Dal tragico all'osceno
Risorsa locale

Scurati, Antonio

Dal tragico all'osceno

Abstract: Nel paesaggio mediatico contemporaneo il tragico è stato sostituito dall'osceno. Il trionfo dell'oscenità di massa sull'arte tragica rende progressivamente impossibile una rappresentazione pietosa, partecipe e catartica della sofferenza umana.Questo profondo rivolgimento culturale precipitò negli ultimi decenni del Novecento. Mai come a partire da quel momento le occasioni di assistere allo spettacolo della sofferenza altrui sarebbero state tanto numerose, quotidiane, immediate. In un primo momento ce ne sentimmo travolti. Ben presto, però, l'uomo che abitava il mediascape di fine millennio si trasformò in un animale anfibio, capace di vivere simultaneamente in due ambienti profondamente diversi: all'asciutto del proprio mondo reale, pacifico e protetto ma anche immerso nella palude insanguinata da vittime di apocalissi lontane. La nostra pelle squamata si sarebbe presto dimostrata perfettamente impermeabile a entrambi gli ambienti. Qualsiasi tragedia altrui ci sarebbe scivolata addosso.Analizzando e comparando romanzi, film, fotografie e televisione, questi saggi di Scurati scavano sotto il fasullo senso umanitario di una società gaudente, ludica, stupidamente euforica, arrogantemente dimentica dell'angoscia del morire, una cultura che nella panacea della visibilità elettronica s'illude di poter mettere a morte la morte, di potersi emancipare dal funereo, luttuoso lavoro di sopravvivenza attraverso l'immagine, quel lavoro iniziato da nostri progenitori, millenni or sono, in un mondo popolato da ombre di belve e di avi defunti.


Titolo e contributi: Dal tragico all'osceno

Pubblicazione: Bompiani, 27/06/2012

Data:27-06-2012

Nota:
  • Lingua: italiano
  • Formato: PDF/EPUB con DRM Adobe

Nomi:

Dati generali (100)
  • Tipo di data: data di dettaglio
  • Data di pubblicazione: 27-06-2012

Nel paesaggio mediatico contemporaneo il tragico è stato sostituito dall'osceno. Il trionfo dell'oscenità di massa sull'arte tragica rende progressivamente impossibile una rappresentazione pietosa, partecipe e catartica della sofferenza umana.Questo profondo rivolgimento culturale precipitò negli ultimi decenni del Novecento. Mai come a partire da quel momento le occasioni di assistere allo spettacolo della sofferenza altrui sarebbero state tanto numerose, quotidiane, immediate. In un primo momento ce ne sentimmo travolti. Ben presto, però, l'uomo che abitava il mediascape di fine millennio si trasformò in un animale anfibio, capace di vivere simultaneamente in due ambienti profondamente diversi: all'asciutto del proprio mondo reale, pacifico e protetto ma anche immerso nella palude insanguinata da vittime di apocalissi lontane. La nostra pelle squamata si sarebbe presto dimostrata perfettamente impermeabile a entrambi gli ambienti. Qualsiasi tragedia altrui ci sarebbe scivolata addosso.Analizzando e comparando romanzi, film, fotografie e televisione, questi saggi di Scurati scavano sotto il fasullo senso umanitario di una società gaudente, ludica, stupidamente euforica, arrogantemente dimentica dell'angoscia del morire, una cultura che nella panacea della visibilità elettronica s'illude di poter mettere a morte la morte, di potersi emancipare dal funereo, luttuoso lavoro di sopravvivenza attraverso l'immagine, quel lavoro iniziato da nostri progenitori, millenni or sono, in un mondo popolato da ombre di belve e di avi defunti.

Vedi tutti

Ultime recensioni inserite

Nessuna recensione

Codice da incorporare

Copia e incolla sul tuo sito il codice HTML qui sotto.