Abstract: "Quando, nel 1868, le Memorie di un povero diavolo furono affidate alle stampe, Bruno Henrique de Almeida Seabra era già un poeta apprezzato. Nel 1862 aveva pubblicato la sua raccolta di poesie Flores e Frutos, opera dal titolo evidentemente garrettiano, ma genuinamente ispirata, rispetto al poeta lusitano, alla voce della natura e del sertão ; opera che ricevette prontamente il plauso del pubblico contemporaneo e fu entusiasticamente recensita, nei periodici letterari del tempo, nientemeno che dalla penna di scrittori quali Antonio Joaquim de Macedo Soares, Machado de Assis e Joao Carlo de Sousa Ferreira.Nell'esperienza poetica dei Flores e Frutos l'autore rivela la sua vocazione sociale, quando accanto al mito di una natura primitiva e incontaminata, con una vena carica di realismo e di sarcasmo, scioglie un canto, in versi popolareschi, per i negri e gli schiavi d'America.In effetti, rispetto alle prime grandi manifestazioni romantiche del Brasile, qualcosa era mutato nel panorama letterario e la rivoluzione era venuta dal Nord, quel Nord di cui il Seabra era figlio, sebbene parte della sua formazione e educazione si fosse svolta a Rio de Janeiro.Il Romanticismo brasiliano volge verso la sua fase "sociale", attraverso una sensibilità che coglie aspetti della vita comune e della realtà quotidiana. Il romantico afflato titanico che proiettava l'individuo verso l'infinito, si fa respiro umano, anelito di riconquista del mondo circostante, e l'uomo, come il poeta, trova la propria rappresentazione non in se stesso, ma in quanto appartenente ad una realtà sociale che lo circonda. I soggetti di quest'arte, i nuovi eroi, sono gli schiavi, i poveri, i briganti, le prostitute, coloro che, ai margini della società, rappresentano l'alternativa sentimentale ai valori pragmatici della borghesia rampante. Il linguaggio, come ogniqualvolta che il pensiero precipiti dal mondo delle idee a quello del reale, diventa pungente, ironico, amaro, come per compensare la caduta. Non sorprendono quindi i toni forti, l'espressione viva, acuta e disillusa.Sotto questo aspetto il Seabra appartiene all'ultima generazione dei romantici e le Memorie di un povero diavolo rappresentano la testimonianza tangibile di un nuovo clima. L'autore, che si avvale di un genere propriamente individualistico, quello delle Memorie appunto, ne traveste tuttavia il contenuto per caricarlo di valenze umanitarie e sociali; qui le memorie non sono quelle di un eroe pronto a sfidare forze incomprensibili e ineluttabili, bensì quelle di un povero diavolo che sfoga la sua ira contro un sistema di valori di una società che, invece, può e deve essere sensibilizzata. Il tono non è quello della compassione, ma della satira feroce e della critica, con accenti che ricordano un Francois Villon, i poeti maledetti, o i nostri Scapigliati.Povertà è la prima parola del testo, e l'ironia la chiave di lettura:"La povertà non è un vizio. Copiosi sarebbero i vizi se facessero la conta dei poveri. Per non essere la povertà un vezzo, la fuggono persino gli…scrittori… E come aspettarsi un povero diavolo, che altri, se non lui, racconti le sue memorie?"L'autore si scaglia impudentemente contro tutti, non risparmia nessuno, neppure il suo Pubblico:"sul quale, in tale circostanza, non sfogo il più scomposto degli insulti per cura di vendere questo volumetto. Qui me lo tengo di riserva, tuttavia, per quando debba scrivere alcun giudizio critico sull'opera altrui."e, non molto dopo, la voce del poeta maledetto viene vigorosamente alla luce, quando il sarcasmo viene a toccare momenti simbolici della liturgia e della vita religiosa, deridendone persino princìpi inviolabili, come la vita stessa:"Venni alla luce al calar del sole, minuti prima del tocco dell'Avemaria. Dilettevole ora! Nell'anno in cui fui concepito non apparve nessuna cometa nel cielo sopra di me. Non desiderai venire alla luce e, ahi noi, se il nascere dipendesse da un – come desidera! – a quest'ora mezzo mondo non avrebbe ancora la barba."È interessante notare come la vicenda delle Memorie si dipana e si costruisce attraverso una rete di relazioni umane, ovvero come l'autobiografia dell'autore non prende corpo di per se stessa, ma solo in rapporto ai personaggi che si susseguono nell'opera come caricature dei mondi ai quali appartengono. Il primo di questi personaggi è lo zio, uomo dalla tempra austera, incarnazione di una società rude e superstiziosa, ma semplice nei sentimenti e negli affetti; così quando il nipote ritorna a casa dopo esserne scappato, in seguito a un ceffone dello zio, l'autore confessa: "Singhiozzai sinceramente, per la prima volta nella mia vita. E per la prima volta in modo tale che scorsi le lacrime negli occhi di mio zio"; e, in quella fuga aveva trovato rifugio nella dimora di una prostituta, Aurora, la prima donna che amò nella sua vita, la cui moralità racchiude in queste due semplici battute: "Nondimeno, Aurora aveva cuore. Così avesse avuto anche giudizio".E la deliziosa carrellata di personaggi prosegue con padre Severino, un prete che per soli due mila reais non può che raccomandare le anime al diavolo, e si rammarica quando la sua mariquilhas, quella dagli occhi azzurri, parte per Bahia seguendo il marito. Il feroce anticlericalismo raggiunge l'apice nella poesia contro i frati:"Già non s'incappa più in un frà PanciutoStillante grasso al sol canicolare!Beato tegame, quello dei tempi addietro,In cui vi fosse caduto il fazzoletto di setaChe il collo avesse cinto d'un frate!Il brodo si sarebbe mutato in lardo.[…]E i costumi? e le dimore loro? Già lessi,da qualche parte che, voi, allegri monaci,Foste, nelle prische ere dei conventi,l'incubo dei mariti tutti, e ascoltate!Orrore! orrore! persino delle adolescenti!". Non meno divertente di padre Severino è la figura del capitalista Joaquim, il quale decise che monogamia non fosse una parola e alfine divenne barone! L'amico Simphoriano, "l'unico che abbia, afferma l'autore, con quel nome", è il rappresentante di una cultura pedante, "una buona creatura, ma non proferiva tre parole senza citare qualche detto o i nomi di uomini celebri, conosciuti – attraverso i cataloghi dei libri", il quale "ancora credeva che, per imparare qualcosa, bisognasse, per forza di cose, consumarsi le sopracciglia. Un semplicione da questo punto di vista".La bellezza delle Memorie si realizza nella costruzione di questi caratteri, nel racconto di episodi comici o nel linguaggio ironico e umoristico:"Fino ad allora, con me non si era mai verificata la sentenza si vis potes. Da quattro anni – voglio – succedere all'eredità di una ricca anziana e nessuna ancora morì ricordandosi di me. Questo è il meno.Voglio – che il notaio, nel cui cartorio sono copista, – aggiunga agli spiccioli del mio salario mille reis e in vano desidero ciò – da quarantotto mesi.Nonostante tutto, intravedo ancora molte speranze, e, maggiormente, quando considero che lo stesso Simphoriano volle essere e fu decorato per i rilevanti servizi, che prestò al Brasile in Paraguay dove mai vi pose piede!... (questo è un fatto).Anche il padre Severino volle essere vicario e lo fu, – e la popolazione della parrocchia intanto... cresce..."E che dire del suo messaggio alla posterità: "Parlai semplicemente a vuoto in quanto raccontai.... della mia persona. Quando scriverai la mia biografia cerca gli appunti in un'altra fonte, altrimenti andrai carponi come fino ad ora il più delle volte... sei andato."Memorie di un povero diavolo è un'opera inedita per il pubblico italiano; eppure nella vena umoristica, nello sguardo ironico sulla realtà sociale, nella comicità degli episodi descritti, conserva più che mai la propria modernità."
Titolo e contributi: Memorie di un povero diavolo
Pubblicazione: Faligi Editore, 25/11/2011
Data:25-11-2011
"Quando, nel 1868, le Memorie di un povero diavolo furono affidate alle stampe, Bruno Henrique de Almeida Seabra era già un poeta apprezzato. Nel 1862 aveva pubblicato la sua raccolta di poesie Flores e Frutos, opera dal titolo evidentemente garrettiano, ma genuinamente ispirata, rispetto al poeta lusitano, alla voce della natura e del sertão ; opera che ricevette prontamente il plauso del pubblico contemporaneo e fu entusiasticamente recensita, nei periodici letterari del tempo, nientemeno che dalla penna di scrittori quali Antonio Joaquim de Macedo Soares, Machado de Assis e Joao Carlo de Sousa Ferreira.Nell'esperienza poetica dei Flores e Frutos l'autore rivela la sua vocazione sociale, quando accanto al mito di una natura primitiva e incontaminata, con una vena carica di realismo e di sarcasmo, scioglie un canto, in versi popolareschi, per i negri e gli schiavi d'America.In effetti, rispetto alle prime grandi manifestazioni romantiche del Brasile, qualcosa era mutato nel panorama letterario e la rivoluzione era venuta dal Nord, quel Nord di cui il Seabra era figlio, sebbene parte della sua formazione e educazione si fosse svolta a Rio de Janeiro.Il Romanticismo brasiliano volge verso la sua fase "sociale", attraverso una sensibilità che coglie aspetti della vita comune e della realtà quotidiana. Il romantico afflato titanico che proiettava l'individuo verso l'infinito, si fa respiro umano, anelito di riconquista del mondo circostante, e l'uomo, come il poeta, trova la propria rappresentazione non in se stesso, ma in quanto appartenente ad una realtà sociale che lo circonda. I soggetti di quest'arte, i nuovi eroi, sono gli schiavi, i poveri, i briganti, le prostitute, coloro che, ai margini della società, rappresentano l'alternativa sentimentale ai valori pragmatici della borghesia rampante. Il linguaggio, come ogniqualvolta che il pensiero precipiti dal mondo delle idee a quello del reale, diventa pungente, ironico, amaro, come per compensare la caduta. Non sorprendono quindi i toni forti, l'espressione viva, acuta e disillusa.Sotto questo aspetto il Seabra appartiene all'ultima generazione dei romantici e le Memorie di un povero diavolo rappresentano la testimonianza tangibile di un nuovo clima. L'autore, che si avvale di un genere propriamente individualistico, quello delle Memorie appunto, ne traveste tuttavia il contenuto per caricarlo di valenze umanitarie e sociali; qui le memorie non sono quelle di un eroe pronto a sfidare forze incomprensibili e ineluttabili, bensì quelle di un povero diavolo che sfoga la sua ira contro un sistema di valori di una società che, invece, può e deve essere sensibilizzata. Il tono non è quello della compassione, ma della satira feroce e della critica, con accenti che ricordano un Francois Villon, i poeti maledetti, o i nostri Scapigliati.Povertà è la prima parola del testo, e l'ironia la chiave di lettura:"La povertà non è un vizio. Copiosi sarebbero i vizi se facessero la conta dei poveri. Per non essere la povertà un vezzo, la fuggono persino gli…scrittori… E come aspettarsi un povero diavolo, che altri, se non lui, racconti le sue memorie?"L'autore si scaglia impudentemente contro tutti, non risparmia nessuno, neppure il suo Pubblico:"sul quale, in tale circostanza, non sfogo il più scomposto degli insulti per cura di vendere questo volumetto. Qui me lo tengo di riserva, tuttavia, per quando debba scrivere alcun giudizio critico sull'opera altrui."e, non molto dopo, la voce del poeta maledetto viene vigorosamente alla luce, quando il sarcasmo viene a toccare momenti simbolici della liturgia e della vita religiosa, deridendone persino princìpi inviolabili, come la vita stessa:"Venni alla luce al calar del sole, minuti prima del tocco dell'Avemaria. Dilettevole ora! Nell'anno in cui fui concepito non apparve nessuna cometa nel cielo sopra di me. Non desiderai venire alla luce e, ahi noi, se il nascere dipendesse da un – come desidera! – a quest'ora mezzo mondo non avrebbe ancora la barba."È interessante notare come la vicenda delle Memorie si dipana e si costruisce attraverso una rete di relazioni umane, ovvero come l'autobiografia dell'autore non prende corpo di per se stessa, ma solo in rapporto ai personaggi che si susseguono nell'opera come caricature dei mondi ai quali appartengono. Il primo di questi personaggi è lo zio, uomo dalla tempra austera, incarnazione di una società rude e superstiziosa, ma semplice nei sentimenti e negli affetti; così quando il nipote ritorna a casa dopo esserne scappato, in seguito a un ceffone dello zio, l'autore confessa: "Singhiozzai sinceramente, per la prima volta nella mia vita. E per la prima volta in modo tale che scorsi le lacrime negli occhi di mio zio"; e, in quella fuga aveva trovato rifugio nella dimora di una prostituta, Aurora, la prima donna che amò nella sua vita, la cui moralità racchiude in queste due semplici battute: "Nondimeno, Aurora aveva cuore. Così avesse avuto anche giudizio".E la deliziosa carrellata di personaggi prosegue con padre Severino, un prete che per soli due mila reais non può che raccomandare le anime al diavolo, e si rammarica quando la sua mariquilhas, quella dagli occhi azzurri, parte per Bahia seguendo il marito. Il feroce anticlericalismo raggiunge l'apice nella poesia contro i frati:"Già non s'incappa più in un frà PanciutoStillante grasso al sol canicolare!Beato tegame, quello dei tempi addietro,In cui vi fosse caduto il fazzoletto di setaChe il collo avesse cinto d'un frate!Il brodo si sarebbe mutato in lardo.[…]E i costumi? e le dimore loro? Già lessi,da qualche parte che, voi, allegri monaci,Foste, nelle prische ere dei conventi,l'incubo dei mariti tutti, e ascoltate!Orrore! orrore! persino delle adolescenti!". Non meno divertente di padre Severino è la figura del capitalista Joaquim, il quale decise che monogamia non fosse una parola e alfine divenne barone! L'amico Simphoriano, "l'unico che abbia, afferma l'autore, con quel nome", è il rappresentante di una cultura pedante, "una buona creatura, ma non proferiva tre parole senza citare qualche detto o i nomi di uomini celebri, conosciuti – attraverso i cataloghi dei libri", il quale "ancora credeva che, per imparare qualcosa, bisognasse, per forza di cose, consumarsi le sopracciglia. Un semplicione da questo punto di vista".La bellezza delle Memorie si realizza nella costruzione di questi caratteri, nel racconto di episodi comici o nel linguaggio ironico e umoristico:"Fino ad allora, con me non si era mai verificata la sentenza si vis potes. Da quattro anni – voglio – succedere all'eredità di una ricca anziana e nessuna ancora morì ricordandosi di me. Questo è il meno.Voglio – che il notaio, nel cui cartorio sono copista, – aggiunga agli spiccioli del mio salario mille reis e in vano desidero ciò – da quarantotto mesi.Nonostante tutto, intravedo ancora molte speranze, e, maggiormente, quando considero che lo stesso Simphoriano volle essere e fu decorato per i rilevanti servizi, che prestò al Brasile in Paraguay dove mai vi pose piede!... (questo è un fatto).Anche il padre Severino volle essere vicario e lo fu, – e la popolazione della parrocchia intanto... cresce..."E che dire del suo messaggio alla posterità: "Parlai semplicemente a vuoto in quanto raccontai.... della mia persona. Quando scriverai la mia biografia cerca gli appunti in un'altra fonte, altrimenti andrai carponi come fino ad ora il più delle volte... sei andato."Memorie di un povero diavolo è un'opera inedita per il pubblico italiano; eppure nella vena umoristica, nello sguardo ironico sulla realtà sociale, nella comicità degli episodi descritti, conserva più che mai la propria modernità."
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