Abstract: Norma Coramboni è una delle donne più belle e affascinanti della letteratura italiana del Novecento. Di lei sono tutti innamorati (tranne forse il marito): il suocero che sublima l'attrazione per la nuora con l'arte delle sue splendide ceramiche, il gerarca-amante e soprattutto il figlio Damìn, adolescente asfissiato da un grumo di desiderio e di dolore che i successi nello sport non riescono a sciogliere, anche perché il responsabile della sua squadra di atletica è proprio l'amante della madre. L'educazione erotica e sentimentale del ragazzo, con il suo finale drammatico e spiazzante, è messa in scena con la scrittura più visiva e cinematografica che Volponi abbia mai elaborato. Così un romanzo apparentemente tradizionale è in realtà un libro modernissimo, anticipatore del gusto contemporaneo. I due poli di maggior rilievo in questo romanzo sono il corpo e la storia: e ciò attenua lo spaesamento che può indurre nel lettore l'oscillazione di Volponi fra romanzi sperimentali e romanzi tradizionali. Il tema del corpo, infatti, in ogni testo volponiano resta sempre centrale e in costante tensione con i dati socioeconomici: il corpo di Albino Saluggia e i suoi "mali" nella fabbrica di Memoriale, il corpo-macchina del contadino Anteo Crocioni e le sue congetture utopiche in La macchina mondiale, il corpo schizoide di Gerolamo Aspri e le sue ansie di distruzione atomica in Corporale. Anche nel Lanciatore, il corpo e la storia entrano in dialogo e in conflitto: la disastrosa esperienza sentimentale di Damìn, il lavoro di artigiano ceramista del nonno, quello già precocemente votato ai consumi di massa del padre e la prima acculturazione mediatica del fascismo, interagiscono reciprocamente tra loro, come in un campo di forze. Dalla prefazione di Emanuele Zinato
Titolo e contributi: Il lanciatore di giavellotto
Pubblicazione: Einaudi, 20/01/2015
EAN: 9788806218935
Data:20-01-2015
Norma Coramboni è una delle donne più belle e affascinanti della letteratura italiana del Novecento. Di lei sono tutti innamorati (tranne forse il marito): il suocero che sublima l'attrazione per la nuora con l'arte delle sue splendide ceramiche, il gerarca-amante e soprattutto il figlio Damìn, adolescente asfissiato da un grumo di desiderio e di dolore che i successi nello sport non riescono a sciogliere, anche perché il responsabile della sua squadra di atletica è proprio l'amante della madre. L'educazione erotica e sentimentale del ragazzo, con il suo finale drammatico e spiazzante, è messa in scena con la scrittura più visiva e cinematografica che Volponi abbia mai elaborato. Così un romanzo apparentemente tradizionale è in realtà un libro modernissimo, anticipatore del gusto contemporaneo. I due poli di maggior rilievo in questo romanzo sono il corpo e la storia: e ciò attenua lo spaesamento che può indurre nel lettore l'oscillazione di Volponi fra romanzi sperimentali e romanzi tradizionali. Il tema del corpo, infatti, in ogni testo volponiano resta sempre centrale e in costante tensione con i dati socioeconomici: il corpo di Albino Saluggia e i suoi "mali" nella fabbrica di Memoriale, il corpo-macchina del contadino Anteo Crocioni e le sue congetture utopiche in La macchina mondiale, il corpo schizoide di Gerolamo Aspri e le sue ansie di distruzione atomica in Corporale. Anche nel Lanciatore, il corpo e la storia entrano in dialogo e in conflitto: la disastrosa esperienza sentimentale di Damìn, il lavoro di artigiano ceramista del nonno, quello già precocemente votato ai consumi di massa del padre e la prima acculturazione mediatica del fascismo, interagiscono reciprocamente tra loro, come in un campo di forze. Dalla prefazione di Emanuele Zinato
Ultime recensioni inserite
Nessuna recensione
Clicca sulla mappa dove vuoi posizionare il tag