Abstract: "Io ho una gamba di legno ... Ragion per cui odio le donne": così esordisce, sfidandoci con la sua voce grottescamente raziocinante, il protagonista di "L'eterna provincia" prima di travolgerci col disegno di una gelida vendetta: farà innamorare di sé alla follia una donna e poi la umilierà con lo strumento della sua stessa menomazione per punire attraverso di lei tutte le donne. Ma al momento decisivo, quando la prescelta – una giovane formosa e bella, segnata da una "sconosciuta ed affiorante pena" – sarà nuda e pudica di fronte a lui, l'imprevedibile accadrà. Nella vita, del resto, tutto è incerto, contraddittorio. Tutto è "a caso". Ogni cosa sembra essere "in margine a se medesima", e persino gli affetti familiari e la letteratura offrono solo irragionevoli appigli, talché in "I due figli di Stefano" allo scrittore che ha appena perso il figlio indesiderato – un "esserino" mostruoso e infernale – non resta che contemplare anche il naufragio del poema drammatico cui era affidata la speranza di sfuggire al "fiato guasto delle realtà quotidiane"; e in "La dea cieca o veggente" la poesia è ridotta a gioco combinatorio, a roulette alla rovescia. "Non domandatemi insomma come sia finita:" si legge a conclusione di "L'eterna provincia" "tutto finisce male".
Titolo e contributi: In società
Pubblicazione: Adelphi, 17/12/2020
EAN: 9788845921261
Data:17-12-2020
"Io ho una gamba di legno ... Ragion per cui odio le donne": così esordisce, sfidandoci con la sua voce grottescamente raziocinante, il protagonista di "L'eterna provincia" prima di travolgerci col disegno di una gelida vendetta: farà innamorare di sé alla follia una donna e poi la umilierà con lo strumento della sua stessa menomazione per punire attraverso di lei tutte le donne. Ma al momento decisivo, quando la prescelta – una giovane formosa e bella, segnata da una "sconosciuta ed affiorante pena" – sarà nuda e pudica di fronte a lui, l'imprevedibile accadrà. Nella vita, del resto, tutto è incerto, contraddittorio. Tutto è "a caso". Ogni cosa sembra essere "in margine a se medesima", e persino gli affetti familiari e la letteratura offrono solo irragionevoli appigli, talché in "I due figli di Stefano" allo scrittore che ha appena perso il figlio indesiderato – un "esserino" mostruoso e infernale – non resta che contemplare anche il naufragio del poema drammatico cui era affidata la speranza di sfuggire al "fiato guasto delle realtà quotidiane"; e in "La dea cieca o veggente" la poesia è ridotta a gioco combinatorio, a roulette alla rovescia. "Non domandatemi insomma come sia finita:" si legge a conclusione di "L'eterna provincia" "tutto finisce male".
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