Tra la terra e il cielo
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Jellamo, Anna

Tra la terra e il cielo

Abstract: Tra la seconda metà del VI e la prima metà del V secolo un rivolgimento culturale profondo avvia una separazione tra uomini e dei. Tale distacco si rivela cruciale, soprattutto alla luce del forte nesso che legava i due mondi fin dalle epoche più remote. Al tempo di Omero, quando le regole della società non avevano ancora la forma strutturata di leggi, la religione si poneva come organo dispensatore di regole etiche, precetti giuridici e usi sociali: la fiducia nella giustizia divina e il timore della vendetta degli dei spingevano gli uomini a non commettere atti di frode, prepotenza o arroganza. Gli stretti rapporti tra religione, politica e giustizia si tramandano così fino all'età di Solone, ultimo esponente di un pensiero improntato alla fiducia nella giustizia degli dei. Dopo di lui le antiche certezze cominciano però a vacillare: Teognide e Senofane instillano i primi dubbi sulla giustizia degli dei, sul loro interesse per le vicende umane, sulla loro forma e conoscibilità. Nel V secolo la legge è ormai percepita come manifestazione della volontà umana: ordine naturale e ordine umano non si appartengono più, tra physis e nomos si apre una crepa, e anche physis e theion si allontanano. Tra umano e divino si apre un dissidio. Nasce la tragedia e il contrasto tra leggi umane e leggi divine, tra libertà e necessità, tra volontà e destino viene portato in scena da figure come Eschilo, Sofocle ed Euripide. Il pensiero dei sofisti contribuirà ad allargare la crepa tra giustizia divina e giustizia umana, mettendo in dubbio entrambe e tutto ciò avrà effetti disgreganti sull'ordine della polis, sulla sua stessa identità e coesione. Il tempo scandito dalla tradizione omerica ed esiodea è finito.


Titolo e contributi: Tra la terra e il cielo

Pubblicazione: Donzelli Editore, 28/10/2022

EAN: 9788855223423

Data:28-10-2022

Nota:
  • Lingua: italiano
  • Formato: EPUB con DRM Adobe

Nomi:

Dati generali (100)
  • Tipo di data: data di dettaglio
  • Data di pubblicazione: 28-10-2022

Tra la seconda metà del VI e la prima metà del V secolo un rivolgimento culturale profondo avvia una separazione tra uomini e dei. Tale distacco si rivela cruciale, soprattutto alla luce del forte nesso che legava i due mondi fin dalle epoche più remote. Al tempo di Omero, quando le regole della società non avevano ancora la forma strutturata di leggi, la religione si poneva come organo dispensatore di regole etiche, precetti giuridici e usi sociali: la fiducia nella giustizia divina e il timore della vendetta degli dei spingevano gli uomini a non commettere atti di frode, prepotenza o arroganza. Gli stretti rapporti tra religione, politica e giustizia si tramandano così fino all'età di Solone, ultimo esponente di un pensiero improntato alla fiducia nella giustizia degli dei. Dopo di lui le antiche certezze cominciano però a vacillare: Teognide e Senofane instillano i primi dubbi sulla giustizia degli dei, sul loro interesse per le vicende umane, sulla loro forma e conoscibilità. Nel V secolo la legge è ormai percepita come manifestazione della volontà umana: ordine naturale e ordine umano non si appartengono più, tra physis e nomos si apre una crepa, e anche physis e theion si allontanano. Tra umano e divino si apre un dissidio. Nasce la tragedia e il contrasto tra leggi umane e leggi divine, tra libertà e necessità, tra volontà e destino viene portato in scena da figure come Eschilo, Sofocle ed Euripide. Il pensiero dei sofisti contribuirà ad allargare la crepa tra giustizia divina e giustizia umana, mettendo in dubbio entrambe e tutto ciò avrà effetti disgreganti sull'ordine della polis, sulla sua stessa identità e coesione. Il tempo scandito dalla tradizione omerica ed esiodea è finito.

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