Un paese lontano
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Moretti, Franco - Moretti, Franco

Un paese lontano

Abstract: Cinque saggi brevi e compatti, che individuano alcuni concetti fondamentali della modernità, per riflettere criticamente sullo sviluppo planetario dell'egemonia culturale americana, accostando Whitman a Baudelaire, il western al film noir, Hemingway a Joyce, Miller a Brecht, oppure Vermeer a Hopper e Rembrandt a Warhol. Riflessioni critiche e puntuali analisi stilistiche evidenziano dissonanze, antitesi e conflitti, e compongono una sorta di breviario di educazione estetica, utile a illustrare le diverse realtà culturali e le metamorfosi delle forme artistiche all'interno di distinti contesti sociali, tra Vecchio e Nuovo mondo. Con una missione: risvegliare in ogni lettore il "senso di meraviglia per quel che la letteratura sa fare", dimostrando soprattutto che "vale la pena studiare la letteratura, e non solo leggerla per piacere"."Un sogno, o forse un'ossessione. Nulla deve fermare la marcia della carovana: una preghiera mormorata in fretta, e i morti vengono lasciati per sempre alle spalle; una bambina nasce, e dopo qualche ora è già sul carro. La vita è al tempo stesso implacabilmente quotidiana - sempre lí a far bollire il caffè, a rammendare calzini e lavare l'unica camicia decente - e del tutto imprevedibile: un pericolo che non viene tanto da altri esseri umani (benché il conflitto con gli "indiani" compaia in quasi tutti i film sulla migrazione verso ovest), quanto dall'ostilità della natura: fa sempre troppo caldo, troppo freddo, troppo secco, troppo vento... pioggia, polvere, neve, montagne, rapide..." "L'opera di Edward Hopper è insieme una lontana eco di quella di Vermeer, e il suo rovesciamento. Anche qui, vita di ogni giorno: ma la vivacità dell'Olanda del Seicento è ricaduta nelle antiche associazioni del termine "quotidiano": un che di incolore, mesto, monotono, privo di storia. [...] Una vita privata senza vita; e giú in strada, una sfera pubblica senza pubblico. Farmacia: chiusa. Domenica mattina: vuota. È domenica mattina, e dalle ombre si capisce che è presto, dunque è logico che non ci sia in giro nessuno. Ma in arte la causalità è sempre teleologia mascherata: nessuno aveva costretto Hopper a dipingere una farmacia dopo l'orario di chiusura, o una strada all'alba; se lo ha fatto, è perché voleva dipingere lo spazio pubblico come un deserto. È la vera e propria impresa dei Nottambuli: infilare quattro persone in un piccolo spazio - e farlo sembrare vuoto".


Titolo e contributi: Un paese lontano

Pubblicazione: Einaudi, 15/01/2019

EAN: 9788806239954

Data:15-01-2019

Nota:
  • Lingua: italiano
  • Formato: EPUB con DRM Adobe

Nomi:

Dati generali (100)
  • Tipo di data: data di dettaglio
  • Data di pubblicazione: 15-01-2019

Cinque saggi brevi e compatti, che individuano alcuni concetti fondamentali della modernità, per riflettere criticamente sullo sviluppo planetario dell'egemonia culturale americana, accostando Whitman a Baudelaire, il western al film noir, Hemingway a Joyce, Miller a Brecht, oppure Vermeer a Hopper e Rembrandt a Warhol. Riflessioni critiche e puntuali analisi stilistiche evidenziano dissonanze, antitesi e conflitti, e compongono una sorta di breviario di educazione estetica, utile a illustrare le diverse realtà culturali e le metamorfosi delle forme artistiche all'interno di distinti contesti sociali, tra Vecchio e Nuovo mondo. Con una missione: risvegliare in ogni lettore il "senso di meraviglia per quel che la letteratura sa fare", dimostrando soprattutto che "vale la pena studiare la letteratura, e non solo leggerla per piacere"."Un sogno, o forse un'ossessione. Nulla deve fermare la marcia della carovana: una preghiera mormorata in fretta, e i morti vengono lasciati per sempre alle spalle; una bambina nasce, e dopo qualche ora è già sul carro. La vita è al tempo stesso implacabilmente quotidiana - sempre lí a far bollire il caffè, a rammendare calzini e lavare l'unica camicia decente - e del tutto imprevedibile: un pericolo che non viene tanto da altri esseri umani (benché il conflitto con gli "indiani" compaia in quasi tutti i film sulla migrazione verso ovest), quanto dall'ostilità della natura: fa sempre troppo caldo, troppo freddo, troppo secco, troppo vento... pioggia, polvere, neve, montagne, rapide..." "L'opera di Edward Hopper è insieme una lontana eco di quella di Vermeer, e il suo rovesciamento. Anche qui, vita di ogni giorno: ma la vivacità dell'Olanda del Seicento è ricaduta nelle antiche associazioni del termine "quotidiano": un che di incolore, mesto, monotono, privo di storia. [...] Una vita privata senza vita; e giú in strada, una sfera pubblica senza pubblico. Farmacia: chiusa. Domenica mattina: vuota. È domenica mattina, e dalle ombre si capisce che è presto, dunque è logico che non ci sia in giro nessuno. Ma in arte la causalità è sempre teleologia mascherata: nessuno aveva costretto Hopper a dipingere una farmacia dopo l'orario di chiusura, o una strada all'alba; se lo ha fatto, è perché voleva dipingere lo spazio pubblico come un deserto. È la vera e propria impresa dei Nottambuli: infilare quattro persone in un piccolo spazio - e farlo sembrare vuoto".

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