La scienza dissimulata nel Seicento
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Zinato, Emanuele

La scienza dissimulata nel Seicento

Abstract: Come può un fervente seguace di Copernico pubblicare nel 1680 un trattato intitolato Dialogo fisico astronomico contro il sistema copernicano? La finzione di Giuseppe Ferroni (1628-1709) testimonia una pratica dissimulatoria molto in voga nei circoli galileiani del secondo Seicento per sfuggire alla censura controriformista. Questi cinque testi, pubblicati per la prima volta assieme con un ampio commento, attestano come la nuova scienza abbia saputo inventare piacevoli "commedie filosofiche", in cui l'apparente difesa della tradizione si trasforma in un'affascinante propaganda degli argomenti novatori. Rileggere i "dialoghi" di Ferroni, di Lorenzo Bellini (1643-1704), di Giovanni Alfonso Borelli (1608-1679) e di Donato Rossetti (1633-1686) significa – come sottolinea Paolo Rossi nella sua brillante premessa – immergersi in una strategia retorica fatta di reticenze, simulazioni e dissimulazioni.


Titolo e contributi: La scienza dissimulata nel Seicento

Pubblicazione: Liguori Editore, 01/01/2005

EAN: 9788820737047

Data:01-01-2005

Nota:
  • Lingua: italiano
  • Formato: PDF con DRM Adobe

Nomi:

Dati generali (100)
  • Tipo di data: data di dettaglio
  • Data di pubblicazione: 01-01-2005

Come può un fervente seguace di Copernico pubblicare nel 1680 un trattato intitolato Dialogo fisico astronomico contro il sistema copernicano? La finzione di Giuseppe Ferroni (1628-1709) testimonia una pratica dissimulatoria molto in voga nei circoli galileiani del secondo Seicento per sfuggire alla censura controriformista. Questi cinque testi, pubblicati per la prima volta assieme con un ampio commento, attestano come la nuova scienza abbia saputo inventare piacevoli "commedie filosofiche", in cui l'apparente difesa della tradizione si trasforma in un'affascinante propaganda degli argomenti novatori. Rileggere i "dialoghi" di Ferroni, di Lorenzo Bellini (1643-1704), di Giovanni Alfonso Borelli (1608-1679) e di Donato Rossetti (1633-1686) significa – come sottolinea Paolo Rossi nella sua brillante premessa – immergersi in una strategia retorica fatta di reticenze, simulazioni e dissimulazioni.

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