Delitto e perdono. La pena di morte nell'orizzonte mentale dell'Europa cristiana. XIV-XVIII secolo. Ediz. illustrata
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Prosperi, Adriano

Delitto e perdono. La pena di morte nell'orizzonte mentale dell'Europa cristiana. XIV-XVIII secolo. Ediz. illustrata

Abstract: Nella notte tra il 1° e il 2 maggio 2011 il presidente degli Stati Uniti è apparso in televisione per un evento straordinario e ha annunciato alla nazione e al mondo la morte di Osama bin Laden. Le sue prime parole sono state: "Justice has been done", giustizia è stata fatta. "Giustizia ", che ha la stessa radice etimologica del verbo "giustiziare". Cosí da far riaffiorare, in una sola frase, l'opposizione sostanziale su quale sia la funzione della giustizia: eliminazione fisica del malvagio o punizione che gli permetta di pentirsi e rigenerarsi moralmente? Vendetta, in sostanza, o perdono? È una linea di frattura che affonda nell'antico codice classico, ebraico e cristiano, e che ha dominato la nostra cultura per millenni. Facendo i conti con quel passato Adriano Prosperi si interroga sui complessi legami che un'intera cultura ha instaurato coi condannati in carne e ossa fino a giungere a una compiuta cristianizzazione della morte come pena: uno spettacolo pubblico in cui la croce cristiana campeggia al centro di una grande festa crudele e dove sui patiboli si celebra l'offerta della vita del criminale sia come espiazione dei peccati sia come purificazione dal male per tutta la comunità. Con il concorso attivo di quelle Compagnie che si dedicavano al compito di consolare i condannati con le promesse del perdono divino. Da qui lo sterminato repertorio di argomentazioni teoriche e delle pratiche necessarie perché l'omicidio legale si trasformasse in un potente strumento di emozioni religiose.


Titolo e contributi: Delitto e perdono. La pena di morte nell'orizzonte mentale dell'Europa cristiana. XIV-XVIII secolo. Ediz. illustrata

Pubblicazione: Einaudi, 12/11/2013

EAN: 9788806209193

Data:12-11-2013

Nota:
  • Lingua: italiano
  • Formato: EPUB con DRM Adobe

Nomi:

Dati generali (100)
  • Tipo di data: data di dettaglio
  • Data di pubblicazione: 12-11-2013

Nella notte tra il 1° e il 2 maggio 2011 il presidente degli Stati Uniti è apparso in televisione per un evento straordinario e ha annunciato alla nazione e al mondo la morte di Osama bin Laden. Le sue prime parole sono state: "Justice has been done", giustizia è stata fatta. "Giustizia ", che ha la stessa radice etimologica del verbo "giustiziare". Cosí da far riaffiorare, in una sola frase, l'opposizione sostanziale su quale sia la funzione della giustizia: eliminazione fisica del malvagio o punizione che gli permetta di pentirsi e rigenerarsi moralmente? Vendetta, in sostanza, o perdono? È una linea di frattura che affonda nell'antico codice classico, ebraico e cristiano, e che ha dominato la nostra cultura per millenni. Facendo i conti con quel passato Adriano Prosperi si interroga sui complessi legami che un'intera cultura ha instaurato coi condannati in carne e ossa fino a giungere a una compiuta cristianizzazione della morte come pena: uno spettacolo pubblico in cui la croce cristiana campeggia al centro di una grande festa crudele e dove sui patiboli si celebra l'offerta della vita del criminale sia come espiazione dei peccati sia come purificazione dal male per tutta la comunità. Con il concorso attivo di quelle Compagnie che si dedicavano al compito di consolare i condannati con le promesse del perdono divino. Da qui lo sterminato repertorio di argomentazioni teoriche e delle pratiche necessarie perché l'omicidio legale si trasformasse in un potente strumento di emozioni religiose.

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