista", con tutto quanto rappresentava quest'idea, in senso anche filosofico: non scrittore fotografo della vita, ma narratore interprete dei sospetti che con crudezza l'esistenza declina. Secondo questo criterio egli costruì, selezionò quei suoi volumi. I racconti ora ritrovati ci fanno capire che se certamente è stato l'interprete più felice della tradizione "realista" italiana che si incardina nei nomi di Boccaccio, Machiavelli, Goldoni e Manzoni, altro c'era nella sua immaginazione, che parrebbe situarsi fuori di quella linea, e che in lui trovò sintesi efficace. Questi racconti "nuovi", scanditi in tre fasi - quelli che dagli esordi sfiorano lo scoppio della guerra, quindi i racconti che disegnano "tipi", "caratteri" in bilico fra classicità e surrealismo; infine le narrazioni "romane" e "ciociare" del dopoguerra, grondanti felicità visiva - questi racconti, nella loro interezza, ci dicono che Moravia è stato anche buon lettore, discepolo, sosteneva, di Rimbaud e di Dostoevskij. Pagine di sprofondamento nelle oscurità, nelle "caverne" della psiche, pagine di avviso che il male è sempre sulle porte dell'anima, e poi paure e dilavate, rivoltate fantasie, dove visioni di moderna civiltà urbana spiovono in una atmosfera di cifrata irrealtà: Moravia sembra qui catturato dagli aspetti provocatori, sornionamente e comicamente provocatori anche, del grande decadentismo europeo. Insomma, si tratta di scritti utili soltanto alla ricognizione di un laboratorio, di un'officina? La risposta è no. Non c'è un momento in cui Moravia scrivendo abbia dismesso l'idea che il narratore debba raccontare e raccontare, catturare il proprio lettore, tenerlo alla gola per non fargli perdere il piacere, il gusto di correre l'avventura del mondo, anche se questa avventura è pur sempre un'incognita. Ma, sosteneva, è l'incognita della "bella vita". (Enzo Siciliano)
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Bompiani, 15/02/2012
Abstract: A quale tribù appartieni?"Si avverte un'alacrità e una solerzia compositiva d'antico artigiano: Moravia prende le parole più usuali, ne saggia la resistenza, le lascia ricadere sulla pagina così che esse trattengano qualcosa, e non solo qualcosa, del suo averle sfiorate. Di un pianista si direbbe: è questione di tocco." Enzo Siciliano"Questo libro - scriveva Moravia - è stato scritto nel modo seguente: viaggiando in Africa per svago e desderio di estraneamento, senza fare inchieste nè ricerche nè nulla di tutto ciò che, quando si ha intenzione di scrivere su un viaggio, si fa 'apposta'. In Africa ho voluto portare soltanto me stesso, così com'ero, con la cultura e I'informazione di cui già disponeva e niente di più. Se ho letto dei libri sull' Africa l'ho fatto per curiosità, non per crearmi una competenza d'altronde impossibile. Insomma si tratta di un libro di impressioni; cioè della storia di una felice e invaghita disponibilità. Così il fine che il libro, modestamente, si propone non è di informare, né di istruire né tanto meno di giudicare ma di ispirare al lettore lo stesso interesse e la stessa simpatia che mi hanno spinto a viaggiare per il continente nero."
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Bompiani, 05/04/2012
Abstract: "In questo volume il lettore troverà prove cospicue di quell'arte del racconto che Alberto Moravia ebbe quale dono indiscutibile. Ho sentito affermare spesso che Moravia sia più artista come scrittore di racconti che come scrittore di romanzi: è un'opinione pari a un'altra, ma non priva di concrete ragioni. E' vero che Moravia si diede al racconto con la passione di un artigiano, una passione che non conobbe soste; e se riteneva che il racconto fosse animato da un'intuizione molto vicina a quella della poesia, mentre invece il romanzo era spiegato nel sentimento architettonico della forma, attraverso una struttura all'interno della quale lo 'studio della vita' è convesso in un'articolata visione del mondo, se riteneva questo, ho sempre avuto l'impressione che egli si desse al racconto, più che per un raptus ispirativo o sotto lo stimolo di una 'intuizione lirica', proprio per essere fedele a una tensione d'allenamento, lo scaldarsi i muscoli, in vista di quello scatto duro e faticoso che mette a segno un romanzo. In lui, nella sua fisiologia di scrittore, racconto e romanzo erano indissolubilmente legati. Moravia raccontava che Calvino un giorno gli disse: "Smetti di scrivere racconti romani, ne hai scritti troppi." Lui smise, ma non smise di scrivere racconti: voltò pagina, e nacquero i racconti de "L'automa". In questo volume sono riuniti i racconti che Moravia, lungo l'arco della vita, senza mai radunarli in volume, pubblicò su giornali e riviste. Sono pagine sparse, perdute talvolta su testate di cui non c'è più notizia: molti sono ritagli trovati tra le sue carte, in casa, ammucchiati nel caotico disordine che per lo scrittore era abituale" (dalla prefazione di Enzo Siciliano)
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Bompiani, 07/05/2012
Abstract: L'Africa Nera di Alberto Moravia: "inviato speciale" del Corriere della Sera tra il 1975 e il 1981, l'eccezionale cronista annota impressioni, riferisce usi e costumi, descrive luoghi e paesaggi incontrati in un viaggio che è insieme motivo di riscoperta letteraria, valutazione estetica e riflessione socio-antropologica. Così la risalita in battello del fiume Zaire diventa riscontro delle pagine più intense del romanzo africano di Joseph Conrad "Cuore di tenebra"; la cruda luce tropicale della Costa d'Avorio riflette il sogno contemplativo di Gaugin; l'immagine di morte del deserto si trasforma, passando attraverso disperazione e miraggio, in sorprendente immagine di vita.
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Bompiani, 07/05/2012
Abstract: È una raccolta di racconti legati da un clima di attesa e sospensione: la scoperta giovanile della sessualità, rito di passaggio spesso sofferto e torbido che viene magistralmente trattato nel famoso racconto: "Il vassoio davanti alla porta".
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Bompiani, 07/05/2012
Abstract: "Il Moravia 'politico' riflette sui temi pubblici dell'attualità contemporanea la stessa situazione che il Moravia 'scrittore' indaga sul piano privato e interiore dei personaggi. I saggi politici tendono ad esplicitare e a ridurre il contrasto che nell'opera narrativa è implicito e fecondo, formulando da un lato la denuncia di un orizzonte ristretto e sostanzialmente borghese, e manifestando dall'altro lato la tensione utopica verso alternative possibili. È questa dialettica profonda a caratterizzare l'engagement di Moravia, che dunque si muove tra la polarità negativa del 'già visto', entro cui si iscrivono esperienze oppressive pur tanto diverse tra loro quali il vittorianesimo, il fascismo, lo stalinismo, e la polarità positiva del nuovo e del 'mai visto', che ha qui una sorta di suggestivo e precoce manifesto nel saggio del 1944 su La speranza, ovvero cristianesimo e comunismo e che Moravia addita poi, con un entusiasmo talora disarmante, in esperienze storiche come la rivoluzione culturale cinese, oppure la contestazione studentesca del Sessantotto o, in una diversa accezione, l'emergenza del Terzo Mondo. Tra il saggio del 1944 e l'anelito utopico del decennio 1968-1978 si crea così in Impegno controvoglia un cortocircuito significativo, che, mentre si presta a facili smentite e talora ad atroci ironie, documenta un aspetto importante e caratteristico del pensiero di Moravia."dall'Introduzione di Simone Casin
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Bompiani, 25/06/2012
Abstract: Un viaggio dentro il segreto di un'infanzia ferita: la storia grottesca di un incesto mai consumato in un romanzo in cui risuonano accenti autobiografici.
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Bompiani, 26/06/2012
Abstract: Il Moravia saggista raccoglie in questo libro tutta una serie di interessanti riletture: Machiavelli, Boccaccio, Pavese, Maupassant fino al celebre saggi su Manzoni e l'ipotesi di un realismo cattolico che impone una nuova angolatura nella lettura dei "Promessi Sposi".
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Bompiani, 10/05/2012
Abstract: Pubblicato nel 1941 e prontamente sequestrato dal regime fascista, La mascherata, il cui protagonista è un dittatore, è uno dei romanzi più originali, coraggiosi e apertamente provocatorii di Moravia. Apologo satirico scritto con uno stile narrativo tutto azione, rapido e serrato, poggia su una trama politica in cui si intrecciano le vicende dell'amore del generale Tereso Arango e di Fausta e altre storie di rivalità e potere. Scritto nel 1935, dopo un viaggio in Messico, La mascherata si avvale di uno scenario latinoamericano ma esprime tutte le ambiguità di un'epoca in cui le prospettive politiche si affermavano nelle dittature di Mussolini, Hitler, Stalin o nelle democrazie colonialiste inglesi e francesi. Dalla narrazione e dal finale assolutamente imprevedibile, traspare una riflessione morale che rende questa vicenda crudele, ispirata alla mistificazione totalitaria, quanto mai attuale