Scrivere di sé
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Loewenthal, Elena

Scrivere di sé

Abstract: L'identità ebraica, in tutte le sue innumerevoli accezioni, è estroversa. In fondo ama parlare di sé. Parlarne, scriverne, è anche un modo - forse l'unico - per esorcizzarla. Scendere a patti con questa appartenenza non è facile. È invadente ma sottile, capace di improvvisi colpi di scena. Soprattutto non è una soltanto, malgrado una comunanza quasi eterna di destini: persino le tavole della Legge furono tante. Qualcosa ci manca, da allora. Resta da colmare, attendere, disperare: le tavole spezzate. La promessa mancata. Il riscatto ancora da venire. Per questo, forse, l'identità ebraica ha bisogno di parlare di sé. Guardarsi allo specchio - da Adamo ai profeti, da Arthur Miller a Philip Roth, a Saba e altri ancora - è il modo per scendere a patti con quella cosa scomoda e dolorosa che è l'essere ebrei. Guardarsi allo specchio, se non altro in quello specchio particolare che è la pagina ancora da scrivere, è una prova tutt'altro che superficiale. Piuttosto, interiore: va irrimediabilmente al cuore della faccenda, cioè dell'immagine. È, anzi, un'esperienza quasi scabrosa. Lo specchio svela, trasfigura, immancabilmente scalza l'immagine mentale che a priori pensavamo di trovare: l'una mai corrisponde all'altra. Chiama sempre la domanda: quanto c'è davvero di noi in quel simulacro d'io che leggiamo sopra, dentro lo specchio? Siamo noi? E se sì, siamo proprio così? Insomma, la presenza del sé resta un enigma. Il principio d'individuazione non è affatto una legge, piuttosto un rovello. Che cosa veramente, e come, ci distingue dagli altri? Che cosa identifica quella cosa che siamo noi? La domanda non è ovviamente solo letteraria, ma sulla pagina, prima bianca e poi nera, si snocciola.


Titolo e contributi: Scrivere di sé

Pubblicazione: Einaudi, 16/06/2015

EAN: 9788806190507

Data:16-06-2015

Nota:
  • Lingua: italiano
  • Formato: EPUB con DRM Adobe

Nomi:

Dati generali (100)
  • Tipo di data: data di dettaglio
  • Data di pubblicazione: 16-06-2015

L'identità ebraica, in tutte le sue innumerevoli accezioni, è estroversa. In fondo ama parlare di sé. Parlarne, scriverne, è anche un modo - forse l'unico - per esorcizzarla. Scendere a patti con questa appartenenza non è facile. È invadente ma sottile, capace di improvvisi colpi di scena. Soprattutto non è una soltanto, malgrado una comunanza quasi eterna di destini: persino le tavole della Legge furono tante. Qualcosa ci manca, da allora. Resta da colmare, attendere, disperare: le tavole spezzate. La promessa mancata. Il riscatto ancora da venire. Per questo, forse, l'identità ebraica ha bisogno di parlare di sé. Guardarsi allo specchio - da Adamo ai profeti, da Arthur Miller a Philip Roth, a Saba e altri ancora - è il modo per scendere a patti con quella cosa scomoda e dolorosa che è l'essere ebrei. Guardarsi allo specchio, se non altro in quello specchio particolare che è la pagina ancora da scrivere, è una prova tutt'altro che superficiale. Piuttosto, interiore: va irrimediabilmente al cuore della faccenda, cioè dell'immagine. È, anzi, un'esperienza quasi scabrosa. Lo specchio svela, trasfigura, immancabilmente scalza l'immagine mentale che a priori pensavamo di trovare: l'una mai corrisponde all'altra. Chiama sempre la domanda: quanto c'è davvero di noi in quel simulacro d'io che leggiamo sopra, dentro lo specchio? Siamo noi? E se sì, siamo proprio così? Insomma, la presenza del sé resta un enigma. Il principio d'individuazione non è affatto una legge, piuttosto un rovello. Che cosa veramente, e come, ci distingue dagli altri? Che cosa identifica quella cosa che siamo noi? La domanda non è ovviamente solo letteraria, ma sulla pagina, prima bianca e poi nera, si snocciola.

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