La pietra lunare
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Landolfi, Tommaso

La pietra lunare

Abstract: "La pietra lunare" si apre su una "scena della vita di provincia" grottesca e quasi allucinata, di quelle in cui l'autore delle "Due zittelle" era maestro. "Dal fondo dell'oscurità" il protagonista si sente guardato da "due occhi neri, dilatati e selvaggi" che lo gettano nello stupore e nel terrore. E al tempo stesso egli non può fare a meno di cogliere "un volto pallido, dei capelli bruni, un seno abbagliante scoperto a mezzo". Così ci appare Gurù, la fanciulla-capra, che presto condurrà Giovancarlo e il lettore fra i "lunari orrori" di creature diafane, fantomatiche, e fin nelle viscere della terra, nel regno arcano delle Madri, svelandosi come mistagoga di una iniziazione erotica. Il mondo sembra subito spartirsi in due specie di realtà, ostili e dissonanti. Una è quella della vita gretta che si raccoglie intorno al desco familiare, impregnata di un "odore pesante d'avanzi di lavatura di piatti e d'insetti domestici". L'altra è quella che con la luna si annuncia nel cielo, là dove "succedono cose strane, e meravigliose", dove "ci sono cose che corrono navigano girano per conto loro mentre noi dormiamo". E si può dire che tali due realtà corrispondano ai registri fondamentali dell'opera di Landolfi quale si prefigurava con nettezza in questo suo primo romanzo, anno 1939.


Titolo e contributi: La pietra lunare

Pubblicazione: Adelphi, 13/02/2024

EAN: 9788845911767

Data:13-02-2024

Nota:
  • Lingua: italiano
  • Formato: EPUB con DRM Adobe

Nomi:

Dati generali (100)
  • Tipo di data: data di dettaglio
  • Data di pubblicazione: 13-02-2024

"La pietra lunare" si apre su una "scena della vita di provincia" grottesca e quasi allucinata, di quelle in cui l'autore delle "Due zittelle" era maestro. "Dal fondo dell'oscurità" il protagonista si sente guardato da "due occhi neri, dilatati e selvaggi" che lo gettano nello stupore e nel terrore. E al tempo stesso egli non può fare a meno di cogliere "un volto pallido, dei capelli bruni, un seno abbagliante scoperto a mezzo". Così ci appare Gurù, la fanciulla-capra, che presto condurrà Giovancarlo e il lettore fra i "lunari orrori" di creature diafane, fantomatiche, e fin nelle viscere della terra, nel regno arcano delle Madri, svelandosi come mistagoga di una iniziazione erotica. Il mondo sembra subito spartirsi in due specie di realtà, ostili e dissonanti. Una è quella della vita gretta che si raccoglie intorno al desco familiare, impregnata di un "odore pesante d'avanzi di lavatura di piatti e d'insetti domestici". L'altra è quella che con la luna si annuncia nel cielo, là dove "succedono cose strane, e meravigliose", dove "ci sono cose che corrono navigano girano per conto loro mentre noi dormiamo". E si può dire che tali due realtà corrispondano ai registri fondamentali dell'opera di Landolfi quale si prefigurava con nettezza in questo suo primo romanzo, anno 1939.

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