Dall'esilio
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Brodskij, Iosif

Dall'esilio

Abstract: La sorte ha voluto che Iosif Brodskij si sia trovato, a distanza di pochi giorni, nell'autunno del 1987, a scrivere i due discorsi qui raccolti, che vengono ad assumere nella sua opera un significato simbolico: il discorso su "La condizione che chiamiamo esilio" e quello per il Premio Nobel di letteratura. Entrambi discorsi dall'esilio, un odierno "Ex Ponto". E qui l'esilio è una categoria metafisica, prima che politica. Ciò permette a Brodskij di schivare, sin dal primo passo, il più allettante rischio dell'esiliato, quello di porsi "sul lato banale della virtù". E al tempo stesso dona un'autorità ulteriore alla sua parola. Quando, dal podio di Stoccolma, si è udito che "l'estetica è la madre dell'etica" – e proprio da uno scrittore di impavida fermezza etica –, tutti hanno avvertito una scossa salutare. La letteratura non serve a salvare il mondo. Ma è il più formidabile "acceleratore della coscienza, del pensiero, della comprensione dell'universo". Da qui la sua capacità di guidarci, con mano invisibile, fra tutti i dilemmi più subdoli. "Il punto non è tanto che la virtù non costituisce una garanzia per la creazione di un capolavoro: è che il male, e specialmente il male politico, è sempre un cattivo stilista".


Titolo e contributi: Dall'esilio

Pubblicazione: Adelphi, 26/03/2014

EAN: 9788845902857

Data:26-03-2014

Nota:
  • Lingua: italiano
  • Formato: EPUB con DRM Adobe

Nomi:

Dati generali (100)
  • Tipo di data: data di dettaglio
  • Data di pubblicazione: 26-03-2014

La sorte ha voluto che Iosif Brodskij si sia trovato, a distanza di pochi giorni, nell'autunno del 1987, a scrivere i due discorsi qui raccolti, che vengono ad assumere nella sua opera un significato simbolico: il discorso su "La condizione che chiamiamo esilio" e quello per il Premio Nobel di letteratura. Entrambi discorsi dall'esilio, un odierno "Ex Ponto". E qui l'esilio è una categoria metafisica, prima che politica. Ciò permette a Brodskij di schivare, sin dal primo passo, il più allettante rischio dell'esiliato, quello di porsi "sul lato banale della virtù". E al tempo stesso dona un'autorità ulteriore alla sua parola. Quando, dal podio di Stoccolma, si è udito che "l'estetica è la madre dell'etica" – e proprio da uno scrittore di impavida fermezza etica –, tutti hanno avvertito una scossa salutare. La letteratura non serve a salvare il mondo. Ma è il più formidabile "acceleratore della coscienza, del pensiero, della comprensione dell'universo". Da qui la sua capacità di guidarci, con mano invisibile, fra tutti i dilemmi più subdoli. "Il punto non è tanto che la virtù non costituisce una garanzia per la creazione di un capolavoro: è che il male, e specialmente il male politico, è sempre un cattivo stilista".

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