Abstract: "Che bello non essere di professione critico d'arte, ma andar vagabondando ad adocchiare tele e disegni, e dir sciocchezze" proclama Manganelli nell'affrontare la pittura del Pitocchetto. In effetti, sarebbe arduo ravvisare in lui la serietà benpensante dello specialista: diffida dei musei, frutto di "una macchinazione, una prepotenza, una frode"; dichiara che allestire una pinacoteca "non è più sensato che fare abitare tutti i Giuseppe in un solo quartiere di una città"; e lascia trapelare che ai quadri, riflesso della "mentita consistenza" del mondo, preferisce talora i disegni, appartenenti "al luogo discontinuo dei fantasmi". Ma non ci si deve ingannare: l'"incompetenza" autorizza a essere imprecisi, emotivi, irresponsabili – esattamente ciò che permette alla critica di condividere la natura misteriosa, elusiva, notturna della letteratura. Non a caso nel 1977 Manganelli ha precisato che "lo scrittore è colui che è sommamente, eroicamente incompetente di letteratura". I saggi qui riuniti saranno allora letteratura generata dall'arte – o meglio dalle arti, visto che le sue predilezioni si estendono dalle statue stele lunigianesi, "feti di dèi", all'amata pittura del Seicento e agli amici come Toti Scialoja, fino agli ex voto e alle libellule-mascotte di Lalique, numi tutelari del viaggio. E proprio in quanto letteratura, svincolata da gravami disciplinari, questi scritti riescono a sovvertire ogni idea sull'arte e a insegnarci una nuova grammatica della visione. Come quando, a proposito dei Mangiatori di patate di Van Gogh, leggiamo: "Le patate sono notte, profondità, cimitero, tomba, nero, nerità; e hanno la forma sgraziata e concentrica del mondo".
Titolo e contributi: Emigrazioni oniriche
Pubblicazione: Adelphi, 20/06/2023
EAN: 9788845937941
Data:20-06-2023
"Che bello non essere di professione critico d'arte, ma andar vagabondando ad adocchiare tele e disegni, e dir sciocchezze" proclama Manganelli nell'affrontare la pittura del Pitocchetto. In effetti, sarebbe arduo ravvisare in lui la serietà benpensante dello specialista: diffida dei musei, frutto di "una macchinazione, una prepotenza, una frode"; dichiara che allestire una pinacoteca "non è più sensato che fare abitare tutti i Giuseppe in un solo quartiere di una città"; e lascia trapelare che ai quadri, riflesso della "mentita consistenza" del mondo, preferisce talora i disegni, appartenenti "al luogo discontinuo dei fantasmi". Ma non ci si deve ingannare: l'"incompetenza" autorizza a essere imprecisi, emotivi, irresponsabili – esattamente ciò che permette alla critica di condividere la natura misteriosa, elusiva, notturna della letteratura. Non a caso nel 1977 Manganelli ha precisato che "lo scrittore è colui che è sommamente, eroicamente incompetente di letteratura". I saggi qui riuniti saranno allora letteratura generata dall'arte – o meglio dalle arti, visto che le sue predilezioni si estendono dalle statue stele lunigianesi, "feti di dèi", all'amata pittura del Seicento e agli amici come Toti Scialoja, fino agli ex voto e alle libellule-mascotte di Lalique, numi tutelari del viaggio. E proprio in quanto letteratura, svincolata da gravami disciplinari, questi scritti riescono a sovvertire ogni idea sull'arte e a insegnarci una nuova grammatica della visione. Come quando, a proposito dei Mangiatori di patate di Van Gogh, leggiamo: "Le patate sono notte, profondità, cimitero, tomba, nero, nerità; e hanno la forma sgraziata e concentrica del mondo".
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