Abstract: Te soit la grande neige le tout, le rien, / Enfant des premiers pas titubants dans l'herbe, / Les yeux encore pleins de l'origine, / Les mains ne s'agrippant qu'à la lumière. Sia per te la grande neve il tutto, il nulla, / Bambino dai primi passi incerti nell'erba, / Gli occhi ancora pieni dell'origine, / Le mani aggrappate solo alla luce. L'istanza platonica, la traccia evangelica, riunite in una veglia che non attende luce, e pure cova epifania: "Hanno posto / Lo specchio nella terra, sotto la neve, / Come fosse un seme; come la spiga del cielo / Che deve marcire a lungo nel fango del mondo" (Una pietra). La poesia di Bonnefoy illumina un arrière-pays, un "entroterra" nel quale non si penetra che per desiderio: una promessa è dunque il luogo della poesia; essa fa dimora nel tempo, eco e parabola di quel Dio che ha voluto nel giorno morire, non potendo piú nascere "sulle acque chiuse". Gli oceani, il "dedalo dei mondi", le stelle sono "perfezione e assenza": ma il solco e il rovo restano qualcosa di tracciato qui, "il dolore di essere nati nella materia", quel segno che si è aperto e non cicatrizza. Cosí, sulla ferita, la parola di Bonnefoy: " Un modo di dire, a far sí / Di non essere piú soli nel linguaggio".
Titolo e contributi: Quel che fu senza luce. Inizio e fine della neve
Pubblicazione: EINAUDI, 24/01/2023
EAN: 9788806157746
Data:24-01-2023
Te soit la grande neige le tout, le rien, / Enfant des premiers pas titubants dans l'herbe, / Les yeux encore pleins de l'origine, / Les mains ne s'agrippant qu'à la lumière. Sia per te la grande neve il tutto, il nulla, / Bambino dai primi passi incerti nell'erba, / Gli occhi ancora pieni dell'origine, / Le mani aggrappate solo alla luce. L'istanza platonica, la traccia evangelica, riunite in una veglia che non attende luce, e pure cova epifania: "Hanno posto / Lo specchio nella terra, sotto la neve, / Come fosse un seme; come la spiga del cielo / Che deve marcire a lungo nel fango del mondo" (Una pietra). La poesia di Bonnefoy illumina un arrière-pays, un "entroterra" nel quale non si penetra che per desiderio: una promessa è dunque il luogo della poesia; essa fa dimora nel tempo, eco e parabola di quel Dio che ha voluto nel giorno morire, non potendo piú nascere "sulle acque chiuse". Gli oceani, il "dedalo dei mondi", le stelle sono "perfezione e assenza": ma il solco e il rovo restano qualcosa di tracciato qui, "il dolore di essere nati nella materia", quel segno che si è aperto e non cicatrizza. Cosí, sulla ferita, la parola di Bonnefoy: " Un modo di dire, a far sí / Di non essere piú soli nel linguaggio".
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