Fato antico e Fato moderno
Risorsa locale

Santillana, Giorgio de

Fato antico e Fato moderno

Abstract: Negli anni in cui elaborava la sua opera capitale, "Il mulino di Amleto", Giorgio de Santillana pubblicò alcuni saggi che miravano a introdurci a quella nuova visione, così sconcertante, di tutto il mondo arcaico. E innanzitutto si soffermò sull'idea posta all'origine di ogni altra nella imponente concezione del cosmo che ci appare già formata al nascere della scrittura: l'idea di fato. Questa necessità scandita nel tempo, che tocca tutte le figure "sul "teatro del mondo ammascherate", come direbbe Campanella", ed è segnata dal moto degli astri, si lascia riconoscere nei più svariati documenti: "nel paesaggio coltivato, nelle immagini, nel mito, nella tradizione molte volte dispersa e frammentata ma in cui si ravvisano, come i pezzi di un puzzle, ingegnose costruzioni narrative che si erano venute diffondendo e che, ricomposte almeno in parte, si rivelano essere il primo linguaggio scientifico". Ma la perfetta "incastellatura di corrispondenze", per cui numeri e immagini si dispongono nei punti nodali di un cosmo dove "tutto è come deve essere, se è", lascia intravedere un dramma iniziale, "un grande conflitto dei primi tempi, in cui venne dissestata la fabbrica dell'universo". Capire il mito o la scienza arcaica, avvinti – come Santillana ci ha dimostrato – l'uno all'altra, è un riscoprire le tracce sia di quell'ordine sia di quel dissesto. Dai Caldei a Parmenide, a cui qui è dedicato un celebre saggio, è stato questo il fuoco centrale del pensiero. Nei saggi qui raccolti torniamo a percepirne la luce.


Titolo e contributi: Fato antico e Fato moderno

Pubblicazione: Adelphi, 04/07/2019

EAN: 9788845906206

Data:04-07-2019

Nota:
  • Lingua: italiano
  • Formato: EPUB con DRM Adobe

Nomi:

Dati generali (100)
  • Tipo di data: data di dettaglio
  • Data di pubblicazione: 04-07-2019

Negli anni in cui elaborava la sua opera capitale, "Il mulino di Amleto", Giorgio de Santillana pubblicò alcuni saggi che miravano a introdurci a quella nuova visione, così sconcertante, di tutto il mondo arcaico. E innanzitutto si soffermò sull'idea posta all'origine di ogni altra nella imponente concezione del cosmo che ci appare già formata al nascere della scrittura: l'idea di fato. Questa necessità scandita nel tempo, che tocca tutte le figure "sul "teatro del mondo ammascherate", come direbbe Campanella", ed è segnata dal moto degli astri, si lascia riconoscere nei più svariati documenti: "nel paesaggio coltivato, nelle immagini, nel mito, nella tradizione molte volte dispersa e frammentata ma in cui si ravvisano, come i pezzi di un puzzle, ingegnose costruzioni narrative che si erano venute diffondendo e che, ricomposte almeno in parte, si rivelano essere il primo linguaggio scientifico". Ma la perfetta "incastellatura di corrispondenze", per cui numeri e immagini si dispongono nei punti nodali di un cosmo dove "tutto è come deve essere, se è", lascia intravedere un dramma iniziale, "un grande conflitto dei primi tempi, in cui venne dissestata la fabbrica dell'universo". Capire il mito o la scienza arcaica, avvinti – come Santillana ci ha dimostrato – l'uno all'altra, è un riscoprire le tracce sia di quell'ordine sia di quel dissesto. Dai Caldei a Parmenide, a cui qui è dedicato un celebre saggio, è stato questo il fuoco centrale del pensiero. Nei saggi qui raccolti torniamo a percepirne la luce.

Vedi tutti

Ultime recensioni inserite

Nessuna recensione

Codice da incorporare

Copia e incolla sul tuo sito il codice HTML qui sotto.