Sette sere
Risorsa locale

Borges, Jorge Luis

Sette sere

Abstract: Basta scorrere l'indice degli argomenti di questo ciclo di conferenze – la "Divina Commedia", l'incubo, "Le mille e una notte", il buddhismo, la poesia, la Cabbala, la cecità – per rendersi conto che in quelle sette sere del 1977 Borges volle offrire al pubblico un compendio dell'intera sua esperienza di lettore e di scrittore. Un lettore "edonista", che esorta ad affrontare la "Commedia" "con la fede di un bambino" e in generale a ignorare la storia della letteratura, perché solo i testi contano, e l'emozione estetica che sanno procurarci. E proprio per trasmettere questa gioiosa, leggera forma di edonismo, Borges, memore dei "confabulatores nocturni "che si dice svagassero l'insonnia di Alessandro il Macedone, punteggia ogni conversazione di racconti: il dantesco "episodio di Ulisse", l'incubo di Wordsworth, la "storia dei due che sognarono" delle "Mille e una notte", la leggenda del Buddha e quella del golem. Ma c'è di più: mentre discorre affabilmente dei libri che lo hanno appassionato, vediamo delinearsi le idee che questi hanno depositato nelle sue opere, tracciando un sentiero luminoso: l'idea che la realtà è un'illusione, un grande sogno che, se vogliamo, possiamo chiamare Dio; che anche il testo è "il mutevole fiume di Eraclito", giacché ogni lettura (o rilettura, o ricordo di quella lettura) lo rinnova; che inventare è ricordare, e la letteratura, di conseguenza, infinito reimpiego di materiali preesistenti. Il lettore e lo scrittore – ne abbiamo qui la conferma – nel caso di Borges coincidono miracolosamente.


Titolo e contributi: Sette sere

Pubblicazione: Adelphi, 14/06/2024

EAN: 9788845938962

Data:14-06-2024

Nota:
  • Lingua: italiano
  • Formato: EPUB con DRM Adobe

Nomi:

Dati generali (100)
  • Tipo di data: data di dettaglio
  • Data di pubblicazione: 14-06-2024

Basta scorrere l'indice degli argomenti di questo ciclo di conferenze – la "Divina Commedia", l'incubo, "Le mille e una notte", il buddhismo, la poesia, la Cabbala, la cecità – per rendersi conto che in quelle sette sere del 1977 Borges volle offrire al pubblico un compendio dell'intera sua esperienza di lettore e di scrittore. Un lettore "edonista", che esorta ad affrontare la "Commedia" "con la fede di un bambino" e in generale a ignorare la storia della letteratura, perché solo i testi contano, e l'emozione estetica che sanno procurarci. E proprio per trasmettere questa gioiosa, leggera forma di edonismo, Borges, memore dei "confabulatores nocturni "che si dice svagassero l'insonnia di Alessandro il Macedone, punteggia ogni conversazione di racconti: il dantesco "episodio di Ulisse", l'incubo di Wordsworth, la "storia dei due che sognarono" delle "Mille e una notte", la leggenda del Buddha e quella del golem. Ma c'è di più: mentre discorre affabilmente dei libri che lo hanno appassionato, vediamo delinearsi le idee che questi hanno depositato nelle sue opere, tracciando un sentiero luminoso: l'idea che la realtà è un'illusione, un grande sogno che, se vogliamo, possiamo chiamare Dio; che anche il testo è "il mutevole fiume di Eraclito", giacché ogni lettura (o rilettura, o ricordo di quella lettura) lo rinnova; che inventare è ricordare, e la letteratura, di conseguenza, infinito reimpiego di materiali preesistenti. Il lettore e lo scrittore – ne abbiamo qui la conferma – nel caso di Borges coincidono miracolosamente.

Vedi tutti

Ultime recensioni inserite

Nessuna recensione

Codice da incorporare

Copia e incolla sul tuo sito il codice HTML qui sotto.