Abstract: Il greco si annida anche là dove meno ce lo aspetteremmo. Basti pensare, per esempio, alla parola "attimo", che pronunciamo ogni giorno, e che probabilmente ha alle spalle àtomos, usato già da Aristotele nel senso di una "frazione di tempo indivisibile". Aveva dunque buon gioco Percy Shelley nel dichiarare, a inizio Ottocento: "Siamo tutti greci. Le nostre leggi, la nostra letteratura, la nostra religione, le nostre arti hanno le loro radici in Grecia". Ma è proprio così? O la nostra sensazione di intimità con questi antenati è fuorviante? E la casa dei greci è davvero confortevole? Non c'è nulla di perturbante in quelle antiche stanze? Con stile brillante e tono colloquiale Giorgio Ieranò ci guida alla scoperta di quella che non è affatto un'eredità racchiusa in uno scrigno prezioso di cui noi siamo i fedeli e pacifici custodi, ma un percorso accidentato e labirintico, in cui le parole greche sono state giocate su diversi piani e nei modi più imprevedibili. Un'indagine che investe il lessico dell'anima (da "psiche" a "eros"), del sacro (da "Cristo" a "teologia"), della cultura (da "filologia" a "scuola"), e della politica (da "democrazia" a "economia"), fino a un termine tornato drammaticamente in auge in tempi recenti, "epidemia". Attraverso riletture illuminanti, storie e interpretazioni inedite, l'autore racconta le vicende di forzature e riscoperte, contaminazioni e metamorfosi che si perdono nel vortice caotico della storia. E, parlando degli antichi, parla anche un po' di noi, di quel "noi" che siamo, o che vorremmo essere.
Titolo e contributi: Le parole della nostra storia
Pubblicazione: Marsilio, 17/09/2020
EAN: 9788829702756
Data:17-09-2020
Il greco si annida anche là dove meno ce lo aspetteremmo. Basti pensare, per esempio, alla parola "attimo", che pronunciamo ogni giorno, e che probabilmente ha alle spalle àtomos, usato già da Aristotele nel senso di una "frazione di tempo indivisibile". Aveva dunque buon gioco Percy Shelley nel dichiarare, a inizio Ottocento: "Siamo tutti greci. Le nostre leggi, la nostra letteratura, la nostra religione, le nostre arti hanno le loro radici in Grecia". Ma è proprio così? O la nostra sensazione di intimità con questi antenati è fuorviante? E la casa dei greci è davvero confortevole? Non c'è nulla di perturbante in quelle antiche stanze? Con stile brillante e tono colloquiale Giorgio Ieranò ci guida alla scoperta di quella che non è affatto un'eredità racchiusa in uno scrigno prezioso di cui noi siamo i fedeli e pacifici custodi, ma un percorso accidentato e labirintico, in cui le parole greche sono state giocate su diversi piani e nei modi più imprevedibili. Un'indagine che investe il lessico dell'anima (da "psiche" a "eros"), del sacro (da "Cristo" a "teologia"), della cultura (da "filologia" a "scuola"), e della politica (da "democrazia" a "economia"), fino a un termine tornato drammaticamente in auge in tempi recenti, "epidemia". Attraverso riletture illuminanti, storie e interpretazioni inedite, l'autore racconta le vicende di forzature e riscoperte, contaminazioni e metamorfosi che si perdono nel vortice caotico della storia. E, parlando degli antichi, parla anche un po' di noi, di quel "noi" che siamo, o che vorremmo essere.
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