Abstract: Chiamato nel 1998 a dirigere il Piccolo Teatro di Milano, Sergio Escobar vuole da subito accanto a sé, come direttore artistico, Luca Ronconi: con lui, lungo un'amicizia di oltre trent'anni, condivide l'idea del teatro come continua, inappagata ricerca. È con questo sguardo irrequieto che Escobar si confronta ora con il peso della memoria per intrecciare, senza cedere alla nostalgia, frammenti di ricordi personali e storie di teatri che incontrano il mondo. Storie di come spettacoli sono stati accolti dagli spettatori e dal Potere di Paesi sulla soglia di storici cambiamenti, spesso traditi in nome della geopolitica che si è imposta sulle geografie. Storie di incontri – scontri – con grandi protagonisti della Storia, ma anche di "comprimari" sullo sfondo di scenari della politica come la Berlino di Honecker e del Muro e l'Unione Sovietica di Gorbaciov e la fine della perestrojka, incontri con l'Estremo Oriente che si apre all'Occidente e con il Mediterraneo, prima e dopo le disillusioni per le "primavere arabe". Storie sul rapporto fra il teatro – costruttore di civiltà – e il Potere, per interrogarci ora sulla politica che da noi ancora si attarda a chiedersi, inutilmente, se cultura e teatro siano "utili". Questo libro ci invita a considerare la natura fragile e il ruolo insostituibile del teatro. Escobar ci ricorda che il teatro non fa politica, ma è politica. DALLA PREFAZIONE DI SALVATORE CARRUBBA
Titolo e contributi: Lo spettacolo infinito
Pubblicazione: Baldini+Castoldi, 26/03/2024
ISBN: 9791254941560
Data:26-03-2024
Chiamato nel 1998 a dirigere il Piccolo Teatro di Milano, Sergio Escobar vuole da subito accanto a sé, come direttore artistico, Luca Ronconi: con lui, lungo un'amicizia di oltre trent'anni, condivide l'idea del teatro come continua, inappagata ricerca. È con questo sguardo irrequieto che Escobar si confronta ora con il peso della memoria per intrecciare, senza cedere alla nostalgia, frammenti di ricordi personali e storie di teatri che incontrano il mondo. Storie di come spettacoli sono stati accolti dagli spettatori e dal Potere di Paesi sulla soglia di storici cambiamenti, spesso traditi in nome della geopolitica che si è imposta sulle geografie. Storie di incontri – scontri – con grandi protagonisti della Storia, ma anche di "comprimari" sullo sfondo di scenari della politica come la Berlino di Honecker e del Muro e l'Unione Sovietica di Gorbaciov e la fine della perestrojka, incontri con l'Estremo Oriente che si apre all'Occidente e con il Mediterraneo, prima e dopo le disillusioni per le "primavere arabe". Storie sul rapporto fra il teatro – costruttore di civiltà – e il Potere, per interrogarci ora sulla politica che da noi ancora si attarda a chiedersi, inutilmente, se cultura e teatro siano "utili". Questo libro ci invita a considerare la natura fragile e il ruolo insostituibile del teatro. Escobar ci ricorda che il teatro non fa politica, ma è politica. DALLA PREFAZIONE DI SALVATORE CARRUBBA
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