Abstract: Rachel Bespaloff non incontrò mai Simone Weil. Eppure le affinità e le coincidenze biografiche sono tali che si è parlato, a giusto titolo, di "vite parallele": filosofe entrambe, entrambe ebree di lingua francese, entrambe costrette, nel 1942, a cercare rifugio negli Stati Uniti. E, circostanza ancora più impressionante, nello stesso periodo in cui Simone Weil si concentrava sullo studio dell'"Iliade" – ne sarebbe nato un saggio fondamentale – Rachel Bespaloff dedicava all'"Iliade" pagine altrettanto fondamentali, fra le più dense e ispirate che siano mai state scritte. Anche per lei, come per la Weil, nell'"Iliade" la "forza" appare come "la suprema realtà e insieme la suprema illusione dell'esistenza". Nel poema non ci sono dunque né giusti né malvagi, ma solo "guerrieri in lotta che trionfano o soccombono ... Condannare o assolvere la forza equivarrebbe quindi a condannare o assolvere la vita stessa". E nell'"Iliade", come nella Bibbia, "la vita è essenzialmente ciò che non si lascia valutare, misurare, condannare o giustificare dal vivente".Traduzione di Simona Mambrini.Con una Nota di Jean Wahl.
Titolo e contributi: Sull'Iliade
Pubblicazione: Adelphi, 27/11/2018
EAN: 9788845933233
Data:27-11-2018
Rachel Bespaloff non incontrò mai Simone Weil. Eppure le affinità e le coincidenze biografiche sono tali che si è parlato, a giusto titolo, di "vite parallele": filosofe entrambe, entrambe ebree di lingua francese, entrambe costrette, nel 1942, a cercare rifugio negli Stati Uniti. E, circostanza ancora più impressionante, nello stesso periodo in cui Simone Weil si concentrava sullo studio dell'"Iliade" – ne sarebbe nato un saggio fondamentale – Rachel Bespaloff dedicava all'"Iliade" pagine altrettanto fondamentali, fra le più dense e ispirate che siano mai state scritte. Anche per lei, come per la Weil, nell'"Iliade" la "forza" appare come "la suprema realtà e insieme la suprema illusione dell'esistenza". Nel poema non ci sono dunque né giusti né malvagi, ma solo "guerrieri in lotta che trionfano o soccombono ... Condannare o assolvere la forza equivarrebbe quindi a condannare o assolvere la vita stessa". E nell'"Iliade", come nella Bibbia, "la vita è essenzialmente ciò che non si lascia valutare, misurare, condannare o giustificare dal vivente".Traduzione di Simona Mambrini.Con una Nota di Jean Wahl.
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