Trovati 27 documenti.
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Brescia : Morcelliana, 2012-2019
ATN : Antico e Nuovo Testamento
Abstract: La Versione dei Settanta (dal nome lat. Septuaginta; indicata pure con LXX secondo la numerazione latina o greca) è la versione dell'Antico Testamento in lingua greca. Essa è la traduzione di un testo ebraico antico leggermente diverso dal testo tramandato dal giudaismo rabbinico. Secondo la lettera di Aristea, sarebbe stata tradotta direttamente dall'ebraico da 72 saggi ad Alessandria d'Egitto; in questa città cosmopolita e tra le maggiori dell'epoca, sede della celebre Biblioteca di Alessandria, si trovava un'importante e attiva comunità ebraica. Questa versione costituisce tuttora la versione liturgica dell'Antico Testamento per le chiese ortodosse orientali di tradizione greca. La versione dei Settanta non va confusa con le altre cinque o più versioni greche dell'Antico Testamento, la maggior parte delle quali ci sono pervenute solo in frammenti; fra queste ricordiamo le versioni di Aquila di Sinope, Simmaco l'Ebionita e Teodozione, presenti nell'opera di Origene, l'Exapla. Nei testi in lingua inglese la LXX viene spesso indicata con OG (Old Greek, ovvero "Antica versione Greca").
I: Pentateuco / a cura di Paolo Lucca
2012
Fa parte di: La Bibbia dei Settanta / opera diretta da Paolo Sacchi in collaborazione con Luca Mazzinghi
Favole / Esopo ; a cura di Cecilia Benedetti
Mondolibri, 2012
Abstract: Raccolta di 358 favole
Sui simulacri / Porfirio ; introduzione e commento di Mino Gabriele ; traduzione di Franco Maltomini
Adelphi, 2012
Abstract: Porfirio di Tiro, allievo prediletto di Plotino, fu il filosofo più temuto dai Padri della Chiesa per la svettante intelligenza e la raffinata erudizione, poste a difesa della millenaria sapienza pagana contro il dilagare della nuova concezione cristiana. Di lui si racconta che a un convito per l'anniversario di Platone, dove lesse un suo poema dal titolo Le nozze sacre, fu tacciato di pazzia per le molte cose che aveva pronunciato nell'entusiasmo, in senso mistico e velato. Ma Plotino intervenne e gli disse: Ti sei dimostrato al tempo stesso poeta e filosofo e ierofante. E tale si dimostra anche in questo Sui simulacri - di cui sopravvivono pochi, preziosi frammenti -, straordinaria introduzione alla lettura simbolica delle immagini sacre, ossia di quelle plastiche personificazioni dei fenomeni naturali e di visioni teologiche e cosmologiche che aprono l'accesso a conoscenze più alte. Creando un'intensa sintonia tra religione tradizionale e filosofia, Porfirio insegna come la comprensione delle figurazioni simboliche offra all'uomo la possibilità di avere cognizione delle cose ultramondane, giacché l'antica sapienza degli Egizi e dei Greci era stata capace di mostrare l'invisibile attraverso forme visibili, di sposare l'arcano ineffabile con la materia caduca in un indivisibile Uno. I colori, gli attributi ed epiteti che, opportunamente concertati, plasmano, rivestono e nominano i simulacri li rendono una memoria visiva che impedisce l'oblio del divino.
Milano : BUR : Corriere della sera, 2012
Abstract: Uno degli aspetti più caratteristici dell'opera tucididea - aspetto indubbiamente collegato al fatto ce il suo autore era pienamente inserito nella vita politica di Atene prima dell'esilio, e connesso anche alla tendenza a vedere nei fatti ciò che è universalmente valido e isolare le manifestazioni della natura umana - è l'impostazione incentrata sull'analisi politica. Le Storie, più che un resoconto militare del conflitto tra due grandi potenze, sono l'analisi del fenomeno consistente nella nascita, nello sviluppo, nella conservazione e nel graduale sfaldamento di una grande aggregazione di potere, cioè l'impero ateniese. (dall'introduzione di Guido Donini)
BUR : Corriere della sera, 2012
Abstract: Che cos'è la felicità? In una Lettera sulla felicità a Meneceo Epicuro sostiene che non c'è età per conoscere la felicità: non si è mai né troppo vecchi né troppo giovani per occuparsi del benessere dell'anima. Nella sua vita naturale l'uomo allontana da sé il dolore sia fisico che psichico e l'assenza di queste due cause porta al raggiungimento della felicità. Ma non è sufficiente: Epicuro sostiene che si deve provare piacere e quindi classifica i piaceri dividendoli in tre grandi categorie: i piaceri naturali e necessari; i piaceri naturali ma non del tutto necessari; i piaceri del tutto accessori. L'uomo ha anche delle necessità sovra-strutturate come l'ambizione a migliorarsi, a crescere intellettualmente, a primeggiare sugli altri. Per raggiungere questi obiettivi mette in campo tutta la sua passione e la sua anima e quando raggiunge l'obiettivo trova un appagamento di felicità proprio dell'intelletto. In questa breve lettera, Epicuro ci insegna cosa serve per essere felici, e cosa invece ostacola il raggiungimento della felicità.
Milano : BUR : Corriere della sera, 2012
Abstract: Uno degli aspetti più caratteristici dell'opera tucididea - aspetto indubbiamente collegato al fatto ce il suo autore era pienamente inserito nella vita politica di Atene prima dell'esilio, e connesso anche alla tendenza a vedere nei fatti ciò che è universalmente valido e isolare le manifestazioni della natura umana - è l'impostazione incentrata sull'analisi politica. Le Storie, più che un resoconto militare del conflitto tra due grandi potenze, sono l'analisi del fenomeno consistente nella nascita, nello sviluppo, nella conservazione e nel graduale sfaldamento di una grande aggregazione di potere, cioè l'impero ateniese. (dall'introduzione di Guido Donini)
Lettera sulla felicità / Epicuro ; a cura di Angelo Pellegrino
Torino : Einaudi, 2012
Abstract: L'uomo che vive con l'animo sereno è paragonato da Epicuro a colui che, al sicuro sulla terraferma, osserva con distacco il mare in tempesta. Questa è l'immagine epicurea della felicità, che ben rappresenta quale sia lo scopo ultimo della filosofia: procurare piacere all'uomo, allontanandolo dal mare in tempesta delle false ansie, dei timori e dei cattivi pensieri e, soprattutto, distogliendolo dalle acque agitate dei desideri irrealizzabili. Per afferrare il vero piacere, quello che porta alla felicità, non servono infatti chissà quali ricchezze: basta imparare ad allontanare la sofferenza e vivere del necessario. Saremo così liberi dai falsi bisogni, felici di ciò che abbiamo, capaci di affrontare la sorte e, nel caso arrivi di più, pronti ad apprezzarlo. La traduzione di Angelo Pellegrino, condotta con rigore filologico, è accompagnata da una puntuale introduzione che ricostruisce la figura di Epicuro e il significato della sua opera e da altri celebri testi epicurei, che sono stati sovente ripresi anche dalla mistica cristiana: le Massime Capitali, il Gnomologium Vaticanum Epicureum e la Vita di Epicuro.
L' anima e il dolore / Galeno ; a cura di Ivan Garofalo e Alessandro Lami
BUR, 2012
Abstract: Non capita di frequente che il corpus di un autore antico si arricchisca in epoca moderna, ma per Galeno questo è avvenuto: un manoscritto riemerso nel 2005 in un monastero di Salonicco ha restituito quello che costituisce a tutti gli effetti il nuovo Galeno. La prima delle opere ritrovate, il De indolentia, è un'epistola in cui il grande medico, dopo aver perso tutto nell'incendio che devastò Roma nel 192, scrive di come sia riuscito a far fronte al dolore della privazione: le sofferenze, afferma, non devono spaventare, finché si può conversare con un amico o farsi leggere un libro. Nella seconda, il De propriis placitis - probabilmente la sua ultima -, Galeno affronta invece il tema della concezione dell'anima, e nel farlo ripercorre i capisaldi del proprio pensiero.
Contro Leocrate / Licurgo ; introduzione, traduzione e note di Andrea Taddei
[Milano] : BUR, 2012
Abstract: All'indomani della sconfitta inflitta ad Atene da Filippo di Macedonia nella battaglia di Cheronea, il cittadino Leocrate liquida i propri beni e, in compagnia di un'etera, fugge all'estero per darsi agli affari. Otto anni dopo, Licurgo, oratore e influente uomo politico, lo trascina davanti all'Aeropago chiedendone la condanna a morte per alto tradimento. Ma perché, a distanza di cosi tanto tempo, un uomo di spicco dell'amministrazione ateniese intenta un processo contro un commerciante? Nella sua arringa appassionata, Licurgo contrappone al comportamento empio ed egoista dell'imputato gli exempla storici e mitici di coloro che hanno dimostrato la devozione per la patria anche a prezzo della vita. Leocrate sarà assolto per un solo voto, ma il suo processo getta luce su un delicatissimo momento di passaggio per Atene e l'intera Grecia.
Le piante / [Aristotele] ; introduzione, traduzione, note e apparati di Maria Fernanda Ferrini
Bompiani, 2012
Abstract: Il testo originale del Peri phyton è perduto, e il trattato che leggiamo in greco, edito per la prima volta nei Geoponica (1539), e incluso in tutte le edizioni del Corpus Aristotelicum, a partire dalla seconda edizione di Basilea (1539), è la retroversione greca (anonima) condotta sulla traduzione latina, condotta a sua volta su una traduzione araba di una traduzione siriaca. Il Medioevo latino attribuisce quasi unanimemente il trattato ad Aristotele. Il trattato ha un carattere peculiare nell'ambito della botanica antica, in quanto affronta temi discussi principalmente in ambito biologico e filosofico: se la pianta sia un essere vivente, quale tipo di anima abbia, se sia capace di percepire, se i sessi siano in essa distinti, e in genere quali caratteristiche tipiche della fisiologia animale sia possibile riconoscere anche nella pianta. Esso ha costituito nel Medioevo e nel Rinascimento una delle fonti antiche più lette, come dimostrano, tra gli altri, il De vegetabilibus di Alberto Magno, e il commento della retroversione greca da parte di Giulio Cesare Scaligero. Il testo greco stampato a fronte della traduzione è (tranne in alcuni punti, segnalati e discussi nelle note) quello dell'edizione del 1989, curata da H. J. Drossaart Lulofs (editore delle versioni orientali) e E. L. J. Poortman (editore della versione latina e greca).
Antigone / Sofocle ; introduzione, traduzione e commento di Davide Susanetti
Carocci, 2012
Abstract: Un cadavere putrescente su cui uccelli e cani banchettano. Una lotta mortale intorno al destino di questo corpo. Uno scontro sulla legge e sulla giustizia, sull'ordine e sull'obbedienza. Antigone contro Creonte. Il teatro di Sofocle ha consegnato alla tradizione occidentale un nodo tragico infinitamente riattraversato e interrogato, dall'antichità ai traumi del secolo breve. Ma che cosa ricorre effettivamente sulla scena? Quali problemi e insieme quali fraintendimenti risuonano a partire dall'antico duello verbale?
Etica Eudemia / Aristotele ; introduzione, traduzione e note di Marcello Zanatta
[Milano] : BUR, 2012
Abstract: Nell'Etica endemia il pensiero morale di Aristotele raggiunge la tensione speculativa più alta e la piena maturità. Posteriore all'Etica nicomachea, questo trattato ne riformula le dottrine in una esposizione sintetica e al tempo stesso concettualmente e formalmente più rigorosa. Vi si trova, in particolare, una più solida analisi del rapporto fra la virtù etica e la contemplazione di dio, che porta Aristotele a delineare un profilo dell'uomo di straordinaria ricchezza. La paternità aristotelica dell'opera, a lungo dibattuta, è oggi riconosciuta dalla grande maggioranza degli studiosi e può considerarsi assodata. La presente edizione, condotta sul testo critico di Susemihl, è arricchita da una monografia introduttiva e da un ampio apparato di note filologiche e storiche.
Favole / Esopo ; cura e traduzione di Mario Giammarco
Ed. integrale, 2. ed.
Newton Compton, 2012
Abstract: Raccolta di 358 favole
L' arte di conoscere se stessi ; Pensieri / Marco Aurelio ; a cura di mario Scaffidi Abbate
Ed. integrale con testo a fronte
Newton Compton, 2012
Einaudi, 2012
Abstract: Ippia ha appena terminato una conferenza, ma Socrate ha delle domande da porgli, soprattutto per quanto riguarda alcune sue affermazioni sull’Iliade. Il sofista ha infatti sostenuto la superiorità morale di Achille rispetto a Odisseo, portando a sostegno della propria tesi niente meno che Omero: egli ha ritratto Achille come il migliore dei combattenti di Troia, Nestore come il più saggio e Odisseo come il più astuto, ma l’astuzia di quest’ultimo, sostiene Ippia, altro non è che bravura a mentire. Socrate, desideroso di apprendere da un uomo notoriamente sapiente come il polymathes Ippia, inizia a interrogarlo, domandandogli dapprima se gli ingannatori e i bugiardi sono ignoranti o sapienti, e appreso che essi mentono perché sono sapienti e consapevoli di fare il male, egli ne deduce che il bugiardo e il sincero sono in realtà la stessa persona, poiché è la stessa persona ad essere sapiente in un campo e a scegliere, di volta in volta, se dire o meno la verità al riguardo. Ippia però ha delle perplessità, ma Socrate inizia a citare alcuni versi omerici in cui anche Achille mente, dimostrando di non essere certo migliore di Odisseo, ma semmai il contrario. Inoltre, Socrate porta molti altri esempi tratti dai vari campi del sapere, in ognuno dei quali risulta che il migliore è chi mente – per esempio: un corridore valido che decide di correre piano, è senz’altro un corridore migliore di uno che corre piano perché zoppo. Ma allora, afferma Socrate, forse è un pregio essere zoppi o miopi? Evidentemente no, e anche Ippia è costretto a riconoscerlo. Socrate infine sposta l’attenzione sull’anima e la giustizia, mostrando che l’anima migliore è quella che compie volontariamente azioni malvagie, mentre peggiore quella che le fa involontariamente. Dunque, per rendere la nostra anima migliore, bisogna mentire e compiere azioni ingiuste? Ippia afferma che così non può assolutamente essere, e Socrate continua il ragionamento, giungendo alla conclusione che l’anima sapiente sarà giusta, quella ignorante ingiusta; ma anche così si torna al medesimo punto, poiché chi compie azioni malvagie ma è sapiente, è per forza buono e migliore di chi fa il male involontariamente perché ignorante. Ippia non è nuovamente d’accordo, ma non sa più cosa rispondere. Il dialogo si rivela pertanto aporetico, e Socrate – che si autodefinisce ignorante – non può far altro che riconoscere l’insipienza dei sedicenti sapienti
Libro 10: Delfi e Focide / Pausania
2012
Abstract: Scritto nel II secolo d.C., durante la dominazione romana, il Viaggio in Grecia è un'affascinante guida attraverso i monumenti, le opere artistiche e i luoghi del mondo greco classico. In questo volume, l'autore ci conduce a Delfi, alla scoperta dell'oracolo e del santuario di Apollo, il più importante insieme a quello di Zeus a Dodona e considerato l'ombelico del mondo greco. Le descrizioni delle splendide opere d'arte, lì poste come doni votivi per il dio da ogni città della Grecia, si intrecciano con la storia della Focide, la regione in cui Delfi si trova, contrassegnata dalle incessanti e sanguinose lotte per il controllo del santuario stesso, centro di potere e ricchezza. La traduzione rigorosa di Salvatore Rizzo è accompagnata da un ricco apparato iconografico, da una presentazione del volume, che chiarisce i metodi adottati da Pausania e l'ordine degli itinerari percorsi, e dagli indici dell'intera opera.