L'immagine infranta
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Vitiello, Vincenzo

L'immagine infranta

Abstract: L'immagine infranta descrive la parabola del moderno attraverso una fitta trama di rapporti tra romanzieri e poeti (da Cervantes a Celan), filosofi (da Vico a Benjamin), pittori e scultori (da Manet a Fontana, a Pollock). Il filo conduttore è la crisi del linguaggio figurale: il mondo non offre più un'immagine stabile di sé, né il 'pensiero' sembra capace di creare nuove immagini per dare ordine al mondo. La profondità di questa crisi, che ha raggiunto la stessa origine dell'esistenza umana, quell'"iconologia della mente" che ha segnato il passaggio da natura a storia, è testimoniata dalle decisioni estreme di due tra gli artisti più significativi del nostro tempo, Pollock e Celan, che non esitarono a 'ripetere', per stanchezza, e disperazione, il gesto dell'Empedocle hölderliniano – già compiuto, in altra forma, da Nietzsche. Tramonto o nuova alba? L'immagine infranta termina con questa domanda, che è anche una speranza: e se la crisi del linguaggio immaginale fosse il prezzo necessario per aprirsi alla possibilità di un linguaggio più umile, ma insieme più largo e profondo? Il linguaggio del corpo e della natura, il linguaggio che non 'immagina', che non 'fa-segno', ma è la cosa stessa: l'"essere-accanto"di uomini e cose, tra "pietre ed erbe".


Titolo e contributi: L'immagine infranta

Pubblicazione: Bompiani, 01/10/2014

EAN: 9788845277542

Data:01-10-2014

Nota:
  • Lingua: italiano
  • Formato: PDF/EPUB con DRM Adobe

Nomi:

Dati generali (100)
  • Tipo di data: data di dettaglio
  • Data di pubblicazione: 01-10-2014

L'immagine infranta descrive la parabola del moderno attraverso una fitta trama di rapporti tra romanzieri e poeti (da Cervantes a Celan), filosofi (da Vico a Benjamin), pittori e scultori (da Manet a Fontana, a Pollock). Il filo conduttore è la crisi del linguaggio figurale: il mondo non offre più un'immagine stabile di sé, né il 'pensiero' sembra capace di creare nuove immagini per dare ordine al mondo. La profondità di questa crisi, che ha raggiunto la stessa origine dell'esistenza umana, quell'"iconologia della mente" che ha segnato il passaggio da natura a storia, è testimoniata dalle decisioni estreme di due tra gli artisti più significativi del nostro tempo, Pollock e Celan, che non esitarono a 'ripetere', per stanchezza, e disperazione, il gesto dell'Empedocle hölderliniano – già compiuto, in altra forma, da Nietzsche. Tramonto o nuova alba? L'immagine infranta termina con questa domanda, che è anche una speranza: e se la crisi del linguaggio immaginale fosse il prezzo necessario per aprirsi alla possibilità di un linguaggio più umile, ma insieme più largo e profondo? Il linguaggio del corpo e della natura, il linguaggio che non 'immagina', che non 'fa-segno', ma è la cosa stessa: l'"essere-accanto"di uomini e cose, tra "pietre ed erbe".

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