Abstract: Da tempo Kundera accompagna la sua attività di romanziere con una costante riflessione sul romanzo, che è per lui un'"arte autonoma", da leggere non già nel "piccolo contesto" della storia nazionale, ma nel "grande contesto" della storia sovranazionale – di quella che Goethe chiamava Weltliteratur. Sterne reagisce a Rabelais e ispira Diderot, Fielding si richiama a Cervantes e con Fielding si misura Stendhal, la tradizione di Flaubert prosegue nell'opera di Joyce ed è nella sua riflessione su Joyce che Broch sviluppa una poetica del romanzo: è questa l'idea che Kundera ci offre del romanzo, organismo delicato, prezioso, che vive di un'unica storia dove gli scrittori dialogano in segreto e si illuminano a vicenda.Ma non è questo il solo aspetto stupefacente di una riflessione lontana anni luce dall'angustia delle storie letterarie, dal narcisistico gergo della "teoria della letteratura" e dalla seriosità inamidata degli "agelasti", coloro che non sanno ridere. Quando parla del romanzo Kundera fa pensare a un pittore che ci accolga nel suo atelier gremito di quadri e ci racconti di sé ma soprattutto degli altri, di coloro che ama e che lo hanno ispirato – vale a dire dei romanzi che agiscono, come una occulta presenza, all'interno della sua opera. E il suo racconto è nitido, di una impressionante trasparenza, e insieme lieve, affascinante. È così, salvaguardando il proprio linguaggio ed evitando scrupolosamente il gergo accademico, che un romanziere come Kundera, capace di strappare il "sipario della preinterpretazione", parla di ciò che più gli sta a cuore: la ragion d'essere del romanzo, "l'ultimo osservatorio dal quale si possa abbracciare la vita umana nel suo insieme".
Titolo e contributi: Il sipario
Pubblicazione: Adelphi, 12/05/2022
EAN: 9788845919596
Data:12-05-2022
Da tempo Kundera accompagna la sua attività di romanziere con una costante riflessione sul romanzo, che è per lui un'"arte autonoma", da leggere non già nel "piccolo contesto" della storia nazionale, ma nel "grande contesto" della storia sovranazionale – di quella che Goethe chiamava Weltliteratur. Sterne reagisce a Rabelais e ispira Diderot, Fielding si richiama a Cervantes e con Fielding si misura Stendhal, la tradizione di Flaubert prosegue nell'opera di Joyce ed è nella sua riflessione su Joyce che Broch sviluppa una poetica del romanzo: è questa l'idea che Kundera ci offre del romanzo, organismo delicato, prezioso, che vive di un'unica storia dove gli scrittori dialogano in segreto e si illuminano a vicenda.Ma non è questo il solo aspetto stupefacente di una riflessione lontana anni luce dall'angustia delle storie letterarie, dal narcisistico gergo della "teoria della letteratura" e dalla seriosità inamidata degli "agelasti", coloro che non sanno ridere. Quando parla del romanzo Kundera fa pensare a un pittore che ci accolga nel suo atelier gremito di quadri e ci racconti di sé ma soprattutto degli altri, di coloro che ama e che lo hanno ispirato – vale a dire dei romanzi che agiscono, come una occulta presenza, all'interno della sua opera. E il suo racconto è nitido, di una impressionante trasparenza, e insieme lieve, affascinante. È così, salvaguardando il proprio linguaggio ed evitando scrupolosamente il gergo accademico, che un romanziere come Kundera, capace di strappare il "sipario della preinterpretazione", parla di ciò che più gli sta a cuore: la ragion d'essere del romanzo, "l'ultimo osservatorio dal quale si possa abbracciare la vita umana nel suo insieme".
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