Abstract: Basta scorrere l'indice degli argomenti di questo ciclo di conferenze – la "Divina Commedia", l'incubo, "Le mille e una notte", il buddhismo, la poesia, la Cabbala, la cecità – per rendersi conto che in quelle sette sere del 1977 Borges volle offrire al pubblico un compendio dell'intera sua esperienza di lettore e di scrittore. Un lettore "edonista", che esorta ad affrontare la "Commedia" "con la fede di un bambino" e in generale a ignorare la storia della letteratura, perché solo i testi contano, e l'emozione estetica che sanno procurarci. E proprio per trasmettere questa gioiosa, leggera forma di edonismo, Borges, memore dei "confabulatores nocturni "che si dice svagassero l'insonnia di Alessandro il Macedone, punteggia ogni conversazione di racconti: il dantesco "episodio di Ulisse", l'incubo di Wordsworth, la "storia dei due che sognarono" delle "Mille e una notte", la leggenda del Buddha e quella del golem. Ma c'è di più: mentre discorre affabilmente dei libri che lo hanno appassionato, vediamo delinearsi le idee che questi hanno depositato nelle sue opere, tracciando un sentiero luminoso: l'idea che la realtà è un'illusione, un grande sogno che, se vogliamo, possiamo chiamare Dio; che anche il testo è "il mutevole fiume di Eraclito", giacché ogni lettura (o rilettura, o ricordo di quella lettura) lo rinnova; che inventare è ricordare, e la letteratura, di conseguenza, infinito reimpiego di materiali preesistenti. Il lettore e lo scrittore – ne abbiamo qui la conferma – nel caso di Borges coincidono miracolosamente.
Titolo e contributi: Sette sere
Pubblicazione: Adelphi, 14/06/2024
EAN: 9788845938962
Data:14-06-2024
Basta scorrere l'indice degli argomenti di questo ciclo di conferenze – la "Divina Commedia", l'incubo, "Le mille e una notte", il buddhismo, la poesia, la Cabbala, la cecità – per rendersi conto che in quelle sette sere del 1977 Borges volle offrire al pubblico un compendio dell'intera sua esperienza di lettore e di scrittore. Un lettore "edonista", che esorta ad affrontare la "Commedia" "con la fede di un bambino" e in generale a ignorare la storia della letteratura, perché solo i testi contano, e l'emozione estetica che sanno procurarci. E proprio per trasmettere questa gioiosa, leggera forma di edonismo, Borges, memore dei "confabulatores nocturni "che si dice svagassero l'insonnia di Alessandro il Macedone, punteggia ogni conversazione di racconti: il dantesco "episodio di Ulisse", l'incubo di Wordsworth, la "storia dei due che sognarono" delle "Mille e una notte", la leggenda del Buddha e quella del golem. Ma c'è di più: mentre discorre affabilmente dei libri che lo hanno appassionato, vediamo delinearsi le idee che questi hanno depositato nelle sue opere, tracciando un sentiero luminoso: l'idea che la realtà è un'illusione, un grande sogno che, se vogliamo, possiamo chiamare Dio; che anche il testo è "il mutevole fiume di Eraclito", giacché ogni lettura (o rilettura, o ricordo di quella lettura) lo rinnova; che inventare è ricordare, e la letteratura, di conseguenza, infinito reimpiego di materiali preesistenti. Il lettore e lo scrittore – ne abbiamo qui la conferma – nel caso di Borges coincidono miracolosamente.
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