La notte in cui Mussolini perse la testa
Risorsa locale

Vercesi, Pier Luigi

La notte in cui Mussolini perse la testa

Abstract: Alle 17,15 di sabato 24 luglio, in una Roma devastata dai bombardamenti alleati sul quartiere di San Lorenzo, si riunì, per la prima volta dallo scoppio della guerra, il Gran Consiglio del fascismo. Ufficialmente era l'organo delle supreme decisioni; nella pratica era il teatro dei monologhi del dittatore. Gli Alleati avevano occupato la Sicilia e la popolazione era allo stremo. Il 19 luglio, Mussolini aveva incontrato, a Feltre, Adolf Hitler, sperando di convincerlo ad abbandonare il fronte russo e a concedere all'Italia una via d'uscita che non comportasse la distruzione del Paese. Non gli venne concesso di aprire bocca. Da un mese, nella capitale si mormorava di congiure militari, di palazzo, persino vaticane. Una sola cosa era certa: Mussolini, l'onnipotente, era il busto ingombrante che qualcuno doveva trovare il coraggio di abbattere dal piedistallo. La convocazione del Gran Consiglio dipendeva da lui, che fino a tre giorni prima aveva respinto ogni pressione. Sapeva che Dino Grandi, presidente della Camera, aveva stilato un ordine del giorno in cui gli veniva chiesto di rimettere nelle mani del sovrano i poteri militari e politici. La riunione, a differenza del passato, venne tenuta in gran segreto. Buona parte dei convocati si presentò con le tasche piene di bombe a mano, prevedendo una resa dei conti. La riunione si protrasse fino alle due di notte del 25 luglio. Cosa accadde in quelle ore fatali? E chi erano i personaggi che tennero testa all'uomo che da vent'anni governava senza contraddittorio la nazione?


Titolo e contributi: La notte in cui Mussolini perse la testa

Pubblicazione: Neri Pozza, 14/11/2019

EAN: 9788854519923

Data:14-11-2019

Nota:
  • Lingua: italiano
  • Formato: EPUB con DRM Adobe

Nomi:

Dati generali (100)
  • Tipo di data: data di dettaglio
  • Data di pubblicazione: 14-11-2019

Alle 17,15 di sabato 24 luglio, in una Roma devastata dai bombardamenti alleati sul quartiere di San Lorenzo, si riunì, per la prima volta dallo scoppio della guerra, il Gran Consiglio del fascismo. Ufficialmente era l'organo delle supreme decisioni; nella pratica era il teatro dei monologhi del dittatore. Gli Alleati avevano occupato la Sicilia e la popolazione era allo stremo. Il 19 luglio, Mussolini aveva incontrato, a Feltre, Adolf Hitler, sperando di convincerlo ad abbandonare il fronte russo e a concedere all'Italia una via d'uscita che non comportasse la distruzione del Paese. Non gli venne concesso di aprire bocca. Da un mese, nella capitale si mormorava di congiure militari, di palazzo, persino vaticane. Una sola cosa era certa: Mussolini, l'onnipotente, era il busto ingombrante che qualcuno doveva trovare il coraggio di abbattere dal piedistallo. La convocazione del Gran Consiglio dipendeva da lui, che fino a tre giorni prima aveva respinto ogni pressione. Sapeva che Dino Grandi, presidente della Camera, aveva stilato un ordine del giorno in cui gli veniva chiesto di rimettere nelle mani del sovrano i poteri militari e politici. La riunione, a differenza del passato, venne tenuta in gran segreto. Buona parte dei convocati si presentò con le tasche piene di bombe a mano, prevedendo una resa dei conti. La riunione si protrasse fino alle due di notte del 25 luglio. Cosa accadde in quelle ore fatali? E chi erano i personaggi che tennero testa all'uomo che da vent'anni governava senza contraddittorio la nazione?

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